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n. 1 GENNAIO 2007

Sommario

EDITORIALE
Alla ricerca del senso tra tenerezza e stabilità
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Coniugare affetti e legami
CARMELO VIGNA

apep00010.gif (1261 byte) Amarsi non è solo "stare insieme"
ANNA BERTONI

apep00010.gif (1261 byte) Crescere tra emozioni e regole
SONIA RANIERI

apep00010.gif (1261 byte) Adolescenza: "slegami" in libertà
GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Un equilibrio da mantenere nel tempo
MARTA BONADONNA

DOSSIER
Storia e valori del Centro "La Famiglia"
GIGI AVANTI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Due logiche differenti
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Intrecci di sentimenti passeggeri
MARCO DERIU

Immaginazione per crescere
ORSOLA VETRI (a cura di)

MATERIALI & APPUNTI
Tre figli e più: Italia e Francia a confronto
ISTAT (a cura di)

CONSULENZA GENITORIALE
La morte dell'impiegato
ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Lavoratori maturi e disoccupati
AURELIO DE LAURENTIIS

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Sostenere i nuclei monoparentali
STEFANO STIMAMIGLIO E ORSOLA VETRI

IL CISF INFORMA
Un nodo cruciale nella rete dei servizi

LIBRI & RIVISTE

 

MASS MEDIA & FAMIGLIA - UN NEMICO DAL QUALE DIFENDERCI?

Intrecci di sentimenti passeggeri

di Marco Deriu
(docente di Etica e deontologia della comunicazione Università Cattolica di Milano)
 

L’importanza della televisione nella nostra vita è nota. Interessante però è vedere come da qualche tempo i programmi, in buona parte innovativi, sembrino imporre l’agenda delle nostre emozioni. E quello che è giusto o no fare.
  

C'erano una volta due persone unite da un solido legame di affetto. Un brutto giorno, un drammatico evento imprevisto determinò un brusco allontanamento tra loro e mise a dura prova la relazione. Pian piano, dopo vari colpi di scena, le due persone riuscirono a riavvicinarsi e a ricostruire il legame affettivo più forte di prima. E vissero tutti felici e contenti... È questo il classico canovaccio narrativo di molte storie che parlano di amore, amicizia o rapporti parentali. Nella vita non sempre è così, ma questo poco importa a chi elabora un racconto e sceglie di far trionfare sempre il lieto fine.

Le vicende legate alla declinazione degli affetti e alle molte emozioni che essi possono suscitare sono da sempre un argomento tra i più sfruttati non soltanto dalla narrativa ma anche dai media. Il cinema ha scoperto presto le potenzialità della commedia sentimentale, codificandola fin da subito come un genere forte e ricalcando, evidentemente, il citato schema. Anche la televisione, prima negli sceneggiati e poi nelle fiction oggi tanto di moda, ha ampiamente utilizzato l’intreccio tradizionale: situazione di partenza, evento che rompe l’ordine precostituito, riconquista e rafforzamento del legame affettivo che era entrato in crisi.

Si è andati avanti con questo genere di narrazioni e di rappresentazioni mediatiche per un po’ finché, a un certo punto, qualcosa è cambiato. E non è stato un mutamento di poco conto. Nella produzione cinematografica e televisiva di questi nostri tempi si assiste a una crescente offerta di film, fiction, reality show, situation comedy, talk show e altri prodotti in cui ciò che prima era l’eccezione diventa la regola e in cui – ancora più evidentemente – vengono ridefiniti i confini di quel concetto di "normalità" che per lungo tempo i media hanno rappresentato. Le produzioni propongono oggi la connotazione sempre più forte dei legami fragili e transitori come situazioni naturali.

Seguendo le suggestioni del cinema, si evidenzia il passaggio da L’amore è una cosa meravigliosa (Henry King, 1955) a L’amore è eterno finché dura (Carlo Verdone, 2003) in un senso che non è soltanto metaforico. Dentro la parabola sintetizzata da questi titoli sta la mutazione del valore assegnato dal senso comune agli affetti e al modo di viverli. In un’epoca come la nostra, segnata da un crescente relativismo che ha pesanti ricadute anche dal punto di vista delle declinazioni valoriali, anche nella rappresentazione si privilegiano le emozioni momentanee e i sentimenti passeggeri.

