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n. 2 MARZO - APRILE 2008 EDITORIALE SERVIZI
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EDITORIALE La tentazione di dare i voti alla vita La Direzione Sono
le persone sofferenti che non bisogna mai perdere di vista discutendo di
una possibile legge che, conviene ricordarlo, non è mai neutra, ma è
un fattore potente che incide, in un senso o in un altro, nel modo di
pensare della gente. Tra i nuovi diritti (per esempio ad avere un figlio, ad avere un figlio sano, ad avere ricchezza e salute...) che si sono affacciati negli ultimi decenni nei dibattiti accademici e parlamentari per poi passare alle semplificazioni, spesso superficiali e pericolose, delle discussioni televisive o della vita quotidiana, ce n’è uno più inquietante degli altri, a cominciare dall’espressione che lo verbalizza: il diritto a morire. Diritto che nei disegni di legge si traduce nel principio dell’autodeterminazione o nell’affidare ad altri le decisioni sulla propria vita. Ma affrontando il tema del testamento biologico non vogliamo cadere anche noi nell’errore di semplificare e giungere ad affermazioni di principio prima di avere dato spazio a chi, partendo dai valori e dai diritti inalienabili che sottendono a tutti gli altri (l’uguaglianza di ogni uomo e l’intangibilità della vita), non si sottrae ai quesiti e alle questioni messe in campo dai fautori di una legge su questo tema. È quello che hanno fatto i prestigiosi autori della parte monografica di questo numero di Famiglia Oggi, partendo, come è uso della rivista, da campi di studio e ricerca molto diversi: la filosofia, il diritto, la politica, la medicina, la bioetica e gli altri ambiti in cui oggi si gioca una delle sfide decisive di una società sempre più tentata di dare i voti alla Vita, classificandola secondo valori e qualità differenti. Ma chi decide della qualità di una vita? Una persona sana oggi, che cammina, si muove, ama, può prendere decisioni su un proprio futuro, immaginato e giudicato secondo una società che valorizza solo "l’uomo che non deve chiedere mai"? O sono in grado di farlo un uomo e una donna, malati, bloccati in un letto, convinti di pesare su parenti e amici e per questo ancor più colpiti dalla disperazione? Molti disegni di legge che vogliono introdurre il testamento biologico (minuziosamente descritti nel Dossier di Marina Casini) prendono in considerazione anche condizioni "temporanee" in cui una persona potrebbe non essere cosciente e impedita a decidere sulle cure da ricevere. Situazioni diverse, rese imprevedibili dai rapidissimi cambiamenti del mondo scientifico e medico, vengono immaginate da proposte che sembrano occultare paradossalmente la "libertà di morire" o il "diritto di morire" sotto le espressioni "libertà di cura" o "diritto a rifiutare le cure". Ma i temi in gioco sono tanti a cominciare dall’accanimento terapeutico, l’errore opposto dei comportamenti eutanasici. Per questo motivo preziose sono le riflessioni di chi ogni giorno è impegnato come medico accanto ai malati in carne e ossa, da quelli in fase terminale della malattia a quelli in stato vegetativo. Sono queste persone sofferenti che non bisogna mai perdere di vista discutendo di una possibile legge che, conviene ricordarlo, non è mai neutra, ma è un fattore potente che incide, in un senso o in un altro, nel modo di pensare della gente. La direzione |
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