Famiglia Oggi.

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n. 4 APRILE 2007

Sommario

EDITORIALE
Quella relazione che costruisce la personalità
la DIREZIONE

SERVIZI
La rivoluzione della teoria di Bowlby
LUCIA CARLI

Sicurezza e insicurezza del legame
ROSALINDA CASSIBBA

Le radici e le ali per volare
LUCIA CARLI

In corsa verso l’età adulta
GRAZIA ATTILI

Un contributo alla psicologia clinica
GIOVANNI LIOTTI

Attaccamento e relazione tra uomo e Dio
ROBERTO ROVERAN

DOSSIER
Continuità e attaccamento
GRAZIELLA FAVA VIZZIELLO E ALESSANDRA SIMONELLI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Le tante facce dell’affezione
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Padri e figli in conflitto nella letteratura
ROBERTO CARNERO

Formazione di uno scrittore
ORSOLA VETRI (A CURA DI)

MATERIALI & APPUNTI
Donne che amano troppo
MANUELA MARIA MANCINI

CONSULENZA GENITORIALE
Il delicato rapporto tra legami e separazioni
SIMONA TROVATI

POLITICHE FAMILIARI
Bambini col cellulare: tuteliamoli!
A CURA DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI UTENTI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Il matrimonio: roba da ricchi
ORSOLA VETRI

IL CISF INFORMA
Lo stile di vita di una famiglia

LIBRI & RIVISTE

 

 MATERIALI & APPUNTI - UN PROBLEMA COMUNE MA TRASCURATO

Donne che amano troppo

di Manuela Maria Mancini
 

L’amore per il partner può diventare eccessivo, fino al punto di dimenticare sé stesse. Le origini del fenomeno e le possibili vie d’uscita in un recente libro di Lia Inama.
  

Copertina del volume: Liberarsi dal troppo amore.«Quando un amore fa solo soffrire, allora non è amore...», esordisce Lia Inama, autrice del libro Liberarsi dal troppo amore. Per le donne che vogliono uscire da una dipendenza affettiva (Ed. Erickson). Un libro che si affianca a un altro best seller sugli affetti femminili della psicoterapeuta americana Robin Norwood, Donne che amano troppo (Feltrinelli), con oltre 5 milioni di copie vendute. Sì, perché esistono molte donne, professionalmente realizzate ma insicure in amore, alla continua e spasmodica ricerca di qualcuno che dia loro sicurezza, riconoscimento e affetto. Le donne che "amano troppo" sono tante, di ogni età ed estrazione sociale, creature cresciute con la convinzione che essere donna significhi annullarsi e dare in modo incondizionato, senza mai chiedere. Donne che, anziché affrontare il difficile rapporto con sé stesse, affidano ad altri il compito di renderle felici.

Ma che cosa significa amare troppo? Quando si ama, non si è un po’ tutti affettivo-dipendenti? Certamente non neghiamo gli esplosivi entusiasmi dell’innamoramento e il sano desiderio dell’altro... In questi casi si parla di interdipendenza, di uno scambio alla pari tra individui liberi con sentimenti e risorse diverse. Ma la dipendenza affettiva è ben altro. È un asservimento unilaterale, pesante, che fa sentire insicure, bisognose di un legame a qualsiasi costo. Si ama troppo quando essere innamorate significa soffrire, giustificando all’eccesso i malumori, il cattivo carattere, l’indifferenza e i tradimenti del partner. Quando, offese dal suo comportamento, pensiamo che sia colpa nostra perché non siamo abbastanza attraenti o affettuose e non siamo degne né meritiamo, sotto sotto, di essere amate. Solo se saremo "brave" ci amerà per sempre.Copertina del volume: Lettere di donne che amano troppo.

«Amare troppo è un male dell’anima anzi, detto freddamente, è un disagio psichico determinato da una dipendenza a una sorta di droga della quale non si riesce a fare a meno...» scrive Anna Del Bo Boffino nella presentazione di Lettere di donne che amano troppo (Feltrinelli). È come se queste donne facessero dipendere la stima di sé, il senso della propria vita, il merito di viverla da una scommessa che le vede comunque perdenti in partenza: non c’è infatti relazione positiva e dai benefici effetti che non sia basata innanzitutto sullo scambio d’amore...

