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n. 7/8 LUGLIO-AGOSTO 2007 EDITORIALE SERVIZI
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MEDIA & FAMIGLIA - SCEGLIERE LA FACOLTÀ
GIUSTA OGGI È PIÙ FACILE Una bussola nel mare delle opzioni di
Rosanna Precchia Sembrano passati anni e
anni e invece ne sono trascorsi solo quindici da quando la ricerca del
corso di laurea e dell’occasione di lavoro si faceva con mezzi che
oggi ci paiono di fortuna. Ecco come funziona attualmente in Italia. Quindici anni fa era un sogno: riuscire a trovare in tempi non troppo lunghi un’informazione sulla scuola, sulle professioni, sul lavoro! Fortunato chi conosceva la persona giusta, chi chiacchierando scopriva un’attività a cui nessuno in famiglia aveva mai pensato e che invece si rivelava proprio la più adatta al giovane di casa. In mancanza di altre opportunità non erano poche le persone che si rivolgevano ai giornali, a cui si chiedeva davvero di tutto. La rubrica di orientamento alla scelta degli studi e della professione di Famiglia Cristiana, negli anni ’90 riceveva una quantità enorme di lettere: in alcuni periodi anche 100 in una sola settimana. Con domande di tutti i tipi: come si diventa attore, vigile del fuoco, amministratore di condominio, infermiere per bambini? Come si fa a mettersi in proprio, ad andare a studiare all’estero, a fare uno stage in azienda, a cambiare lavoro? Quando si avvicinava la data dell’iscrizione alla scuola superiore, quotidiani e riviste dedicavano pagine e pagine all’elenco degli istituti, suddivisi per tipologia. Chi aveva lasciato gli studi "regolari" e puntava ai corsi di formazione professionale, poteva dare una svolta al proprio destino se riusciva a individuare quello giusto. Quando veniva il momento dell’iscrizione all’università genitori e studenti cercavano la facoltà che aprisse le porte per un roseo futuro. In libreria si trovano numerose buone guide alla scelta dell’università, ma la mossa vincente era recuperare la più attendibile, quella ufficiale: la guida realizzata dal ministero dell’Università, distribuita sì, gratuitamente, ma su richiesta. E pochi allora, anche tra gli insegnanti, ne conoscevano l’esistenza. Intanto il mondo dell’istruzione, soprattutto quella universitaria, si stava trasformando profondamente. Nel 1990 fu varata la legge che istituiva i diplomi biennali e triennali. La cosiddetta laurea breve che, a partire dal 1992, moltiplicò le opportunità di formazione. Ben collegate al mondo del lavoro si rivelarono soprattutto quelle attivate dalle facoltà di Medicina, di Ingegneria, di Agraria. I posti però, già allora, erano limitati, quindi conoscere le novità e arrivare al momento giusto, voleva dire vincere sugli altri concorrenti. Ecco perché le lettere con le richieste di informazioni e notizie alla rubrica di orientamento di Famiglia Cristiana continuavano ad arrivare numerose. Come se non bastasse, a complicare il campo dell’offerta formativa, si sono aggiunti, dopo la costituzione dell’Unione europea nel 1992 (entrata in vigore a fine 1993) i corsi finanziati dal Fondo sociale europeo. Il loro grande pregio è la totale gratuità (anzi prevedono un rimborso spese), il loro limite, per gli utenti, è la difficoltà di sapere presso quale università o ente di formazione sono attivati. Inoltre non si tratta di corsi istituzionali, quindi ripetuti ogni anno, ma di percorsi formativi frutto di un progetto mirato. Per questi dal momento dell’approvazione del piano didattico, con relativo bando per l’ammissione degli studenti, al limite di tempo per la presentazione della domanda trascorrono solo 30 giorni. Pochissimi. Anche in questo caso avere l’informazione giusta al momento giusto ha cambiato molte vite. Uno dei primi servizi pubblici finalizzati all’orientamento è stato quello dei Centri informagiovani. Mentre nei Paesi europei hanno cominciato a funzionare fin dalla seconda metà degli anni Sessanta (basti pensare a Francia e Belgio), in Italia i primi centri furono istituiti solo a partire dagli anni ’80 a Torino (1982), a Milano (l’Osmeg nel 1983), a Forlì (1984). Nel nostro Paese sono stati istituiti nel corso degli anni ’90, e si sono estesi gradualmente in quasi tutti i comuni del nostro territorio nazionale. Oggi sono una realtà acquisita, ma dieci-quindici anni fa poche famiglie ne conoscevano l’esistenza. Gli Informagiovani, oltre alla principale funzione informativa hanno spesso, soprattutto nei comuni medio-piccoli, anche funzione di "ascolto", di orientamento, di osservatorio del mondo giovanile e sostengono iniziative e progetti promossi da giovani per altri giovani. L’inserto del "Corriere della Sera" C’era allora un tale bisogno di informazioni che un grande quotidiano nazionale, Il Corriere della Sera, decise di dedicare al tema del lavoro e dell’orientamento alla scelta degli studi un