CENTO ANNI FA
IL PICCOLO
GRANDE VOLO DEI WRIGHT

di Massimo Ferrari
IL 17 DICEMBRE
1903, CON UN BALZO DI 36 METRI, INIZIÒ LO SVILUPPO DELL’AEROPLANO
E DELL’AVIAZIONE MODERNA
Poche
scoperte tecniche hanno influito sulla società in modo così
incisivo e in tempi tanto brevi quanto quella dell’aeroplano:
eppure il primo volo di un aereo a motore passò quasi del tutto
inosservato.
Il primo esemplare di questa lunga progenie,
che ha i suoi più recenti epigoni nei modernissimi Airbus di
linea o nello Space Shuttle, riuscì a librarsi nell’aria
negli Stati Uniti d’America il 17 dicembre 1903, a Kitty Hawk,
una anonima località del North Carolina.
Intendiamoci: in quegli anni d’inizio ’900
il volo umano non era certo una novità. Il primo passo l’avevano
compiuto, nel giugno 1783, i fratelli francesi Mongolfier,
inventori e sperimentatori del pallone aerostatico. I più
leggeri dell’aria ebbero una rapida diffusione in tutta
Europa, pur nei limiti del loro modo di volare, nel quale l’uomo
doveva affidarsi totalmente ai capricci del vento. La vera
sfida, però, consisteva nel realizzare una macchina volante
dotata di ali e motore, con cui rendere sicuro il sostentamento
nell’aria dirigendone il volo. In sostanza bisognava
progettare e realizzare un aeroplano, appunto: e il problema
maggiore stava nel motore, poiché quelli più diffusi allora
erano troppo pesanti. La sfida era stata accettata da decine di
scienziati e tecnici sulle due rive dell’Atlantico, e si erano
raggiunti risultati molto avanzati in materia di volo librato
con le esperienze del tedesco Otto Lilienthal e dell’americano
Octave Chanute. Mentre altri pionieri, come il francese Octave
Ader, si cimentavano con la costruzione dei primi, sfortunati
tipi di aerei a motore, negli Usa i fratelli Wilbur e Orville
Wright, attuavano fortunati voli con libratori, che potremmo
definire i progenitori dei moderni alianti.

Figli di un pastore protestante, che oltre a
loro aveva avuto altri tre figli, erano nati rispettivamente il
16 aprile 1867 a Milville (nell’Indiana) e il 19 agosto 1871 a
Dayton (nell’Ohio).
Quando Wilbur e Orville erano bambini il padre
regalò loro un giocattolo di cartone a forma di elicottero, che
si muoveva grazie a un elastico. Da quel momento i due rimasero
contagiati dal "virus" del volo, che non li abbandonò
più. Diventati adolescenti si dedicarono alla costruzione di
aquiloni: poi dovettero trovarsi un lavoro e per qualche tempo
il volo venne messo nel cassetto dei sogni a favore della
raccolta e commercio di rottami ferrosi. In seguito lavorano in
una tipografia: ultimati gli studi, aprirono un negozio di
biciclette con officina.
Con i risparmi radunati tornarono a occuparsi
di volo nel 1895, dedicandosi ai libratori. Ad aiutarli la
Smithsonian Institution che fornì loro i testi di Lilienthal,
Langley e Chanute. Con quest’ultimo stabilirono una fitta
corrispondenza in tema di aerodinamica. Il problema vero per
realizzare un velivolo consisteva tanto nel trovare un
propulsore leggero quanto nel poter controllare il volo dell’apparecchio
in fase di virata. E i Wright scoprirono il sistema di risolvere
questo secondo, cruciale problema: riuscirono infatti a
comandare la torsione delle estremità alari mediante cavi
tirati dal pilota. L’idea, che condurrà poi alla
realizzazione degli alettoni, sul momento rese possibile
controllare i movimenti di un libratore a motore: e i fratelli
realizzarono un propulsore da 12 cavalli di spinta e 90 chili di
peso che, mediante una trasmissione costituita da catene di
bicicletta, comanda due eliche propulsive poste dietro il
pilota. Lo svergolamento viene provato su un loro libratore di
cinque metri e 65 di apertura alare collaudato nel 1900 a Kitty
Hawk, una località sulle rive dell’Atlantico presso Dayton,
scelta per i venti favorevoli.
Poi, dopo ulteriori esperienze, adattato a
bordo il motore, il 17 dicembre 1903 il volo tanto atteso: durò
pochi secondi e il velivolo, chiamato Flyer (Volatore) compì un
balzo di soli 36 metri. Ma era il primo volo di un vero
aeroplano più pesante dell’aria: l’inizio di una nuova era
per l’aviazione. La notizia, però, ebbe una risonanza
abbastanza circoscritta: del resto subito dopo lo stesso
risultato venne ottenuto da altri pionieri in Europa, specie in
Francia.
Quanto ai Wright non ebbero tutti gli onori
che avrebbero meritato. Nel 1904-05 perfezionarono il loro
biplano, lavorando in gran segreto per paura di veder carpiti da
altri i loro ritrovati tecnici. Già nel 1905 un loro
apparecchio riuscì a volare per 38 chilometri, un primato
ignorato per anni. Poi ebbero la felice intuizione di proporre
la loro scoperta per fini militari: per questo nel 1908 Wilbur
sbarcò in Francia, per un trionfale giro di dimostrazioni
culminato nella conquista del record di altezza con 110 metri,
in un volo durato ben due ore e venti minuti. Meno fortunati i
voli negli Usa, dove Orville precipitò quello stesso anno
durante una dimostrazione per l’esercito: nell’incidente
morì il tenente Selfridge, una delle prime vittime del volo a
motore. Wilbur intanto venne anche in Italia: fu a Roma il 1°
aprile 1909 con una velivolo di maggiori dimensioni e motore
potenziato. Invitato dal Club Aviatori, a Centocelle, in un
campo che diventerà in seguito aeroporto della capitale, compì
il primo volo di un aereo a motore in Italia il 15 aprile.

Fino al 26 aprile fece altri 60 voli, alcuni
con passeggeri a bordo. Wilbur fu anche istruttore della prima
scuola di volo italiana: il suo aereo, acquistato per 25 mila
lire, servì per il conseguimento del brevetto dei due primi
nostri piloti, tenente di vascello Mario Calderara e tenente
Umberto Savoia. Venduti aerei negli Stati Uniti, in Francia e
Italia, Wilbur Wright passò in Germania dove gli riuscì un
colpo da maestro: portò infatti in volo il 2 ottobre 1909 nella
piazza d’armi di Tempelhof presso Berlino (poi diventata
aeroporto) il principe ereditario Federico Guglielmo.
Ma il tour europeo, pur segnando un notevole
successo, non si concretizzò in ordinativi tanto consistenti
quanto sperati, perché gli aerei ormai realizzati da
costruttori del Vecchio Continente, (Blériot in testa a tutti)
erano molto competitivi. A peggiorare le cose ci si mise la
sfortuna: nel 1912 Wilbur Wright morì ucciso dal tifo e così
Orville rimase solo alla guida dell’azienda: un compito che si
dimostrò forse troppo pesante per lui, tant’è che finì per
cedere la sua quota azionaria della società nel 1915. Tuttavia,
Orville Wright non smise mai di occuparsi di tecnologia
aeronautica. Morì il 30 gennaio 1948, a 77 anni d’età.
Massimo Ferrari