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n. 5/6 MAGGIO-GIUGNO 2007

Sommario

EDITORIALE
Media: una sfida per l’educazione
la DIREZIONE

SERVIZI
Bambini e mezzi di comunicazione
BENEDETTO XVI

La famiglia di fronte ai media
FRANCESCO BELLETTI

Televisione, un primato indiscusso
MARINA D’AMATO

Il difficile ruolo della scuola
PIER CESARE RIVOLTELLA

Distinguere tra videogioco e realtà
ANNA OLIVERIO FERRARIS

Dalla parte dei genitori confusi
PAOLA PEZZINI E LEONARDO BORETTI

Da baby-sitter a personal shopper
PIERMARCO AROLDI

Un magistero aperto ma attento
TARCISIO CESARATO

DOSSIER
Multimedialità a singhiozzo
CENSIS (a cura di)

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Educare nell’era della comunicazione
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Nuovi linguaggi, videobulli e guardoni
MARCO DERIU

Un bagaglio da portarsi dietro
ORSOLA VETRI (a cura di)

MATERIALI & APPUNTI
Uno sguardo ecologico sui bambini
STEFANO LAFFI E ANNA BERTAZZONI

Celebrare l’atto costitutivo della persona
SUOR TIZIANA DE ROSA

Giovani e nuove tecnologie
DIPARTIMENTO DI SOCIOLOGIA UNIVERSITÀ DI PADOVA

Adolescenti e pubblicità
OSSERVATORIO SULL’IMMAGINE DEI MINORI

La speranza dell’integrazione
PIETRO MANCA

CONSULENZA GENITORIALE
Il dovere di educare alla bellezza
ALDO MARIA VALLI

POLITICHE FAMILIARI
I quattro obiettivi del Forum
FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
I tedeschi e il sostegno alla maternità
STEFANO STIMAMIGLIO

 

 MASS MEDIA & FAMIGLIA - PERICOLI E OPPORTUNITÀ DEI NUOVI MEDIA

Nuovi linguaggi, videobulli e guardoni

di Marco Deriu
(docente di Etica e deontologia della comunicazione all’Università Cattolica di Milano)
 

La "generazione multitasking", capace di gestire insieme più di uno strumento di comunicazione, ha difficoltà di concentrazione e di capacità critica. La famiglia è il luogo privilegiato dove educare a un uso corretto degli strumenti di comunicazione.
  

«Se c 6 c vdm sabmattina xkè nn so se oggi QLCN mi cerca :-( ... per il compt di mate mi devi aiutare ... è tr diffic anke se + o - ho già capt q. ke succederà...>>.

Di che cosa si tratta?

  1. Un messaggio in codice riportato su un testo di crittografia per giovani enigmisti.

  2. Un brano tratto da un colloquio tra automi in un film di fantascienza.

  3. Una "frase" raccolta in chat via Internet.

  4. Una "frase" scritta in un messaggio sms tra due adolescenti.

Le risposte 3 e 4 sono, evidentemente, le più verosimili. Ma non è da escludere che qualche genitore, imbattendosi inconsapevole in un simile messaggio espresso da suo figlio adolescente, possa credere – di primo acchito – che la risposta giusta sia la 1 o la 2. Invece, i nostri ragazzi, quando comunicano tra loro attraverso il telefonino o Internet, ricorrono abitualmente a un linguaggio di simil fatta.

I messaggi sms o le comunicazioni on line comportano il ricorso a segni di abbreviazione per sfruttare al meglio lo spazio e il tempo a disposizione. In questo modo si costruisce una sorta di nuova lingua, caratterizzata da alcuni elementi: espressioni nate in Rete o legate alla scrittura "veloce" in ambiente digitale; vicinanza ai registri propri del linguaggio parlato; ampio uso di abbreviazioni e sigle; frequenza di prestiti linguistici; uso della "k" al posto della "c" dura; contrazioni particolarmente "strette" ("tr" per "troppo", "sl" per "solo", "qlcn" per "qualcuno"...); ricorso agli emoticons (come la "faccina" :-( , che esprime tristezza o disappunto).

