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Club 3 n. 12 dicembre 2003 - Home Page

 


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NUOVE FRONTIERE

IL VALORE DEI SOLDI

   

di Mirella Camera
  

La finanza etica prende piede, e il denaro scopre altri "valori": la solidarietà, il rispetto dei diritti umani e la tutela dell’ambiente
  

Fino a qualche anno fa gli addetti ai lavori la guardavano con sufficienza. L’idea di introdurre un criterio di valore dei soldi diverso da quello del mercato era quantomeno un’utopia; che un investimento potesse "valere di più" ed essere quindi appetibile per il comune risparmiatore al di fuori dei soli parametri del rendimento era un’idea peregrina e forse anche un po’ eversiva di pochi pazzi, che credevano di poter introdurre l’etica nel luogo più cinico del mondo: quello dei soldi.

Invece il desiderio di creare una finanza diversa che avesse come scopo non il mero guadagno, costi quel costi, ma lo sviluppo e il benessere umano, ha resistito. Se n’è infischiata delle risatine, ha contagiato un mucchio di gente e alla fine si è concretizzata in una vera banca con la possibilità di dimostrare, conti alla mano, che un’altra finanza è possibile.

Dopo aver raccolto il capitale sociale richiesto per legge (12,5 miliardi di vecchie lire), ottenuta l’autorizzazione della Banca d’Italia, l’8 marzo 1999 il consorzio multicolore di Ong, gruppi, associazioni, enti religiosi e sociali che ha promosso l’iniziativa ha visto coronati i suoi sforzi: la Banca Popolare Etica era una realtà, con sede a Padova e, nel giro di pochi mesi, filiali a Brescia, Milano, Roma e Vicenza.

Ma ormai questa è storia. La banca ha continuato a racimolare fondi anno dopo anno, conquistandosi la fiducia non solo di tutto il Terzo settore (no profit) e di una buona fetta del mondo cattolico, ma anche di enti pubblici e di tanti normalissimi risparmiatori che hanno deciso di contribuire alla crescita della solidarietà semplicemente cambiando banca: solo a Torino, dove è stato aperto un nuovo sportello, in appena otto mesi duecento cittadini sono diventati correntisti; i soci, cioè coloro che hanno acquistato azioni della banca, sono stati quasi il doppio.

Con un patrimonio sociale di 15 milioni di euro, una raccolta di risparmio di 228 milioni, oltre 20 mila soci, più di mille finanziamenti, Banca Etica è diventata un ragguardevole istituto di credito che eroga i servizi bancari più comuni (conto corrente, carta di credito, bancomat, varie forme di risparmio e investimenti, sportello virtuale, ricariche, eccetera), ma con una differenza: i soldi vengono investiti solo in particolari ambiti come la cooperazione sociale e quella internazionale, la cultura, l’assistenza, l’integrazione, la tutela ambientale, la salvaguardia dei beni artistici. Il cliente viene messo a conoscenza di tutti i finanziamenti in atto, se vuole può scegliere la destinazione e il tasso d’interesse: da quello massimo proposto dalla banca al tasso zero, se lo desidera. Acquistando le azioni della banca, poi, si può diventare soci, da una parte partecipando con un vero finanziamento alla crescita della finanza etica, dall’altro acquisendo il diritto di avere alcuni servizi esclusivi: prestiti, mutui per la casa, finanziamenti. Sono appena partiti anche i fondi d’investimento, selezionati con criteri molto rigorosi che escludono a priori i soggetti "poco etici": quelli cioè che non rispettano i diritti umani, l’ambiente, la salute pubblica, la trasparenza oppure legati a produzione bellica o nucleare o di organismi geneticamente modificati.

Dietro a tutto ciò c’è una filosofia che capovolge il modo di vedere il denaro, innanzitutto cominciando a considerarlo come un mezzo per farlo crescere fra i molti che ne hanno poco e non per arricchire sempre di più i pochi che già ce l’hanno. Una risorsa da far girare, da ridistribuire, da prestare con fiducia. Questo significa già moltissimo: per esempio che un finanziamento si concede senza una ossessiva ricerca di garanzie patrimoniali, cosa per la quale, in una normale banca, vengono esclusi da prestiti e mutui una gran quantità di clienti; la restituzione del prestito va assicurata, è naturale, ma al centro sta la bontà del progetto, il suo valore sociale di alto profilo, che viene esaminato da un apposito comitato etico. In questo modo si sfata anche il pregiudizio di chi pensa che la solidarietà sia sempre a fondo perduto, come una sorta di beneficenza e non, come invece è, un settore economico come tanti altri, che genera posti di lavoro, reddito, giro di affari: proprio come una qualsiasi impresa.

