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n. 2 MARZO - APRILE 2008

Sommario

EDITORIALE
La tentazione di dare i voti alla vita
la DIREZIONE

SERVIZI
Sulla "disponibilità" della vita umana
CARLO CASINI

Modelli di relazione medico-paziente
MARIA LUISA DI PIETRO

Dall’intuizione di un’infermiera
MARCO MALTONI

Un misterioso modo di vivere
GIOVANNI BATTISTA GUIZZETTI

Quali mezzi terapeutici fornire
MAURIZIO CALIPARI

DOSSIER
La disciplina del testamento biologico
MARINA CASINI

RUBRICHE
SOCIETÀ
In un abisso inatteso
BEPPE DEL COLLE

RICERCA
L’affidamento familiare
ROSALINDA CASSIBBA E LUCIA ELIA

RICERCA
L’ammalato e la cura in famiglia
MARCO TRABUCCHI

CONSULENZA
Accompagnare è la risposta
ROBERTO MARCHESINI

POLITICHE
Una buona legge regionale
FRANCO TREVISAN

EDUCAZIONE
Il volto dell’integrazione
GIUSEPPE ELIA

MINORI
Un viaggio fantastico
CECILIA MARIA GRECI

BIOETICA
La dignità del malato
ALESSANDRA TURCHETTI

PASTORALE
Parole semplici per celebrare
A CURA DEL CISF

COMUNICAZIONE
Le nuove sfide di Topolino
STEFANO GORLA

NARRATIVA / SAGGISTICA / RIVISTE

CISF

MONDO

EDITORIALE

La tentazione di dare i voti alla vita

La Direzione
   

Sono le persone sofferenti che non bisogna mai perdere di vista discutendo di una possibile legge che, conviene ricordarlo, non è mai neutra, ma è un fattore potente che incide, in un senso o in un altro, nel modo di pensare della gente.
  

Tra i nuovi diritti (per esempio ad avere un figlio, ad avere un figlio sano, ad avere ricchezza e salute...) che si sono affacciati negli ultimi decenni nei dibattiti accademici e parlamentari per poi passare alle semplificazioni, spesso superficiali e pericolose, delle discussioni televisive o della vita quotidiana, ce n’è uno più inquietante degli altri, a cominciare dall’espressione che lo verbalizza: il diritto a morire. Diritto che nei disegni di legge si traduce nel principio dell’autodeterminazione o nell’affidare ad altri le decisioni sulla propria vita.

Ma affrontando il tema del testamento biologico non vogliamo cadere anche noi nell’errore di semplificare e giungere ad affermazioni di principio prima di avere dato spazio a chi, partendo dai valori e dai diritti inalienabili che sottendono a tutti gli altri (l’uguaglianza di ogni uomo e l’intangibilità della vita), non si sottrae ai quesiti e alle questioni messe in campo dai fautori di una legge su questo tema.

È quello che hanno fatto i prestigiosi autori della parte monografica di questo numero di Famiglia Oggi, partendo, come è uso della rivista, da campi di studio e ricerca molto diversi: la filosofia, il diritto, la politica, la medicina, la bioetica e gli altri ambiti in cui oggi si gioca una delle sfide decisive di una società sempre più tentata di dare i voti alla Vita, classificandola secondo valori e qualità differenti.

Ma chi decide della qualità di una vita? Una persona sana oggi, che cammina, si muove, ama, può prendere decisioni su un proprio futuro, immaginato e giudicato secondo una società che valorizza solo "l’uomo che non deve chiedere mai"? O sono in grado di farlo un uomo e una donna, malati, bloccati in un letto, convinti di pesare su parenti e amici e per questo ancor più colpiti dalla disperazione?

Molti disegni di legge che vogliono introdurre il testamento biologico (minuziosamente descritti nel Dossier di Marina Casini) prendono in considerazione anche condizioni "temporanee" in cui una persona potrebbe non essere cosciente e impedita a decidere sulle cure da ricevere. Situazioni diverse, rese imprevedibili dai rapidissimi cambiamenti del mondo scientifico e medico, vengono immaginate da proposte che sembrano occultare paradossalmente la "libertà di morire" o il "diritto di morire" sotto le espressioni "libertà di cura" o "diritto a rifiutare le cure".

Ma i temi in gioco sono tanti a cominciare dall’accanimento terapeutico, l’errore opposto dei comportamenti eutanasici. Per questo motivo preziose sono le riflessioni di chi ogni giorno è impegnato come medico accanto ai malati in carne e ossa, da quelli in fase terminale della malattia a quelli in stato vegetativo. Sono queste persone sofferenti che non bisogna mai perdere di vista discutendo di una possibile legge che, conviene ricordarlo, non è mai neutra, ma è un fattore potente che incide, in un senso o in un altro, nel modo di pensare della gente.

La direzione








 

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