|
n. 5/6 MAGGIO-GIUGNO 2007 EDITORIALE SERVIZI
DOSSIER RUBRICHE MASS MEDIA
& FAMIGLIA Un
bagaglio da portarsi dietro MATERIALI
& APPUNTI Celebrare l’atto costitutivo della persona Giovani e nuove tecnologie Adolescenti e pubblicità La speranza dell’integrazione CONSULENZA
GENITORIALE POLITICHE
FAMILIARI LA FAMIGLIA
NEL MONDO |
EDITORIALE Media: una sfida per l’educazione La Direzione Un
primo passo: evitando inutili, aprioristici rifiuti, imparare a
conoscere e comprendere i meccanismi che sottendono ai mondi
multimediali attraversati dai figli. Qualunque sia il marchingegno elettronico che i bambini si trovano di fronte, individuano in un attimo il tasto play e cominciano a usarlo. Ben prima degli adulti di casa. Ben prima, in molti casi, di aver imparato a leggere e scrivere. Come racconta bene la ricerca del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, curata da Marina D’Amato, Bambini multimediali (di cui si scrive in queste pagine) i media sono ormai un ambiente familiare per ragazzi e bambini, che vivono le nuove tecnologie sempre più per immersione, a differenza degli adulti, che si pongono nei confronti dell’universo multimediale per astrazione. «Ma se i media diventano un’agenzia formativa al pari della famiglia e, forse, più importante della scuola», si chiede la medesima ricerca, «quanto incide sulla formazione dei ragazzi l’immaginario ormai globalizzato che viene loro proposto? Quali miti, quali valori, quali modelli di comportamento sono raccontati dagli eroi degli universi mediatici? Quali bambini, quali ragazzi sono rappresentati in questi mondi?». Val la pena di mettere a fuoco questi interrogativi in occasione della 41ª Giornata delle comunicazioni, come invita a fare lo stesso pontefice Benedetto XVI nel denso e pregnante messaggio, che sin dal titolo (I bambini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l’educazione) evoca le difficoltà e le fatiche richieste ai genitori per fronteggiare e gestire, con saggio discernimento, questo ambito dominante nella vita dei figli e a loro molto meno sconosciuto. Occorre riaffermare, come ci invita a fare Francesco Belletti nel suo contributo, che la titolarità della responsabilità educativa spetta primariamente alla famiglia, in una concreta esplicitazione del principio di sussidiarietà, e che «le altre agenzie devono prima di tutto supportare, sostenere e promuovere le competenze educative dei genitori, con una esplicita loro responsabilizzazione, e sostituendoli solo quando la famiglia viene meno a questa responsabilità educativa». Ma questa sottolineatura dei compiti educativi della famiglia non può essere usata per scaricare le responsabilità di chi fa comunicazione di massa. Al riguardo l’esame dell’offerta di fantasia proposta dalla televisione, dal cinema, dalla letteratura, dalla radio, da Internet e dai videogiochi e l’analisi della rappresentazione dell’infanzia nei media non sono sempre confortanti e aprono, se non altro, nuovi quesiti, a cominciare dalla questione della complementarietà dei ruoli di queste tecnologie con la famiglia e con la scuola, sia per l’apprendimento delle conoscenze, che per la trasmissione dei valori. Le risposte offerte dalle riflessioni che seguono, diverse e complementari, concordano su un primo, ineludibile passo: evitando inutili, aprioristici rifiuti, imparare a conoscere e comprendere i meccanismi che sottendono ai mondi multimediali attraversati dai figli. La direzione |
|