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N. 6 giugno 2009
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CARISMA
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SEMINARIO
INTERNAZIONALE SU SAN PAOLO
SAN PAOLO: PADRE,
MODELLO E FONDATORE
Giunti da tutto il mondo, 73 paolini e paoline, si sono trovati ad Ariccia per approfondire e interrogarsi sulla figura e sull’attualità dell’Apostolo delle genti per la Famiglia Paolina e per il mondo di oggi. Si è svolto dal 19 al 29 aprile presso la Casa Divin Maestro di Ariccia il "Seminario Internazionale su San Paolo". Erano presenti ben 73 membri della Famiglia Paolina provenienti da tutto il mondo: 44 Paolini, 17 Figlie di San Paolo, 5 Pie Discepole, 3 Pastorelle, 2 Apostoline, 1 Annunziatina, 1 Gabrielino. Tutti insieme, dunque, interpreti ed eredi della tradizione comune, che ha ormai quasi cento anni di tradizione, per camminare verso una maggiore e condivisa comprensione del carisma. Ripartire da Paolo, dunque, per comprendere meglio il carisma, e riandare alle fonti, che significa anche vivere in fedeltà creativa al carisma del beato Alberione, come ha ricordato aprendo il Seminario, don Silvio Sassi, Superiore Generale della Società San Paolo, nella Messa celebrata nella Sottocripta del Santuario Regina degli Apostoli presso la tomba del Fondatore.
I TRE MOMENTI DEL SEMINARIO Il Seminario era suddiviso in tre parti: la prima di carattere esegetico-teologico, ha cercato, con l’aiuto di insigni esperti delle Lettere e della teologia di Paolo, provenienti da USA, Inghilterra, Spagna e Italia, di enucleare le caratteristiche specifiche dell’azione pastorale e dell’esperienza di fede di San Paolo, specie tenendo conto che la sua missione ebbe come destinatarie "le genti", cioè i pagani. Il "ponte" verso la seconda parte del Seminario è stato gettato dal prof. Andrea Riccardi, che ha parlato di un Paolo debole per abbattere le barriere culturali del tempo. Poi, animati dai contributi di alcuni Paolini e Paoline, ci si è avventurati nella seconda parte, che ha affrontato le modalità con cui il Primo Maestro comprese e attualizzò la figura di San Paolo per l’opera che il Signore gli aveva affidato. Questa parte di studio si è conclusa con un intenso momento di spiritualità: il pellegrinaggio con tutta la Famiglia Paolina alla Basilica San Paolo e con la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal card. Giovanni Lajolo.
La terza parte, infine, ha inteso entrare nel vivo della nostra missione: come attualizzare l’Apostolo delle genti per i Paolini e le Paoline di oggi. Dopo le relazioni di vari confratelli e consorelle tenute nel corso di tre mattinate, tutti i partecipanti si sono riuniti nel pomeriggio suddivisi in gruppi per aree linguistiche al fine di far tesoro del copioso materiale e delle tante suggestioni ricevute. Dunque discutere, condividere e convergere nel dichiarato tentativo di delineare alcuni principi che possano incidere sull’apostolato, sui destinatari e sulla spiritualità. Il risultato di tale sforzo, che è solo una sintesi delle tantissime idee e proposte concrete emerse, è stato distillato nel messaggio finale, inviato a tutti i fratelli e le sorelle come segno di condivisione e comunione spirituale.
SAN PAOLO: UNA FIGURA, TANTI APPROCCI di Vincenzo Vitale La prima parte del Seminario è stata dedicata all’esplorazione
della figura e del pensiero di San Paolo. Attraverso una pluralità di
approcci, è emerso come Paolo sia un personaggio ricco di sfaccettature
e come il suo pensiero si presti a molte letture, talvolta anche
contrastanti tra di loro. Questo significa certamente grande ricchezza
da parte dell’apostolo, ma richiede anche capacità di critica nell’ascoltare
le varie proposte e nell’orientarvisi. CHI ERA SAULO DI TARSO? – Un primo quadro d’apertura è stato tracciato dal prof. Francesco Bianchini, con la relazione "Alla ricerca dell’identità di Paolo. Paolo secondo se stesso e secondo gli altri". Chi è Paolo e su quale sfondo culturale occorre inquadrare la sua ricca personalità? Il relatore ha messo in luce come Paolo si caratterizzi per la sua "pluriappartenenza". Egli è un personaggio, che oggi diremmo globalizzato, dato che appartiene contemporaneamente alla cultura greco-ellenistica, alla cultura (e religione!) ebraica (aspetto rivalutato appieno solo dagli anni ‘80), all’impero romano e alla primitiva Chiesa cristiana (soprattutto di Antiochia). Il prof. Bianchini ha poi presentato, partendo da passi delle sue lettere, il modo in cui Paolo parla di se stesso: non per fare aubiografia ma per parlare del Vangelo. La sua biografia diventa occasione di annuncio del Vangelo.
