POPOLI LONTANI
SAN BLAS un’isola
per ogni giorno dell’anno

di Paola Fontana
Sono 365 e
formano un arcipelago semisconosciuto nei Caraibi, a un’ora da
Panama. Un piccolo paradiso per gli indiani Kuna che le abitano
Il
piccolo bimotore scende lentamente e non senza qualche scossone.
Si ha tutto il tempo per accorgersi che la pista d’atterraggio
altro non è che una stretta striscia d’asfalto che si fa
spazio in mezzo alla vegetazione. Benvenuti alle isole San Blas,
benvenuti nella terra degli indiani Kuna. A meno di un’ora dai
grattacieli di Panama City e dal famoso canale, si è
catapultati in un mondo di natura selvaggia, mare e spiagge da
cartolina ma che sembra appartenere a un lontano passato. L’arcipelago
si affaccia a nord di Panama sul mar dei Caraibi ed è
costituito da centinaia di isole, isolette e microscopici atolli
che emergono da un’acqua azzurrissima. Qui, i Kuna sono
padroni incontrastati. Negli anni Venti del secolo scorso, in
seguito a un’insurrezione armata, il Governo di Panama
concesse loro l’autonomia politica e la possibilità di vivere
secondo le proprie leggi. Oggi, hanno due parlamentari nell’attuale
legislatura e diritto di voto alle elezioni amministrative.
Della loro terra amano raccontare che le isole sono in tutto
365, una per ogni giorno dell’anno. Quelle abbastanza estese
per essere abitate non raggiungono la quarantina e, tra queste,
Nalunega, dove Luis Burgos, un gentile autoctono vicino alla
settantina, nel lontano 1972, aprì l’Hotel San Blas, ancora
oggi una delle poche strutture turistiche delle isole.
A Luis, che parla un inglese comprensibile con
molta buona volontà, piace chiacchierare. «La nostra società
si basa da sempre sul matriarcato, e tutti i Kuna vivono
rispettando le regole dell’antica cultura tradizionale.
Nessuno straniero potrà mai insediarsi sulle nostre isole né,
tanto meno, intraprendere qui attività commerciali o turistiche».
I Kuna hanno, infatti, pochi contatti con il mondo esterno e non
si possono sposare al di fuori dei loro villaggi. Sono proprio
questi matrimoni "chiusi" a determinare una
percentuale di albini incredibilmente alta e, nella pratica, a
dare una spiegazione al gran numero di bambini dalla pelle
diafana e dai capelli biondissimi che si incontrano camminando
per i viottoli. I bambini albini, i "figli della luna"
come vengono chiamati, sono considerati, grazie alla loro
diversità, esseri superiori e sono destinati a diventare
leader.

Il villaggio di Nalunega, costituito da
semplici capanne con i tetti in paglia e i pavimenti di sabbia,
a ogni nuovo arrivo di turisti (pochi) si trasforma in un
mercato artigianale all’aperto. Le donne, che normalmente
indossano i tradizionali costumi colorati e bracciali di perline
alle braccia e alle caviglie, si agghindano a festa, ornandosi
con orecchini d’oro al naso. Tutto il villaggio si trasforma
allora in una esposizione variopinta di "molas",
tessuti tipici ricamati a mano che sfoggiano immagini della
flora e della fauna locali e che costituiscono, in pratica, l’unico
artigianato esistente del luogo.
In parte per la scarsa ricettività dell’arcipelago
e in parte per la cura che gli indios hanno della loro terra
considerata la "Grande madre", San Blas è riuscita a
mantenere un ambiente unico e incontaminato. Anche per i
turisti, la vita, qui, segue i ritmi lenti della natura. Ci si
alza al levar del sole e si esce in barca, a bordo dei piccoli cayaco,
le tipiche canoe scavate in un tronco e usate dai pescatori
locali, alla volta delle isole più vicine, dai nomi
affascinanti come Isla Pellicano, Isla Cicimé o Isla Perro.
Offrono tutte spettacoli memorabili, sabbia fine e bianchissima,
acqua cristallina, palme, conchiglie portate a riva dalla
risacca, ed enormi stelle marine colorate. Palme di cocco
facilmente accessibili, fiori rossi e vegetazione tropicale
completano il quadro. Negli occhi un azzurro infinito e lo
spettacolo delle isolette lussureggianti di verde tutt’intorno.
Un vero paradiso.
Paola Fontana