"Un medico in famiglia": i Martini.
"Un medico in famiglia": i Martini.

La Tv, grande protagonista

A offrire gli spunti di riflessione più interessanti è il piccolo schermo. La televisione si propone come grande narratrice di affetti e vicende sentimentali. Se nella fiction il rapporto fra mariti e mogli o fra genitori e figli è da sempre argomento che alimenta la produzione televisiva, nell’ultimo periodo si è affermata la rappresentazione di famiglie segnate da relazioni affettive sempre più insolite, sempre più "allargate" e sempre più fragili. Si possono citare gli esempi di Un medico in famiglia e I Cesaroni, in onda rispettivamente su Raiuno e su Canale 5.

Un medico in famiglia presenta non pochi elementi che danno la misura di un cambiamento di atteggiamento nella percezione e nel vissuto dei legami affettivi. Le vicende della famiglia Martini, protagonista della serie, fanno perno intorno alla figura del nonno Libero, interpretato da Lino Banfi, che assume di fatto le funzioni genitoriali (soprattutto quelle paterne) verso tre bambini i quali, negli anni, diventano ragazzi e poi giovani. Il loro padre biologico, Lele (Giulio Scarpati), è un medico che ha lasciato la dimora famigliare per dedicarsi a una missione di carattere umanitario dall’altra parte del mondo, insieme alla cognata, sorella della moglie morta a causa di una malattia.

Intorno a questo nucleo famigliare ruotano altri personaggi: la nipote grande ha un fidanzato che vive nella stessa casa; tra i colleghi di Lele che di tanto in tanto fanno visita, una ragazza cresce il figlio insieme a un amico omosessuale; con i Martini c’è anche un altro nipote del nonno perché la madre sta con un bambino nero avuto da un altro uomo, in seguito scomparso; il ragazzo instaura un legame affettivo con una assistente sociale, inviata dal Comune per verificare la stabilità psicologica e affettiva del gruppo.

I Martini rappresentano una famiglia allargata, unita da legami di tipo nuovo e "postmoderno", raffigurata secondo una visione diversa da quella classica. Nonostante la potenziale confusione e il viavai affettivo, tutti sorridono contenti e c’è una grande complicità di fondo. Ma certamente i tratti e le tipologie di legame rappresentate non sono all’insegna della "normalità" cui siamo abituati.

Il pubblico televisivo ha mostrato di apprezzare questo genere di famiglia. Chissà se l’interesse degli spettatori è dovuto a meccanismi di immedesimazione oppure alla curiosità di vedere come funziona un modello di vita famigliare evidentemente diverso dal proprio.

Anche la famiglia Cesaroni, protagonista dell’omonima serie in onda dallo scorso settembre sulla rete ammiraglia di Mediaset, è di quelle particolari. La serie nasce da un format spagnolo ("Los Serrano"), che Mediaset ha copiato e riadattato per il pubblico italiano. I principali protagonisti sono Claudio Amendola ed Elena Sofia Ricci, nelle parti di Giulio Cesaroni e Lucia Liguori. I due si innamorano di nuovo a distanza di anni, dopo che lui è rimasto vedovo e lei ha divorziato dal marito. È Lucia a trasferirsi nella casa di Giulio, dopo averlo incontrato fortuitamente a un semaforo per le strade di Roma. Ciascuno dei due ha figli a carico: tre maschi per Giulio, due femmine per Lucia. E così dal ricongiungimento sentimentale scaturisce una famiglia allargata composta da sette persone, a cui di tanto in tanto si aggiungono, con le loro incursioni che creano sempre un po’ di scompiglio, Cesare (Max Tortora), il fratello di Giulio, e Gabriella (Rita Savagnone), la madre di Lucia.

Qui, lontano dalle tinte pastello di Un medico in famiglia, non c’è traccia del buonismo che pervade azioni e parole dei Martini; si assiste, anzi, a una serie di provocazioni che, a partire dal linguaggio volgare e dal frequente uso di parolacce da parte di Giulio e del suo clan maschile, mettono alla prova l’educazione e i modi garbati di Lucia e delle sue compite figliole. Tra queste e i figli di Giulio si instaurano legami che, pur essendo inizialmente vissuti come forzati (i ragazzi, in fondo, subiscono il riavvicinamento sentimentale dei rispettivi genitori), con il tempo si rafforzano, pur sempre oscillando fra la diffidenza e l’attrazione, tra una cortesia inattesa e un dispetto del tutto evitabile.

