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Club 3 n. 12 dicembre 2003 - Home Page

 


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MEDICINA

UOMINI IMPARATE DALLE DONNE

   

di Monica Melotti
  

Per lei è normale andare dal ginecologo, per lui l’andrologo è uno spauracchio. Eppure risolverebbe tanti problemi: parola di medico

La fama di grande amatore del maschio italiano, ancora una volta, viene smentita dalla cifre: 3 milioni di uomini soffrono di impotenza, o più elegantemente disfunzione erettile, e circa il 54% è insoddisfatto della propria vita sessuale. Una recente indagine effettuata dalla Società italiana di medicina generale (Simg), su un campione di 600 pazienti, ha evidenziato che anche le donne, in una percentuale che sfiora il 59%, sono poco soddisfatte di come vanno le cose sotto le lenzuola: quasi il 47% ammette di non riuscire a raggiungere l’orgasmo.

Ma la radiografia dei disturbi sessuali del maschio italiano, sviluppata durante il recente Congresso della Società italiana di andrologia (Sia), è andata oltre alla semplice enunciazione dei dati, cercando di trovare delle soluzioni. E ancora una volta la chiave di volta di molti problemi è la prevenzione.

Resistenza alla visita

L’uomo dovrebbe andare dall’andrologo come la donna va dal ginecologo. «È la strada che dovrebbero imboccare tutti gli uomini italiani, che però dallo specialista del sesso proprio non ci vogliono andare», ha sottolineato il professor Edoardo Austoni, presidente della Sia e direttore della Clinica urologica dell’Ospedale San Giuseppe di Milano. «Il 90% non fa prevenzione e quasi il 50% non si convince a farsi visitare neanche in presenza di un problema di disfunzione erettile (De) o di infertilità. Impiega circa due anni prima di parlarne con il suo medico di famiglia. Per questo i medici di base vanno sensibilizzati su questo problema. La nostra società ha già attuato dei progetti per coinvolgerli maggiormente e fornirgli le indicazioni su come parlare a questi pazienti».

È fondamentale affrontare subito questi problemi sessuali. Nel caso, infatti, di disfunzione erettile possono celarsi problemi ben più gravi. La De può essere la spia di una malattia vascolare sistemica ancora non manifesta, come l’ipertensione, il diabete o la cardiopatia ischemica. «Da una malattia considerata fino a qualche anno fa squisitamente uro-andrologico, si è ora passati a considerare la De come una malattia vascolare», ha spiegato il professor Vincenzo Mirone, presidente del XX Congresso nazionale della Sia. «Le cause sono da ricercarsi in alcuni fattori di rischio, quali: il fumo, lo stress, l’abuso di alcool e droghe, la sedentarietà e gli errori alimentari. Un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri e povera di vitamine e fibre è un fattore di rischio per l’obesità, l’ipercolesterolemia e l’iperglicemia, mentre uno stile di vita sedentario favorisce il sovrappeso e non mantiene in esercizio il sistema cardiovascolare».

Di deficit erettivo comunque si può guarire. Un valido aiuto può arrivare dalla diverse "pillole dell’amore" oggi in circolazione (vedi box). L’importante è farsi prescrivere dallo specialista una terapia personalizzata secondo le proprie esigenze (un’erezione immediata oppure una lunga durata di azione, la possibilità di assumere cibo e alcool contemporaneamente alla pillola) e il proprio stato di salute. Ricordiamo che queste pillole vanno prescritte da un medico (di famiglia o specialista) dopo l’esclusione di particolari controindicazioni e comunque vanno inserite all’interno di un programma terapeutico di controllo periodico, sia per aggiustare il dosaggio che per verificarne gli effetti.

Un problema di coppia

Diciamolo subito: il farmaco non fa effetto se non c’è desiderio sessuale. E non può intervenire su un processo così specifico e complesso come quello dell’attrazione erotica. «All’uomo non fa piacere dover ricorrere a una pastiglia per avere un’erezione», dice il professor Emanuele Jannini, ordinario di Endocrinologia e titolare del primo corso monografico in Sessuologia medica all’Università degli Studi dell’Aquila. «Anzi, questa impotenza getta l’uomo in una spirale di frustrazione, depressione, una catena continua di fallimenti sessuali. Spesso è la partner che spinge il proprio compagno ad andare dall’andrologo, gli uomini tendono a rimandare, si vergognano. Va però detto che anche l’arrivo del farmaco nella vita sessuale della coppia non viene accolto dalla donna in modo sereno. Spesso è vissuto come una perdita del proprio sex appeal, e il primo pensiero femminile è: "si eccita perché ha assunto la pillola e non per me". Naturalmente non è vero, queste pillole non fanno assolutamente effetto se, per dire, si legge un trattato di economia; ci vuole sempre la presenza della donna. Un altro timore è quello di dipendere a vita dall’assunzione del farmaco. Non è così, spesso è sufficiente sottoporsi alla terapia per alcuni mesi, purché, contemporaneamente, si corregga il proprio stile di vita: un’alimentazione corretta, fare più movimento, eliminare il fumo (sono sufficienti 20 sigarette al giorno perché l’incidenza delle disfunzioni sessuali sia più alta della media generale) e ridurre il consumo di alcolici; tutti comportamenti che possono migliorare notevolmente le prestazioni sessuali. Nei casi più complessi può anche essere utile una terapia di coppia per ripristinare l’equilibrio».

