Famiglia Oggi.

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n. 3 MARZO 2007

Sommario

EDITORIALE
Usciamo dalla congiura del silenzio
la DIREZIONE

SERVIZI
La crisi suicidale in adolescenza
GUSTAVO PIETROPOLLI CHARMET

La parola è nostra alleata
ANTONIO PIOTTI

Un paradosso per chi ha dato la vita
DAVIDE COMAZZI

Riaprire i canali comunicativi
MATTEO LANCINI

Prigionieri di rabbia e dolore
LAURA TURUANI

Nel labirinto di chi rinuncia a sperare
P. ARNALDO PANGRAZZI

DOSSIER
L’associazione "L’amico Charly"
MARIAGRAZIA ZANABONI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Un insieme sconnesso di persone
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Rispettare il limite dell’essenzialità
GIULIA CERQUETI

Non parlare di "cose da nulla"
ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Dove si risvegliano cuore e ragione
CHIARA TRADIGO

L’Italia non spende per la famiglia
A CURA DELL’EURISPES

CONSULENZA GENITORIALE
Un gesto e il suo messaggio
ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
La vera priorità sociale
A CURA DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
La violenza sulle donne non ha confini
STEFANO STIMAMIGLIO

IL CISF INFORMA
Una scelta politica, premessa insostituibile

LIBRI & RIVISTE

EDITORIALE

Usciamo dalla congiura del silenzio

La Direzione
   

«Non è vero che parlare di fantasie suicidali è un rischio; è vero, invece, che ammutolire il bisogno di parlarne sospinge verso l’azione».

«È un giorno pieno zeppo di significati segretissimi quello scelto per realizzare la morte volontaria: le ultime ore, gli ultimi minuti condensano i pensieri, i dolori, la rabbia e il desiderio di vendetta mai vissuti con tanta calma, immersi nella solitudine radicale...». È terribile e fa male al cuore la descrizione che Gustavo Pietropolli Charmet fa in queste pagine degli ultimi istanti della vita di un ragazzo che vive «il bisogno di un gesto imperiale, la speranza che serva finalmente a qualcosa, un po’ di serietà e il massimo di disperazione, la certezza della fine di tutto, anche del dolore».

È cosi gelido e caldo al medesimo tempo il racconto, che pare di assistere alla scena. Si vorrebbe chiudere la rivista e guardare altrove. Ma è proprio questa scena che ci mette sotto gli occhi la morte progettata come guarigione da una vita insopportabile, che deve spingere diametralmente al contrario, a leggere bene sino in fondo, ad ascoltare, a imparare da chi, come Pietropolli Charmet e i suoi collaboratori impegnati nel Crisis center dell’associazione L’amico Charly di Milano e la presidente della stessa (autrice del dossier di questo numero) incontra da anni ormai questi ragazzi, quelli che hanno già provato e quelli che vogliono ritentare, ma anche i genitori, i fratelli, gli amici di quelli che non ci sono più.

È urgente uscire dalla congiura del silenzio, che troppo spesso si forma in famiglia e continua negli altri ambienti educativi a cominciare dalla scuola. Non trinceriamoci dietro al luogo comune che trattare di suicidio crei suicidio: «Non è vero che parlare di fantasie suicidali è un rischio; è vero, invece, che ammutolire il bisogno di parlarne sospinge verso l’azione». E se è vero, come ci insegnano gli esperti del centro milanese, che aiutare i ragazzi a parlare del loro progetto mortifero è una impresa relazionale difficile, ma essenziale, è anche vero che cominciare a mettere a tema questo dramma è difficile, ma non per questo evitabile.

Cominciare a parlarne nella società, ma anche in casa, perché «l’unico antidoto alla violenza dell’azione è la parola: l’unico modo per trattenere i ragazzi dal darsi la morte volontaria è costruire legami, far sentire loro l’importanza dei vincoli».

Affrontare il problema significherà anche evitare di dare per scontato l’importanza della depressione e della psicopatologia nel determinare la morte volontaria degli adolescenti, perché i risultati scientifici dell’importante ricerca compiuta grazie alla realtà del Crisis center de L’amico Charly evidenziano, al contrario, l’importanza dei rischi evolutivi e del contesto affettivo e relazionale in cui crescono i nostri ragazzi.

La direzione








 

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