I mezzi di comunicazione – non soltanto quelli "nuovi" – impongono ciascuno uno stile espressivo caratteristico, di cui gli utenti si impossessano fino addirittura a estendere il linguaggio usato anche ad altri contesti, non sempre appropriati. Questo può costituire un problema. Un linguaggio deve essere adeguato alla situazione in cui lo si utilizza. Deve essere uno strumento a disposizione di chi comunica, non un elemento condizionante al punto tale da indurre l’utente – soprattutto se giovane – a farne un uso improprio anche in situazioni in cui non è conveniente (si potrebbe citare qui il caso di un docente universitario che non di rado ritrova diversi segni di questo "lessico" anche all’interno delle prove scritte del corso di Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa...).

Gli studi di psicolinguistica confermano che il modo di esprimersi ha riflessi diretti sul modo di organizzare il pensiero (e viceversa), che rischia così di diventare più sintetico, frammentato e ricco di numerose abbreviazioni, rispecchiando lo stile di cui si è detto.

Oltre all’aspetto linguistico, dunque, nel rapporto con i nuovi media è da considerare anche l’ambito concettuale. Le più recenti ricerche in materia ci parlano dei bambini e dei ragazzi di oggi come di una "generazione multitasking", capace di compiere simultaneamente diverse attività, ma per questo quasi sopraffatta dalle nuove tecnologie e dai media più moderni. Una mano sulla tastiera per spedire o ricevere e-mail, l’altra sul cellulare, lo sguardo su Mtv e la colonna sonora nelle orecchie con l’iPod... I nostri giovani sono davvero così? E, in caso di risposta affermativa, hanno (o avranno) un cervello diverso da quello dei loro genitori, cresciuti in ben tutt’altra epoca e con stimoli mediatici assai minori?

Gli esperti rilevano la tendenza a un’attenzione frammentata, le crescenti difficoltà della memoria in un’era di flusso continuo di informazioni, l’incapacità di mantenere la concentrazione su un compito per un tempo prolungato. Nel medio-lungo termine, questa moltiplicazione parcellizzata dell’attenzione potrebbe avere conseguenze sull’abilità di focalizzare le situazioni e sviluppare le necessarie capacità critiche. Se davvero questo pericolo esiste, come ci si può difendere dall’uso improprio dei nuovi media, senza che essi diventino in tutto e per tutto "armi di distrazione di massa"?

Capire, non proibire

La famiglia è, naturalmente e inevitabilmente, il nucleo fondamentale in cui bisogna proporre l’intervento correttivo per una diversa fruizione di questi mezzi. Non ha molto senso impedirne l’uso (attività peraltro difficoltosa da mettere in pratica, se non con sistemi radicali che rischiano addirittura di essere controproducenti). È assai più proficuo imparare a capire perché, al di là delle mode o delle tendenze sociali che li condizionano, i ragazzi siano tanto attratti e altrettanto condizionati dal multitasking. Recuperare spazi di attenzione e valorizzazione del loro essere può costituire un primo obiettivo per modificare in meglio il loro approccio ai nuovi media, come pure può essere utile condividere con loro l’uso dei mezzi stessi, mettendo in rilievo le potenzialità positive ma anche i "rischi" cognitivi e relazionali di cui spesso i figli – e talvolta i genitori stessi – non colgono la portata.

Oltre alle ricadute espressive e psicologiche, altri aspetti forse meno evidenti ma non certo meno problematici entrano in gioco nell’uso delle tecnologie da parte dei più piccoli. Basti pensare alle inqualificabili azioni di bullismo che gruppi di studenti o giovinastri hanno messo in pratica, balzate agli "onori" delle cronache recenti e documentate dai filmati girati da loro stessi. La videocamera incorporata nei telefonini di ultima generazione e l’accessibilità di Internet hanno scatenato il drammatico fenomeno e i ragazzi hanno mostrato ancora una volta la loro dimestichezza con i nuovi media.

Si tratta di eventi che non è possibile liquidare come semplici "bravate" (anche se qualche genitore ci ha provato...). Il nucleo problematico fondamentale è l’aspetto (dis) educativo, soprattutto in relazione alla mediatizzazione di queste pessime gesta. È inquietante che vi siano ragazzi pronti a riprendere con il loro cellulare compagni o "amici" che si accaniscono contro un ragazzo disabile, sbertucciano i docenti o si producono in atti di vandalismo all’interno delle aule.

