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n. 12 DICEMBRE 2007

Sommario

EDITORIALE
Un bisogno nel cuore dell’uomo da secoli
la DIREZIONE

SERVIZI
La lode come riconoscimento
CARMELO VIGNA

Portare l’amato nella «cella del vino»
MARIATERESA ZATTONI E GILBERTO GILLINI

Per osservare gli aspetti positivi della vita
ROSA ANGELA FABIO

A che punto siamo con la motivazione?
OLGA LIVERTA SEMPIO

Essere capaci di vedere le potenzialità
MARIA CRISTINA BOMBELLI

Nel racconto della Bibbia
P. GIULIO MICHELINI

DOSSIER
Una nuova dipendenza: il "workaholism"
GIOACCHINO LAVANCO E ANNA MILIO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Apprezzare con autenticità
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
C’era una volta... l’incanto della fiaba
MICHELA GELATI

Pudore e rispetto per le donne afghane
ORSOLA VETRI (a cura di)

MATERIALI & APPUNTI
Lavoro: le donne più felici degli uomini
ACCOR SERVICES (a cura di)

CONSULENZA GENITORIALE
Magna cum laude
ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
La riforma dei consultori
DANIELE NARDI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
La minaccia dell’obesità infantile
SIMONE BRUNO

IL CISF INFORMA
Ancora sul "Decimo rapporto Cisf"

LIBRI & RIVISTE

 

 DAI GENITORI AI FIGLI

Per osservare gli aspetti positivi
della vita

di Rosa Angela Fabio
(docente di Psicologia generale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano)
 

Attraverso la lode il genitore media l’interazione con il mondo e aiuta il bambino a costruirne il significato, trasmette energia e lo spinge a trovare il senso dell’esistere. Lo scopo è far percepire qualcosa che è l’innesco di un’emozione con valenza affettiva.
  

Il bambino interagisce con il mondo esterno attraverso connessioni di natura senso-motoria. Esercitando queste connessioni comincia a esperire informazioni sulle cause e sulle conseguenze delle sue azioni, su ciò che deve compiere per raggiungere degli scopi. Inizia così una grande avventura che è la costruzione del significato. Il genitore che gli è vicino può mediare questa interazione con il mondo e aiutarlo a cercare il significato in modo adeguato attraverso aiuti, correzioni e lodi.

In questo modo il bambino impara a conoscere. 

La lode del genitore interviene anche a un altro livello. Trasmette gioia, calore e fiducia. Il genitore che è felice dei progressi del suo bambino, nel dirgli che è stato in gamba trasmette la commozione e la meraviglia per i suoi progressi, trasmette energia e lo aiuta a costruire il senso dell’esistere.

In questo modo il bambino impara ad amare. 

Anche nell’età adulta lodare o mostrare apprezzamento e riconoscimento dei meriti porta le persone a consolidarsi nelle proprie scelte. La gratificazione ha la proprietà di far entrare in contatto le persone con quella parte positiva di sé di cui a volte non si è certi. Può contribuire quindi alla strutturazione di un adeguato senso di sé, all’aumento dell’autostima, alla capacità di creare e mantenere relazioni mature e soddisfacenti.

In questa breve introduzione è stata sottolineata la duplice funzione della lode come atto che aiuta il bambino sia a conoscere sia ad amare. Nella parte successiva di questo articolo si parlerà delle dinamiche e le possibili sfaccettature della lode; in un secondo momento si focalizzerà l’attenzione su specifiche situazioni in cui lodare è difficile; nella terza parte saranno evidenziati i punti critici della lode e il superamento degli stessi; infine sarà presentata una sintesi di quanto emerso.