intero supplemento, il Corriere lavoro. Il primo numero uscì il 4 febbraio 1994 e andò a ruba. Ogni venerdì l’inserto toccava una vasta gamma di argomenti. Ecco per esempio la prima pagina del 20 gennaio 1995, titolo di apertura, approfondito nelle pagine interne: "Trovare posto a bottega". Poi, annunciati nel sommario "L’infermiere privato"; "Lavori e lavoretti per i più giovani"; "Le imprese che assumono"; "Premi per la tesi di laurea"; "Concorsi per il pubblico impiego"; e poi le rubriche con le offerte e le richieste di lavoro e lo sportello con le risposte ai quesiti posti dai lettori. Nel corso degli anni gli argomenti di punta continuano a privilegiare il tema del lavoro, alternandolo sempre all’approfondimento delle professioni. Il 13 gennaio 1995 l’apertura è su "Come, dove, quando mettersi in proprio". La settimana successiva si parla di apprendistato per "Trovare posto a bottega". Il numero del 26 maggio 1995, in vista delle iscrizioni all’università, titola: "Una laurea per trovare posto". Il numero del 26 gennaio 1996 punta sulla "Professione avvocato", mentre il numero del 7 giugno 1996 approfondisce la "Professione animatore", ma anche la "Guida alla scelta dell’Università". Ancora lavoro in primo piano negli anni successivi: "Apriamo un negozio" (22 gennaio 1999), "Far carriera in azienda" (19 novembre 1999), "Cambio lavoro" (15 novembre 2000). Intanto la forte domanda di informazione provoca la proliferazione di pubblicazioni sui temi della scuola, dell’università e del lavoro. Mentre l’altrettanto alta domanda di formazione, fa nascere iniziative poco serie. Per esempio atenei privati utilizzavano il nome di prestigiose università inglesi o americane per invogliare le iscrizioni, tacendo però che a fronte di rette (allora) milionarie si conseguiva un titolo di studio che non aveva valore legale. E non solo: nel passaggio dalla formazione regionale a quella universitaria per i corsi di ambito sanitario è capitato che qualcuno abbia approfittato dell’enorme domanda per alcune professioni particolarmente ambite (per esempio quella del fisioterapista) per organizzare corsi che poi non avrebbero mai consentito un regolare accesso al lavoro, né la partecipazione ai pubblici concorsi. Avvertire l’utente, sottrarlo alle truffe è stato uno dei ruoli importanti della comunicazione autorevole e affidabile, fornita da settimanali e quotidiani. Molte cose sono oggi cambiate, informarsi non è più un problema, c’è Internet. In Rete si trova davvero di tutto, basta inserire la parola giusta nel motore di ricerca. Ogni ateneo ha il suo indirizzo internet che informa on line circa l’organizzazione didattica, i master, i recapiti dei docenti. Nel sito del Ministero, all’indirizzo web http://offf.miur.it/, si ha l’opportunità di consultare tutta l’offerta formativa, organizzata per classi di laurea, livello, città. In Rete si fa anche la preiscrizione (http://universo.miur.it), molto utile perché apre un canale diretto tra la futura matricola e l’università, che fornisce in modo mirato le indicazioni richieste. Non soltanto gli atenei, ma anche le scuole hanno aperto siti internet. E i ministeri e le aziende. Individuare un bando pubblico o un’offerta di impiego non è più un’impresa titanica. Il lavoro, ora, si cerca in Rete. Si va al collocamento, che si chiama "Centro per l’impiego" (ma i più bravi possono far da soli) e si inserisce il proprio curriculum (indirizzo: www.borsalavoro.it). A questo punto la domanda diventa visibile alle aziende su tutto il territorio nazionale. Oppure europeo. Infatti chi vuol lavorare o studiare all’estero trova presso gli uffici provinciali del lavoro gli sportelli "Eures", dove personale specializzato informa, orienta e via Internet mette in contatto domanda e offerta. Istruzione universitaria e mondo del lavoro sono profondamente cambiati in questi anni. E mentre prima molti cercavano il titolo di studio che "garantisse" uno sbocco lavorativo, oggi c’è in tutti la consapevolezza della realtà: il titolo di studio non basta più. Il diploma triennale, cioè la laurea di primo livello, è soltanto un punto di partenza: per inserirsi bisogna fare lo stage, il master, oppure prendere la laurea specialistica, studiare bene le lingue straniere. E dopo tanta fatica, essere ben disposti ad accettare anche dei contratti a tempo determinato. Un cambiamento avvertito dalle persone? Certamente. Le lettere che arrivano alla rubrica di orientamento di Famiglia Cristiana sono ridotte all’osso. E non c’è più l’eccesso di informazione, non proliferano le pubblicazioni sull’argomento. Lo stesso, valido, inserto del Corriere della Sera ha chiuso i battenti nel 2005. Ora il venerdì il quotidiano pubblica solo una pagina sul tema della formazione, lavoro, università e professioni. Rosanna Precchia
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