L’impalcatura che sorregge e permea tutto il pensiero di Paolo è la sua scoperta di Cristo come Messia e Signore, il nostro Salvatore: la fede scandalosa in un Signore (Kyrios) crocifisso, con la cui risurrezione sono iniziati i tempi ultimi e definitivi, ma anche una nuova identità antropologica. Che riguarda ormai tutti, sia i Giudei che i Gentili, che per "favore" divino sono stati messi su un piano di parità con i primi. L’accesso a Dio non è più dato dalla Legge ma dalla fede in Cristo. Questo è il motore segreto dell’evangelizzazione che Paolo porta nel mondo pagano del Mediterraneo. Penna ha poi esaminato, in rapida sintesi, come la cristologia e la soteriologia di Paolo lo portino a ripensare l’ecclesiologia e l’escatologia.
Nella prima relazione, "Chi pensava di essere Paolo?", Dunn ha affrontato il tema dell’identità di Paolo, in rapporto al giudaismo e in rapporto a Cristo. Nella seconda ("Apostolo o apostata?") ha riflettuto a lungo sul titolo con cui caratteristicamente Paolo presenta se stesso in apertura delle lettere, appunto quello di apostolo, primariamente a servizio del Vangelo e in modo specifico per i Gentili. La terza parte, "Il Vangelo: per tutti quelli che credono", è stata dedicata ai grandi temi della fede in Cristo e della giustificazione. Infine ha concluso con il tema "La Chiesa: l’ecclesiologia
trinitaria di Paolo", una sostanziosa riflessione ricca anche
di risvolti ecumenici. Sono state molto apprezzate la chiarezza e la
ricchezza di provocazioni, che il prof. Dunn ha saputo lanciare anche in
ordine alla vita attuale della Chiesa. Dal prof. Neil Elliott è venuto un approccio forse nuovo per molti partecipanti. Che ha presentato nei suoi due interventi su "Paolo tra Gerusalemme e Roma: una comprensione politica del suo apostolato" e quindi su "Liberare Paolo: l’evangelizzazione paolina all’ombra dell’impero". La chiave di lettura dello studioso americano considera lo sfondo politico che fa da contesto alle lettere di Paolo, proponendo una lettura che sottolinea la contrapposizione ai valori dominanti e all’ideologia dell’impero romano. Alla potenza e violenza dell’impero Paolo contrappone il Cristo crocifisso, proponendo l’immagine di un Dio che sta dalla parte degli oppressi: un approccio vicino alla teologia della liberazione e che presenta tratti interessanti, benché forse unilaterali, del messaggio paolino. Vincenzo Vitale
SAN PAOLO "PADRE" DELLA FAMIGLIA PAOLINA di Stefano Stimamiglio
Riccardi ha prima voluto smascherare il tentativo di Nietzsche di separare Gesù da Paolo, che proponendo nelle sue lettere un cristianesimo universale fondato sulla debolezza, lo avrebbe tradito il primo riducendolo a pallido Messia di una religione universale. Si sarebbe aperta così la strada a una religione sottomessa alla tirannide dei sacerdoti a discapito di quel "sano" paganesimo fondato sul dominio dei forti e dei saggi. Ma la debolezza del cristianesimo è la debolezza di Cristo prima e di Paolo poi. Quest’ultimo, anzi, è stato chiamato a essere «comunicatore del Vangelo» per abbattere con la debolezza della sua predicazione i muri che esistevano tra le diverse culture. La debolezza si trasforma così in pace e anzi diventa per il Paolino un’autentica chiamata, che «si realizza con l’amore per l’altro diverso da me, con la comunicazione vitale della fede, con la presenza di una piccola comunità cristiana». Di qui l’appello a un ritorno a Paolo per costruire insieme una "pace preventiva".
