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N. 5 maggio 2008
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TESTIMONIANZA
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VITA DELL’ASSOCIAZIONE "COOPERATORI
PAOLINI"
"Come ho incontrato
San Paolo"
"Cooperatrice paolina, fin dall’adolescenza, desidero raccontare come sono venuta a conoscenza della figura di San Paolo e della Famiglia Paolina". Sono state proprio le sue caratteristiche di apostolo che mi affascinarono, ragazzina, poco più che quattordicenne, quando durante un campeggio estivo, animato da un Assistente dell’Azione Cattolica sentii parlare in termini molto incisivi di San Paolo, mentre ero in funivia che ammiravo le vette dell’Appennino Tosco-Emiliano. L’Assistente, anche lui diverrà un "Paolino" e precisamente un Diacono dell’Istituto di San Gabriele Arcangelo. Le espressioni di Carlo, perché questo è il suo nome, continuavano ad affascinarmi e ascoltando in silenzio mentre lui parlava di Paolo con gli altri Assistenti, cercavo di capire e mi domandavo perché mai Paolo, che era un giudeo scriveva ai Romani! Quando fui più grande cominciai ad avere delle risposte, naturalmente!
I primi contatti con i Paolini Passarono gli anni, mi laureai, mi sposai, e dal momento che per diversi anni, pur volendoli, non arrivavano i figli, mi inserii a tempo pieno in Parrocchia come catechista. Fu qui che ebbi i primi contatti con le Figlie di san Paolo, perché anche loro collaboravano sia per la catechesi che per la liturgia. Devo essere sincera, all’inizio non avevo compreso bene il loro carisma, mi sembravano "suore" come le altre e non sentii la necessità di approfondire il perché della loro scelta. Fu una di loro, Suor Augusta Bernardini ( scomparsa purtroppo nel Gennaio scorso), che essendomi stata assegnata dal Parroco come collaboratrice per la catechesi dell’iniziazione cristiana, cominciò pian piano a suscitare la mia curiosità per la sua entusiasta attività apostolica. Simpaticissima e molto loquace (come chi vi scrive), dopo gli incontri di catechesi si fermava a parlare con me e cominciò a raccontarmi la sua intensa e avventurosa vita apostolica nella lontana terra del Giappone. Ne rimasi affascinata, ed ecco che quel Paolo che avevo incontrato tra le vette dell’Appennino, lo ritrovavo "inquieto" e "insuperabile" in questa Figlia di San Paolo. Nel dopoguerra infatti, insieme a delle Consorelle si era imbarcata sulle navi che certamente non erano quelle da crociera, e aveva attraversato l’Oceano per annunciare Cristo in una terra dalla cultura e dalle antiche tradizioni orientali che presentava oltretutto una grandissima difficoltà dovuta alla lingua che niente aveva in comune con la nostra. Ma la fiducia in Dio, la gioia e la certezza che lo Spirito accompagna coloro che annunciano Cristo, le avevano permesso di fondare le prime comunità paoline in Giappone!!! Ed io? E noi? Cominciai ad esaminare la mia vita insieme a Giovanni, lo sposo che il Signore ha messo al mio fianco, e cominciammo a renderci conto di come dovevamo reputarci fortunati di aver avuto Cristo con noi fin dall’inizio della nostra vita. Dovevamo esprimere questa nostra gioia e cominciare a non lamentarci più delle difficoltà che spesso incontravamo nell’ambiente di lavoro e parrocchiale perché siamo deboli e soggetti a sbagliare. Chi aveva annunciato Cristo in Giappone, aveva avuto ben altre preoccupazioni! Seguì un periodo di conoscenza e approfondimento della Famiglia Paolina e del Fondatore Don Giacomo Alberione che con lo spirito di Paolo, sentiva l’urgenza di annunciare Cristo con i mezzi di comunicazione sociale.
I primi passi verso il servizio e la collaborazione Fu così che umilmente misi a disposizione la mia penna per le testate Diocesane e cittadine e la mia voce per la radio locale. Allo stesso tempo, il Vescovo Mons. Alberto Ablondi, mi introdusse nell’Ufficio Ecumenico e del Dialogo Interreligioso della Diocesi, perché come Paolo diventassi una donna di ascolto e di dialogo. Infatti le numerose realtà confessionali nella città di Livorno, richiedevano una presenza significativa e fattiva che rispondesse alla famosa Enciclica Ut unum sint di Giovanni Paolo II. In ambito ecumenico avrei poi incontrato persone che con me e Giovanni sarebbero anche loro entrate a far parte dei Cooperatori Paolini. Come San Paolo, anche la mia vita ebbe una svolta decisiva: dopo dieci anni di matrimonio, inaspettatamente mi ritrovai in dolce attesa di Ester che però per volere dei luminari della scienza, non avrebbe dovuto veder la luce perché secondo le loro sicure diagnosi, aveva una malformazione che non permetteva alla gravidanza di giungere a termine; nel caso contrario essa avrebbe avuto una vita molto difficile. Un dono dal cielo Con Giovanni, rimettemmo tutto nelle mani del Signore e dopo nove mesi ci ha regalato una splendida creatura che ora ha 19 anni e fra qualche mese conseguirà la maturità classica. Anche questa volta il Signore era stato grande e misericordioso con noi; come essere a Lui grati? Quando Ester fu più grande, decidemmo con molto umiltà e trepidazione di entrare a far parte della grande Famiglia Paolina e poter insieme ad essa annunciare le meraviglie del Signore. Quanta strada da quel 1997! Quanti incontri! Quante persone della Famiglia: sacerdoti, suore, laici che sono stati e sono tuttora esempi luminosi di un percorso che con loro cerchiamo di fare insieme per annunciare Cristo Via Verità e Vita.
Molte sono state le iniziative che come Famiglia Paolina abbiamo cercato di fare insieme unendo le specificità di ciascuno per poter esser meglio efficaci nell’apostolato. Abbiamo organizzato mostre, incontri, concerti, attività teatrali, visita alle carceri, rispondendo a coloro che ci chiedevano di dare il nostro contributo e tuttora, anche nelle iniziative che sono specifiche dei Cooperatori, facciamo in modo che la Famiglia Paolina sia sempre presente. Solo quando si è uniti possiamo progredire e certamente è questo quello che il Beato Don Alberione desidera! L’ut unum sint giovanneo, è il principio ecclesiologico per eccellenza se, come ci dice Paolo, dobbiamo dare ed essere testimonianza del "Corpo di Cristo". Tra poco si aprirà l’"Anno Paolino" e insieme a mio marito Giovanni e ai Cooperatori ci sentiamo chiamati a riprendere con slancio e gioia la nostra missione apostolica. Come l’Apostolo si ripeteranno le sconfitte e le umiliazioni, ma anche i successi. Questi però si realizzeranno solo quando potremo dire: "non sono più io che vivo ma Cristo vive in me". Lo Spirito del Signore ci illumini e ci accompagni sempre nel proseguo di questa meravigliosa avventura! Monica Leonetti |
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