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n. 2 MARZO-APRILE 2009

Sommario

EDITORIALE
Una palestra di vita per crescere sani e saggi
la DIREZIONE

SERVIZI
Imparare lo sport, imparare la vita
FRANCESCO BELLETTI

Lo sport che fa bene e quello che fa male
MARISA MUZIO

Un’occasione di crescita per i genitori
MANUELA CANTOIA

Ragazzi, attenzione alla vita sedentaria
ALBERTO PELLAI

Eventi sportivi a misura di persona
MASSIMO ACHINI

Italiani, popolo di sportivi?
CENSIS (A CURA DI)

DOSSIER
Come si formano i veri campioni
ELISA CHIARI

RUBRICHE
SOCIETÀ
Non si tratta di rivincita
BEPPE DEL COLLE

RICERCA
Perché ci si autoferisce?
IRENE SARNO

CONSULENZA
Tra protezione e autonomia
MARIO BECCIU, ANNA RITA COLASANTI

CONSULENZA
L’aborto come ferita
BENEDETTA FOÀ

POLITICHE
Un’alternativa al consumismo
LORENZA REBUZZINI

EDUCAZIONE
Accompagnare i genitori
RINALDA MONTANI

EDUCAZIONE
Competenze: verso il possibile
FEDERICO BATINI

MINORI
Un’accoglienza "preventiva"
GABRIELLA GABRIELLI

BIOETICA
La dignità della vita malata
RENATA MADERNA

PASTORALE
Divorzio e coscienza
MARCO BALEANI

COMUNICAZIONE
Lo sport nella nuova narrativa
ROBERTO CARNERO

NARRATIVA / SAGGISTICA / RIVISTE

CISF / MONDO

 

STILI DI VITA SANI

Ragazzi, attenzione alla vita sedentaria

di Alberto Pellai
(medico ricercatore presso il dipartimento di Sanità pubblica dell’Università degli studi di Milano)

 

Il benessere rischia di ritorcersi come un boomerang sulle giovani generazioni, che si stanno ammalando a causa di un’alimentazione sempre più patogena e di uno stile di vita sempre più sedentario. Va ribadito che un adeguato e regolare esercizio fisico incrementa sia la salute fisica sia quella psicologica e sociale.
  

Il quadro di salute delle popolazioni occidentali negli ultimi 50 anni si è enormemente modificato. Le cause di malattia e morte che interessavano la popolazione fino al 1950, sono diventate aspetti facilmente controllabili e in molti casi non più pericolosi grazie all’avvento della terapia antibiotica, al progresso della scienza e al costante miglioramento della qualità della vita, sempre più dipendente dai mutati comportamenti che il soggetto mette in atto in modo abitudinario e continuativo nel corso della propria esistenza. Ma lo stesso benessere economico che ha originato un notevole incremento della vita media della popolazione generale, ora rischia di ritorcersi come un boomerang sulle giovani generazioni, che proprio di troppo benessere si stanno ammalando, a causa di un’alimentazione sempre più patogena e di uno stile di vita sempre più sedentario.

Da più parti, gli esperti di sanità pubblica lanciano l’allarme in base al quale, se le cose non si modificheranno drasticamente, chi oggi nasce e cresce, se non tornerà a curare con molta più attenzione il proprio stile di vita, per la prima volta nella storia dell’umanità, rischierà di avere una vita media più breve di quella dei propri nonni e genitori. Insomma, la salute dei più piccoli è in serio rischio e i due fattori maggiormente in grado di condizionarne lo sviluppo sono associati a due aspetti cruciali dello stile di vita individuale: alimentazione e attività fisica.

Perciò, seppure siamo pervenuti ai più bassi tassi di mortalità infantile mai rilevati, ora assistiamo ai più alti tassi di prevalenza e incidenza, mai avuti in passato, di insorgenza precoce di fattori di rischio e malattie a carattere cronico-degenerativo.

I bambini e gli adolescenti sono sempre più obesi e a rischio. I dati parlano chiaro: negli ultimi 40 anni, il tasso di obesità è triplicato tra i giovani di età compresa tra i 6 e gli 11 anni e tra gli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni.