Una declinazione specifica, data l’età dei cinque ragazzi, è dedicata al rapporto tra la famiglia e la scuola, luogo dove le ragazze e i ragazzi vivono legami di amicizia che spesso appaiono come compensativi rispetto agli affetti incompleti e contrastanti vissuti in casa. Ma è anche il luogo in cui il legame tra pari e la forza del gruppo permettono ai giovani protagonisti di esprimersi per quello che sono e dare il meglio – o il peggio, a seconda dei punti di vista – di sé.

La scelta di Claudio Amendola ed Elena Sofia Ricci come protagonisti potrebbe non essere casuale: nella vita privata di entrambi gli attori il concetto di famiglia mista è ampiamente praticato, tra prime mogli, ex mariti, figli di primo e di secondo letto. Chissà se in forza di questa loro condizione gli attori hanno fatto meno fatica a entrare nella parte.

Un altro filone di produzione della fiction è dedicato ad alcune categorie professionali: medici, carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco. Qui i protagonisti riescono a garantire un epilogo positivo ai casi che affrontano soltanto quando sanno rinunciare a una parte della loro professionalità e riescono a sostituire, almeno per un momento, i ferri del mestiere (armi o bisturi che siano) proprio con la forza degli affetti: di solito sono i legami tra i componenti di una stessa squadra investigativa o di una medesima équipe medica a garantire il successo professionale del gruppo e dei singoli. Come a dire che là dove non arriva la preparazione professionale può sempre arrivare, in modo risolutivo, il cuore.

Non sono una novità i legami nati sotto i riflettori; i sentimenti in molti casi finiscono per unire tra loro i colleghi. Ne sono un esempio gli amori tra Pino Insegno e Roberta Lanfranchi, Paola Barale e Raz Degan, Maddalena Corvaglia ed Enzo Iacchetti, Fabrizio Frizzi e Carlotta Mantovan, finalista a Miss Italia nel 2001 (che, per inciso, ha almeno una ventina d’anni in meno di lui, come pure avviene per la coppia Corvaglia-Iacchetti).

I "Cesaroni", famiglia allargata le cui vicende sono andate in onda da settembre 2006 su Canale 5.
I "Cesaroni", famiglia allargata le cui vicende sono andate in onda da settembre 2006 su Canale 5.

Nuove agenzie matrimoniali

Ma il mezzo televisivo non si limita a questo. Sempre più frequentemente crea unioni, le "benedice", le segue nella loro evoluzione e ne documenta la lieta (o triste) fine. Se qualche anno fa nel Gioco delle coppie prevaleva l’aspetto ludico e i protagonisti miravano più a vincere il viaggio in premio che a trovare il loro partner ideale, oggi la funzione di agenzia matrimoniale della televisione è affidata a trasmissioni come Uomini e donne, creatura della premiata ditta costituita da Maria De Filippi e Maurizio Costanzo, che costruisce a tavolino coppie di aitanti giovanotti e ragazze che aspirano alla fama, che si conoscono, si frequentano, si innamorano, si fidanzano e magari si lasciano sotto gli occhi delle telecamere.

Un cerotto ai legami rotti

Per restare "in famiglia", non si può non citare (a malincuore) C’è posta per te, programma che si pone l’obiettivo di ricostruire legami che il tempo o l’odio hanno rotto e che soltanto grazie all’intervento decisivo – e assai impiccione – delle telecamere vengono ricomposti sotto i riflettori, generalmente sanciti da lunghi abbracci e copiose lacrime. Possibile che per recuperare l’affetto per un genitore, un figlio o un amico sia necessario chiedere alla De Filippi di stanarlo attraverso portalettere posticci e sfacciati inviti in trasmissione?

I reality show sono un ulteriore serbatoio di legami. Il Grande Fratello, per esempio, ha prodotto almeno un amore per ogni edizione: Pietro Taricone e Cristina Plevani nella prima, Mascia e Alessandro nella seconda, Claudia e Andrea nella terza, Katia e Ascanio nella quarta...