Ci si sente così imprigionate in una relazione di dipendenza totale, in cui si ha bisogno del compagno come dell’aria che si respira. Si vive in funzione dei bisogni del partner, ci si accontenta di poco affetto, si cerca di controllare l’altro e di assecondarlo in ogni modo, mendicando attenzione e amore. Quell’attenzione e quell’amore – questo è il punto – che non riusciamo a dare a noi stesse. Ottenendo, per giunta, esattamente il contrario, poiché il "troppo amore", che diventa una sorta di ossessione, porta l’altro alla fuga... Tra l’altro, spesso le donne che amano troppo sono attratte dall’uomo in fuga, come spiega Valerio Sgalambro, pedagogista: «[...] Un uomo spaventato dall’intimità, che non deve mai chiedere, che non mostra i suoi sentimenti e cerca solo un modo per non coinvolgersi più di tanto... Un uomo caratterizzato dal fascino delle false e vuote promesse di sicurezza, di sollievo e realizzazione...».

Quando non si è pronte a voler bene in modo profondo, perché le ferite personali o il bisogno di conferme hanno il sopravvento, si cercano solo persone problematiche o che scappano. In realtà queste donne non riescono ad aprirsi all’amore. L’amore inteso come responsabilità, cura e libertà, mentre la dipendenza affettiva è collegata alla paura della libertà. Pertanto non è il troppo amore a creare dissidio, ma l’esatto opposto: l’incapacità ad amare e la necessità di rimanere attaccati, aggrappati a una presunta sicurezza. Come recita un proverbio trentino «il troppo è parente del niente».

E così fuggiamo da chi ci dà vero affetto. Così come occuparci di un altro ci dà modo di non affrontare il rapporto con noi stesse e la vera intimità con qualcuno. Non ci si annulla per il troppo amore verso un uomo, ma per il poco amore verso sé stesse. Così che l’altro diventa più importante perfino di sé stesse.

Da dove nasce questa paura?

La Norwood suggerisce di cercare questa paura nei tempi dell’infanzia, nel momento in cui, bambini, abbiamo sviluppato le prime relazioni coi nostri familiari, iniziando a indossare maschere e a vestire ruoli per essere accettati e approvati. Esiste una grande varietà di donne maltrattate, ma in tutte si trova una rabbia interiore che deriva dall’essere state sfruttate e prevaricate quando erano bambine. Se, per esempio una bambina è stata trascurata o abbandonata dal padre, da adulta tenderà a trovare un uomo che la trascuri e la abbandoni, così come se ha subito una violenza, farà in modo che questa riappaia nei suoi giochi, finché non avrà l’impressione di aver superato quell’esperienza e imparato, quindi, la "lezione". È proprio il disamore di sé e la sfiducia nel proprio valore che nascono da questi traumi a creare nella donna la paura di non essere amata. E questa paura la porterà ad accettare qualsiasi cosa dall’uomo che ha scelto perché la rassicuri.

E gli uomini? Soffrono di dipendenza affettiva? «Ci sono molti uomini dipendenti affettivamente – continua Sgalambro – ma la differenza è nel livello di consapevolezza che questi ne hanno e nella difficoltà ad accettarla, per via della copertura dei valori sociali che tendono a preservare un modello d’uomo sicuro e protettivo». Oltre al fatto che, grazie a fattori culturali e biologici, il sesso forte cerca di alleviare le sue pene amorose ponendosi delle mete più esterne che interne, più impersonali che personali, come appassionarsi al lavoro, agli sport, agli hobby.

Liberarsi, insieme si può

Lia Inama (www.inamarsi.it) formatrice ed esperta di counseling individuale e di coppia, nel suo meraviglioso libro Liberarsi dal troppo amore analizza il faticoso percorso di alcune donne che, condividendo le proprie esperienza ed emozioni in un gruppo di aiuto reciproco, sono riuscite a riprendere in mano le redini della propria vita. Questi gruppi si sono moltiplicati negli ultimi anni e ora sono centinaia le donne che rinascono grazie agli incontri gratuiti di auto-mutuo aiuto. In un percorso di immensa fiducia. Ricorda Robin Norwood: «Tentare il recupero senza fede è come salire su un pendio all’indietro, con i tacchi alti» (Lettere di donne che amano troppo).

È possibile imparare ad amarsi di nuovo e a instaurare relazioni affettive equilibrate. Alimentare una visione positiva di noi stesse, dedicarci energie e attenzioni, insomma amarci di più. È questa la via maestra che ci conduce a non amare "troppo" l’altro. Questo non significa soffocare i nostri impulsi, la voglia di coccolare il nostro compagno, di riservargli tempo ed energie, di aiutarlo ad affrontare problemi e difficoltà. Sicure di noi e del nostro valore, tutto ciò non sarà un altro tentativo di manipolarlo o di farci amare, ma un modo per esprimere ciò che siamo. Liberamente.Copertina del volume: Donne forti, deboli con gli uomini forti.

