Famiglia Oggi.

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n. 4 APRILE 2007

Sommario

EDITORIALE
Quella relazione che costruisce la personalità
la DIREZIONE

SERVIZI
La rivoluzione della teoria di Bowlby
LUCIA CARLI

Sicurezza e insicurezza del legame
ROSALINDA CASSIBBA

Le radici e le ali per volare
LUCIA CARLI

In corsa verso l’età adulta
GRAZIA ATTILI

Un contributo alla psicologia clinica
GIOVANNI LIOTTI

Attaccamento e relazione tra uomo e Dio
ROBERTO ROVERAN

DOSSIER
Continuità e attaccamento
GRAZIELLA FAVA VIZZIELLO E ALESSANDRA SIMONELLI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Le tante facce dell’affezione
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Padri e figli in conflitto nella letteratura
ROBERTO CARNERO

Formazione di uno scrittore
ORSOLA VETRI (A CURA DI)

MATERIALI & APPUNTI
Donne che amano troppo
MANUELA MARIA MANCINI

CONSULENZA GENITORIALE
Il delicato rapporto tra legami e separazioni
SIMONA TROVATI

POLITICHE FAMILIARI
Bambini col cellulare: tuteliamoli!
A CURA DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI UTENTI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Il matrimonio: roba da ricchi
ORSOLA VETRI

IL CISF INFORMA
Lo stile di vita di una famiglia

LIBRI & RIVISTE

 

 DOPO LE CURE DELL’INFANZIA

In corsa verso l’età adulta

di Grazia Attili
(Professore ordinario di psicologia sociale presso l’Università di Roma
"La Sapienza")
 

La sicurezza nell’attaccamento rende gli adolescenti in grado di gestire i disaccordi senza il timore di arrivare a una rottura. In tal modo risulta più facile individuare i partner giusti sia amicali che affettivi. Relazioni insicure, viceversa, rendono difficili i nuovi rapporti all’esterno della famiglia.
  

Lo scopo principale di un adolescente sembra essere quello di sviluppare un’autonomia che consenta di non dovere più contare sul supporto dei genitori neanche nel confronto con le più pesanti sfide e difficoltà del mondo esterno.
  

«Buon divertimento» dice un padre al figlio adolescente che si accinge a uscire per una serata con gli amici. «Non mi devi dire tu cosa devo fare!», risponde il ragazzo piccato. «Questa casa non è un albergo», urla la madre al figlio di quattordici anni che ritorna a casa solo per cambiarsi e lasciare in giro la biancheria sporca.

Piccoli stralci di vita quotidiana di genitori che devono confrontarsi con il proprio figlio nel momento in cui attraversa un’età difficile come quella dell’adolescenza. Un’età in cui i ragazzi sembrano attivamente impegnati ad allontanarsi dal padre e dalla madre, a rompere i legami con essi, e a cercare una propria individualità.

Lo scopo principale di un adolescente sembra essere, infatti, sviluppare un’autonomia che consenta di non dovere più contare sul supporto dei genitori neanche nel confronto con le più pesanti sfide e difficoltà del mondo esterno. I rapporti familiari possono addirittura essere considerati, a questa età, rapporti che opprimono, che non fanno sentire liberi, che obbligano al rispetto di norme le quali danno la sensazione di rimanere in eterno in un’età infantile. E visto che l’adolescente vive i suoi anni come una fuga dall’infanzia e una corsa verso l’età adulta, la lotta per l’indipendenza e l’autonomia, in questo stadio della vita, è quanto mai feroce. Ma come mai è così diffusa questa sorta di ribellione che rende ardua la vita quando si ha un figlio adolescente?

L’adolescenza è un periodo di transizione della vita dell’individuo, uno stadio dello sviluppo marcato da evidenti mutamenti fisici e biologici ai quali si accompagnano inevitabili e necessarie trasformazioni cognitive ed emozionali. L’esordio della maturità sessuale implica, già a questa età, la possibilità per un ragazzo di divenire, per lo meno in via teorica, il partner di una relazione di coppia e un genitore.