Dinamiche e sfaccettature

Nella letteratura la lode è stata spesso inserita negli studi che riguardano il rinforzo. Il rinforzo è un evento che conserva o aumenta la probabilità che il comportamento cui fa seguito si ripresenti (Foxx, 1986). Il rinforzo può essere positivo o negativo. Il rinforzo positivo consiste essenzialmente nel fare seguire a un comportamento emesso spontaneamente una conseguenza positiva. Per esempio, quando diciamo a un bambino che impara a giocare a scacchi: «Bravo tesoro! Sono orgoglioso di te!». Il rinforzo negativo, invece, prevede che un vissuto spiacevole venga eliminato, attenuato o posticipato grazie all’emissione di un determinato comportamento. Per esempio se un bambino è dal dentista e vive quella esperienza come negativa, noi possiamo dirgli che, se fa ciò che l’infermiera gli sta chiedendo, andremo via prima. Perché sia efficace, è essenziale che il rinforzo sia qualcosa di gradito ai nostri figli; ciò che può apparire come piacevole per noi, può non esserlo per loro. È dunque importante tenere presente l’alta soggettività del rinforzo. Di seguito sono elencate alcune classificazioni che caratterizzano le diverse modalità con cui la lode può essere espressa.

In relazione al contenuto: Meazzini (1999), Foxx (1986) e altri classificano le ricompense in base alle loro caratteristiche, e le distinguono in commestibili, sociali, dinamiche e simboliche.

I rinforzi commestibili sono i cibi e le bevande che le persone identificano come i preferiti; normalmente sono rinforzi molto forti e fanno aumentare rapidamente l’emissione del comportamento desiderato. Ne sono esempi un invito a cena, le caramelle per i bambini piccoli, la cioccolata. I rinforzi sociali, i più numerosi e diffusi, sono tutti quegli atti quali sorrisi, sguardi e verbalizzazioni che esprimono attenzione; sono gli eventi tipici delle relazioni fra le persone. Sono rinforzi efficaci, facili da usare e sempre a disposizione. Esempi di rinforzi sociali sono gli elogi, i complimenti, il sorriso, le coccole, gli abbracci. I rinforzi dinamici costituiscono una delle strategie educative più ampiamente usate da genitori e insegnanti e consistono nella possibilità di eseguire un’attività considerata piacevole al termine di quella considerata poco piacevole. Esempi possono essere andare in giardino, andare al parco, fare una corsa, guardare la televisione. Infine i rinforzi simbolici sono tutti quegli oggetti che acquistano proprietà rinforzanti poiché associati a rinforzi primari; sono molto efficaci a scuola. Esempi sono i soldi, i punteggi, i gettoni.

In relazione alla contingenza, lodi condizionate e incondizionate: le lodi condizionate sono subordinate all’emissione di atti comportamentali specifici: «Sono contenta della tua pagella», «Brava Francesca, hai imparato bene la tabellina del 6», «Grazie dell’aiuto che mi hai dato, Roberto». Le lodi incondizionate non hanno un referente specifico e non sono subordinate ad attività particolari. Un esempio è dire al proprio figlio: «Insieme a te sto bene», «Che bello vederti!» oppure «Grazie di esistere!».

In relazione alla direzione, etero e autodiretti: i rinforzi eterodiretti si presentano quando, per esempio, diciamo: «Bravo!» al nostro figlio, oppure al marito: «Grazie della cena, era veramente squisita». I rinforzi autodiretti sono invece tutte le gratificazioni che noi concediamo a noi stessi durante la vita quotidiana. Potremmo cercare di pensare: dalla mattina quando ci alziamo fino alla sera prima di andare a dormire, cosa facciamo per noi stessi?

Ci sono delle piccole azioni (diverse da persona a persona) che danno carica ed energia positiva: stendersi sul divano a leggere da soli per 20 minuti, giocare a calcetto, fare un bagno caldo, concedersi un massaggio, andare in bici, dedicare tempo alla cura estetica della propria persona. È facile individuare le persone che non si concedono queste piccole oasi: sono spesso stressate, si lamentano di tutto, trovano faticoso fare tutto. Anche se siamo dei genitori, è importante concedersi queste attività perché lo stato di benessere del genitore può essere trasmesso ai figli.

Quando lodare è difficile

Quanto abbiamo detto finora si riferisce a situazioni di vita normali. Succede a volte che i genitori abbiano la percezione che il proprio figlio non si comporti mai in modo da essere lodato.

