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n. 2 FEBBRAIO 2007 EDITORIALE SERVIZI
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e la convivenza possibile Il
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SOMMARIO La presenza degli immigrati in Italia è diventata un fatto strutturale, sedimentato, quotidiano. Il segno più evidente della loro stabilizzazione è dato dalla consistenza e dall’aumento dei nuclei famigliari e dei minori stranieri. Parlare di "famiglie immigrate" come di un mondo omogeneo e indifferenziato è tuttavia fuorviante. È evidente la caratteristica peculiare della loro pluralità: diverse sono infatti le provenienze nazionali; differenti i modi di costituzione o ricomposizione del nucleo; variegati i percorsi di arrivo e i progetti migratori; singolari le storie e le rappresentazioni famigliari. Dopo avere descritto alcune caratteristiche salienti dei nuclei familiari immigrati, l’articolo tratta il tema della genitorialità in un contesto diverso e della necessità di un confronto fra modelli educativi diversi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Prima del 1998 non esisteva il "diritto all’unità familiare" ma un semplice "interesse legittimo" che le diverse norme succedutesi nel tempo disciplinavano. Nel 1998 l’unità familiare diventa un diritto, ma nel 2002, con la legge le condizioni sono state ristrette, soprattutto per quanto riguarda il ricongiungimento con i genitori e i figli maggiorenni. Di recente si è avviata una revisione della normativa, che tende ad ampliare nuovamente la sfera di protezione dei familiari, in attesa della preannunciata riforma del testo unico. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Concentrare l’attenzione sui figli dei migranti è importante sia perché consente di cogliere trasformazioni sostanziali nei progetti migratori dei loro genitori sia perché evidenzia un cambiamento più generale delle migrazioni e dei processi di inclusione dei migranti in un contesto di crescente globalizzazione. I giovani figli di migranti inseriti nelle scuole superiori italiane presentano modelli di identificazione diversificati. Se, da un lato, manifestano aspettative, stili di vita e di consumo, ideali e valori non diversi da quelli dei loro coetanei italiani, dall’altro, avanzano richieste di riconoscimento delle loro differenze e manifestano un certo grado di attaccamento all’identificazione etnica dei genitori, pur esprimendo una chiara volontà di inclusione nella società italiana. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L’aumento costante di immigrati con famiglia nel nostro Paese pone la scuola italiana davanti all’inserimento di sempre più minori stranieri nelle classi. Interessante risulta l’esito di una ricerca condotta in Emilia-Romagna sull’integrazione scolastica delle seconde generazioni di stranieri. Nelle scuole secondarie di I grado è stato indagato l’effetto della condizione della famiglia sul successo scolastico dei figli. Da non sottovalutare, poi, la reazione, spesso preoccupata, dei genitori italiani per quanto riguarda la concentrazione dei bambini extracomunitari negli istituti e il formarsi di scuole ghetto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Uomini e donne di varie nazionalità condividono da anni la quotidiana dinamica di tante nostre famiglie italiane: portano aiuto e risposte ai bisogni di bambini, malati, anziani. Sono persone che per agevolare la loro famiglia, decidono di lasciare la loro casa, le loro radici e si assumono la responsabilità del buon funzionamento di altri nuclei familiari. E costruiscono insieme un domani dai connotati più variegati. Ma loro come vedono e come raccontano la società italiana? Lo abbiamo chiesto ad alcuni. Dalle loro impressioni e riflessioni si scopre un ritratto vero di vita familiare, di nostri modi di costruire relazioni, tracciato con sentimenti di affetto, con diversi colori a seconda che siano latinoamericani, o africani, o asiatici, gli occhi che guardano. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lo sforzo di interrogarsi da credenti sulla questione degli stranieri che abitano ormai le strade delle nostre città non può essere solo uno sforzo di ordine morale, che indaga i diversi "dover essere" o "dover fare". Si tratta innanzi tutto di comprendere invece che "l’essere stranieri" è la struttura propria di tutti gli esseri umani di fronte a Dio e che in Gesù Cristo ci è dato il modello di ogni vera riconciliazione. Solo a partire da questa prospettiva si possono pensare strategie di convivenza e fraternità concreta con gli stranieri di passaporto che incontriamo, diventando "traduttori" che più che difendere una proprietà sono occupati nel tessere comprensioni e nel narrare a tutti la storia del paese di Dio in cui non ci sono più né stranieri né ospiti. |
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