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n. 3 MAGGIO-GIUGNO 2009 EDITORIALE SERVIZI
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il cambiamento La Direzione Per
chi non appartiene alla cosiddetta "generazione 2.0" ogni
novità rappresenta una nuova difficoltà, la causa di un’ennesima
fatica, che talvolta rischia di spingere a una rinuncia a capire, se non
addirittura a un rifiuto. Conviene premettere che nella scelta di riflettere se e come le relazioni tra le persone siano cambiate, facilitate o impigliate nella rete, c’è tutta la consapevolezza che di qui a poco, anzi forse in questo stesso momento, altri percorsi si aprano al desiderio di esplorazione e di incontro delle genti del mondo. Per chi non appartiene alla cosiddetta "generazione 2.0" ogni novità rappresenta una nuova difficoltà, la causa di un’ennesima fatica, che talvolta rischia di spingere a una rinuncia a capire, se non addirittura a un rifiuto. Ma il fatto che persino gli stessi fratelli maggiori dei ragazzi «per cui la rete non è più uno strumento, bensì una protesi, non solo un sistema per comunicare, intrattenersi e informarsi, ma per sviluppare la propria socialità, esprimere la propria personalità e affermare la propria individualità» si sentano talvolta inadeguati a star dietro ai nuovi itinerari virtuali, deve, al contrario, sollecitare la scelta opposta. «Se questo è il presente», esplicita chiaramente Stefano Mainetti, «si capisce come per affrontare il futuro diventi fondamentale per le generazioni meno giovani capire a fondo i nuovi meccanismi sociali e i paradigmi tecnologici che alimentano questa trasformazione. È compito prioritario colmare l’enorme gap che oggi si riscontra in termini di conoscenza e padronanza delle tecnologie per non arrivare a farsi travolgere dall’onda montante del rinnovamento». Liquidare Facebook, i Social Network, i blog, gli instant messaging come mode passeggere impedirebbe tra l’altro di vederne le implicazioni profonde sulle relazioni tra persone, che attraverso questi canali si frequentano, ma anche quelle tra chi – genitori e figli, vecchi e giovani – su questo si trovano a dibattere. Occorre prima di tutto cogliere il profondo cambiamento avvenuto da quando Internet era solo una grande miniera di pagine e di contenuti consultabili. Oggi, invece, rappresenta la possibilità di aprire una porta e accedere a una fitta rete che regala l’illusione di stare sempre vicini a tutti, in «un ambiente che determina uno stile di pensiero e crea nuovi territori e nuove forme di educazione e relazione». Il secondo passo, scevro da facili e inutili condanne, deve mettere in conto il rischio, segnalato da più d’uno, che cellulari e computer possano alla fine isolare e dare solamente una parvenza di relazione. Ma tra l’immediato entusiasmo e il facile allarmismo c’è posto per una riflessione che tenga in conto oltre ai più avveniristici aspetti tecnologici anche, come ci ricorda Antonio Spadaro, uno dei più antichi bisogni dell’uomo, quello di esprimersi e comunicare. La direzione |
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