Famiglia Oggi.

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n. 1 GENNAIO-FEBBRAIO 2008

Sommario

EDITORIALE
Una rivista tutta nuova, ma fedele a sé stessa
la DIREZIONE

SERVIZI
Sempre maledetta o anche benedetta?
LUIGI LORENZETTI

Quando sentirsi soli in due è fecondo
GIULIA PAOLA DI NICOLA

Un bisogno che aiuta a crescere
PAOLA CORSANO

Sottrarsi al confronto
MARIA CRISTINA KOCH

Quando regnano i fantasmi
ARISTIDE TRONCONI

La solitudine necessaria dei consacrati
AMEDEO CENCINI

DOSSIER
La solitudine degli anziani
AA.VV.

RUBRICHE
SOCIETÀ
Eremiti o infelici?
BEPPE DEL COLLE

RICERCA
Meglio in coppia che single
PARSHIP ITALIA (a cura di)

RICERCA
Voci amiche per i milanesi soli
GRUPPO COMUNICAZIONE ARAS (a cura di)

CONSULENZA
Non solo paura e sofferenza
LUISA PEROTTI

POLITICHE
Quale sostegno a chi ha bisogno
CARITAS ITALIANA E FONDAZIONE ZANCAN (a cura di)

EDUCAZIONE
Vivere tra i banchi di scuola
PAOLA SPOTORNO

MINORI
L’importanza dei primi legami
SIMONE BRUNO

BIOETICA
Cancelliamo il dolore?
ALESSANDRA TURCHETTI

PASTORALE
Una Chiesa in ascolto
ANTONELLA PENNATI

COMUNICAZIONE
Il dialogo "silenzioso"
PAOLO PEGORARO

NARRATIVA / SAGGISTICA / RIVISTE

CISF

MONDO

SOMMARIO
   

     
SEMPRE MALEDETTA O ANCHE BENEDETTA?
di Luigi Lorenzetti

La solitudine ha più facce: è voluta e cercata, ma anche temuta e fuggita. È maledetta da tanti ma benedetta da altri. È un bene, ma anche un male. In questo contributo si riflette su queste diverse prospettive e su un nesso fondamentale: il legame tra solitudine e relazione, perché gli individui sono solitudini nate fatte per incontrarsi. Infatti è benedetta la solitudine che si apre alla relazione, ma d’altro canto è benedetta la relazione che rispetta la solitudine, aspirazione incessante ad andare oltre, perché quando si è conquistato ciò che si desidera, si continua a desiderare ancora. Però l’essere umano non è nato per la solitudine anche se è consapevole di non poterla eliminare mai definitivamente. Quanto può fare è uscire dalla solitudine maledetta e vivere la solitudine benedetta.

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QUANDO SENTIRSI SOLI IN DUE È FECONDO
di Giulia Paola Di Nicola

La solitudine sembra definitivamente sconfitta quando ci si innamora: basta stare insieme per colmare il vuoto d’affetto, uscire dai malinconici ripiegamenti adolescenziali e sentirsi padroni del mondo. Non tarda però a riaffiorare, quando l’altro è troppo assente o quando ci si accorge che anche essendo in due si può essere soli e si provano sentimenti di angoscia. L’articolo prende in considerazione la distinzione tra "sentirsi soli" , che attiene alla delusione di fronte all’eccesso di investimenti fatti sull’innamorato\a, quando si sogna la fusione dei corpi e delle menti e l’"essere soli" dal punto di vista antropologico.

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UN BISOGNO CHE AIUTA A CRESCERE
di Paola Corsano

La condizione di solitudine appare innaturale nell’uomo, in particolare nel bambino, la cui rappresentazione in termini di spensieratezza e apertura verso gli altri stride con la presenza di comportamenti solitari. Questa prospettiva ha attribuito alla solitudine una connotazione negativa, che non tiene conto della multidimensionalità dell’esperienza. A seconda infatti di come si articolano tra loro, nelle diverse fasi evolutive, i differenti significati dello stare soli, è possibile individuare sia elementi di criticità, sia di risorsa per lo sviluppo. Accanto a situazioni di isolamento e di ritiro sociale si osservano nell’infanzia e nella fanciullezza anche esperienze solitarie che sono espressione della capacità di stare soli e che favoriscono l’autonomia personale e le relazioni.

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SOTTRARSI AL CONFRONTO
di Maria Cristina Koch

Intendiamo, qui, per solitudine, la situazione di non convivenza con un partner. Parlandone come "solitudine", dunque come privazione di compagnia, si dà come presupposto automatico che la scelta naturale e giusta sia la convivenza, la situazione di coppia; ma forse anche questa deve essere sottolineata e posta come una scelta, autonoma, da soppesare, non solo un’adesione. Con un’attenzione particolare rivolta ai giovani, cerchiamo, poi, di cogliere alcuni elementi della loro situazione attuale in campo sociale, psicologico ed emotivo.

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QUANDO REGNANO I FANTASMI
di Aristide Tronconi

Le argomentazioni di B. Spinoza e le poesie di T.S. Eliot ci aiutano a capire quanto l’esperienza di solitudine sia un’esperienza drammatica nel vissuto interiore e poco utile nei rapporti con l’altro e con l’ambiente. Nel presente articolo il problema della solitudine viene affrontato soprattutto in riferimento allo stato di malattia, di natura fisica o psichica. Vengono presentati dei casi clinici declinati sulla sofferenza psichica grave, quale è la schizofrenia, sul disturbo della condotta, come nei casi di dipendenza da sostanze tossiche e sulla malattia fisica, come l’insufficienza renale cronica in trattamento dialitico. Il peggioramento della sintomatologia e dell’adattamento ambientale avviene se i momenti di solitudine si estendono oltre misura e caratterizzano la giornata del malato.

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LA SOLITUDINE NECESSARIA DEI CONSACRATI
di Amedeo Cencini

L’articolo intende sfatare un luogo comune che è all’origine d’un modo distorto di vedere la vita del prete o del consacrato, "condannato" a esser solo, ma al tempo stesso vuole chiarire il senso vero della solitudine "religiosa", osservandone l’evoluzione nel recente passato, in cui da una solitudine un po’ obbligata e penitenziale si è passati a una solitudine aperta alla relazione e feconda, pur con la sua dose di rinuncia. Fondamentale, allora, diventa la lucidità con cui il soggetto celibe interpreta la sua solitudine e discerne tra solitudine buona e cattiva, frustrante e ricca di vita, tra solitudine che apre all’altro e quella che chiude in sé stessi. Ma tutto ciò richiede formazione continua o l’umiltà d’imparare a esser soli, a viver la solitudine come luogo e mezzo di cui Dio si serve per insegnarci la comunione.








 

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