È comprensibile, pertanto, che la mente di un’adolescente subisca delle riorganizzazioni che rendano agevole il passaggio dalla posizione di chi è dipendente dalle cure che provengono dalle proprie figure di accudimento dell’infanzia a quella di chi può dedicare attenzioni e preoccupazioni a dei partner affettivi nonché a quella di chi eventualmente possa essere a sua volta un genitore che offre cure e conforto ai propri piccoli. I profondi mutamenti cognitivi che caratterizzano l’adolescenza possono essere letti proprio in questa prospettiva.

Lo sviluppo dell’intelligenza dà ai ragazzi la possibilità di pensare per astrazioni e per generalizzazioni. In questa fascia di età si verifica la maturazione di quello che viene detto "il pensiero formale", ovvero gli adolescenti sono in grado di ricorrere a ragionamenti ipotetico-deduttivi, da ipotesi più o meno astratte sanno dedurre conseguenze che esaminano poi nel concreto.

Questo significa che un adolescente sa fare delle considerazioni generali su come potrebbe essere la sua vita in altri contesti familiari e sa paragonare le sue relazioni attuali con ipotetiche relazioni ideali. Sa integrare esperienze contrastanti con l’uno o l’altro genitore così che nel caso abbia una madre affettuosa e un padre freddo e autoritario è in grado di arrivare a una formulazione generale del tipo «posso ricevere aiuto quando ne ho bisogno anche se non tutti sono disposti a farlo» piuttosto che rimanere travolto da esperienze di accudimento divergenti.

Un adolescente ha la capacità inoltre di distinguere definitivamente sé stesso dagli altri, e considerare che alcune richieste che il genitore pone non sono collegate necessariamente a quello che lui fa, ma a come il genitore interpreta il suo comportamento.

Queste conquiste cognitive sono responsabili di una inevitabile prontezza da parte dei ragazzi a rivedere le loro relazioni affettive con i genitori, della possibilità che essi si rendano conto che il padre e la madre possono non essere stati e/o non sono in grado di far fronte ai loro bisogni, della presa di coscienza di come quelle persone dei quali sono stati accettati fino ad allora suggerimenti e comandi potrebbero o dovrebbero comportarsi in maniera diversa nei loro confronti. Di qui la tendenza a ribellarsi, a fare rimostranze rispetto a quanto è stato chiesto in passato e che è stato fino ad allora accolto e la spinta a rivolgersi ai coetanei per avere il senso della propria importanza.

Non a caso in questo periodo della vita i compagni si configurano progressivamente come "figure di attaccamento". Se si chiede a un ragazzo di 16 anni:

«Con chi ti piace passare il tuo tempo e a chi ti piace essere vicino?»;

«A chi ti rivolgi quando sei turbato, o hai un problema o non ti senti bene?»;

«Chi non sopporti che ti stia lontano o ti manca molto quando non c’è?»;

«Su chi senti di poter contare sempre e sai che farebbe tutto il possibile per te?»

è molto probabile che indicherà una persona più o meno della sua età come il target di tutti questi comportamenti ed emozioni. Questo significa che nei rapporti tra adolescenti si possono ritrovare quelle che sono le componenti basilari di un legame affettivo, di un "legame di attaccamento", quelle che caratterizzano i rapporti genitore-figlio, in particolar modo nella prima infanzia, e che si ritroveranno in seguito nei rapporti di amore degli adulti.

In altri termini, durante l’adolescenza i ragazzi individuano in altri ragazzi le persone alle quali desiderano stare vicini, e/o cui rivolgersi in caso di difficoltà, o dalle quali aspettarsi conforto e protezione, così che incominciano a essere questi, e non più i genitori, le persone che provocano una serie di emozioni complesse e intense.

