N. 5 maggio 2008

Sommario.

Alle sorgenti della spiritualità
  
a cura di Olinto Crespi

Ai Romani: i grandi temi della fede
  
a cura della Redazione

Il ruolo di Maria nella storia dell’umanità
   Bruno Simonetto

La vite e i tralci
  
Primo Gironi

Le due opere di Dio
   Angelo Montonati

Quei toni del canto, quei passi di danza...
    Beatrice Immediata

L’infanzia di Don Alberione
    Mercedes Matrostefano

"Come ho incontrato San Paolo"
   Monica Leonetti

Tra lettura e nuovi media
  
Claudia Camicia

Comunicare nel "linguaggio globale"
  
Sandro De Bonis

Una mano al mondo
  
Angelo De Simone

La famiglia ieri e oggi
  
Anna Pappalardo

Una stilista della carità
   Lya Carini

Nella serra delle Aracuarie
   Giuseppina Alberghina

Famiglia Paolina nel mondo
   
a cura della Redazione

Novità multimediali
  
a cura della Redazione

Preghiamo per...
   

Cooperatore Paolino n. 5 maggio 2008 - Copertina

 ATTUALITÀ DON GIACOMO ALBERIONE E CHIARA LUBICH

 di ANGELO MONTONATI

Le due opere di Dio
  

Il carisma del Beato Don Giacomo Alberione è stato sentito da Chiara Lubich come fonte di ispirazione per l’"Opera di Maria" da lei fondata a servizio della Chiesa in tutto il mondo.
  

«Così intendo appartenere a questa mirabile Famiglia Paolina come servo ora e in cielo; ove mi occuperò di quelli che adoperano i mezzi più moderni ed efficaci di bene…».

Queste parole di Don Alberione furono prese molto sul serio da Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari recentemente tornata alla Casa del Padre, che nel libro intitolato "Cristo dispiegato nei secoli" le citò testualmente aggiungendo: «È per questo che Egli ha iniziato ora ad occuparsi anche di noi mostrandosi nostro fratello e si occuperà senz’altro della nostra stampa, della campagna abbonamenti, degli audiovisivi, dei videotape, ecc. A lui tutto, tutto affidiamo».

Mosaico nella Basilica di San Paolo in Roma.
Mosaico nella Basilica di San Paolo in Roma.

Due Fondatori in sintonia di carisma

Chiara non aveva conosciuto personalmente il Fondatore della Famiglia Paolina, ma quando nel 1974 le capitò fra le mani una raccolta di "Pensieri" del Beato Don Alberione, vi scoprì molti punti di contatto con la sua Opera di Maria.

Nel volume sopra citato, c’è addirittura un intero capitolo intitolato "Giacomo Alberione, un confronto per conoscerci meglio". Tra l’altro, vi leggiamo: «Già alla sua morte avevamo pensato di affidare a lui la protezione di tutta la nostra stampa e dei mezzi di comunicazione sociale. E forse è proprio lui che ci ha messo sott’occhio alcune sue idee, le quali, se da una parte dicono come la sua opera sia fondata sul divino, dall’altra danno conferma che pure la nostra opera è di Dio».

Chiara partiva dell’idea che le opere di Dio sono come tante sorelle e si somigliano in quanto figlie di un unico Padre, pur essendo diverse. Don Alberione aveva scritto: «La Famiglia Paolina è suscitata da San Paolo per continuare la sua opera; è San Paolo vivo, ma che oggi è composto di tanti membri». E Chiara Lubich evidenziava così la somiglianza: «Non diciamo forse noi che l’Opera di Maria è suscitata da Maria per continuare oggi la sua presenza sulla terra? E che essa è come il Corpo di Maria oggi composto di tanti membri?».

Citava poi quest’altra frase del nostro Beato: «San Paolo s’è fatto per noi "forma"». Ed ecco il suo commento: «È l’identico concetto che hanno i seguaci di Maria nella sua Opera. Il membro dell’Opera di Maria non è altro che una "piccola Maria" con tutti i lineamenti della Madre. Maria - abbiamo detto ancora anni fa – è il nostro "stampo"…».

Copertina del numero speciale "Città Nuova" dedicato a Chiara Lubich.
Copertina del numero speciale
"Città Nuova" dedicato a Chiara Lubich.

Un’ultima singolare analogia era segnalata dalla Fondatrice dei Focolarini, prendendo sempre lo spunto da Don Alberione, che aveva scritto: «La riconoscenza più viva va a San Paolo apostolo che è il vero fondatore dell’Istituzione. Infatti egli ne è padre, maestro, esemplare, protettore. Egli si è fatto questa famiglia con un intervento così fisico e spirituale che neppure ora, a rifletterci, si può intendere bene e tanto meno spiegare. Tutto è suo… tutto mosse, tutto illuminò, tutto nutrì; egli fu la guida, l’economo, la difesa, il sostegno ovunque la Famiglia Paolina s’è stabilita.

Meritava la prima chiesa (che gli abbiamo costruito) e la bella gloria che lo riproduce, e nel suo apostolato, e nella sua paternità rispetto ai Paolini».

