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Club 3 n. 11 novembre 2003 - Home Page

 


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MEDICINA & SOCIETÀ

CARO DENTISTA ANZI... CARISSIMO

   
di
Monica Melotti
  

Il Servizio sanitario si fa carico di ogni cura o intervento, anche il più costoso. Ma se si tratta dei denti, niente da fare. Viaggio fra i problemi dell’odontoiatria italiana

Curarsi i denti con la mutua? Quasi impossibile, a meno che non si appartenga a determinate categorie sociali, quali: disabili, immunodepressi, affetti da gravi malattie sistemiche (diabetici, cardiopatici), completamente indigenti. Oppure mettersi in liste di attesa infinite, con la speranza un giorno di essere chiamati per l’agognata visita dentistica.

Questa è la situazione italiana per le cure odontoiatriche pubbliche, ma consoliamoci: i nostri partner europei non stanno meglio. Dappertutto il leit-motiv è uno solo: per la sanità non ci sono soldi. In realtà la situazione è molto più complessa, da sempre lo Stato ha dato alle strutture pubbliche dei rimborsi irrisori, che non coprivano nemmeno le spese, era chiaro che prima o poi si arrivasse a questa situazione, cui si è tentato di mettere delle pezze.

Chi è soddisfatto e chi no

Per esempio lanciando il progetto della odontoiatria sociale: 800 mila protesi per gli anziani (vedi Club3 giugno ’02) con un reddito inferiore a 6.714 euro l’anno, 11.271 euro se coniugati. Il progetto è partito solo in via sperimentale nel Lazio, dove è andato anche bene perché, oltre alla fornitura delle dentiere, ha permesso di scoprire dei tumori orali. Le altre regioni, però, sono rimaste a bocca asciutta in tutti i sensi. L’intento rimane di estenderlo a tutto il territorio, ma lo stanziamento complessivo è di 10 milioni di euro. Si troveranno mai i soldi, visto i tempi di "carestia"?

Gli italiani, comunque, non si perdono di animo. Secondo una recente indagine Censis oltre il 97% è soddisfatto delle cure del proprio dentista e l’85% valuta in modo positivo la spesa sostenuta (spesa annuale media 740 euro). Dall’indagine emerge un altro dato interessante: il 70,5% degli italiani non si è mai rivolto alle strutture pubbliche, il 37% adduce come motivazione la mancanza di fiducia verso queste strutture, ma le ragioni sono ben più articolate e complesse.

Fino a oggi il servizio pubblico odontoiatrico si è dimostrato del tutto insufficiente a far fronte anche solo alle emergenze. Con l’entrata dei Lea (i livelli essenziali di assistenza) la situazione è peggiorata. Per questo l’unica soluzione sembra la collaborazione con il privato.

Esaminiamo un caso tipico, quello della Regione Lombardia che ha stipulato una convenzione con il Dental Building, una struttura odontoiatrica collegata all’Ospedale San Paolo di Milano. Prima completamente pubblica, da luglio scorso è diventata una Spa mista: 60% pubblica, 40% privata. «In realtà noi continuiamo a prestare le stesse cure odontoiatriche che erogavamo prima», dice Laura Strohmenger, direttore sanitario del Dental Building. «Curiamo soprattutto i pazienti che appartengono a determinate fasce sociali, disabili, persone con compromissioni sistemiche, affette da tumori del cavo orale, chi necessita di interventi chirurgici che non possono essere fatti in ambulatorio, chi è estremamente indigente. Queste persone hanno la priorità assoluta. Gli altri si mettono in lista di attesa, compresi i bambini e gli anziani che non rientrano nelle fasce protette, ma è una lista di attesa molto lunga perché non riusciamo a dare una data precisa di chiamata».

Se qualcuno ha una urgenza (che significa sempre dolore, quando si tratta di denti) può ricorrere al pronto soccorso, sempre attivo, che però cura il dolore, ma non la causa. Per essere curati, occorre rivolgersi alla struttura privata all’interno del Centro. «Qui i prezzi sono concorrenziali a quelli di mercato e si ha la certezza di essere visitati subito», conclude Laura Strohmenger.

Ritorniamo così alla tesi iniziale: farsi curare i denti col Sistema sanitario è quasi impossibile. E chi non ha i soldi è quasi costretto a tenersi i denti malati. Ma perché, ci si domanda, fare intervenire un privato? Non era possibile creare un’area a pagamento nella struttura ospedaliera affidata però alla Asl di competenza, come era nel progetto di una vecchia legge dell’ex ministro della Salute Bindi? Domanda che non troverà una risposta concreta, ma tante dissertazioni. Viene allora il sospetto, consolidato in tutti questi anni, che gli enti pubblici facciano fatica a gestire la sanità, e siano costretti a ricorrere al privato. Magari è la soluzione giusta, soprattutto per l’odontoiatria che richiede prestazioni altamente specialistiche. Adesso è troppo presto per giudicare, il tempo ci darà l’ardua risposta.

Tabella.