Mi metto in Rete, dunque sono

Altrettanto insopportabile è l’idea che poi non trovino di meglio che diffondere questi filmati in Internet, dove i video shock si sono moltiplicati, grazie all’effetto di amplificazione provocato anche dagli altri media. La Rete è piena di immagini simili, e questo induce molti guardoni ad andare a verificare con i propri occhi il contenuto di quei filmati. Così si alimenta quel voyeurismo tipico dei mezzi di comunicazione in generale (e, in particolare, dei telefonini, di Internet e della televisione) che costituisce oggi una delle principali leve per catturare l’attenzione del pubblico.

Questo meccanismo costituisce la molla che induce altri ragazzi a inondare la Rete di immagini delle loro pessime imprese. La maldestra voglia di protagonismo degli adolescenti in cerca di identità trova una "risposta" nella possibilità di attirare su di sé lo sguardo e le attenzioni di una videocamera, quasi che il comparire all’interno di un filmato fornisca una certificazione di esistenza agli occhi del mondo.

Se davvero è così, bisogna riflettere sulla mancanza di attenzione e di relazioni da parte degli adulti di riferimento – genitori, insegnanti, educatori – che inducono bambini e ragazzi a compensare le loro (eventuali) carenze affettive in questo modo. E bisogna insegnare loro che non tutti i giochi o gli usi delle nuove tecnologie sono tanto innocui quanto sembrano a prima vista, dato che tendono a creare una certa dipendenza.

I condizionamenti della tecnologia

A questo proposito, c’è chi ha addirittura categorizzato e definito la capacità dei media più avanzati di influenzare la nostra vita quotidiana: nell’ambito degli studi sull’interazione tra uomo e macchina, si è recentemente sviluppata la "captologia", scienza che studia i condizionamenti esercitati su di noi dalle tecnologie interattive, incrociando gli approcci della computer science e della psicologia della persuasione. Il termine deriva dall’acronimo CAPTology, che sta a significare Computers As Persuasive Technologies e si riferisce allo studio dei "computer persuasivi"; l’ambito applicativo è quello relativo alla modificazione del comportamento delle persone da parte di certi media. Secondo questo approccio, una tecnologia persuasiva è una "macchina" interattiva (per esempio una workstation, un software, un cdrom...) che funziona utilizzando i principi della comunicazione persuasiva che si ritrovano in ogni relazione sociale.

La captologia studia le tecnologie interattive usate sia a livello individuale che collettivo, in pubblico e in privato. Il punto focale sta nella riflessione sull’interattività delle tecnologie digitali che chiedono una risposta tra le alternative di scelta fornite e verificano in tempo reale il comportamento degli utenti attraverso complessi meccanismi di feed-back. Il carattere persuasivo di un computer, per esempio, può risiedere nella percezione, spesso soltanto presunta, che siano gli utenti a scegliere e determinare i propri comportamenti, quando in realtà sono i principi pragmatici e psicologici implementati nelle macchine che li guidano a compiere scelte prestabilite entro una limitata gamma di opzioni.

I computer infatti sarebbero capaci di persuadere in quanto propongono contenuti che possono motivare chi li usa attraverso l’esperienza di oggetti e ambienti multisensoriali, consentendo di stabilire una relazione fra scelte e risultati di esperienze virtuali, vicarie di realtà lontane, complesse o inaccessibili.

Un esempio dell’effetto persuasivo del computer potrebbe essere costituito dalle cyclette che implementano i software per la visualizzazione di scenari virtuali navigabili, continuamente modificati dai movimenti dell’utente. Motivando quest’ultimo alla scoperta degli ambienti tridimensionali rappresentati sul monitor, simili dispositivi riducono la noia dell’esercizio fisico e stabiliscono una relazione diretta fra l’attività in corso e i suoi effetti, "persuadendo" il soggetto a proseguirla.

Il pc, persuasore occulto?

Secondo l’approccio captologico, il computer può diventare anche un persuasore sociale quando adotta caratteristiche animate, riveste ruoli o agisce fornendo sanzioni di carattere sociale, attraverso un supporto interattivo che propone alternative (e regole) di comportamento, e non di rado dà anche dei consigli. Nei cd interattivi a carattere educativo, per esempio, alcuni personaggi virtuali insegnano l’importanza di seguire determinati comportamenti nell’alimentazione, nel gioco, nella frequenza scolastica, nelle relazioni con genitori e gli adulti di riferimento, nell’interazione con l’ambiente... Si tratta di programmi che guidano i bambini attraverso un percorso di scelte e forniscono commenti e "premi" quando i piccoli utenti dimostrano di avere appreso i concetti e i comportamenti conseguenti.