«Ora, passando a noi», affermava Chiara Lubich, «non è più che evidente, leggendo questo passo, il paragone fra San Paolo per i Paolini e Maria per l’Opera di Maria? Chi consideriamo noi fondatore dell’Opera se non Maria e Gesù da Lei misticamente generato? Non dice il nostro Statuto che Maria è la protettrice, il modello, la condottiera? L’"Opera di Maria" si pone sotto la particolare protezione di Maria… imitata come modello cui i membri devono uniformarsi… seguita come guida, condottiera vittoriosa nelle battaglie della Chiesa… Non vediamo forse la nostra spiritualità come il suo latte materno che nutre le nostre anime per formarvi il Cristo? E se l’Ideale è spirito suo non è anche per noi – come San Paolo lo è per i Paolini – Maria la Madre? Meritava che tutte le nostre chiese, nel senso di assemblee, riunioni, raduni, ecclesiae, la riproducessero nel suo apostolato con la nostra caratteristica testimonianza, e nella sua maternità verso tutti i membri dell’Opera e verso quanti essi avvicinano».

Chiara sottolineava poi alcune affinità tra la sua Opera e quella dell’Alberione: il lasciarsi guidare dalla Provvidenza, ad esempio, gli umili inizi, il pensare unicamente ad «un’organizzazione di scrittori, tecnici, librai, rivenditori cattolici», quindi laici, per approdare più tardi all’idea che questi «scrittori, tecnici, propagandisti dovevano essere religiosi e religiose». «Fu così anche per noi», affermava la Lubich: «Non pensavamo di dover chiedere particolari approvazioni, perché sentivamo di dover essere semplicemente cristiani… Anche noi solo più tardi abbiamo pensato ad un qualche cosa di nuovo nella Chiesa, con persone anche consacrate. Ed è bello vedere come Don Alberione pensasse sin dall’inizio ai suoi, sia presenti in questa vita come nell’altra, giacché – avendo lasciato tutto per Dio – avrebbero "ricevuto il centuplo e posseduto la vita eterna". Egli esultava considerando parte di queste anime come milizia della Chiesa terrena e parte trionfanti nella Chiesa celeste». E ancora: «Si corsero vari pericoli», sono sempre parole del Beato Don Alberione, «e di vario genere: personali, economici: accuse in relazioni scritte ed orali. Si viveva pericolosamente giornate e giornate».

Don Alberione ha sempre considerato la donna del nostro tempo associata al ministero del Sacerdote.
Don Alberione ha sempre considerato la donna del nostro tempo associata al ministero del Sacerdote.

E Chiara: «Ah! Questo essere costretti a vivere l’attimo presente, perché se si pensa al dopo sembra di morire!». Infine: «Ecco un semicieco che è guidato: e col procedere viene di tanto in tanto illuminato perché sempre possa avanzare. Dio è la luce». Così Don Alberione. E la Lubich precisava: «La nostra legge: amare per vedere, ricominciare ad amare sempre come semi-ciechi perché amando avremmo sempre trovato la luce».

Possiamo immaginare che cosa si siano detti i nostri due interlocutori incontrandosi nei giorni scorsi in Paradiso, da dove – ne siamo certi – continueranno a guidare le rispettive opere verso i traguardi da essi sognati!

Angelo Montonati

Mosaico nella Basilica di San Paolo in Roma.
Mosaico nella Basilica di San Paolo in Roma.

Profilo biografico
a cura della Redazione

Chiara Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920, seconda dei quattro figli di Luigi Lubich e Luigia Marinconz. È battezzata il giorno dopo col nome di Silvia. Sui 19 anni ha una prima intuizione della sua particolare chiamata: l’insegnamento come maestra, lo studio della filosofia all’Università, l’impegno nell’Azione Cattolica e nel terz’ordine francescano (entrando nel quale assumerà per sempre il nome di Chiara) fanno maturare in lei il desiderio di una totale consacrazione a Dio.

Durante la seconda guerra mondiale, mentre la città è bombardata, invita alcune compagne a leggere il Vangelo e a viverlo insieme, proponendo loro una spiritualità nuova, mirante a ripristinare l’unità fra tutti gli uomini. Il successo della sua proposta è immediato, perché vi aderiscono donne e uomini da ogni parte del Paese.

Il Movimento conosce una rapida espansione: nel 1948 si costituisce il primo Focolare maschile; nello stesso anno Igino Giordani, giornalista, scrittore e uomo politico decide di condividere da sposato lo spirito evangelico di Chiara, nella convinzione che ogni persona è chiamata all’amore. L’ideale dei focolarini conquista sacerdoti, religiosi, giovani, intere famiglie. L’impegno della Lubich non si ferma al solo mondo cattolico, ma si concreta nell’avvio del dialogo ecumenico con ortodossi, evangelici, anglicani e riformati, esteso poi a livello interreligioso con ebrei, buddisti e islamici. A Chiara, che si era guadagnata così il rispetto e la stima di milioni di persone in tutto il mondo, nel 1977 fu assegnato il Premio Templeton per il progresso della religione e nel 1998 il Premio europeo dei Diritti dell Uomo.

Si è spenta il 14 marzo scorso, dopo circa un mese di degenza al policlinico Gemelli di Roma, dove era stata raggiunta da una lettera di papa Benedetto XVI e visitata per un’ultimo saluto dal patriarca ortodosso Bartolomeo I.