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n. 1 GENNAIO 2007 EDITORIALE SERVIZI
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MASS MEDIA
& FAMIGLIA - NARRATIVA
- CINEMA Immaginazione per crescere a
cura di Orsola Vetri Un’adolescenza
difficile può avere un lieto fine. Una coppia di coniugi che non si
lascia ma non smette di farsi del male. Il dramma del restare orfani da
bambini. Nel film "Babel" si intrecciano storie di
incomunicabilità. NARRATIVA La
vita del quattordicenne John non è semplice. Vive in una casa che è
una "non casa", con una cucina che non è una cucina con l’uomo
che non è suo padre, una Sono insieme da tanti anni Jacqueline e il marito Nicolas Lobato in la Vita coniugale (Sergio Pitol, Nottetempo 2006, pp. 148, € 13,00). Lui uomo d’affari che cerca di farsi strada nel mondo alberghiero facendo, talvolta, il passo più lungo della gamba, lei che ha come ragione di vita la convinzione di essere intellettualmente superiore al marito. Tante storie extraconiugali per entrambi e perfino fallimentari complotti per uccidere il marito. Restano tuttavia sempre insieme in una sorta di "né con te né senza di te". Harma Keen Accettare la morte 17 ottobre e poi 11 gennaio:
due date, molto vicine tra loro che per l’autrice de Il bambino
nuovo la belga Colette Nys-Mazure (Edizioni Messaggero di Padova
2006, pp. 75, € 7,50) rappresentano lo spartiacque nella sua vita: da
bambina in una famiglia felice a piccola orfana. I suoi genitori muoiono, infatti, a distanza di neanche due mesi lasciando lei primogenita di soli sette anni e i suoi fratelli di quattro e due. Oggi l’autrice, scrittrice e giornalista affermata, rivive quei momenti, la sua scelta di vivere con una zia e le cugine più grandi (per sentirsi finalmente cadetta) e di separarsi dai fratelli minori e soprattutto i giorni subito dopo la morte dei genitori. Il suo vivere e superare un dramma che solo raccontato evoca i peggiori fantasmi di tutti noi. Un pensiero è dedicato alle famiglie d’origine, che si sono prese cura dei tre bambini, che hanno mostrato loro i due morti perché aderissero al male per superarlo e per comprendere e accettare la fine della vita. Orsola Vetri CINEMA I deserti di Iñárritu Due ragazzi marocchini sparano all’indirizzo di un pullman di turisti americani ferendo gravemente una donna, in viaggio con il marito per sanare una crisi coniugale. I loro bambini sono affidati a una tata messicana anche nel suo giorno libero, quando deve recarsi oltre la frontiera americana per assistere al matrimonio del figlio. In Giappone, un’adolescente sordomuta, che fatica a rielaborare il suicidio della madre, vive nel disagio e nell’emarginazione. Ancora storie disperate per Alejandro Gonzalez Iñárritu regista di Babel (Usa 2006), ancora una fotografia cruda, ancora un intreccio di storie parallele raccontate alterando la sincronicità degli eventi. Nella "Babele" di un mondo che parla lingue diverse ma è accomunato da esperienze universali come il dolore, Iñárritu accosta tre quadri familiari sul tema dello smarrimento. Nel deserto del Marocco lo sparo di Yussef, che deve vincere una scommessa con il fratello, una specie di "versione nomade" dei nostri sassi dal cavalcavia, getterà nello sconforto un padre incredulo e porterà in famiglia una tragedia irrimediabile.
La tata, lavoratrice indefessa e madre affettuosa, viene abbandonata nel deserto messicano da un nipote irresponsabile, e deve affrontare una notte oscura per salvare i bambini dei datori di lavoro; il mattino seguente verrà scambiata per una clandestina in cerca di fortuna. In un altro deserto, quello dei sentimenti, si consuma lo spaesamento affettivo di un’adolescente giapponese nel caos di una metropoli. Vive gli ostracismi della società nei confronti dei disabili cui cerca di opporre atti di ribellione e provocazione, non riesce a rielaborare il lutto della madre, e cerca una via di comunicazione con un padre severo e introverso. Il legame narrativo tra le storie è, non a caso, un’arma, per la precisione un fucile da caccia, strumento ereditario di offesa, dolore e morte. Iñárritu avvolge i personaggi in una morsa senza respiro che provoca pathos e commozione. Massimo Zanichelli |
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