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Club 3 n. 12 dicembre 2003 - Home Page

 
  


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Cari amici.
    
Braccia spalancate in un abbraccio


   
di
Vincenzo Marras
  

Il cartello più eloquente lo portavano i bambini di Ofena. Sì, lo ricordate senz’altro, quel piccolo paese abruzzese, in provincia dell’Aquila, che per diversi giorni – forse troppi, come i suoi stessi abitanti protestavano, infastiditi da tanto clamore – sono stati al centro dell’attenzione di tutta l’Italia. Era accaduto che un’ordinanza di un giudice dell’Aquila, in risposta all’esposto di tale Adel Smith (un cittadino italiano!) aveva imposto la rimozione del Crocifisso dall’aula della scuola elementare, frequentata da quei bambini. Ne scaturivano reazioni di tutti i tipi. Stupite, indignate, scandalizzate. E ancora una volta abbiamo visto il Crocifisso impugnato come un’arma, trasformato nel suo contrario: in rabbia, in rivalità, in odio... Si è giunti a trascinare il segno dell’amore supremo – «Nessuno ama più di colui che dà la vita per colui che ama» – in livorose polemiche, mischiandolo ai pettegolezzi dei nostri salotti televisivi, verniciando di cristianesimo l’ateismo pratico basato sull’individualismo esasperato, sulla caccia feroce agli immigrati, sul culto del mercato. Così il Crocifisso veniva nuovamente messo in croce da quegli stessi che lo volevano appeso sui muri pubblici.

Dicevamo del cartello portato da quei bambini. La loro semplicità era almeno pari alla loro eloquenza: «Lasciate in pace il Crocifisso». Quasi a dire basta al Crocifisso giocato ai dadi delle beghe partitiche, usato addirittura come teste a discarico di odiose discriminazioni sociali e religiose. Quelle stesse parole ci hanno portato alla memoria un episodio emblematico raccontato da Ignazio Silone nel suo romanzo Il segreto di Luca: «Il figlio di Luca, durante l’interrogatorio, guardava fisso sulla parete, al di sopra del presidente. "Cosa guardate?", gli gridò il presidente. "Gesù in croce", gli rispose Luca, "non è permesso?". "Dovete guardare in faccia chi vi parla", gridò il presidente. "Scusate", replicò Luca, "ma anche lui mi parla; perché non lo fate tacere?"». È il Crocifisso che parla. È, per dirla con la scrittrice Natalia Ginsburg, «il segno del dolore umano... L’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore del prossimo...». Si dirà, continuava la scrittrice, «che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per una loro fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è l’immagine». È vero, rispondeva: «ma il Crocifisso li rappresenta tutti...». Quello stesso Cristo crocifisso, quell’Uomo con le braccia spalancate in un abbraccio infinito, lo intravediamo nei lineamenti del Bambino Gesù deposto nella mangiatoia di Betlemme. E sopra quella grotta, a dispetto di ogni segnale di morte, si apre per tutti gli uomini e le donne del mondo una luce di speranza. Buon Natale, cari amici.Vincenzo Marras.