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Club 3 n. 12 dicembre 2003 - Home Page

 


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TRADIZIONI D’ITALIA/2

CALTAGIRONE, SFIDE TRA PASTURARI

   
di
Manuel Gandin
  

L’arte di creare statuine natalizie qui diventa una gara a chi ha i pezzi più belli e prestigiosi
   

Scrive Rino Rocco Russo, in Artisti, artigiani, figurinai nella storia del presepe calatino:«I bambini siciliani erano soliti risparmiare per mesi ogni soldino possibile per avere una somma bastante a comprare le "figurine" con cui costruire piccoli presepi che i venditori di pastori, "i pasturari" – come si chiamavano – mettevano in mostra nelle bottegucce e nelle fiere paesane almeno un mese prima del Natale. E questa tradizione del Presepe, in Sicilia, è tanto antica che se ne hanno notizie già dal XVI secolo».

Se volete verificare, andate in provincia di Catania, a Caltagirone, dove le ceramiche e l’argilla sono di casa. Qui, oltre alla celeberrima scalinata di Santa Maria del Monte con 142 gradini in ceramica che tutto il mondo ammira, una delle attività che movimentano il luogo è quella del presepe. Tanto che, negli anni, a Caltagirone sono sorti più musei dedicati alle statuine che ricordano la natività di Cristo. Il più spettacolare è quello monumentale e animato che riproduce il centro storico (scalinata compresa) e trasforma scenograficamente in modo solenne la città in una sorta di Betlemme siciliana, stesa in una riproduzione di 250 metri quadri. La sensazione, ammirando un presepe come quello, è che qualcuno stia spiando, pronto a intervenire. Non di spie si tratta ma di privati che aspettano il loro turno, nel senso che dopo la visita si avvicinano e chiedono se per caso non si voglia vedere anche una collezione privata. Eh sì, perché a Caltagirone se sono molti i costruttori e venditori di statuine, i famosi santari o pasturari, altrettanti sono quelli che raccolgono con pazienza da collezionisti i pezzi più belli e li tengono in casa per farli ammirare al pubblico. È una tradizione nata agli inizi del Settecento quando fare il presepe in casa significava gareggiare su chi era riuscito a farlo più bello. E, per vincere la sfida si invitavano i passanti in casa a dare un’occhiata e giudicare quale fosse il presepe migliore. Se dite che un presepe è bellissimo, toccate un filo scoperto, quello del segreto orgoglio dei calatini, pronti a mostrarvene uno ancora più bello e prezioso. Come capita con Francesco Iudica, direttore generale dell’Azienda ospedaliera che, messo sull’avviso del fatto che ci interessava vedere qualche pezzo della sua collezione, ha aperto le porte di casa per mostrare statuine piccole e grandi, antiche e recenti, alcune dentro una teca di vetro, altre in piccoli spazi di legno, chi su una mensola in sala e chi nella libreria. «Ormai lo spazio è poco», dice schermendosi, ma si capisce che ci tiene a far vedere ogni pezzo. E se anche è tardi, per lui è sempre l’ora giusta per far ammirare anni e anni di collezionismo su una delle tradizioni più antiche della città.

Una tradizione così celebre che alcuni pasturari sono entrati nella storia, come Giacomo Bongiovanni e Giuseppe Vaccaro, zio e nipote, che tra Settecento e Ottocento realizzarono decine di scene di vita familiare o campestre che venivano inserite nel presepe. Talmente bravi che le loro statuine viaggiarono in tutta Europa, finendo anche in musei prestigiosi come il British di Londra. E, d’altra parte, non fu proprio Giovanni Verga, in Mastro don Gesualdo, a nominare Bongiovanni a proposito del presepe di Isabellina in collegio? Un’arte, quella dei pasturari, che proviene da due versanti, quello dell’argilla di cui Caltagirone è ricca e quello dell’imitazione seicentesca dei presepi napoletani. Oltre alla sfida a distanza su quale fosse la figurina più complessa e difficile da realizzare. Nel tempo, Caltagirone ha conquistato un posto di primo piano nella fattura dei presepi, grazie a tecnica, fantasia e materiali usati. Contadini, popolane, bimbi, vecchi, pastori, scene di vita quotidiana, andavano ad arricchire il presepe in un’esplosione di fantasia e virtuosismi tecnici fino ai giorni nostri. Le botteghe di ceramica a Caltagirone sono una delle attrattive per i turisti, ma state sicuri che dietro ogni abile ceramista c’è sempre il pasturaro che, avvicinandosi il Natale, modella un nuovo personaggio. E l’orgoglio del presepe contagia anche i frati cappuccini. Qualcuno ci dice di andare nella loro chiesa dove c’è un presepe speciale. Facciamo notare l’ora tarda, i frati stanno cenando, sarebbe meglio non disturbare. Macché: si offendono se non ci andiamo e così un anziano frate ci guida verso un presepe singolare, lanciandoci un avvertimento: «Guardi che ci vuole una mezzoretta per vederlo tutto».

E così scopriamo che l’idea del monastero è quella di un presepe che non rappresenti solo la nascita di Gesù ma che, attraverso una visione spettacolarmente teatrale, fornisca alcuni dei momenti della vita di Cristo. In uno spazio meno grande del presepe monumentale animato, ecco che a seconda di come le luci vengono accese, si può ammirare l’ultima cena e l’annunciazione, la fuga in Egitto e il battesimo di Gesù, la resurrezione di Lazzaro e la samaritana. Emergono tutti all’improvviso, un faretto si spegne su un episodio e se ne accende un altro, mentre la voce fuori campo registrata racconta gli episodi e le musiche fanno da sottofondo. Fino alla resurrezione, in un ambiente che deriva da una cripta del XVI secolo e grazie all’ingegno dei frati Antonino e Marcello che hanno sfruttato magistralmente l’idea delle statuine in argilla della tradizione calatina.

Manuel Gandin

segue: Mille colori dalle case alle piazze