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n. 2 FEBBRAIO 2007 EDITORIALE SERVIZI
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& FAMIGLIA Un’assenza
che diventa presenza MATERIALI
& APPUNTI L’arte
e la convivenza possibile Il
messaggio del Papa CONSULENZA
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EDITORIALE Dialogo, ascolto e rispetto reciproco La Direzione Dovremmo saper costruire una efficace cultura dell’accoglienza, senza illusorie scorciatoie di entrata, ma anche senza sognare territori puri e incontaminati. L'atteggiamento complessivo del nostro Paese nei confronti dei movimenti migratori deve fare i conti con la loro dimensione globale, planetaria: sarebbe illusorio pensare che una singola nazione, quale l’Italia, o anche un singolo continente, quale l’Europa, possa pensare di "chiamarsi fuori". Neanche il muro più alto o il blocco navale più efficace potranno fermare i progetti di speranza e le aspettative di accoglienza di tanti uomini e donne, spesso costretti a cercare fortuna lontano dal posto in cui sono nati e cresciuti insieme alle loro famiglie. È quindi fondamentale progettare e costruire meccanismi politici, giuridici e sociali non di rifiuto o di puro contrasto, ma di adattamento positivo (anche di contenimento, se necessario), sapendo che sempre più frequentemente popoli e persone di culture diverse e lontane si incontreranno e vivranno gomito a gomito in ogni angolo della terra. Dialogo, ascolto, rispetto reciproco, accoglienza, condivisione di valori saranno quindi parole sempre più importanti, sia per gli ospitanti che per gli ospitati. È però paradossale e sconfortante l’atteggiamento di chiusura e di ostilità di tanti in Italia, in un Paese che per lunghi anni è stato luogo di provenienza di movimenti migratori di grande portata, che ha sperimentato sulla pelle delle proprie famiglie la fatica, il dolore dell’andare "oltre mare", ma anche la speranza e la potenzialità di sviluppo che questa fatica ha generato, in patria, ma anche nei Paesi di accoglienza. Dovremmo invece saper costruire, proprio su questa esperienza, una efficace cultura dell’accoglienza, senza illusorie scorciatoie di entrata, che spesso tradiscono e deludono proprio i migranti, ma anche senza sognare territori puri perché chiusi, incontaminati. Perché riservati a noi soltanto. Un secondo aspetto essenziale riguarda la dimensione familiare delle migrazioni, che è potente veicolo e strumento di integrazione, sia attraverso i figli, veri e propri "mediatori tra due mondi", ad esempio nell’esperienza scolastica, sia attraverso la possibilità di una condizione comunque più "umana", in quanto vissuta insieme ai propri cari, e non da soli. Ogni legge, ogni riorganizzazione sociale, ogni intervento solidaristico-umanitario rischia quindi di non incidere se non riuscirà a entrare in sintonia con il "mondo familiare", a penetrare nel linguaggio quotidiano, a entrare nei "lessici familiari" di tutte le famiglie, migranti e autoctone. Ma questa sfida è anche una responsabilità per ciascuna di esse. La direzione |
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