|
n. 3 MARZO 2007 EDITORIALE SERVIZI
DOSSIER RUBRICHE MASS MEDIA
& FAMIGLIA Non
parlare di "cose da nulla" MATERIALI
& APPUNTI L’Italia
non spende per la famiglia CONSULENZA
GENITORIALE POLITICHE
FAMILIARI LA FAMIGLIA
NEL MONDO IL CISF
INFORMA LIBRI & RIVISTE |
SOMMARIO Vengono riportati e discussi i risultati dell’intervento di aiuto psicologico ad adolescenti reduci da tentativi di suicidio o che abbiano manifestato propositi suicidali. I risultati dell’intervento degli specialisti del Crisis center appaiono incoraggianti. Si constata come l’intervento congiunto sulla madre, il padre e il figlio riesca a restituire senso al gesto apparentemente insensato e riduca i fattori di rischio suicidale. Cambia il rapporto con la corporeità, si riduce la fragilità narcisistica, migliora la comunicazione profonda all’interno delle relazioni familiari. Viene anche illustrato il clima affettivo e simbolico della giornata in cui l’adolescente in crisi suicidale realizza l’attacco al corpo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Le fantasie hanno un ruolo importante nella vita psichica di ognuno. Un’attività fantasmatica molto ricca è tipica degli adolescenti ai quali toccano compiti evolutivi complessi e non è infrequente che essi manifestino strane ideazioni autodistruttive. La cosa non va sottovalutata perché, senza il confronto con un adulto, è possibile che le fantasie si strutturino e si alimentino trasformandosi in progetti pericolosi. Gli elementi principali che ricorrono in tali fantasie sono quelli del vicolo cieco, del non morire e del progetto persecutorio. Fantasie come queste comportano un certo grado di pericolo perché, autoalimentandosi reciprocamente, possono insediarsi nella mente dell’individuo lasciandolo in balia delle sue spinte autodistruttive e mettendo a tacere tutti gli argomenti contrari. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sulla base dell’esperienza clinica accumulata attraverso l’ascolto di madri di adolescenti reduci da un tentativo di suicidio, si propone una ricostruzione dei percorsi mentali e affettivi che investono il ruolo materno di fronte al rischio di una morte volontaria del figlio. I processi evolutivi di risimbolizzazione e distanziamento-separazione, che la madre deve sostenere normalmente con l’arrivo dell’adolescenza del figlio, vengono fortemente interferiti e riorganizzati. Si descrivono i destini possibili della relazione madre-figlio dopo il tentativo di suicidio, in particolare in funzione della lettura che la madre dà degli eventi e delle cause del gesto. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quando un adolescente tenta di morire e sopravvive al gesto suicidale è fondamentale organizzare una risposta adulta competente al fine di promuovere le necessarie modificazioni delle condizioni che hanno spinto a compiere questo gesto. La letteratura scientifica sull’argomento mostra che il più alto fattore di rischio del tentato suicidio in adolescenza è costituito dall’averlo già tentato precedentemente. In questo articolo, è presentata la risposta data attraverso il dispositivo di consultazione e presa in carico dell’adolescente che ha tentato il suicidio, e dei suoi genitori, utilizzato presso il Crisis center dell’associazione L’amico Charly. Nella fase iniziale di questo lavoro è previsto lo svolgimento di colloqui psicologici con l’adolescente, con il padre e la madre incontrati separatamente. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Assistere e sopravvivere alla morte di un figlio, di un amico o di un fidanzato, che durante l’adolescenza ha deciso di uccidersi, è senza dubbio un avvenimento traumatico, che provoca conseguenze psicologiche devastanti, un lutto particolarmente difficile da elaborare, sia personalmente che socialmente, anche perché complicato, ancora oggi, da retaggi antichi e radicati. È fondamentale che venga fornito a chi resta ascolto e sostegno per affrontare un evento che in molti casi è del tutto imprevedibile, irrompe e scardina, con la sua violenza, tutte le dinamiche intrapsichiche e relazionali. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I messaggi di persone che si sono tolte la vita e stralci di lettere trasmesse dai familiari provati dalla tragedia, sono rivelatori dell’intensità del dramma sperimentato dai protagonisti. Il suicida ha dato risposte definitive a problemi transitori tarpando le ali alla speranza e impedendo alla vita di curare il dolore. La Chiesa ha svolto, nella storia, un ruolo di primaria importanza nel plasmare gli atteggiamenti sociali e religiosi nei confronti del suicidio. Pur continuando a difendere il valore assoluto della vita invita ad affidarsi alla misericordia divina e a prodigarsi nel sostegno comunitario verso i superstiti. Per quest’ultimi il cammino di guarigione passa attraverso il perdono per sé e per la persona che ci ha derubato di sogni e progetti. |
|