Pazienti difficili

Stimolare l’attività erettile non può avere solo una valenza di rimedio temporaneo, limitato all’evento sessuale, ma in certi casi deve avere un vero e proprio effetto terapeutico a lungo termine. È il caso di quei pazienti difficili che hanno subito un intervento alla prostata oppure soffrono di diabete o di lesioni midollari (paraplegici).

«In questi casi l’assunzione ciclica di farmaci vaso-attivi rappresenta una scelta fondamentale nella prevenzione dei fenomeni degenerativi post-operatori», spiega il professor Austoni. «Associata a una ginnastica erettile evita la paralisi funzionale del pene. Chi ha subito un intervento urologico o andrologico viene portato, dopo il trauma chirurgico, verso la ripresa funzionale attraverso un trattamento che assicura buoni risultati».

Un aiuto a questi pazienti difficili verrà dato anche dal Ministero della Salute: lo ha promesso al Congresso il sottosegretario Cesare Cursi, che ha proposto al Parlamento di rendere gratuiti i farmaci contro la De, inserendoli in fascia A (a carico del Sistema sanitario), per i pazienti diabetici, ipertesi od operati di prostata.

Monica Melotti
   

PILLOLE SU MISURA

All’inizio c’era il Viagra (sildenafil), unica terapia per la disfunzione erettile. Cinque anni di dominio incontrastato, senza concorrenti. Ora, la pillola blu rimane la più venduta (oltre un miliardo le pastiglie consumate nel mondo), ma il suo regno viene insidiato.

La più recente è Levitra (vardenafil), arancione, che ha già ottenuto l’autorizzazione della Fda per la sua commercializzazione negli Stati Uniti. Il vardenafil migliora l’erezione nell’85% dei casi, inoltre è ben tollerato anche in pazienti con cardiopatia ischemica, diabete, ipertensione. Viene assorbito in modo molto rapido e già dopo 25 minuti assicura un’erezione, fino a 4-5 ore dopo.

L’altra pillola, di colore giallo, è il Cialis (tadalafil), l’unica in grado di contrastare seriamente il potere del Viagra. Negli ultimi tre mesi ha quasi conquistato un quarto di mercato. Il motivo è da ricercare soprattutto nella sua lunga durata di azione, che consente più naturalezza abbattendo la barriera psicologica dell’assunzione della pastiglia poco prima del rapporto. Ha un effetto prolungato che supera le 36 ore ed è compatibile con il cibo e l’alcool. Si tratta di due aspetti importanti per rendere la vita di coppia più spontanea. Gli effetti collaterali sono piuttosto limitati e si riscontra una efficacia nell’80% dei pazienti che la assumono.

Ma anche le buone notizie sul Viagra non mancano. Prima di tutto è il farmaco contro la De più studiato, con alle spalle cinque anni di studi. I trials clinici finora condotti hanno dimostrato che il farmaco è efficace in 7 uomini su dieci. In presenza di particolari patologie i risultati sono stati incoraggianti: il sildenafil è stato efficace nell’83% degli uomini con lesioni midollari, nell’85% dei depressi e nel 68% degli ipertesi. Va assunto con molta cautela se si soffre di disturbi cardiovascolari (angina o insufficienza cardiaca), compromissioni epatiche, se si ha avuto di recente un ictus, un infarto del miocardio o se si soffre di retinite pigmentosa (un’infiammazione della retina). Inoltre sembrerebbe che più di un terzo di coloro che assumono la pastiglia nella dose di 100 mg raggiunga un’erezione soddisfacente per un rapporto sessuale entro 14 minuti dall’assunzione e non più mezz’ora/un’ora.

 

C’ERA UNA VOLTA LA LEVA

La prevenzione per i disturbi sessuali maschili dovrebbe iniziare precocemente: tutti i giovanissimi dovrebbero sottoporsi a una visita. Ma la vigilanza è difficile e lo sarà di più dal 2004, quando sarà abolita la visita di leva che permetteva di rilevare le disfunzioni sessuali maschili. «Sarebbe importante che la visita andrologica diventasse un’abitudine come quella ginecologica per la donna», dice il professor Vincenzo Mirone, presidente del Congresso Sia. «Solo così si eviterebbe che il maschio vada dall’andrologo a 30-40 anni, quando il danno è ormai irreparabile».

La Società italiana di andrologia ha messo a punto il progetto "L’andrologo a scuola" che prevede la presenza di specialisti nelle scuole di tutto il territorio. All’inizio ci sarà una fase di prevenzione primaria, con un programma di informazione andrologica per dare ai ragazzi gli strumenti per tutelare la proprio salute riproduttiva e sessuale e prevenire la diffusione delle malattie sessualmente trasmesse e delle gravidanze indesiderate. Vi sarà poi una fase di prevenzione secondaria con visite di screening che faranno emergere quelle patologie spesso asintomatiche che insorgono nel periodo puberale e che se trattate tempestivamente, possono risolversi senza complicanze. Si pensi che il 50% dei giovanissimi ha affezioni al proprio apparato genitale che potrebbero determinare, nel tempo, delle malattie.