Tariffe e prestazioni

Andare dal dentista vuol dire svuotare il portafoglio ripetute volte. Quali sono le voci che ne costituiscono la parcella? «Sono parecchie e di differente derivazione», ci spiega Giulio Del Mastro, presidente nazionale dell’Aio (Associazione italiana odontoiatri). «Esistono delle spese fisse, che incidono indipendentemente dal volume di pazienti: quelle relative alla gestione dell’ambulatorio (attrezzature, adempimenti normativi, personale dipendente, ec.) Altre spese sono invece legate alla prestazione (materiale specifico o monouso, sussidi per la sterilizzazione, ecc.). Nel caso della protesi, per esempio, a questo va sommato l’importo della stessa e la prestazione dell’odontotecnico che la "costruisce". A tutte queste voci va aggiunta poi la retribuzione del professionista abilitato; ricordo che, per legge, possono esercitare l’odontoiatria esclusivamente i laureati in odontoiatria o in medicina con specializzazione odontoiatrica o che abbiano frequentato uno specifico corso abilitante. La parcella, inoltre, può essere più alta se il dentista ha notevole esperienza, con competenze specifiche verso una particolare branca».

Conclude Giulio Del Mastro: «Le prestazioni odontoiatriche in Italia, hanno raggiunto un altissimo livello qualitativo, ma risulta difficile riuscire a trasferire questa qualità in un contesto di odontoiatria pubblica. Prestazioni remunerate con "tariffe politiche" non possono che portare, come conseguenza, a "prestazioni politiche". Esistono strutture odontoiatriche pubbliche, soprattutto nel Sud, che sono obsolete e costano più per la manutenzione di quanto rendano in termini di effettiva utilità. I locali di alcune Asl hanno situazioni ambientali tali che, se fossero rilevate in un ambulatorio privato, la Asl ne imporrebbe la chiusura e la messa a norma. Non va sottovalutato il rischio di trasmissione di malattie infettive, come l’epatite C, che si possono contrarre in strutture ove operano personaggi non abilitati e poco rispettosi delle procedure di sterilizzazione».

Monica Melotti

Curarsi i denti nel resto del mondo

Nessun Paese al mondo, in campo odontoiatrico, è riuscito a risolvere il problema, legato anche alla "popolarità" delle patologie odontoiatriche. Nei Paesi nordici, paladini del welfare state, si è assistito, in ambito pubblico, a un livellamento verso il basso della qualità delle cure odontoiatriche. La protesi sociale svedese ha messo in ginocchio il Paese e anche loro hanno dovuto stringere i cordoni della borsa. La Germania ha una situazione simile a quella italiana, lo Stato rimborsa cifre irrisorie e i dentisti pubblici devono far attendere per mesi i loro pazienti e magari effettuare le prestazioni con materiale scadente.

Esiste però una significativa differenza tra i due Paesi: l’Italia ha organizzato una parte sostanziale della propria odontoiatria negli studi privati, e probabilmente questa realtà porta il Bel Paese ai vertici della qualità odontoiatrica in Europa. Che dire dell’odontoiatria sociale olandese se in una piazza di Amsterdam sono stati svenduti, in meno di un’ora, due cestoni di protesi totali di "seconda bocca"? La salute orale dei cittadini inglesi è fra le peggiori in tutta Europa.

Sembra che il regalo più grande che un suocero possa fare al genero sia quello di dare in sposa la propria figlia "munita" di protesi totale, anche se ha tutti i denti sani. Così non creerà costi odontoiatrici per il futuro marito.

Ma c’è un’altra novità per i cittadini britannici. Per farsi curare i denti sono disposti ad affrontare i "viaggi della speranza". A sorpresa, si recano nella loro ex colonia, l’India (New Delhi, Bombay), dove operano giovani professionisti formatisi nelle università britanniche e statunitensi, che chiedono parcelle decisamente modeste rispetto ai dentisti compatrioti. L’odontoiatria spagnola, dopo che è stata organizzata dallo Stato sulla base del franchising, ha già creato i primi dentisti falliti. La grande Francia spende proprio poco per la sua odontoiatria sociale. L’unico Paese che ha un modello di odontoiatria a misura di tutti è la Svizzera, dove il cittadino viene curato per la patologia riscontrata e paga secondo la sua fascia di reddito. Inoltre la prevenzione viene applicata da decenni e adesso si cominciano a raccogliere i frutti, lo Stato spende molto meno per la salute orale dei propri cittadini con grande beneficio per le casse elvetiche.

 

RISCHIO DI EPATITE C DAL DENTISTA

È possibile. Le statistiche presentate, alcuni mesi fa, a un convegno di Milano "Prevenzione dell’epatite C in odontoiatria" non lasciano dubbi. Secondo i dati del Seiva (Sistema di sorveglianza epidemiologica dell’epatite virale acuta) il rischio di infettarsi aumenta di 4,8 volte per chi negli ultimi sei mesi si è recato dal dentista.

Per non contrarre questa grave infezione bisogna che lo specialista esegua tutte le manovre necessarie a evitare il rischio di diffusione dell’epatite: sterilizzando nel modo corretto gli strumenti, indossando sempre i guanti sterili ed evitando il contatto tra superfici e oggetti a rischio. Per riconoscere gli studi dentistici che applicano le più severe norme di sterilizzazione è stato creato un marchio di qualità denominato Paas (Prevenzione attraverso l’assoluta sterilità).

Gli studi che ricevono questa certificazione garantiscono di possedere strumentazioni efficienti per quanto riguarda la sterilizzazione degli strumenti e di seguire tutte le procedure necessarie per evitare i rischi relativi alla trasmissione delle malattie infettive. Il marchio Paas è nato da poco tempo, quindi è possibile che anche i dentisti più scrupolosi non l’abbiano ancora ricevuto.