Questo passaggio si consolida tuttavia solo dopo i quindici anni, in particolare tra i sedici e i diciassette anni. È solo a partire da questa età che i quattro aspetti dell’emozionalità che fanno definire di attaccamento un rapporto – il bisogno di vicinanza, il ritrovare nell’altro un rifugio emotivo, l’ansia che deriva dall’esserne separato, il considerare l’altro come una base sicura dalla quale allontanarsi per esplorare e cui tornare se bisognosi di aiuto – vengono convogliati su un qualcuno più o meno della stessa età.

Dall’inizio dell’adolescenza fino ai 14 anni i ragazzi preferiscono sì passare la maggior parte del loro tempo con un compagno – che avrà quindi su di essi l’effetto mantenimento della vicinanza –, e possono indicare un coetaneo – per il quale possono anche provare attrazione sessuale – come fonte di supporto emozionale, secondo quello che abbiamo definito effetto rifugio sicuro. Nella prima adolescenza, tuttavia, per lo più sono ancora i genitori a procurare ansia da separazione se stanno via più del previsto. E sono il padre e la madre a essere utilizzati come base sicura, ovvero sono i genitori a essere percepiti come gli aghi che regolano il rapporto dinamico tra mantenimento della prossimità ed esplorazione.

Se una madre chiede a un ragazzo di 16 anni, in un momento in cui ha una qualche difficoltà emotiva o pratica, in presenza dei suoi amici, «vuoi che la tua mamma ti aiuti?», otterrà, in risposta, un «no» deciso e imperioso. Un ragazzo di 14 anni, invece, può anch’egli provare a dire «no», se la richiesta gli viene fatta davanti agli altri; di fatto si sentirà smarrito se non avrà la madre vicina quando starà male per un qualche problema fisico o affettivo. È come se l’adolescenza si consolidasse in un assetto emotivo preparatorio dell’età adulta intorno ai quindici anni.

L’enfasi sull’indipendenza e l’individuare nei coetanei le persone con le quali si preferisce trascorrere il proprio tempo o addirittura in grado di soddisfare l’esigenza di essere confortati non deve tuttavia far credere che gli adolescenti, sia prima che dopo i quindici anni, non siano più legati ai loro genitori o non ne abbiano bisogno. Al contrario, a divenire più felicemente autonomi e indipendenti sono i ragazzi che in età infantile e più tardi durante l’adolescenza hanno avuto accanto e hanno un padre e una madre pronti a dar loro attenzione e ascolto, pronti a coccolarli, ad accoglierli, a confortarli nei momenti di paura e di ansia, genitori che siano stati in grado di allevarli indicando, allo stesso tempo, in maniera chiara le regole da rispettare, genitori che siano riusciti a trasmettere il valore di sé stessi e degli altri.

La possibilità di divenire indipendenti e poi adulti capaci di avere una vita soddisfacente e di diventare in seguito buoni genitori è, in altri termini, funzione dell’avere usufruito sin dai primi anni di vita e ancora nell’adolescenza di un contesto di protezione e di sicurezza affettiva, di quello che viene detto "attaccamento sicuro".

Essere indipendenti ed essere sicuri

Aver fatto esperienze di legami sicuri porta ad avere una rappresentazione mentale di sé stesso in termini di persona "degna di essere amata" e specularmente porta a rappresentarsi gli altri come ben disponibili nei propri confronti. Avere avuto e avere una madre "base sicura" rende in grado di esplorare l’ambiente fisico e sociale perché a un livello profondo si sa di poter contare sull’aiuto dei genitori in caso di effettiva necessità.

