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n. 3 MAGGIO-GIUGNO 2008

Sommario

EDITORIALE
Fisco a misura di famiglia: una questione di giustizia
la DIREZIONE

SERVIZI
Perché e come realizzare l’equità
PIERPAOLO DONATI

Sussidiarietà e politiche familiari
FRANCESCO BELLETTI

Calcolare il costo dei figli
MARTINA MENON e FEDERICO PERALI

Un confronto europeo
PIETRO BOFFI

L’iniquità a livello locale
ROBERTO BOLZONARO

DOSSIER
Il futuro demografico dell’Europa
LORENZA REBUZZINI

RUBRICHE
SOCIETÀ
Se il fisco non pensa al futuro
BEPPE DEL COLLE

RICERCA
A servizio della genitorialità
FABIO DEGANI

RICERCA
Depressione e pensieri automatici
GABRIELLE COPPOLA e ALESSANDRO FORTE

CONSULENZA
Una coppia squilibrata
MAURIZIO STUPIGGIA

POLITICHE
Uno sguardo oltre l’Italia
DANIELE NARDI

EDUCAZIONE
La cultura del fare condiviso
ROSSANA OTTOLENGHI

MINORI
Interventi per ridurre il disagio
MICHELA GELATI

BIOETICA
Un commovente dialogo "cellulare"
ALESSANDRA TURCHETTI

PASTORALE
Accendi la tua Mensa!
PIETRO BOFFI

COMUNICAZIONE
Cercare la verità per condividerla
BENEDETTO XVI

COMUNICAZIONE
Chi ci educa ai media?
LUCIO D’ABBICCO, MICHELE AGLIERI, GIULIO TOSONE, MARCO DERIU

NARRATIVA / SAGGISTICA / RIVISTE

CISF / MONDO

EDITORIALE

Fisco a misura di famiglia:
una questione di giustizia

La Direzione
   

La richiesta di un "fisco a misura di famiglia" è una questione di equità fiscale, che un moderno Stato democratico dovrebbe attuare senza particolari tensioni o pregiudizi, come buona parte dei Paesi europei in effetti già fa, e come noi invece ancora tardiamo a fare.
  

Mai come in questi mesi si è parlato e "promesso" politiche familiari, in uno scenario di grandi difficoltà economiche e di una crescente quantità di famiglie che "non arrivano a fine mese". Dedicare un numero monografico al rapporto tra fisco e famiglia ci è sembrato quindi particolarmente urgente, proprio per uscire da scontri ideologici e pregiudiziali, e fornire qualche informazione più puntuale e definita.

In particolare due sono gli elementi culturali che fanno da filo rosso, in controluce, attraversando tutti gli interventi qui proposti. In primo luogo si intende combattere il pregiudizio, tipico del nostro Paese, secondo cui chi richiedeva politiche familiari più eque e consistenti pretendeva protezioni e privilegi per le famiglie delle classi medie, senza occuparsi né preoccuparsi delle famiglie povere. È vero, piuttosto, che politiche fiscali eque sono fortemente preventive della povertà familiare e che, al contrario, come ben argomenta Pierpaolo Donati, «esiste oggi una struttura istituzionale perversa: tra lo Stato e le famiglie operano dei meccanismi sistemici di "sussidiarietà alla rovescia", per cui sono le famiglie a sussidiare le deficienze dello Stato anziché essere lo Stato a sussidiare le funzioni sociali della famiglia», soprattutto quella, sempre con le parole di Donati, «della riproduzione della popolazione, ossia del ricambio fra le generazioni».

Di fronte a «una situazione paradossale, da vero suicidio sociale e demografico dell’intero Paese», la richiesta di un "fisco a misura di famiglia" non è quindi una richiesta corporativa, a tutela di un interesse, pur nobile, da privilegiare; è invece una misura di equità fiscale, una questione di giustizia, che un moderno Stato democratico dovrebbe attuare senza particolari tensioni o pregiudizi, come buona parte dei Paesi europei in effetti già fa, e come noi invece tardiamo ancora a fare.

Il secondo nodo culturale riguarda la prospettiva sussidiaria, che anche nelle politiche fiscali appare fondamentale; si tratta cioè di riconoscere che anche la leva fiscale deve consentire alla famiglia di restare protagonista, in un equilibrato gioco di diritti e doveri che le restituiscano responsabilità: occorre cioè un fisco capace di chiedere a ogni persona e famiglia di contribuire secondo le proprie disponibilità economiche al bene comune attraverso il pagamento delle imposte, ma anche di lasciare alle persone e alle famiglie le risorse per rispondere ai propri bisogni e per far fronte alle proprie necessità: solo così anche le politiche fiscali potranno contribuire a promuovere e riconoscere famiglie responsabili, che non chiedono "qualcuno che risolva i problemi", ma le condizioni e le risorse per poterli affrontare. Anche nella scelta degli strumenti fiscali occorre quindi "tenere le famiglie nel gioco", senza sostituirle né renderle passive.

La direzione








 

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