Sulle sabbie dell’Isola dei famosi è nato il legame tra Dj Francesco e Aida Yespica, mentre nell’ultima edizione – nonostante gli sforzi degli autori e l’impegno personale della conduttrice Simona Ventura – non ha avuto un lieto fine la storia tra Sara Tommasi e Luca Calvani, poi vincitore del gioco.

Anche la pedana di danza di Milly Carlucci e del suo Ballando con le stelle (Raiuno) ha saputo creare nuove coppie fra le star e i loro istruttori. Si veda, tanto per citare un caso, il legame tra Massimiliano Rosolino e Natalia Titova (che durante la competizione sembra aver piantato in asso il suo fidanzato, ballerino e istruttore di Eva Grimaldi nel programma), che pare vada oltre la complicità e l’affiatamento richiesti per riuscire a ballare in due.

La televisione come "macchina degli affetti" offre un ultimo spunto di riflessione. In questa declinazione, il mezzo televisivo non è più soltanto uno strumento che rappresenta le tipologie di affetti o che prova a costruire nuovi legami, ma è un oggetto che richiede al pubblico un investimento affettivo.

L’esperienza di fruizione soggettiva dello spettatore, in fondo, è costruita sull’esistenza di un legame tra lui e il mezzo che non di rado assume anche una declinazione emotiva, oltre che utilitaristica o ludica. La Tv cerca di riprodurre le modalità della comunicazione interpersonale e chiede, quindi, di accettare una vera e propria relazione, che eccede il semplice patto comunicativo tra emittente e spettatore. A quest’ultimo sono richiesti crescenti investimenti affettivi laddove le trasmissioni portano in scena sempre più spesso i sentimenti e le emozioni, chiedendo a chi guarda un’adesione empatica a quanto viene rappresentato.

Del resto, la televisione ha bisogno del nostro personale affetto, per provare a instaurare con ciascuno di noi quel legame che nelle rilevazioni Auditel si trasforma in un dato di ascolto. E che, come tale, può essere rivenduto in forma di contatto agli inserzionisti pubblicitari.

Marco Deriu
   

DAL PICCOLO SCHERMO
CHE FAMIGLIA BANALE

Non ci sono famiglie ricomposte, fratellastri che si innamorano, nuclei allargati, padri vedovi che si sposano con la zia e nonni che tengono su tutta la carretta. I Ferrucci di Raccontami (Raiuno) sono la famiglia più banale che ci sia: padre, madre, tre figli, nonna e zia zitella. Ma per rappresentarla hanno dovuto tornare indietro negli anni ’60 forse perché nel 2000 tanta normalità sarebbe impensabile?

Le tredici puntate hanno come voce narrante quella di Carlo, il piccolo di casa, fiero di essere nato nel 1954 lo stesso giorno in cui la Rai diede inizio alle sue trasmissioni. E in questa autocelebrazione della nostra Tv pubblica si sprecano i simboli di quegli anni: lo sbarco sulla luna, le Olimpiadi a Roma, la Seicento, la Vespa...

 

WEB & FAMIGLIA
UN UTILE OSSERVATORIO

L’Osservatorio nazionale sulla famiglia (www.osservatorionazionalefamiglie.it) si basa su una convenzione tra il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e il Comune di Bologna. Tra i compiti che si è prefissato troviamo l’osservazione dei cambiamenti strutturali delle tipologie familiari; il monitoraggio dei principali indicatori socio-demografici; l’individuazione di nuovi modelli di relazione tra le famiglie; la mappatura delle risorse esistenti sul territorio a sostegno delle famiglie; il raccordo con gli osservatori già esistenti a livello regionale e locale. Nel sito, assai ben organizzato, si segnalano numerosi eventi, statistiche, link, documentazioni giuridiche tutte sul tema "famiglia".

  
BIBLIOGRAFIA

  • Aa. Vv., Confidarsi a voce alta: televisione, radio e intimità, Rai-Eri, Roma 1998.

  • Casetti Francesco, Tra me e te. Strategie di coinvolgimento dello spettatore nei programmi della neotelevisione, Rai-Eri, Roma 1988.

  • Dinelli Serena, La macchina degli affetti, Franco Angeli, Milano 1999.

  • Pellai Alberto, Teen television: gli adolescenti davanti e dentro la tv, Franco Angeli, Milano 1999.








 

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