MEDICINA
UOMINI
IMPARATE DALLE DONNE

di Monica Melotti
Per lei è
normale andare dal ginecologo, per lui l’andrologo è uno
spauracchio. Eppure risolverebbe tanti problemi: parola di
medico
La
fama di grande amatore del maschio italiano, ancora una volta,
viene smentita dalla cifre: 3 milioni di uomini soffrono di
impotenza, o più elegantemente disfunzione erettile, e circa il
54% è insoddisfatto della propria vita sessuale. Una recente
indagine effettuata dalla Società italiana di medicina generale
(Simg), su un campione di 600 pazienti, ha evidenziato che anche
le donne, in una percentuale che sfiora il 59%, sono poco
soddisfatte di come vanno le cose sotto le lenzuola: quasi il
47% ammette di non riuscire a raggiungere l’orgasmo.
Ma la radiografia dei disturbi sessuali del
maschio italiano, sviluppata durante il recente Congresso della
Società italiana di andrologia (Sia), è andata oltre alla
semplice enunciazione dei dati, cercando di trovare delle
soluzioni. E ancora una volta la chiave di volta di molti
problemi è la prevenzione.

Resistenza alla visita
L’uomo dovrebbe andare dall’andrologo come
la donna va dal ginecologo. «È la strada che dovrebbero
imboccare tutti gli uomini italiani, che però dallo specialista
del sesso proprio non ci vogliono andare», ha sottolineato il
professor Edoardo Austoni, presidente della Sia e direttore
della Clinica urologica dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. «Il
90% non fa prevenzione e quasi il 50% non si convince a farsi
visitare neanche in presenza di un problema di disfunzione
erettile (De) o di infertilità. Impiega circa due anni prima di
parlarne con il suo medico di famiglia. Per questo i medici di
base vanno sensibilizzati su questo problema. La nostra società
ha già attuato dei progetti per coinvolgerli maggiormente e
fornirgli le indicazioni su come parlare a questi pazienti».
È fondamentale affrontare subito questi
problemi sessuali. Nel caso, infatti, di disfunzione erettile
possono celarsi problemi ben più gravi. La De può essere la
spia di una malattia vascolare sistemica ancora non manifesta,
come l’ipertensione, il diabete o la cardiopatia ischemica. «Da
una malattia considerata fino a qualche anno fa squisitamente
uro-andrologico, si è ora passati a considerare la De come una
malattia vascolare», ha spiegato il professor Vincenzo Mirone,
presidente del XX Congresso nazionale della Sia. «Le cause sono
da ricercarsi in alcuni fattori di rischio, quali: il fumo, lo
stress, l’abuso di alcool e droghe, la sedentarietà e gli
errori alimentari. Un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri
e povera di vitamine e fibre è un fattore di rischio per l’obesità,
l’ipercolesterolemia e l’iperglicemia, mentre uno stile di
vita sedentario favorisce il sovrappeso e non mantiene in
esercizio il sistema cardiovascolare».
Di deficit erettivo comunque si può guarire.
Un valido aiuto può arrivare dalla diverse "pillole dell’amore"
oggi in circolazione (vedi box). L’importante è farsi
prescrivere dallo specialista una terapia personalizzata secondo
le proprie esigenze (un’erezione immediata oppure una lunga
durata di azione, la possibilità di assumere cibo e alcool
contemporaneamente alla pillola) e il proprio stato di salute.
Ricordiamo che queste pillole vanno prescritte da un medico (di
famiglia o specialista) dopo l’esclusione di particolari
controindicazioni e comunque vanno inserite all’interno di un
programma terapeutico di controllo periodico, sia per aggiustare
il dosaggio che per verificarne gli effetti.
Un problema di coppia
Diciamolo subito: il farmaco non fa effetto se
non c’è desiderio sessuale. E non può intervenire su un
processo così specifico e complesso come quello dell’attrazione
erotica. «All’uomo non fa piacere dover ricorrere a una
pastiglia per avere un’erezione», dice il professor Emanuele
Jannini, ordinario di Endocrinologia e titolare del primo corso
monografico in Sessuologia medica all’Università degli Studi
dell’Aquila. «Anzi, questa impotenza getta l’uomo in una
spirale di frustrazione, depressione, una catena continua di
fallimenti sessuali. Spesso è la partner che spinge il proprio
compagno ad andare dall’andrologo, gli uomini tendono a
rimandare, si vergognano. Va però detto che anche l’arrivo
del farmaco nella vita sessuale della coppia non viene accolto
dalla donna in modo sereno. Spesso è vissuto come una perdita
del proprio sex appeal, e il primo pensiero femminile è:
"si eccita perché ha assunto la pillola e non per
me". Naturalmente non è vero, queste pillole non fanno
assolutamente effetto se, per dire, si legge un trattato di
economia; ci vuole sempre la presenza della donna. Un altro
timore è quello di dipendere a vita dall’assunzione del
farmaco. Non è così, spesso è sufficiente sottoporsi alla
terapia per alcuni mesi, purché, contemporaneamente, si
corregga il proprio stile di vita: un’alimentazione corretta,
fare più movimento, eliminare il fumo (sono sufficienti 20
sigarette al giorno perché l’incidenza delle disfunzioni
sessuali sia più alta della media generale) e ridurre il
consumo di alcolici; tutti comportamenti che possono migliorare
notevolmente le prestazioni sessuali. Nei casi più complessi
può anche essere utile una terapia di coppia per ripristinare l’equilibrio».

Pazienti difficili
Stimolare l’attività erettile non può
avere solo una valenza di rimedio temporaneo, limitato all’evento
sessuale, ma in certi casi deve avere un vero e proprio effetto
terapeutico a lungo termine. È il caso di quei pazienti
difficili che hanno subito un intervento alla prostata oppure
soffrono di diabete o di lesioni midollari (paraplegici).
«In questi casi l’assunzione ciclica di
farmaci vaso-attivi rappresenta una scelta fondamentale nella
prevenzione dei fenomeni degenerativi post-operatori», spiega
il professor Austoni. «Associata a una ginnastica erettile
evita la paralisi funzionale del pene. Chi ha subito un
intervento urologico o andrologico viene portato, dopo il trauma
chirurgico, verso la ripresa funzionale attraverso un
trattamento che assicura buoni risultati».
Un aiuto a questi pazienti difficili verrà
dato anche dal Ministero della Salute: lo ha promesso al
Congresso il sottosegretario Cesare Cursi, che ha proposto al
Parlamento di rendere gratuiti i farmaci contro la De,
inserendoli in fascia A (a carico del Sistema sanitario), per i
pazienti diabetici, ipertesi od operati di prostata.
Monica Melotti