Quanto di pavloviano vi sia negli eventuali condizionamenti esercitati dalle nuove tecnologie è ancora tutto da dimostrare. Né bisogna lasciarsi prendere da emozioni apocalittiche o dalla paura che il "grande fratello" tecnologico possa rubare irreversibilmente l’anima e il cervello ai nostri ragazzi. In ogni caso, nel dubbio, un sano impegno di educazione all’uso dei nuovi media può partire dalla proposta di attività alternative da parte dei genitori: non è detto che non possano incontrare il favore dei nostri ragazzi. Certo, può costare più fatica che affidarli alle cure delle baby-sitter elettroniche. Ma non ne vale forse la pena?

Marco Deriu
    

DAL PICCOLO SCHERMO
UNA SERIE TELEVISIVA SIMPATICA E INTELLIGENTE

Una mamma per amica è lo stupido titolo italiano per una serie tv che si distingue per classe e intelligenza: una serie Usa (Gilmore Girls) ormai giunta alla settima stagione. Inizialmente trasmessa da Mediaset, è attualmente in replica tutti i giorni su FoxLife. Ha avuto un meritato successo tra le teenager che ne apprezzano le trame semplici, spiritose e sentimental-familiari. Le Gilmore Girls sono Lorelai e Rory, madre e figlia, che hanno all’inizio 32 e 16 anni. Preambolo della vicenda è il passato di Lorelai: appartenente a una ricca e provinciale famiglia, rimane incinta a 16 anni e decide di tenere la bambina anche a costo di crescerla senza l’aiuto di nessuno e riuscendo, per molti anni, a mantenerla facendo la cameriera. Per permettere a Rory, ragazzina intelligentissima, di frequentare la miglior scuola (negli Usa, si sa, per questo motivo si è disposti a tutto) deve riconciliarsi con i formali genitori. Fatta questa scelta, cominciano le divertenti vicende delle ragazze Gilmore: in cambio del supporto economico (e non solo) Lorelai accetta il rito della cena del venerdì nella villa di mamma e papà e le conseguenti critiche sul suo modo di vivere. Per fortuna la dolcissima Rory, amatissima dai nonni, è in grado di tenere unita la litigiosa famiglia. Ironici e mai banali i dialoghi tutti incentrati nel descrivere i diversi e complessi rapporti tra madre e figlia nelle due generazioni.

o.v.

   

WEB & FAMIGLIA
UN FILTRO EFFICACE

Rivolto ai genitori che vogliono proteggere la navigazione dei propri figli, a scuole, aziende e associazioni che desiderano una connessione veloce e filtrata, per avere solo il meglio di Internet, il sito www.davide.it permette di accedere a Internet tramite una rete sicura e controllata in modo da poter eliminare la visione di siti inadatti ai minori e sconvenienti per il loro contenuto. Utilizzando le tecnologie più avanzate, il filtro di davide.it è costantemente aggiornato da oltre mille volontari italiani per questo la sua efficacia è elevatissima: i siti contenenti pornografia, violenza, satanismo, magia e turpiloquio non sono raggiungibili e una pagina di cortesia segnala all’utente il motivo del blocco. Anche la posta elettronica è protetta dai messaggi indesiderati e dai virus. Davide.it funziona in tutta Europa ed è possibile iscriversi scegliendo tra diversi pacchetti.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Calvani A., Educazione, comunicazione e nuovi media: sfide pedagogiche e cyberspazio, Utet, Torino 2001.

  • Colombo F., Il piccolo libro del telefono: una vita al cellulare, Bompiani, Milano 2001.

  • Colombo F., Tecnologie della comunicazione e libertà, Vita e Pensiero, Milano 2003.

  • Manovich L., Il linguaggio dei nuovi media, Edizioni Olivares, Milano 2002.

  • Marinelli A., Connessioni: nuovi media, nuove relazioni sociali, A. Guerini, Milano 2004.

  • Mascheroni G., Pasquali F., Breve dizionario dei nuovi media, Carocci, Roma 2006.

  • Orietti F. (a cura di), Scrittura e nuovi media: dalle conversazioni in rete alla web usabilità, Carocci, Roma 2005.

  • Riva G., Psicologia dei nuovi media, Il Mulino, Bologna 2004.

  • Ventura B.M., Comunicazione educativa, mass media, nuovi media, Franco Angeli, Milano 2004.








 

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