Famiglia Oggi.

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n. 1 GENNAIO 2007

Sommario

EDITORIALE
Alla ricerca del senso tra tenerezza e stabilità
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Coniugare affetti e legami
CARMELO VIGNA

apep00010.gif (1261 byte) Amarsi non è solo "stare insieme"
ANNA BERTONI

apep00010.gif (1261 byte) Crescere tra emozioni e regole
SONIA RANIERI

apep00010.gif (1261 byte) Adolescenza: "slegami" in libertà
GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Un equilibrio da mantenere nel tempo
MARTA BONADONNA

DOSSIER
Storia e valori del Centro "La Famiglia"
GIGI AVANTI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Due logiche differenti
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Intrecci di sentimenti passeggeri
MARCO DERIU

Immaginazione per crescere
ORSOLA VETRI (a cura di)

MATERIALI & APPUNTI
Tre figli e più: Italia e Francia a confronto
ISTAT (a cura di)

CONSULENZA GENITORIALE
La morte dell'impiegato
ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Lavoratori maturi e disoccupati
AURELIO DE LAURENTIIS

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Sostenere i nuclei monoparentali
STEFANO STIMAMIGLIO E ORSOLA VETRI

IL CISF INFORMA
Un nodo cruciale nella rete dei servizi

LIBRI & RIVISTE

 

MASS MEDIA & FAMIGLIA - NARRATIVA - CINEMA

Immaginazione per crescere

a cura di Orsola Vetri
 

Un’adolescenza difficile può avere un lieto fine. Una coppia di coniugi che non si lascia ma non smette di farsi del male. Il dramma del restare orfani da bambini. Nel film "Babel" si intrecciano storie di incomunicabilità.
  

NARRATIVA

La vita del quattordicenne John non è semplice. Vive in una casa che è una "non casa", con una cucina che non è una cucina con l’uomo che non è suo padre, una La copertina de: Tu non mi conosci.madre assente per via del doppio turno in fabbrica, ha amici che non sono amici e in più frequenta un’"antiscuola". In Tu non mi conosci, (David Klass, Salani 2006, pp. 264, € 13,00) i rapporti del protagonista con il disonesto patrigno sono decisamente pessimi e violenti. Ha anche un "amico non amico" agli arresti familiari per avere rubato un involtino primavera e la prima uscita con la ragazza amata finisce con la fuga attraverso la porta del gatto. Fra gli "insegnanti non insegnanti" ci sono però il signor Steenwilly, la professoressa di matematica Faccia di Luna e l’inaspettata amicizia con Violenta Hayes. Aiuti al suo disagio saranno una buona dose d’immaginazione e il gran senso di humour, sostegni forti per qualsiasi adolescente, che spingono il ragazzo aCopertina de: Vita coniugale. sopravvivere e a crescere. Il «perché non me l’hai detto» da parte della madre e il rendersi conto, in fine, che lei lo conosce molto meglio di quanto lui creda sono gli ingredienti per il lieto fine.

Sono insieme da tanti anni Jacqueline e il marito Nicolas Lobato in la Vita coniugale (Sergio Pitol, Nottetempo 2006, pp. 148, € 13,00). Lui uomo d’affari che cerca di farsi strada nel mondo alberghiero facendo, talvolta, il passo più lungo della gamba, lei che ha come ragione di vita la convinzione di essere intellettualmente superiore al marito. Tante storie extraconiugali per entrambi e perfino fallimentari complotti per uccidere il marito. Restano tuttavia sempre insieme in una sorta di "né con te né senza di te".

Harma Keen
  

Accettare la morte

17 ottobre e poi 11 gennaio: due date, molto vicine tra loro che per l’autrice de Il bambino nuovo la belga Colette Nys-Mazure (Edizioni Messaggero di Padova 2006, pp. 75, € 7,50) rappresentano lo spartiacque nella sua vita: da bambina in una famiglia felice a piccola orfana.Copertina de: Il bambino nuovo.

I suoi genitori muoiono, infatti, a distanza di neanche due mesi lasciando lei primogenita di soli sette anni e i suoi fratelli di quattro e due.

Oggi l’autrice, scrittrice e giornalista affermata, rivive quei momenti, la sua scelta di vivere con una zia e le cugine più grandi (per sentirsi finalmente cadetta) e di separarsi dai fratelli minori e soprattutto i giorni subito dopo la morte dei genitori. Il suo vivere e superare un dramma che solo raccontato evoca i peggiori fantasmi di tutti noi.

Un pensiero è dedicato alle famiglie d’origine, che si sono prese cura dei tre bambini, che hanno mostrato loro i due morti perché aderissero al male per superarlo e per comprendere e accettare la fine della vita.

Orsola Vetri
  

CINEMA

I deserti di Iñárritu

Due ragazzi marocchini sparano all’indirizzo di un pullman di turisti americani ferendo gravemente una donna, in viaggio con il marito per sanare una crisi coniugale. I loro bambini sono affidati a una tata messicana anche nel suo giorno libero, quando deve recarsi oltre la frontiera americana per assistere al matrimonio del figlio. In Giappone, un’adolescente sordomuta, che fatica a rielaborare il suicidio della madre, vive nel disagio e nell’emarginazione. Ancora storie disperate per Alejandro Gonzalez Iñárritu regista di Babel (Usa 2006), ancora una fotografia cruda, ancora un intreccio di storie parallele raccontate alterando la sincronicità degli eventi.

Nella "Babele" di un mondo che parla lingue diverse ma è accomunato da esperienze universali come il dolore, Iñárritu accosta tre quadri familiari sul tema dello smarrimento. Nel deserto del Marocco lo sparo di Yussef, che deve vincere una scommessa con il fratello, una specie di "versione nomade" dei nostri sassi dal cavalcavia, getterà nello sconforto un padre incredulo e porterà in famiglia una tragedia irrimediabile.

La tata, lavoratrice indefessa e madre affettuosa, viene abbandonata nel deserto messicano da un nipote irresponsabile, e deve affrontare una notte oscura per salvare i bambini dei datori di lavoro; il mattino seguente verrà scambiata per una clandestina in cerca di fortuna.

In un altro deserto, quello dei sentimenti, si consuma lo spaesamento affettivo di un’adolescente giapponese nel caos di una metropoli. Vive gli ostracismi della società nei confronti dei disabili cui cerca di opporre atti di ribellione e provocazione, non riesce a rielaborare il lutto della madre, e cerca una via di comunicazione con un padre severo e introverso. Il legame narrativo tra le storie è, non a caso, un’arma, per la precisione un fucile da caccia, strumento ereditario di offesa, dolore e morte. Iñárritu avvolge i personaggi in una morsa senza respiro che provoca pathos e commozione.

Massimo Zanichelli








 

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