Che i risparmiatori abbiano il diritto di sapere dove vanno a finire i loro soldi e che possano decidere di negarli a determinati settori di attività, è cosa acquisita da tempo in molti Paesi, dagli Usa alla Gran Bretagna, dal Canada a alla Svizzera, dove sono le normali banche a farsene carico, con appositi sportelli "etici" presso cui il risparmiatore impegnato trova quello che desidera. Per questo si sono sviluppati degli "indici di eticità", come il Dow Jones sustainability index, con un sottoindice europeo (Stoxx), che è il più seguito o l’Ethical global index; e vi sono apposite società di consulenza, (quella utilizzata da banca etica è Ethibel), che applicando gli indici stilano le liste delle società eticamente apprezzabili o quelle da escludere: sono loro che mettono quella specie di "bollino blu" del buon comportamento. Gli strumenti dunque ci sono da un pezzo, è la mentalità che ancora deve fare parecchia strada, almeno in Italia.

Ma i segnali sono positivi e la campagna contro le "banche armate" ne è un esempio lampante. Nata come una iniziativa di boicottaggio da parte di gruppi missionari cattolici e di molte associazioni no profit che indicavano ai risparmiatori tutte le banche che investivano nel business delle armi (e in molti casi si proponevano come intermediari), invitandoli a ritirare il conto per non parteciparvi nemmeno con una lira, la campagna diventò un tam tam nervoso lungo tutti i sentieri del mondo della solidarietà, divenne un tormentone, uscì sui giornali e finì per far capitolare qualcuno: la Unicredit uno dei colossi bancari più implicati, decise di uscire dal mercato bellico con una mossa a sorpresa che scosse non poco il mondo degli affari, convinto che pecunia non olet; e diventò il fiore all’occhiello di quello della finanza etica. Anche il Monte dei Paschi di Siena decise di "disarmarsi", abbandonando l’industria bellica per finanziare la Banca verde, orientata a tutelare l’ambiente e San Paolo Imi ha iniziato ad "aprire" ai titoli etici.

La rivoluzione della finanza comincia a dare i suoi frutti dove le azioni "buone" sono anche... buone azioni.

Mirella Camera
   

GLI STRUMENTI DI UNA FINANZA DIVERSA

Banca Etica finanzia la cooperazione sociale, la cooperazione internazionale, la tutela dell’ambiente, la società civile www.bancaetica.com.

Etica Sgr è la società di gestione del risparmio per indirizzare gli investimenti finanziari delle famiglie e delle istituzioni verso le imprese e gli Stati più attenti alle conseguenze socio-ambientali delle loro azioni. www.eticasgr.it.

Etimos raccoglie risparmio solidale che, attraverso i propri partner nei Sud del mondo, investe in programmi di microcredito per dare concreta fiducia, e non assistenza passiva, a donne e uomini che vogliono creare microimprese, cooperative, banche villaggio e costruire un futuro sostenibile. www.etimos.it.

Carta "Affinity". È un nuovo strumento a disposizione di tutti coloro che vogliono utilizzare in modo consapevole e responsabile il proprio denaro. Per ogni carta di credito Affinity emessa, l’associazione collegata riceve un contributo. Inoltre, ogni volta che il titolare utilizza la carta di credito, l’associazione riceve un ulteriore contributo da Banca Etica.
Le Carte Affinity per ora sono collegate con Amnesty International, Intersos, Mani Tese e Agesci.

 

Tra i prossimi progetti di Banca Etica vi è il raddoppio del capitale sociale (obiettivo: arrivare al 2006 con 25 milioni di euro), la costituzione di una Banca etica europea e il trasferimento in una nuova sede costruita secondo parametri di bioarchitettura, quindi con il massimo rispetto per l’ambiente e per il risparmio energetico

La finanza etica coinvolge più di 25.000 cittadini, associati alle Mutue autogestite e alla Banca Popolare Etica. Secondo le stime dell’Associazione finanza etica (Afe), aggiornate al primo semestre del 2003, il patrimonio complessivo dei fondi etici in Italia è di oltre 2.700 milioni di euro. Per il Censis, nel 2002 il 4,8% degli italiani ha aperto un conto corrente in una banca etica o ha acquistato quote di un fondo di investimento socialmente responsabile.