Nell’adolescenza, la spinta verso l’autonomia, collegata biologicamente al raggiungimento della maturità sessuale, se poggia su una immagine di sé come in grado di affrontare il mondo e sulla sicurezza di poter contare sulla propria famiglia, porta a esplorare le relazioni con i coetanei, a sapere individuare tra essi le compagnie giuste e a scegliere possibili partner sentimentali che diano valore al proprio self. L’indipendenza dei figli assume pertanto una connotazione tanto meno a rischio di disadattamento e devianza quanto più i genitori sanno mantenersi disponibili. Il che vuol dire, per un genitore, essere in grado di affrontare e accettare le inevitabili e profonde trasformazioni emozionali, cognitive e comportamentali che caratterizzano questa età.

Sul processo di "allontanamento" e sulla direzione che esso assume, un peso enorme gioca la qualità della relazione affettiva che il ragazzo ha con la sua famiglia. La maggiore autonomia emozionale rispetto ai genitori, la minore dipendenza da essi possono certamente essere considerati l’esito di un vero e proprio compito maturativo appannaggio dell’adolescenza; possono tuttavia attuarsi felicemente solo nel contesto di una relazione affettiva e durevole con le figure di accudimento. La famiglia continua per un ragazzo a essere fondamentale, anche se – e proprio nel momento in cui – il ragazzo si rifiuta di riconoscerne a livello esplicito l’importanza. Gli adolescenti possono esplorare da un punto di vista emotivo la possibilità di vivere indipendentemente dai loro genitori se, a un livello profondo, sanno che potranno fare affidamento su di essi in caso di reale necessità.

Dove il rapporto con i genitori è fondato sulla sicurezza e sull’ascolto da parte di questi, la capacità di generalizzare dell’adolescente e la sua possibilità di pensare in termini astratti faranno sì che egli riesca a esternare i suoi dubbi e le sue richieste senza dover temere che si possa arrivare a una rottura. Le discussioni che un adolescente ingaggia con i genitori offriranno, addirittura, la possibilità che egli riveda la relazione con il padre e con la madre alla luce di una maggiore apertura, di una più grande oggettività e flessibilità, così che a seguito della ribellione che caratterizza questa età i rapporti familiari, piuttosto che chiudersi, possono trasformarsi in relazioni più solide.

Nei ragazzi con relazioni di attaccamento sicure si realizza come un equilibrio tra gli sforzi per ottenere l’indipendenza e il senso dei propri legami familiari. In quest’ottica i disaccordi e le discussioni tra genitori e figli possono essere visti come inevitabili in quanto stadio-specifici, ovvero caratterizzanti lo stadio dello sviluppo in cui si trova il ragazzo, e allo stesso tempo come la forma che assume la sicurezza dell’attaccamento durante l’adolescenza.

I bambini e i ragazzi sicuri sono in grado, infatti, di esprimere i propri sentimenti sia positivi che negativi, sanno organizzarli e regolarli perché hanno la consapevolezza che le loro figure di attaccamento, la madre e/o il padre, sanno comprendere e accogliere l’espressione delle loro emozioni. Ed è molto probabile che, benché durante l’adolescenza la tendenza ad allontanarsi assuma una posizione di primo piano, i ragazzi continuino a rivolgersi ai genitori quando si trovano in condizioni di forte stress e li utilizzino come fonte di conforto fino a quando diventano realmente adulti, se non oltre.

Vignetta.

L’autonomia malata degli adolescenti insicuri

Diverso il percorso di quei ragazzi che non abbiano avuto o non hanno una famiglia solida alle spalle. Nel caso gli adolescenti abbiano esperito un maternage fondato su una imprevedibilità di cure, su una incapacità da parte della madre, e/o del padre di porre delle regole e di farle rispettare, all’interno di un legame che i teorici dell’attaccamento chiamano ambivalente, l’insicurezza per ciò che concerne la possibilità di usufruire di protezione o di conforto in caso di necessità porta ad avere una rappresentazione di sé stesso come eternamente a rischio e vulnerabile.

Di qui una rabbia sottile per non poter contare in maniera costante sulle proprie figure di accudimento; rabbia che, nel momento in cui nuove conquiste cognitive rendono in grado di rivedere le relazioni del passato, dà luogo a una forte ostilità nei riguardi di genitori che vengono visti come inadeguati e ingiustificabili.

