|
N. 6 giugno 2009
|
STORIA
PAOLINA
Il Signor Teologo e
Pinotu
Giovane sacerdote don Alberione viene inviato a Narzole. Qui incontra il futuro Signor Maestro e lo aiuterà a divenire prete sostenendolo economicamente e spiritualmente. Ormai Sacerdote don Alberione non abbandonò gli studi, ma secondo il consiglio del canonico Chiesa, frequentò il collegio Teologico di San Tommaso d’Aquino di Genova. Il 17 dicembre del 1907 ottenne la licenza in teologia e nel 1908 la laurea. Da allora fu da tutti chiamato il "Signor Teologo". In quello stesso anno fu mandato dal Vescovo a Narzole. "Entrata nel S. Ministero: il 17 maggio 1908". Questa data è stata scritta da don Giacomo Alberione in un libretto intitolato: "Gli anniversari del seminarista e del prete". Essendovi nello stesso libretto una meditazione per ogni anniversario certamente, all’occorrenza, vi si è soffermato. Forse per questo, in seguito, raccomanderà spesso di fare memoria dei sacramenti ricevuti, in particolare del Battesimo e della Cresima.
Tra buona volontà e poca salute. Il ministero cui fu destinato don Giacomo Alberione (prete da poco meno di un anno) era quello di collaboratore del parroco a Narzole, piccolo comune confinante con Cherasco (CN). Vi era arrivato con una volontà di bene che non conosceva ostacoli, ma con una salute che gli imponeva limiti. La gente che lo vedeva per la prima volta era colpita specialmente dalla sua magrezza. Ma ben presto l’Alberione si guadagnò le simpatie di tutti i parrocchiani per il suo modo di celebrare, di predicare, di confessare, per il suo contegno edificante e l’amore che dimostrava per i piccoli… Il breve soggiorno a Narzole fu la circostanza, certo predisposta dalla Provvidenza, per l’incontro tra l’Alberione e "Pinotu", come veniva chiamato dai suoi Giuseppe Giaccardo. Incontro tra chi sarebbe stato il Fondatore della Famiglia Paolina con il suo primo figlio spirituale, il suo futuro più valido e intimo collaboratore, il suo primo Vicario Generale, il Paolino "fedelissimo tra i fedeli", come ebbe a definirlo l’Alberione stesso, e il primo beato della stessa Famiglia Paolina.
Il piccolo Giuseppe Giaccardo. Pinotu si distingueva per la sua devozione a Maria SS.ma. A sei anni, per una gravissima malattia, rischiò di perdere la vita. I genitori, persa ogni speranza umana, ricorsero alla Vergine con una fiduciosa novena. In breve il bambino guarì e nella famiglia crebbe ancor più l’amore e la fiducia in Maria. "Tutto era sempre vissuto sotto lo sguardo di Maria, con il suo aiuto. Ella fu il segreto della sua ascesa", come attesta Giuseppe stesso, parlando in terza persona. Pinotu a quattro anni frequentò l’Asilo presso le Suore di Sant’Anna che ricorderà con viva riconoscenza per il molto bene ricevuto e che, ormai chierico in Seminario, all’inizio e al termine delle vacanze, non mancherà mai di recarsi per riverire Sr. Placida, maestra dell’Asilo e Sr. Callista, maestra della prima elementare. I suoi maestri durante le scuole elementari furono: in seconda, la maestra Monchiero; in terza, il maestro Andrea Testa che ebbe grande influenza su di lui e con il quale conserverà un particolare rapporto di amicizia e di riconoscenza che coltiverà, anche nel tempo, attraverso incontri o per corrispondenza; in quarta e quinta, il maestro Silvestro Isaia.
Un incontro decisivo. A Narzole, una domenica sera, alla fine di maggio, si doveva fare la chiusura del mese di Maria in due cappelle campestri. Don Alberione, al ritorno, è circondato da un nugolo di ragazzini e domanda: Dite un po’: non c’è nessuno di voi che vuol farsi prete? Risponde prontamente Pinotu:
In quel tempo occorrevano 300 lire l’anno, di cui la famiglia non disponeva. Ma chi poteva aiutare Pinotu era lì presente, con il suo grande cuore paterno e sacerdotale, aperto per venirgli incontro, certo senza poter prevedere gli sviluppi futuri del suo gesto generoso. Si rivela anche qui la guida di un filo provvidenziale, come fu sottolineato da Don Alberione stesso. Finalmente in una splendida mattina di sole, Pinotu andò ad Alba, in seminario, accompagnato dal babbo, seguito dallo sguardo e dal cuore della mamma, che chiedeva piangendo al Signore la grazia di non chiudere gli occhi prima che suo figlio celebrasse la prima Messa: e il Signore la esaudì.
Arriva il "maestro Giaccardo". Già nel finire del 1916, nella novena all’Immacolata (che Giuseppe amava chiamare "la Madonna della luce"), l’orientamento verso la nuova vocazione si era venuto chiaramente determinando. Ma il vero e proprio anno di luce fu il 1917. Nel febbraio di quell’anno, durante la novena della Madonna di Lourdes, egli poté esprimere tra le sue annotazioni la gratitudine a Gesù e a Maria per la chiarezza avuta circa la sua vocazione e quindi entrare a far parte della Famiglia Paolina. L’incontro tra il padre e ilfiglio, già chierico, si risolse in un giocondo grazie a Dio e alla Vergine. Dopo le orazioni della sera, Don Alberione, che soleva radunare i giovani per dir loro una buona parola o continuare le lezioni, presentò loro il chierico Giuseppe Giaccardo e gli diede il nome di "Maestro". Mercedes Mastrostefano
|
||
|
|
|||