N. 5 maggio 2008

Sommario.

Alle sorgenti della spiritualità
  
a cura di Olinto Crespi

Ai Romani: i grandi temi della fede
  
a cura della Redazione

Il ruolo di Maria nella storia dell’umanità
   Bruno Simonetto

La vite e i tralci
  
Primo Gironi

Le due opere di Dio
   Angelo Montonati

Quei toni del canto, quei passi di danza...
    Beatrice Immediata

L’infanzia di Don Alberione
    Mercedes Matrostefano

"Come ho incontrato San Paolo"
   Monica Leonetti

Tra lettura e nuovi media
  
Claudia Camicia

Comunicare nel "linguaggio globale"
  
Sandro De Bonis

Una mano al mondo
  
Angelo De Simone

La famiglia ieri e oggi
  
Anna Pappalardo

Una stilista della carità
   Lya Carini

Nella serra delle Aracuarie
   Giuseppina Alberghina

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
  
a cura della Redazione

Preghiamo per...
   

Cooperatore Paolino n. 5 maggio 2008 - Copertina

 CONOSCIAMO SAN PAOLO - LETTERA AI ROMANI

 a cura della REDAZIONE 

AI ROMANI: I TEMI DELLA FEDE
  

Dal 1999 questa lettera è diventata il testo dell'incontro fra cattolici e protestanti sul grande tema della giustificazione.
  

Troviamo soprattutto in questa lettera – che Lutero amava chiamare «il cuore e il midollo di tutti i libri», – i temi più significativi della profonda riflessione teologica di Paolo.

Il logo dell'Anno a "San Paolo" per la Famiglia Paolina.Eccoli in breve. La giustificazione mediante la fede. Essere giustificati significa, nel linguaggio biblico, "essere salvati". La riflessione di Paolo sulla giustificazione/salvezza è ancorata a un testo del profeta Abacuc, citato in 1,17: "il giusto vivrà mediante la fede" (vedi Abacuc 2,4). Tutta la Bibbia, a partire da Abramo (al quale l’obbedienza a Dio fu accreditata a giustizia", cioè a salvezza), è per Paolo un inno al gratuito amore salvifico di Dio, che si prende a cuore la condizione dell’uomo debole e fragile e lo colloca nell’ambito della salvezza, operando in Cristo una "nuova creazione" in cui la "creatura nuova" è l’uomo redento.

Il peccato. È significativa l’affermazione racchiusa in 5,12: "Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato". Prima di Cristo ha regnato il peccato di Adamo, che né la legge né lo sforzo prometeico dell’uomo sono stati capaci di eliminare. Anzi, il peccato dell’uomo ha coinvolto la stessa creazione ("Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi", Rom 8,22). Solo l’incarnazione di Gesù, la sua obbedienza al Padre, la sua crocifissione, la sua Pasqua ne sono state capaci.

La legge. Paolo parla di una legge naturale, comune a tutti gli uomini, che addita il bene e il male, e di una legge particolare, quella data da Dio al popolo ebreo. Ma entrambe queste leggi si limitano a indicare ciò che è bene e ciò che è male, non danno però la forza di seguire il bene e di evitare il male. Per questo si rende necessaria la salvezza portata da Cristo.

San Paolo raffigurato con la spada, immagine della Parola di Dio, e il libro in mano recante il primo versetto della lettera ai Romani (Girolamo da Salerno, XVI sec., Abbazia Cava dei Tirreni).
San Paolo raffigurato con la spada, immagine della Parola di Dio, e il libro in mano recante
il primo versetto della lettera ai Romani (Girolamo da Salerno, XVI sec., Abbazia Cava dei Tirreni).

La vita secondo lo Spirito. È il tema dei capitoli 6-8. "Vivere secondo lo Spirito" significa, per Paolo, vivere nella consapevolezza della Pasqua, del vangelo, del battesimo, della salvezza ricevuta da Gesù. È questo "vivere" (o "camminare") che fa dell’uomo una creatura nuova, giustificata, partecipe della stessa vita divina. Per questo, Lutero invitava i cristiani a conoscere la lettera ai Romani "parola per parola" e a nutrirsene "come del pane quotidiano dell’anima". Al "vivere secondo lo Spirito" Paolo contrappone il "vivere secondo la carne", che indica l’ambito del peccato, dell’uomo vecchio, del mondo di prima, ancora sotto la disobbedienza di Adamo, l’ambito del rifiuto delle "cose di lassù" e dell’essere "creatura nuova" in Cristo. È il tema che troveremo ancora con frequenza nelle lettere di Paolo.

L’importanza di questa lettera. Commentata da quasi tutti i Padri della Chiesa, la lettera ai Romani ebbe un ruolo decisivo nell’affrontare l’eresia del Pelagianesimo e nello scandire le tappe della Riforma protestante, fino al Concilio Vaticano II (che la cita 122 volte). Melantone (collaboratore di Lutero) la definì "sommario della dottrina cristiana" e Karl Barth la pose a fondamento della rinnovata teologia protestante contemporanea. Il 31 ottobre 1999 cattolici e protestanti si sono accordati sul grande tema della giustificazione, che li teneva divisi: la lettera ai Romani da "testo delle nostre divisioni" è diventata così il "testo del nostro incontro". Veramente "le grandi ore della storia della religione cristiana sono anche le grandi ore della lettera ai Romani".