I più grassi d’Europa

I bambini italiani sono i più grassi d’Europa secondo il recente nono Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza a cura di Eurispes - Telefono Azzurro che presenta i dati sullo stato di salute di infanzia e adolescenza. In base a una ricerca realizzata dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, condotta nelle scuole di 18 regioni italiane e che ha coinvolto circa 46mila bambini in 2.610 scuole elementari, l’Italia è il Paese europeo in cui la prevalenza di bambini e adolescenti in sovrappeso o obesi è massima. Circa un milione di bambini tra 6 e 11 anni hanno problemi di obesità o sovrappeso.

Il sovrappeso è un fenomeno diffuso piuttosto omogeneamente sul territorio nazionale: con una media del 24% nelle varie regioni d’Italia. Sono stati rilevati tassi di obesità maggiori rispetto alla media nazionale (12%) al Sud soprattutto in Campania (21%), Sicilia (17%) e Calabria (16%), mentre i tassi più bassi si sono registrati in Sardegna (7%) e Friuli Venezia Giulia (4%).

Interessante e allarmante è constatare, alla luce di questi dati, che cosa dicono i pediatri e gli endocrinologi in tutto il mondo: osservando l’attuale epidemia di sovrappeso e obesità in età infantile, la probabilità di diagnosticare il diabete di tipo 2 (non insulino dipendente) nel corso della vita sta diventano del 30 per cento per i ragazzi e del 40 per cento per le ragazze.

In Italia, risulta anche in notevole incremento il numero di minori che in età sempre più precoce presentano la sindrome metabolica (caratterizzata dalla compresenza di almeno tre fattori di rischio tra quelli qui di seguito elencati: elevati livelli di trigliceridi, elevato tasso di glucosio, ipertensione, bassi livelli di colesterolo buono e sovrappeso).

E tutto questo è reso possibile soprattutto dal fatto che l’incidenza dell’obesità ha un picco fra i 9 e i 12 anni: in questa fascia di età colpisce circa un bambino su quattro.

È bene che genitori e insegnanti considerino che sia diabete di tipo 2 che sindrome metabolica sono problemi di salute che in passato non venivano quasi mai riscontrati su un minore, ma solitamente su pazienti adulti, spesso anziani, il cui stile di vita, fortemente sregolato, aveva portato a una notevole alterazione dei processi metabolici associati all’assunzione e utilizzo dei nutrienti introdotti nell’organismo con l’alimentazione ed eventualmente "bruciati" con la spesa energetica associata all’attività motoria e sportiva, che in questi adulti malati era frequentemente assente, essendo il loro stile di vita votato a una marcata sedentarietà.

Ora, questi due aspetti dello stile di vita, alimentazione sbilanciata e ipercalorica e sedentarietà, sono così intensamente presenti nello stile di vita di un bambino e compaiono in modo massiccio in età così precoce da "alterarne" le strutture organiche e le funzioni metaboliche, che all’ingresso in adolescenza sono, per un ragazzo del terzo millennio, comparabili a quelle che aveva un anziano del secolo scorso.

Insomma, ci sono molti motivi, non solo educativi e psicologici, per sostenere l’importanza di un’adeguata attività motoria in età evolutiva (oltre naturalmente a un’alimentazione adeguata) e le linee-guida per la prevenzione in tutto il mondo invocano che governi, comunità locali, scuola e famiglia facilitino il più possibile a chi sta crescendo l’adozione di uno stile di vita fisicamente attivo.

Ma "quanta" salute si perdono i sedentari?

Le conseguenze della mancata attività fisica sono molto gravi per il benessere di tutte le persone in ogni momento del proprio ciclo di vita, ma rivestono particolare importanza per i minori, il cui organismo, assetto metabolico e stato psico-fisico sono in formazione e perciò connotati da grande plasticità e potenzialità.

Va ribadito che un adeguato e regolare esercizio fisico, regala a tutti, ma in particolare ai bambini, notevoli vantaggi che toccano tutte e tre le dimensioni proposte dall’Organizzazione mondiale della salute (Oms) per definire il concetto di salute. L’attività motoria infatti, incrementa sia il benessere fisico che la salute psicologica e sociale di cui è dotato un individuo.

Vignetta.

I vantaggi per la salute

I benefici più immediati e tangibili subito evidenti dopo una prestazione motoria sono una sensazione di maggiore benessere soggettivo, una migliore tonicità e forza muscolare, una maggiore agilità e un’aumentata resistenza aerobica che si traducono in una migliore capacità di rispondere agli sforzi e, di solito, in un migliore aspetto.