Si può così iniziare un cammino verso la scoperta dell’amore incondizionato, inteso non solo come cura e libertà ma soprattutto come responsabilità: l’analista junghiana Maja Storch nel suo libro Donne forti, deboli con gli uomini forti (Ed. Re Magi) dimostra come sia possibile mantenere la propria forza e identità senza negare il desiderio di dedizione e protezione nei confronti degli uomini. Il segreto è far diventare grande la bambina debole e indifesa che è dentro ogni donna, prendendosene cura e accettando di vivere per tutto il tempo necessario nel proprio dolore, abbracciando ogni ombra e fragilità e sanando così le proprie ferite.

Ritrovare l’amore per sé

Solo quando si decide di lasciar andare l’altro, a chiederci se è lui che vogliamo o se non sia piuttosto la convinzione di non meritare amore che ci paralizza in una storia a senso unico, allora si è pronte. Pronte ad abbandonare l’idea che un altro sia in grado di colmare la nostra incompletezza. Pronte a darci, per prime, rispetto e affetto. Tutto ciò porta a cambiare direzione, ad abbandonare la strada della sottomissione per imboccare quella dell’autonomia e dell’amore per sé. Racconta una delle protagoniste del gruppo di autoaiuto in Liberarsi dal troppo amore: «Toccato il fondo del dolore, un istinto di sopravvivenza, una forza che non sapevo di avere mi ha costretta a fermarmi e a riprendere in mano la mia vita, cambiando però obiettivi e direzione. Ho scoperto una nuova relazione con me, una libertà interiore nel constatare che c’è comunque una persona sulla quale si può sempre contare e che non ti lascia mai sola: te stessa».

Solo se questo delicato processo di crescita riuscirà, le donne che vivono la dipendenza affettiva potranno incontrare uomini a cui donare il loro amore illimitato, ricambiate! Scrive la Storch: «Da qualche parte, là fuori, c’è qualcuno che sta cercando proprio te e, quando entrambi vi metterete in cammino, lo incontrerai. Dovrai solo essere capace di riconoscerlo. Sii paziente sia con lui che con te stessa: sei una donna che vive in un’epoca di passaggio. Avrai il tuo bagaglio con molti dubbi, parecchia confusione e una buona dose di curiosità. Porterai tra le braccia il tuo dolore e avrai nel cuore la tua grande capacità di amare. Così, quando entrambi avrete sviluppato sufficiente tenacia e amorevole tenerezza per i vostri processi interiori come per quelli della persona amata, debole e forte insieme, un bel giorno arriverete insieme a cavallo nel vostro castello e vivrete felici... Finché la vita non vi presenterà una nuova sfida». Ma, chissà perché, credo che questa volta sarà più facile... Comunque sia, buon viaggio!

Manuela Maria Mancini
   

BIBLIOGRAFIA

  • C. Bowling, Il complesso di Cenerentola, Longanesi Frassinelli, Milano 1982.

  • Robin Norwood, Donne che amano troppo, Feltrinelli, Milano 1985.

  • Robin Norwood, Guarire coi perché, Economica Feltrinelli, Milano, 1994.

  • Robin Norwood, Lettere di donne che amano troppo, Feltrinelli, Milano 1997.

  • Robin Norwood, Un pensiero al giorno (per donne che amano troppo), Feltrinelli, Milano 1998.

  • Hal e Sidra Stone, Tu & Io. Incontro, scontro e crescita nelle relazioni interpersonali, Compagnia degli Araldi, Firenze 1999.

  • Maja Storch, Donne forti, deboli con gli uomini forti, Ed. Magi, Roma 2000.

  • Lia Inama, Liberarsi dal troppo amore, Ed. Erickson, Gardolo (Tn) 2002.

  • Lia Inama, Pensieri per liberarsi dal troppo amore, Ed. Erickson, Gardolo (Tn) 2004.

  • Ian Kerner, Manuale di sopravvivenza per le donne che amano troppo, Sperling & Kupfer, Milano 2006.

  • Maria Menditto, Realizzazione di sé e sicurezza interiore, Ed. Erickson, Gardolo (Tn) 2006.








 

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