Evidentemente è facile gratificare i bambini "bravi", è facile cioè lodare i propri figli quando si comportano bene. Francesca ha un senso di responsabilità molto alto: appena torna a casa vuole subito fare i compiti per andare poi in giardino a costruire i castelli con la terra. È facile per la mamma di Francesca dirle: «Sono contenta che hai finito di fare i compiti, puoi andare a giocare se vuoi».

Al contrario è difficile individuare i comportamenti positivi del proprio figlio quando il figlio è iperattivo, con tendenza a emettere comportamenti di provocazione e di opposizione. Anna rientra da scuola, butta lo zainetto nel corridoio, va ad accendere la televisione, urla dicendo che il pranzo che la mamma ha preparato è per cani, fa cadere il vaso dei fiori e va a rinchiudersi nella sua camera urlando che anche il vaso ce l’ha con lei. Anna è una adolescente arrabbiata. Oltre ad Anna ci sono bambini che non stanno mai fermi, che si rifiutano di fare qualsiasi cosa, che non fanno altro che provocare.

In queste condizioni è davvero difficile riuscire a lodare, anche perché il dispendio di energia richiesto da questi bambini è molto più alto degli altri. Alcuni genitori riferiscono che è come se il loro bambino avesse un "motorino" dentro.

Queste sono le situazioni in cui lodare è difficile. In queste situazioni i genitori sono molto stanchi nella gestione del quotidiano e vedono anche la lode come un ulteriore dispendio di forze; il punto è che comunque bisogna intervenire per canalizzare positivamente le energie del bambino. È più economico dire al bambino cosa vogliamo da lui al positivo lodandolo piuttosto che rimproverandolo per ciò che non deve fare.

In queste circostanze viene richiesto al genitore un salto qualitativo: anche se Anna è provocatoria, ci sono dei momenti in cui (anche solo per stanchezza) risponderà in modo rilassato e corretto alle richieste: quello è il momento in cui intervenire per farle notare che sta parlando in modo corretto. Anche se un bambino provoca spesso a livello verbale e motorio, bisogna aspettare i pochi secondi in cui si siede o parla normalmente e spiegargli che noi siamo contenti di parlare con lui. Bisogna cioè approfittare dei rari momenti in cui i bambini emettono comportamenti positivi e intervenire subito per consolidare e potenziare quanto stanno facendo. È come usare una lente di ingrandimento speciale che ci fa osservare solo gli aspetti positivi. Altrimenti il rischio è quello di innescare un circolo vizioso di rimproveri che aumentano i comportamenti negativi e viceversa.

Punti critici e cautele

Se da un punto di vista scientifico e "tecnico" la lode è stata spesso inserita nella letteratura del rinforzo, dal punto di vista educativo la lode si configura come un’energia positiva, una scossa di gioia che viene trasmessa all’altro. Quindi, come già detto nell’introduzione, la lode ai figli, ma anche alle persone che ci circondano assume un valore esistenziale profondo: cambiare la nostra stessa visione della vita in quanto ci costringe a identificare e evidenziare gli aspetti positivi di essa. Ci sono però delle cautele da tenere presente che vanno incontro ad alcuni limiti connessi a uno stile educativo centrato sulla lode. Di seguito ne prenderemo in considerazione alcuni: l’assimilazione al ricatto, l’ipertrofizzazione dell’ego, la sincerità e l’assuefazione.

La lode è assimilabile al ricatto. Qualche volta la lode viene confusa con il ricatto. Alcuni genitori dicono: «Mio figlio deve fare i compiti per il piacere di farlo e perché è il suo dovere, non perché io gli dico che è stato bravo oppure gli prometto di giocare a scacchi con lui!»; hanno ragione: è davvero preferibile che il nostro bambino faccia i compiti per il piacere di farli. È meglio che stia fermo perché ha imparato i meccanismi dell’autoregolazione. È meglio che si lavi i denti ogni sera perché ciò fa parte dell’igiene e della pulizia normali della persona. È meglio che non dia calci a Roberto perché ha imparato a leggere le emozioni dell’altro e ad autocontrollarsi.