Importanti, soprattutto per i minori che trascorrono molte ore del proprio tempo a scuola, sono i vantaggi che un corretto esercizio fisico regala alla postura, vale a dire alla posizione che abitualmente assume il nostro corpo quando è in piedi o seduto. Una postura scorretta è spesso alla base di varie forme di problemi della colonna e di un’attività fisica inadeguata dal punto di vista quali-quantitativo in età evolutiva potrebbe, in soggetti predisposti, far emergere o aggravare problemi alla colonna dorsale.

Una regolare attività motoria, inoltre, contribuisce al mantenimento del peso forma controllando l’appetito, permettendo di "bruciare" l’apporto calorico in eccesso e di eliminare la massa adiposa con un contemporaneo incremento di quella muscolare.

È opinione diffusa tra gli esperti che la sedentarietà sia una delle cause fondamentali dell’aumento dell’obesità in età evolutiva; del resto numerosi studi condotti sia negli Stati Uniti che in Europa hanno dimostrato una relazione tra un alto indice di massa corporea e una scarsa attività fisica.

Troppi videodipendenti

A complicare lo stato di inattività fisica e sedentarietà cui si trovano soggetti i minori del terzo millennio contribuisce anche una profonda modificazione delle abitudini con cui gli stessi occupano il loro tempo libero.

Il decremento progressivo del gioco libero e in gruppo (quello che tutti i bambini del mondo fino al secolo scorso hanno effettuato in strada o cortile) e il costante aumento del tempo trascorso in condizioni di totale o parziale immobilità davanti a uno schermo (computer, consolle di videogiochi, televisore) ha prodotto sempre più frequenti evidenze di ricerca in base alle quali viene dimostrata la relazione tra un maggior indice di massa corporea e il tempo trascorso da bambini e adolescenti davanti a uno schermo per attività di visione oppure di gioco.

Secondo i dati forniti dal nono rapporto Eurispes - Telefono Azzurro sullo stato di salute di infanzia e adolescenza si constata che i bambini guardano molto intensamente la televisione: il 10,9% la guarda per più di quattro ore al giorno, il 31,9% fino a un’ora, il 31,5% da una a due ore, il 13,7% da due a quattro ore e, significativamente, solamente il 4,7% del campione dichiara di non guardarla.

Per quanto riguarda l’uso delle consolle, il 21,1% del campione non impiega il proprio tempo libero davanti ai videogiochi, contro il 32,4% che vi trascorre massimo un’ora e il 19% da una a due ore.

Il computer viene utilizzato quotidianamente dal 38,4% dei bambini per circa un’ora, dal 16,7% fino a due ore al giorno e si attesta al 22,9% la quota di piccoli che non ne fanno uso.

Investire sul futuro

Nel lungo periodo l’esercizio fisico continuativo comporta altri effetti benefici verso la salute, in particolare protegge dalle malattie dell’apparato cardio-circolatorio, vale a dire dalla principale causa di morte nei Paesi sviluppati. L’attività motoria è, infatti, associata a una riduzione del rischio di morte prematura, di morte per cardiopatia ischemica, ed è capace di contrastare l’insorgenza e lo sviluppo dell’ipertensione arteriosa e dell’ipercolesterolemia limitando così il processo di aterosclerosi.

Come dire: più un bambino e un adolescente si mantengono fisicamente attivi e si alimentano in modo sano e più diminuisce il loro rischio di ammalarsi a decenni di distanza per patologie dell’apparato cardio-vascolare.

Molte delle più frequenti patologie cronico-degenerative dei nostri giorni troverebbero nell’esercizio regolare un efficace antagonista. Sarebbe quindi di grande importanza pensarci per tempo: per avere i maggiori effetti preventivi, l’attività sportiva deve iniziare presto e durare il più a lungo possibile.

Anche da un punto di vista epidemiologico, ci sono ricerche che indicano che un bambino che pratica poca attività motoria ha maggiori probabilità di diventare un adulto con problemi cronici di salute.

È stato dimostrato, infine, un effetto protettivo che l’attività fisica ha nei confronti dell’osteoporosi (vedi box)

La salute psicologica

L’attività motoria ha però evidenti e importanti risvolti anche sulla dimensione più psicologica dei soggetti in età evolutiva.

Innanzitutto, il tempo dedicato all’esercizio fisico è per tutti i bambini piacevole e divertente e questo comporta la possibilità di esperire a livello mentale una sensazione di grande benessere. Inoltre, l’attività fisica e il gioco hanno anche la proprietà di far scaricare la tensione mentale e corporea accumulata in precedenza e funzionano, in tale modo, da potente antidoto naturale allo stress psico-fisico cui i bambini sono sempre più soggetti da ritmi e condizioni di vita non rispettosi dei loro bisogni di sviluppo.