Il Primo Maestro ha cercato e trovato nel grande Apostolo tanto la spiritualità adeguata alla missione specifica dell’apostolato stampa, cioè una santificazione che avviene nella personale "cristificazione" (Gal 2,20), quanto la stessa natura dell’apostolato delle edizioni, che è la forma della nuova evangelizzazione avente pari dignità rispetto a quella orale. Il Fondatore si è ispirato a una visione globale di Paolo, che seppe unire contemplazione e azione utilizzando anche collaboratori, fra cui molte donne, per annunciare il Vangelo. Ne è risultato un progetto globale, che vede la missione della stampa associata all’apostolo, il quale è da cercare e formare per «renderlo capace di vivere e operare in comunità». Don Sassi ha concluso che il beato Alberione ha aperto a tutti gli stati di vita della Chiesa la predicazione scritta e ha riunito tutti gli istituti in un "corpo sociale", la Famiglia Paolina, con una comune spiritualità che permette una convergenza di tutti gli apostolati «nella misura in cui porta ad agire con i contenuti della fede elaborata da San Paolo e il suo metodo apostolico».
Dal punto di vista teologico Paolo si fa interprete di un universalismo certamente "quantitativo", con la fondazione di numerose comunità in mezzo a culture molto diverse tra loro; ma egli opera anche una straordinaria operazione di tipo "qualitativo", svincolando Cristo dall’ambiente nativo giudaico per renderlo fermento di vita nuova per tutti i popoli e i tempi. Paolo, poi, da autentico mistico, visse relazioni di grande affetto e
umanità con le persone che lo circondavano, facendo della sua autonomia
economica un punto centrale su cui puntellare la stessa vita apostolica.
Inoltre dava una grande importanza alla vita in comune con chi, a vario
titolo, collaborava con lui e aveva un rapporto sereno e di fiduciosa
collaborazione con molte donne. Tutte caratteristiche che si
riscontrano, "mutatis mutandis", anche nell’opera
fondazionale del beato Alberione. Suor Cristina Cruciali pddm, ha intrattenuto l’assemblea raccontando la storia e soprattutto l’arte del Tempio di San Paolo di Alba con una lunga sequenza di immagini proiettate in sala. Tra le tante opere suor Cristina si è molto soffermata sulla "Gloria di San Paolo", affidata al maestro Audagna nel 1942. ESSERE SAN PAOLO VIVO OGGI – L’ultima
parte del Seminario, concentrata in tre giorni, ha visto le relazioni
tenute al mattino alternarsi ai gruppi di riflessione pomeridiani. Il
focus si è spostato sullo specifico dell’azione pastorale del Paolino
come comunicatore nella Chiesa di oggi. Don Ricardo Ares ssp ha svolto un’ampia e dettagliata disamina delle numerose sfide aperte per l’apostolato paolino nel tempo presente, alla luce della strategia di Paolo e dei documenti ecclesiali dei vari Sinodi continentali.
Don Giusto Truglia ssp, membro del CTIA e vicedirettore di Famiglia Cristiana, ha enucleato i nodi fondamentali della nostra missione mettendoli in relazione alla spiritualità paolina, collegamento a volte oggetto di fatiche o di malintesi.
Don Vincenzo Marras ssp ha tra l’altro richiamato il
rischio, inseriti come siamo nella cultura odierna, di impoverire le
motivazioni di fede che fondano il nostro apostolato. Infine suor Regina Cesarato, biblista e Superiora Generale delle Pie Discepole, ha sottolineato nella sua ampia relazione come la vocazione paolina sia insieme una grande grazia e una chiamata all’apostolato. Il Seminario si è concluso con la relazione del Superiore Generale don Silvio Sassi, che ha richiamato tutti a formulare la propria interpretazione di Paolo, proprio come fece l’Alberione, per «essere, con l’unica spiritualità, con l’evangelizzazione nella comunicazione e con gli altri apostolati convergenti "San Paolo vivo oggi"». Stefano Stimamiglio |
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