Il punto è che alcune azioni sono faticose da svolgere nella fase iniziale dell’apprendimento. Se studiare per il nostro figlio è difficile perché per esempio è disattento e iperattivo, nelle prime fasi potrebbe essere disposto a concentrarsi e affaticarsi perché la mamma è vicina, perché riconosce la sua fatica e il suo tentativo di farcela. Man mano il bambino impara a concentrarsi prima per 2 minuti, poi per quattro, sei, trenta e così via. Man mano che impara, la fatica diminuisce e comincia a non affaticarsi troppo nella concentrazione. Questo esempio è una dimostrazione di ciò che viene chiamato passaggio da una motivazione estrinseca a una motivazione intrinseca. I bambini imparano cioè a seguire le norme sociali inizialmente perché c’è qualcuno che regola loro il comportamento, ne ha cura, li loda quando emettono dei comportamenti positivi e successivamente perché è giusto (intrinsecamente) e stanno bene quando le seguono.

La lode ipertrofizza l’ego. Uno stile educativo prevalentemente centrato sulla lode indurrebbe i bambini a "montarsi la testa", cominciando cioè a pensare di essere gli unici intelligenti, belli e simpatici sulla terra. Ora, questo rischio è effettivamente presente in alcune situazioni in cui i bambini sono figli unici, vivono circondati da 2 genitori, 4 nonni e tanti zii che si occupano solo di loro, ma esso è relativo allo stile educativo e non all’essere figli unici. Se vengono accordate le richieste anche quando i bambini non seguono le regole, se si accetta e si interagisce con un atteggiamento provocatorio, se i rinforzi non sono realistici, allora questa ipertrofizzazione dell’ego (ipervalutazione di sé) può accadere, altrimenti no. La lode sincera è strettamente connessa al senso di realtà, nella lode il genitore dice: «Bravo cucciolo, hai imparato la tabellina del 3» e non «Bravo cucciolo, sei il più grande matematico di tutti i tempi!».

La lode può non essere sincera. Lodare il proprio bambino quando non ci si sente di farlo può essere "sentito" dal bambino e ingenerare in lui un senso di confusione e diffidenza. Per esempio appena suo padre torna dal lavoro, il bambino chiede: «Papà, hai promesso di giocare con me questa sera», la madre aggiunge: «È vero, hai promesso che lo avresti fatto questa sera». Il padre risponde con una nota di irritazione nella voce, senza chinarsi o guardare il bambino e con le spalle girate: «Va bene, hai fatto bene a ricordarmelo. Se l’ho promesso, vai a preparare il gioco». Il linguaggio del suo corpo sta dicendo: «Più presto cominciamo, più presto finiamo».

La lode può indurre assuefazione. Quando la lode viene usata in modo continuo e per tanto tempo, il rischio è l’assuefazione; in altre parole i bambini si abituano a sentirsi lodati e non provano più la gioia connessa alla lode. Anche in questo caso è importante che la lode venga data quando è corretto, in modo immediato, sincero e realistico.

La restituzione di senso

Da quanto fin qui detto appare chiaro che, nonostante una applicazione inadeguata della lode possa comportare delle problematicità, essa sia utile nel fare chiarezza.

Oggi i nostri figli vivono un’epoca caratterizzata da ritmi sempre più veloci che determinano entropia a livello organizzativo e sociale. I fattori che aumentano l’entropia possono presentarsi sia a livello strutturale sia a livello educativo.

Fra i fattori strutturali ci sono l’esposizione ripetuta al bombardamento di immagini e suoni che avviene sia per effetto dei media, sia per l’organizzazione dei luoghi di vita comuni (si pensi al bombardamento di suoni e immagini dei supermercati), il numero alto di attività che si fanno nella stessa giornata (il bambino esce alle quattro da scuola e poi va dalla babysitter, dopo in palestra, poi a lezione di piano...), il numero di giocattoli che spesso prorompono e fuoriescono dalla cameretta e dalle altre stanze, il numero di docenti, il numero di partner dei genitori, il numero di vestiti...

Fra i fattori educativi possono esserci la mancanza di coerenza fra i genitori, la discontinuità nella scansione dei tempi e degli spazi di vita del bambino, la mancanza di regole, la mancanza di ascolto, la velocità dei tempi e dei ritmi, la mancanza di riti.