Questo processo di riduzione dello stress attraverso la pratica motoria è stato ben dimostrato attraverso le ricerche che hanno evidenziato come un’attività fisica adeguata permetta all’organismo di produrre e liberare nel sangue le beta-endorfine, che sono le sostanze endogene che normalmente il corpo produce quando deve eliminare sensazioni e condizioni spiacevoli come ansia, insonnia o irritabilità. In poche parole lo stress, nelle sue variabili manifestazioni, trova nell’attività fisica un efficace antidoto e dovrebbe essere considerato una risorsa anche per bambini e adolescenti.

Ma i benefici dello sport nell’infanzia e nell’adolescenza non si fermano a questo, poiché lo sport contribuisce a migliorare l’autostima e ad accrescere le competenze relazionali interpersonali.

Chi cresce ha bisogno dell’esercizio fisico per completare con successo alcuni dei suoi compiti evolutivi quali la costruzione del proprio schema corporeo, cioè la conoscenza del proprio corpo e delle sue potenzialità, l’acquisizione del senso spaziale, la capacità di dosare la propria forza e di sincronizzare i movimenti, l’acquisizione delle abilità motorie e la consapevolezza del proprio peso.

La salute relazionale

Durante l’attività fisica, e soprattutto quando viene fatta in un contesto organizzato, si acquisisce una lunga serie di competenze e abilità che non riguardano solo la motricità ma che sono utilissime per la vita futura: la capacità di collaborare, il rispetto delle regole, la lealtà, la capacità di confrontarsi con gli altri, il rapporto fra impegno e successo.

A qualunque età l’esercizio regolare porta un miglioramento della composizione corporea con risvolti positivi sulla valutazione del proprio corpo in termini di efficienza e bellezza ed il confronto con gli altri promuove una valutazione realistica delle qualità del proprio essere fisico e questo aiuta soprattutto il benessere psicologico e sociale delle ragazze, che in particolare, durante il periodo della preadolescenza e dell’adolescenza, sono a rischio di maturare una visione eccessivamente critica del proprio corpo, che appare loro inadeguato sia da un punto di vista estetico che funzionale.

Un ultimo aspetto positivo del coinvolgimento dei giovani, soprattutto adolescenti, in una regolare attività sportiva è l’effetto protettivo che esso ha nei confronti dell’adozione di comportamenti a rischio come l’abitudine al fumo, il consumo di alcol e l’utilizzo di sostanze ad azione psicotropa.

La correlazione tra l’essere sportivo e l’adozione di stili vita salutari è emersa da molte indagini sulle abitudini degli adolescenti statunitensi ed è stato confermato anche in Italia. Le spiegazioni sono diverse: chi fa sport ha mediamente una migliore capacità di socializzare, è fisicamente più prestante ed è meno soggetto alla pressione dei coetanei, è più attento all’efficienza del proprio corpo, compromessa per esempio dal fumo, e ha una maggiore propensione a prendersene cura, a considerarlo un valore.

Alla luce di queste considerazioni deve essere obiettivo di tutta la comunità educante promuovere e facilitare l’adesione a uno stile fisicamente attivo sin dalle età più precoci. L’Associazione statunitense per lo sport e l’educazione fisica ha prodotto un documento intitolato Standard Nazionali per l’educazione fisica dove per ogni fascia d’età del soggetto in età evolutiva vengono definiti gli obiettivi educativi da perseguire, attraverso l’indicazione di cose che il bambino deve conoscere e saper eseguire; vengono inoltre identificati anche alcuni aspetti attitudinali, relativi alla modalità di "sentire" del bambino nei confronti dell’attività fisica.

Globalmente essi cercano di aiutare gli adulti a crescere un soggetto "fisicamente educato" che, per essere tale, secondo questo importante documento-linea guida, al termine del proprio percorso di crescita deve essere in grado di:

  1. dimostrare competenza in molte forme di attività fisica e abilità specifiche in alcune pratiche motorie.

