| ANCHE NOI COME LORO Liturgia della Parola: Ap 7,2-4.9-14;
Sal 23; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12
Alcuni pensieri sulla festa dei Santi,
in particolare sulla Santità.
«E infine, e in più (!) bisogna
essere un santo. Bisogna essere un santo ossia niente che
non sia (o non possa essere) orientato verso ciò che è
meglio di noi o meglio del giorno prima» (Paul Valery).
Parlare di santità significa proprio
parlare di ciò che saremo «infine». Santità
dice orientamento verso, vocazione, chiamata. «Noi fin
d'ora siamo figli di Dio»,
ma siamo ancora in cammino verso «ciò che saremo».
Santità allora potrebbe tradursi
così: «Diventa ciò che sei». Siamo già figli di Dio,
siamo già risorti con Cristo, siamo già salvati, ma
allo stesso tempo siamo chiamati ogni giorno a fare un
passo in più, in una tensione infinita,
affinché la nostra vita concreta sia sempre più in
sintonia con la nostra realtà di redenti.
La santità diventa allora sia il
frutto più maturo del dono di grazia che continuamente
riceviamo dal Signore, sia il risultato del nostro lavoro
di purificazione da tutto ciò che sa di meschinità, di
mediocrità e di bassezza.
I Santi, ieri come oggi, sono coloro
che «hanno lavato le loro vesti col sangue
dell'Agnello»: uomini e donne che hanno rivissuto la
Pasqua di Cristo nel suo senso più profondo, donando con
gioia e riconoscenza la propria vita al Padre ai
fratelli.
Pierluigi Voghera
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