|
n. 3 MAGGIO-GIUGNO 2008 EDITORIALE SERVIZI
DOSSIER RUBRICHE RICERCA RICERCA CONSULENZA POLITICHE EDUCAZIONE MINORI BIOETICA PASTORALE COMUNICAZIONE COMUNICAZIONE NARRATIVA
/ SAGGISTICA / RIVISTE CISF / MONDO |
EDITORIALE Fisco
a misura di famiglia: La Direzione La
richiesta di un "fisco a misura di famiglia" è una questione
di equità fiscale, che un moderno Stato democratico dovrebbe attuare
senza particolari tensioni o pregiudizi, come buona parte dei Paesi
europei in effetti già fa, e come noi invece ancora tardiamo a fare. Mai come in questi mesi si è parlato e "promesso" politiche familiari, in uno scenario di grandi difficoltà economiche e di una crescente quantità di famiglie che "non arrivano a fine mese". Dedicare un numero monografico al rapporto tra fisco e famiglia ci è sembrato quindi particolarmente urgente, proprio per uscire da scontri ideologici e pregiudiziali, e fornire qualche informazione più puntuale e definita. In particolare due sono gli elementi culturali che fanno da filo rosso, in controluce, attraversando tutti gli interventi qui proposti. In primo luogo si intende combattere il pregiudizio, tipico del nostro Paese, secondo cui chi richiedeva politiche familiari più eque e consistenti pretendeva protezioni e privilegi per le famiglie delle classi medie, senza occuparsi né preoccuparsi delle famiglie povere. È vero, piuttosto, che politiche fiscali eque sono fortemente preventive della povertà familiare e che, al contrario, come ben argomenta Pierpaolo Donati, «esiste oggi una struttura istituzionale perversa: tra lo Stato e le famiglie operano dei meccanismi sistemici di "sussidiarietà alla rovescia", per cui sono le famiglie a sussidiare le deficienze dello Stato anziché essere lo Stato a sussidiare le funzioni sociali della famiglia», soprattutto quella, sempre con le parole di Donati, «della riproduzione della popolazione, ossia del ricambio fra le generazioni». Di fronte a «una situazione paradossale, da vero suicidio sociale e demografico dell’intero Paese», la richiesta di un "fisco a misura di famiglia" non è quindi una richiesta corporativa, a tutela di un interesse, pur nobile, da privilegiare; è invece una misura di equità fiscale, una questione di giustizia, che un moderno Stato democratico dovrebbe attuare senza particolari tensioni o pregiudizi, come buona parte dei Paesi europei in effetti già fa, e come noi invece tardiamo ancora a fare. Il secondo nodo culturale riguarda la prospettiva sussidiaria, che anche nelle politiche fiscali appare fondamentale; si tratta cioè di riconoscere che anche la leva fiscale deve consentire alla famiglia di restare protagonista, in un equilibrato gioco di diritti e doveri che le restituiscano responsabilità: occorre cioè un fisco capace di chiedere a ogni persona e famiglia di contribuire secondo le proprie disponibilità economiche al bene comune attraverso il pagamento delle imposte, ma anche di lasciare alle persone e alle famiglie le risorse per rispondere ai propri bisogni e per far fronte alle proprie necessità: solo così anche le politiche fiscali potranno contribuire a promuovere e riconoscere famiglie responsabili, che non chiedono "qualcuno che risolva i problemi", ma le condizioni e le risorse per poterli affrontare. Anche nella scelta degli strumenti fiscali occorre quindi "tenere le famiglie nel gioco", senza sostituirle né renderle passive. La direzione |
|