I ragazzi che da piccoli abbiano fatto esperienze di genitori pronti a spingere verso un’autonomia precoce e non commisurata all’età del bambino, di genitori che abbiano costantemente respinto le richieste di conforto in quanto ritenute non appropriate – all’interno di un legame di attaccamento che viene detto evitante – durante l’adolescenza utilizzano le accresciute capacità cognitive per rivedere le loro relazioni familiari alla luce di un falso sé grandioso che li porta a denigrare e a rifiutare un padre e una madre ritenuti incapaci di ascoltare e inutili.

Nei rapporti insicuri tra gli adolescenti e i loro genitori le discussioni e i dissensi, comprensibili alla luce dello stadio dello sviluppo in cui il ragazzo si trova, si tramutano in palestre nelle quali il padre e la madre utilizzano tutta una serie di tattiche che finiscono con l’indebolire la giusta spinta verso l’autonomia dei propri figli. I genitori che hanno legami ambivalenti/invischiati con i loro figli possono divenire ostili e pressanti, indurre sensi di colpa per allontanamenti dei quali non capiscono il senso e che vengono interpretati come una minaccia alla relazione famigliare.

Nei rapporti basati sull’incapacità di riconoscere i bisogni di conforto dei ragazzi i padri e le madri tenderanno invece a sfuggire dalla discussione dei problemi, facendo leva sulla minore confidenza reciproca che caratterizza la loro quotidianità; e si trincereranno nel disimpegno e nella fuga da una genitorialità matura di chi dovrebbe essere consapevole delle difficoltà dell’adolescenza. Di qui una inevitabile circolarità. I genitori opprimenti o distanzianti rifiutano l’ascolto di figli che per questo diventano sempre più polemici e in fuga verso l’indipendenza e l’autonomia.

Gli adolescenti insicuri si sentono frustrati perché non si sentono capiti dalle loro figure di attaccamento. Queste, in quanto esse stesse insicure, non sono in grado di ascoltare le prospettive e i sentimenti dei loro figli adolescenti. L’esito è che questi ragazzi, perché non in grado di esplorare la vita partendo da una base sicura, conquistano un’autonomia "malata" che in alcuni casi si tramuta nel disadattamento.

Disadattamento psicosociale

È anche vero che lì dove le esperienze di accudimento siano state nell’infanzia fortemente carenti o distorte proprio la possibilità di utilizzare un "pensiero logico" e di rivedere le relazioni con i genitori – prendendone le distanze – rende possibile, in questa fascia di età, il cambiamento in positivo di quelle immagini negative di sé stessi che sono all’origine del disadattamento sociale. Ma dalle ricerche emerge una sostanziale continuità nel modo in cui i bambini e poi gli adolescenti e in seguito gli adulti si rapportano al mondo esterno. Così che esperienze di cure inadeguate all’interno della famiglia inducono rappresentazioni mentali negative stabili di come si è e di come sono gli altri, immagini di sé stessi come di individui privi di valore cui si accompagna una percezione degli altri come persone che non hanno bisogni emotivi da rispettare e delle quali non fidarsi fino ad averne paura.

Sono questi vissuti che possono far esplodere, nell’adolescenza, problemi di tipo depressivo con, in casi estremi, tentativi di suicidio. L’insicurezza affettiva può inoltre essere all’origine di comportamenti aggressivi e delinquenziali, della possibilità che a questa età si diventi bulli o tossicodipendenti, o che emergano disturbi del comportamento alimentare in termini di anoressia e bulimia, o che si mettano in atto condotte di tipo auotodistruttivo – come accade quando i ragazzi si fanno "scoprire" mentre nascondono sostanze o soldi riciclati così da essere arrestati – o che si diventi molto promiscui da un punto di vista sessuale, senza protezioni e precauzioni, così da avere gravidanze indesiderate o infezioni.