  2. applicare i principi e i concetti del movimento all’apprendimento e allo sviluppo di capacità motorie;

  3. dimostrare uno stile di vita fisicamente attivo;

  4. raggiungere e mantenere un livello di forma fisica capace di potenziare il benessere e la salute dell’individuo;

  5. dimostrare un comportamento responsabile sia individualmente che in gruppo in contesti dove si pratica attività fisica;

  6. dimostrare comprensione e rispetto per le differenze individuali tra le persone che praticano attività fisica con diverse potenzialità e capacità;

  7. comprendere che l’attività fisica implica opportunità di divertirsi, esprimersi, interagire socialmente e mettersi alla prova.

È fondamentale che genitori e insegnanti sappiano accompagnare chi cresce verso un sequenziale e progressivo sviluppo di abilità specifiche. Nella prima e nella seconda infanzia è importante aiutare il bambino ad acquisire maturità e versatilità nell’esecuzione di alcuni schemi motori fondamentali (correre, strisciare, etc.) che saranno ulteriormente perfezionati e rifiniti, oltre che applicati a contesti specifici, negli anni scolastici successivi. In base a questo lavoro di affinamento delle proprie competenze motorie, i soggetti in età evolutiva saranno pronti nella scuola superiore per selezionare e quindi dedicarsi a quelle attività sportive che risultano particolarmente gradite e adatte alle loro caratteristiche. Questo consentirà di preparare degli adulti "appassionati" alla pratica di alcune attività sportive che diverranno abitudini da coltivare per tutta la vita. E questo consentirà anche di avere migliori indicatori di salute a livello di comunità, prevenendo in tale modo, quelle malattie di cui oggigiorno i nostri bambini sedentari sembrano destinati a diventare potenziali portatori, laddove falliscano le strategie educative, le politiche territoriali e la progettazione scolastica a favore della pratica motoria in ogni stadio di sviluppo.

Alberto Pellai
  

L’attività fisica da bambini previene l’osteoporosi

La prevenzione dell’osteoporosi è una delle sfide che maggiormente impegna gli esperti di prevenzione in tutto il mondo. La sfida è complessa, perché l’osteoporosi è una patologia che porta all’incremento di fratture ossee (spesso spontanee) nelle donne dopo l’insorgere della menopausa. Tale condizione si verifica per l’estrema fragilità che connota le ossa povere di calcio, le quali, a causa della propria struttura indebolita, non sanno reggere alle sollecitazioni meccaniche e agli urti e più facilmente vanno incontro a frattura.

L’unica prevenzione possibile consiste nel garantire adeguato apporto di calcio ai processi di formazione ossea (osteogenesi) che avvengono in tutto l’arco dell’età evolutiva. Grande importanza in tale senso ha l’apporto alimentare di calcio con la dieta, ma soprattutto la pratica regolare di attività motoria in età evolutiva.

Tutto questo però deve avvenire entro la fine dell’adolescenza. Ecco perché l’osteoporosi pone molte sfide a chi fa prevenzione: bisogna promuovere attività fisica e alimentazione adeguata a soggetti che sono molto lontani per età dall’evento che si vuole evitare e che, se misconosciuto, trascurato o negato, procurerà diversi problemi alla salute individuale e collettiva in futuro.

I governi di tutto il mondo hanno promosso programmi di prevenzione rivolti alle ragazze adolescenti e uno dei più interessanti è quello che ha avuto grande popolarità negli Stati Uniti, in cui i personaggi più amati dai teenagers, appartenenti al mondo dello sport, del cinema e della musica, si sono prestati a fare da testimonial.

  

Una scelta importante

Copertina del volume.Prima ancora di scegliere insieme ai figli lo sport a cui dedicarsi è importante che i genitori siano in grado di informarsi sulle diverse possibilità, corsi, strutture, ma anche valutare le motivazioni della scelta sia da parte di bambini e ragazzi sia da parte propria. Mentre nel primo caso Internet e il passaparola tra madri e padri può essere di grande aiuto, per il secondo aspetto si rivelerà utile una lettura come Giocare con lo sport (Franco Angeli) di Alberto e Paola Pellai.


BIBLIOGRAFIA

  • Pellai A., Boncinelli S., Just do it! I comportamenti a rischio in adolescenza. Manuale di prevenzione per scuola e famiglia, Franco Angeli, Milano 2002.

  • Pellai A., Pellai P., Tenersi in forma. Salute, movimento e sport nel ciclo di vita, Mc Graw Hill, Milano 2003.

  • Castelli L., Pellai A., Rocca G., Vicini M., Mi muovo sto bene, Franco Angeli, Milano 2004.








 

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