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Club 3 n. 11 novembre 2003 - Home Page

 


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ATTUALITÀ

OVER 60 IN TECHNICOLOR

   

di Manuel Gandin
  

Esiste un cinema per la terza età? Un critico dice di sì con un libro

«I produttori cinematografici e i distributori guardano a una fascia di pubblico che va prevalentemente dai 15 ai 25 anni. È strano che non si preoccupino di fasce d’età più avanzate, visto il rinnovato interesse dei mezzi di comunicazione nei riguardi degli anziani». Luca Pierpaolo Pallanch, critico cinematografico, autore del volume Anziani in pellicola. Cinema e terza età, parla del suo libello per la casa editrice Ave di Roma e sottolinea questa contraddizione: «Ho ripercorso la storia del cinema cercando di sottolineare tutti quei film che hanno attinenza col mondo degli anziani; insomma, una piccola storia dei film dal punto di vista della terza età. Credo che questa miniguida abbia lo scopo di ragionare in modo costruttivo per promuovere il cinema con un occhio rivolto allo spettatore anziano e, soprattutto, per venire incontro alle esigenze della terza età che voglia andare al cinema o vedere un film in televisione».

  • È d’accordo con l’affermazione secondo cui il cinema si è sempre interessato degli anziani?

«Sì, in linea generale è così. La figura dell’anziano è rilevante anche se solo poche volte è uscita dallo stereotipo del portatore di saggezza e di esperienza o del punto di riferimento per la memoria collettiva. In realtà, sono pochi i film che hanno visto l’anziano protagonista con la sua vita banalmente quotidiana, quella di tutti i giorni».

  • Qualche esempio?

«Il cinema inglese ultimamente produce lavori "fuori dal coro", meno consueti per temi e svolgimento. Al festival di Locarno è stato presentato un film, Calendar girls, che parla della vita quotidiana degli anziani in modo originale. È uno sguardo differente rispetto alla media. Altrimenti, ci restano i capolavori indiscussi da riguardare: da Umberto D. di Vittorio De Sica a Il posto delle fragole di Ingmar Bergman; ma parliamo di un cinema di cinquant’anni fa circa».

  • Questo è un problema irrisolto: da quei film, da quei tempi, è difficile rammentare una pellicola in cui la terza età assuma un ruolo decisivo, importante…

«È parzialmente vero: se guardiamo al cinema di oggi non mancano momenti significativi su questo tema ma tutta la cinematografia ha trasferito interessi e aspettative altrove. Domina un modello americano di film d’azione esasperata. In ogni caso, oggi potrei ricordare Emir Kusturica: nei suoi film gli anziani sono protagonisti anche se ciò fa parte di una cultura di derivazione gitana. In Italia non sono mancati, comunque, esempi di un certo rilievo: da Giuseppe Tornatore con Stanno tutti bene a Ettore Scola con Che ora è, fino a Carlo Verdone con Al lupo al lupo».

  • Poco, però, non crede?

«Sì, d’accordo, è pochino, perché i distributori e i produttori pensano ai giovanissimi, capaci di assorbire qualsiasi tema e ogni contesto. Gli anziani rappresentano una fetta di pubblico esigente, molto esigente, troppo per chi deve mettere i soldi e garantire un ritorno economico. La terza età va al cinema perché il film rappresenta una fetta di cultura, non solo di svago "mordi e fuggi"; gli over 60 hanno un’esperienza cinematografica differente, che viene da lontano nel tempo, quando non c’era la tv e il cinema era più importante di quanto non lo sia oggi. È un pubblico più selettivo dei giovani, meno legato al marketing, al lancio di un kolossal o alla pubblicità. Eppure, proprio per queste ragioni, è un pubblico da coltivare con attenzione».

  • E se dovesse consigliare la visione di un film fuori dalla categoria dei grandi classici?

«Sceglierei un film di Elio Petri: I giorni contati. È la storia di un uomo che rimane così scioccato dalla morte di un amico che decide di non andare più al lavoro. È un film fondamentale: dà l’idea di una lotta contro il tempo che passa, dove il lavoro assume il ruolo di un riempitivo in attesa della morte. Un grande film misconosciuto».

Manuel Gandin
   

Per non rimanere in panchina

Valentino Marcon è il responsabile editoriale della collana "La panchina", della casa editrice Ave. Otto i volumi già usciti, uno dei quali è quello sul cinema: «La collana nasce dall’esigenza dell’Azione cattolica italiana di fornire strumenti utili, capaci di stimolare i nostri gruppi di anziani per iniziative doi ogni genere. Insomma, non vogliamo che i nostri anziani restino seduti in panchina: da qui il titolo della collana. Sono piccoli volumetti che speriamo siano utili e divertenti e che veicoliamo tramite la rete associativa dell’Aci nelle librerie. I prossimi volumi riguarderanno gli anziani e la sessualità e, poi, il sacerdote anziano».

 

Otto volumi per la terza età
  1. Una finestra sul mondo. Gli anziani e il giornale
  2. Invecchiare e star bene. Gli anziani e la salute
  3. La scuola dei nonni. Anziani in missione
  4. Terza età: una fotografia. Cultura e condizione anziana
  5. Uno schermo piccolo piccolo. Anziani e televisione
  6. Anziani in pellicola. Cinema e terza età
  7. Il mondo in cui viviamo. Anziani e questione ambientale
  8. Fare politica anche... da grandi. Terza età e bene comune.