Questi livelli di disordine o entropia influenzano la crescita dei ragazzi. Talvolta inducono irrequietezza, tendenza all’iperattività o sensazioni di disagio. In questo contesto lo scopo della lode è quello di fare chiarezza, far percepire la costanza in un mondo che cambia, far percepire qualcosa dentro l’altro che è l’innesco di un’emozione con valenza affettiva. Inoltre, ognuno di noi sa che, se ha avuto genitori rinforzanti, che gioivano dei piccoli progressi e che continuavano a infondere fiducia, è diventato una persona forte; al contrario, se ha avuto genitori che punivano continuamente gli sforzi della crescita o dicevano «questo era il minimo che potevi fare... è il tuo dovere e basta...» può essere diventato una persona insicura.

Attraverso l’interazione con i genitori e con gli adulti si opera perciò "la restituzione di senso" della realtà esterna. Se il bambino vive in un contesto accettante e positivo, avrà una restituzione di senso della realtà come ottimista e positiva. Se il bambino vive in un contesto in cui viene sempre rilevato l’errore o gli aspetti negativi della realtà, allora potrà diventare una persona che pensa in modo pessimista.

La logica alla base della lode è l’accettazione incondizionata, cioè l’atteggiamento di accettazione totale da parte dei genitori, incondizionato. Se il bambino percepisce il fatto che, qualsiasi cosa accada nella sua vita di grande o di mediocre, i suoi genitori ci saranno sempre, lo accetteranno e lo ameranno sempre, svilupperà rispetto alla vita un atteggiamento di fiducia; da grande sarà un adulto che "oserà" quando sarà utile o importante farlo. L’accettazione incondizionata è anche alla base di un attaccamento sicuro nei bambini. Un bimbo o un adulto che ha alle spalle questa sicurezza nell’attaccamento, spesso costruisce un modello di rappresentazione interna del sé forte e positivo. Diventa una persona che affronta la vita in modo costruttivo e può sperimentare le novità senza paura. L’incondizionalità non significa permissivismo o accettazione di comportamenti disadattivi che il bambino è libero di emettere, anzi è utile che il genitore intervenga per evidenziare quali sono i limiti oltre i quali il bambino non può andare, ma è utile anche, in quei momenti, non mettere in discussione la persona del figlio nella sua globalità.

L’in-condizionalità è possibile in una relazione caratterizzata dall’empatia, laddove cioè il genitore, in sintonia con il proprio figlio, lo accetta per quello che è, riflettendogli con precisione il significato emotivo, cognitivo e interpersonale delle sue modalità interattive. Scoprire di essere comunque accettati, di avere nella madre una base sicura, infatti, ha di per sé un effetto potentemente educativo. Con questa certezza la persona sarà anche in grado di rischiare, di provare nuove forme di relazione interpersonale, di prestare attenzione alle emozioni che ha dentro in modo da viverle direttamente per elaborarle e trasformarle in cognizioni astratte su sé stesso e sugli altri in genere.

Per concludere, la dinamica della definizione della lode esposta in questo articolo è del tutto sovrapponibile a quella che Hegel aveva presentato negli scritti teologici giovanili riferendosi all’amore: «Movimento di estraniazione di sé nell’altro e di riconquista di sé attraverso l’altro». La lode prende in considerazione innanzitutto l’altro nel movimento di estraniazione da sé in quanto centra l’attenzione sull’altro, ma nel dare energia all’altro ritorna su noi stessi dandoci forza perché ci costringe a osservare gli aspetti positivi della vita.

Rosa Angela Fabio
   

BIBLIOGRAFIA

  • Borrero C.S.W., Vollmer T.R., Borrero J.C., Bourret J., A Method for Evaluating Parameters of Reinforcement during Parent-Child Interaction, Research in Developmental, (2005).

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  • Hegel G.W.F (1972), "Lo spirito del cristianesimo e il suo destino", in G.W.F. Hegel, Scritti teologici giovanili, trad. it. di E. Mirri, Napoli 1972, pp. 353-457.

  • Meazzini P. (1999), L’insegnante assertivo, "Psicologia e Scuola", vol. 92-93-94.








 

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