I sintomi di tipo psicopatologico o i disturbi del comportamento che si possono verificare nell’adolescenza vanno letti come tentativi estremi di allontanarsi dai genitori, i quali risultano in una esplorazione deviante del mondo all’esterno, esito di una profonda mancanza di competenza sociale e di un deficit nella capacità di regolare i propri stati emotivi e la propria rabbia "esistenziale".

Le condotte disadattate possono, in ultima istanza, essere viste come un fallimento nella capacità di esplorare e sviluppare relazioni sane indipendentemente dai contesti familiari. Allo stesso tempo vanno interpretate come un modo per ottenere l’attenzione dei genitori, come un’ultima disperata strategia per chiedere l’aiuto e l’intervento di un padre o una madre freddi e distanzianti, o eccessivamente interferenti in quanto più centrati sui propri personali bisogni affettivi che su quelli del figlio.

L’accresciuta capacità cognitiva di prendere il punto di vista dell’altro, di prevedere a un livello astratto le reazioni dei propri interlocutori – che caratterizza la struttura della mente dell’adolescente – potrebbe rendere un adolescente in grado di anticiparsi come reagiranno i genitori a eventuali condotte estreme. Mettere in atto proprio i comportamenti che i genitori trovano intollerabili potrebbe essere un’ultima sia pur distorta modalità attraverso la quale un adolescente cerca di cambiare la relazione con il proprio padre e la propria madre e di guadagnarne l’amore.

Grazia Attili

GLI INDICATORI DEL VERO AMORE

Quando si è attaccati a qualcuno, quando si è legati sentimentalmente, il rapporto è caratterizzato da quattro componenti – che lo rendono diverso da un semplice legame di amicizia, o da un rapporto che si fonda sull’esclusiva attrazione sessuale – le quali possono essere considerate gli indicatori del vero amore: 1) si desidera mantenere la vicinanza con la persona specifica che è stata individuata come partner, secondo quello che viene detto effetto vicinanza; 2) si cerca proprio quella persona se si è turbati o sotto stress o quando si sta male, secondo quello che viene detto effetto rifugio sicuro; 3) si entra in ansia o ci si rattrista quando quella persona non c’è, reazione da ricondurre all’effetto ansia da separazione; 4) se quella persona viene percepita come disponibile e pronta ad accorrere per aiutare e confortare in caso di bisogno, ci si sente leggeri e si ha voglia di esplorare l’ambiente fisico e sociale; il solo immaginarsi che l’altro/a non avrà voglia di accoglierci tarperà la voglia di esplorare, di allontanarsi, secondo quello che viene detto effetto base sicura.

La persona che produce tutti e quattro questi "effetti" viene detta "figura di attaccamento". Colui o colei del quale ci si innamora e con il quale si sceglie di condividere la propria vita provoca tutte queste emozioni e pertanto viene considerata la propria figura di attaccamento. Queste reazioni intense sono tuttavia presenti non solo nel legame di coppia tra due adulti ma anche nella relazione che un bambino instaura con la madre e con il padre. Così che sono i genitori le figure di attaccamento nella prima e seconda infanzia. Il passaggio dal vedere nel genitore colui che conforta e protegge e la cui assenza provoca ansia da separazione all’individuare in un qualcuno più o meno coetaneo la persona in grado di rivestire questo ruolo avviene nell’adolescenza.

(da G. Attili, Attaccamento e amore, Il Mulino 2004)

  

Copertina del volume.
Un macaco separato dalla madre accusa malori e disturbi. Un bambino urla quando la mamma si allontana; un innamorato si dispera per l’assenza dell’amata. Sono così diversi questi comportamenti? Grazia Attili autrice di Attaccamento e amore. Cosa si nasconde dietro la scelta del partner (Il Mulino 2004, pp. 137) affronta le radici biologiche e psicologiche che stanno alla base delle nostre relazione affettive e sessuali.








 

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