|
n. 4 LUGLIO-AGOSTO 2008 EDITORIALE SERVIZI
DOSSIER RUBRICHE RICERCA RICERCA CONSULENZA POLITICHE EDUCAZIONE MINORI BIOETICA PASTORALE COMUNICAZIONE NARRATIVA
/ SAGGISTICA / RIVISTE CISF / MONDO |
EDITORIALE Un
ascolto che testimoni La Direzione «Numerose
esperienze e riflessioni, in varie parti d’Italia, sono state capaci
di realizzare ambiti di vita in cui le parole speranza, accoglienza,
perdono, condivisione, vicinanza sono diventate esperienza viva, in
quella alleanza tra "verità e carità" che è l’unica
"legge d’amore" della fede cristiana». La separazione della coppia è ormai fenomeno frequente nel nostro Paese e interessa un numero crescente di uomini, donne e bambini. Pur senza raggiungere la frequenza di altre realtà europee, in Italia riguarda milioni di persone, e in misura indiretta quasi ciascuno di noi, sia all’interno delle relazioni di parentela, sia nel più vasto tessuto sociale. Le valutazioni sulle cause e sulle conseguenze di questo fenomeno sono però molto diverse e generano un complessivo disorientamento rispetto all’accoglienza delle persone coinvolte, che va dalla banalizzazione dell’evento a posizioni di rigida e rigorosa censura. Da una parte si propone l’idea di una separazione come avvenimento "leggero", da gestire serenamente, persino un fattore positivo nelle traiettorie di vita, una scelta di libertà rispetto a quell’antiquato e crudele vincolo che è la promessa di "fedeltà per sempre", a favore di percorsi di vita "liquidi", che scorrono senza contenimenti. Tuttavia l’ascolto delle testimonianze delle persone che hanno attraversato gravi conflitti di coppia, separazione o divorzio (vedi l’esperienza di Retrouvaille e dell’Associazione famiglie separate cristiane) evidenzia in primo luogo che la relazione di coppia è un luogo talmente prezioso per il benessere e per il progetto di vita delle persone che la sua crisi è sempre un evento di grande sofferenza e fatica, e la sua banalizzazione è un "dono avvelenato" che la società contemporanea offre alle giovani coppie oggi. All’estremo opposto, la rottura della promessa matrimoniale viene vista come un imperdonabile venir meno a un impegno privato e pubblico, tradimento tanto più grave quanto più è correlato alla promessa sacramentale del matrimonio cristiano. Le pagine che seguono, dedicate alla cura pastorale delle persone separate e divorziate, si concentrano soprattutto su questo secondo atteggiamento, troppo spesso presente, o percepito, nelle comunità cristiane, su quella "durezza" di cui parla il cardinale Dionigi Tettamanzi nella sua recente lettera, riportata nel Dossier. I vari contributi confermano questa situazione, ma evidenziano la presenza di numerose esperienze e riflessioni che già oggi, in varie parti d’Italia, sono state capaci di realizzare ambiti di vita in cui le parole speranza, accoglienza, perdono, condivisione, vicinanza sono diventate esperienza viva, in quella alleanza tra "verità e carità" che è l’unica vera "legge d’amore" della fede cristiana. Perché la condizione dei separati, nella loro sofferenza e insieme nella grande domanda di restare nell’abbraccio della Chiesa, descrive in ultima analisi la condizione di ogni cristiano su questa terra, che può confidare solo nel Signore, nel fatto che «non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta» (Is, 42,3), così, non resta che, ancora nelle parole del cardinale Tettamanzi, «...affidare a tutti e ciascuno al giudizio e alla misericordia del Signore». La direzione |
|