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n. 7/8 LUGLIO-AGOSTO 2007 EDITORIALE SERVIZI
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SOMMARIO Se teniamo conto dei giovani (19 - 22 anni) abbiamo il più alto tasso di frequenza universitaria tra i Paesi Ocse. Il motivo è dovuto al fatto che da noi, dopo la secondaria, ci si può ulteriormente qualificare solo in università. L’Italia non ha, infatti, quel segmento di studi che in tutti i Paesi del mondo si chiama "alta formazione professionale" (in collegamento con le imprese, secondo la formula dell’alternanza scuola-lavoro). Questa carenza strutturale è all’origine di molti problemi. Il principale è il cronico mismatch tra lauree e lavoro: non solo troppo pochi laureati svolgono un lavoro per il quale sono stati specificamente preparati, ma troppi laureati non trovano affatto un posto o si devono accontentare di lavoro dequalificati e precari. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Orientarsi nelle scelte universitarie, dopo la riforma che ha portato al "tre più due" è complesso ma al tempo stesso le università chiariscono in modo esauriente le offerte, le possibilità di scelta e di organizzazione degli studi, le alternative. Se fino a pochi anni fa cambiare ateneo poteva essere complicato, oggi viene esplicitamente previsto che uno studente compia la prima parte di un percorso formativo in un’università (il "tre", per intenderci) per poi spostarsi per la laurea magistrale in un ateneo che offra specializzazioni più mirate. È però importante che le scelte siano ragionate e motivate sia da interessi culturali, sia da un’analisi attenta del profilo professionale che ci si vuole costruire. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Orientatori naturali del figlio, i genitori lo accompagnano nella scelta degli studi: parola dai mille significati che esprime reciprocità, condivisione, presenza emotiva, attenzione, dialogo, ma una famiglia troppo presente può sottrarre spazi necessari di responsabilità e di decisionalità. Bisogna riconoscere lo scarto generazionale: se i genitori appartengono a una generazione che vede nel titolo di studio un valore, i figli sanno che i tempi sono cambiati e devono imparare a muoversi nel loro mondo. Saper(si) orientare significa saper desiderare, saper vivere, oltre che saper usare le informazioni. Conta molto saper sognare. Qui si gioca il ruolo educativo della famiglia: sognare il figlio come potrebbe diventare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Dal V e VI Rapporto Iard sulla condizione giovanile italiana traspare che la transizione all’età adulta è oggi più lunga e più lenta che in passato. In questo contesto sembra che l’università si presti, nel vissuto emotivo del giovane, a funzionare come un alleato per rimandare sempre più in là nel tempo la separazione dalla famiglia d’origine. Attraverso il racconto di un caso si cerca di far luce sulle ansie sottese al momento della separazione che, a livello manifesto, si presentano come difficoltà di apprendimento o di conclusione degli studi. Anche se non sempre in modo evidente, non è raro scoprire che anche la famiglia ha i suoi buoni motivi per accettare in modo silente che il figlio prolunghi la sua permanenza in famiglia, oltre il limite suggerito dall’età. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Le indagini AlmaLaurea sul profilo dei laureati e sulla loro condizione occupazionale raccontano uomini e donne nei percorsi di alta formazione. Nel corso degli studi, performance e desideri si differenziano, ma è soprattutto dopo la laurea che il divario di genere si fa evidente: laureate penalizzate sul lavoro, più precarie e con gli stipendi più bassi rispetto ai laureati. In un contesto di difficoltà economica purtroppo le prime a essere colpite sono le componenti più deboli, da una parte le donne, dall’altra i giovani del Sud. Le donne sembrano in questo caso rappresentare il Sud nelle differenze di genere. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quale significato ha la vocazione in rapporto al lavoro? Cosa vuol dire sperimentare nella propria professione una vocazione, un mandato, una missione? Come risposta, s’intende mostrare che una determinata attività lavorativa non si riduce mai a un semplice mestiere o impiego, ma è luogo eminente dove la persona è chiamata a realizzarsi e, insieme, a servire la società. Comprendere lo stretto rapporto tra vocazione e professione conduce, da un lato, a dare forma concreta alla vocazione e, dall’altro, nobilitare ogni professione. |
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