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n. 3 MAGGIO-GIUGNO 2009 EDITORIALE SERVIZI
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L’IMPATTO SOCIALE
Web
2.0: di
Stefano Mainetti L’evoluzione della rete rappresenta una rivoluzione culturale che propone un nuovo modo di comunicare, socializzare e creare che abilita la creatività, la condivisione di informazioni e soprattutto la collaborazione fra utenti. Ogni navigatore da utente passivo si è trasformato in autore attivo di contenuti. Ambienti virtuali, wiki, blog, instant messaging, Social Network: cos’hanno in comune? E perché li ritroviamo sempre più spesso nel linguaggio quotidiano? Si tratta di alcune delle tecnologie e dei servizi che abilitano l’evoluzione della rete, il Web 2.0: una rivoluzione culturale che propone un nuovo modo di comunicare, socializzare e creare attraverso la rete. Sempre più al centro delle esperienze di navigazione dell’utente, il Web 2.0 rappresenta un nuovo tipo di approccio e di utilizzo della tecnologia web che abilita la creatività, la condivisione di informazioni e soprattutto la collaborazione fra utenti. Fu nel 2004 Tim O’Reilly, grande sostenitore del software gratuito e open source, a utilizzare per la prima volta il termine Web 2.0 nel corso di una conferenza sul tema della progressiva importanza e centralità del web nella vita privata e lavorativa delle persone. Da allora sono stati tanti, e spesso vani, i tentativi di inquadrare in una definizione unica e dai confini ben marcati un fenomeno tanto vasto e in così rapida e continua evoluzione come il Web 2.0. Per poter comprendere al meglio questo nuovo paradigma è fondamentale capire dove nasce la discontinuità con l’Internet che abbiamo imparato a conoscere a metà degli anni ’90, il cosiddetto web 1.0: se il World Wide Web ha rivoluzionato il modo di accedere alle informazioni mettendo a disposizione di chiunque un archivio enorme di dati, il Web 2.0 ha totalmente modificato il modo in cui queste informazioni sono create, rese disponibili, ricercate e comunicate. In altre parole, dalla staticità e dalla consultazione si è passati alla contribuzione e alla condivisione. Questa nuova filosofia è supportata e abilitata da strumenti e tecnologie innovative che trasformano ogni navigatore da utente passivo ad autore attivo di contenuti, messi a disposizione di qualunque altro utente della rete. Dai Wiki, che permettono a chiunque di aggiornare i contenuti presenti su una pagina internet, ai feed RSS, che consentono di essere aggiornati su variazioni e cambiamenti dei siti web preferiti, fino ai mashup, applicazioni web che compongono dinamicamente informazioni o contenuti provenienti da più fonti (come per esempio l’indicizzazione di attività commerciali all’interno di Google Maps). Grazie a queste tecnologie l’utente ha l’opportunità di creare contenuti, individualmente o assieme ad altri navigatori, e metterli a disposizione della propria rete sociale: dal singolo contatto, agli amici o colleghi, fino all’intera rete Internet. Il canale di comunicazione abilitato dal Web 2.0 ha un potenziale enorme che apre nuovi scenari e ha un impatto fortissimo sulla persona e sulla relazione con il mondo esterno. Si tratta infatti di un canale facilmente accessibile ed economico che consente a chiunque di condividere la propria conoscenza contribuendo ad ampliare il sapere comune. Ogni informazione è filtrata dagli stessi utenti che ne decretano democraticamente l’importanza o la futilità, il successo o il fallimento: la rete sociale permette la diffusione di dati e informazioni attraverso un meccanismo virale e democratico che non ha paragoni con altri mezzi di comunicazione esistenti. Internet, attraverso il Web 2.0, diventa un canale di comunicazione difficilmente manipolabile (è per esempio impensabile condizionare in maniera fraudolenta una voce su Wikipedia, la comunità degli utenti interverrà subito per correggerla), ma proprio per questa caratteristica risulta essere un canale al quale non è possibile porre un controllo stringente con le conseguenze positive e negative del caso. Il Web 2.0 mette così nelle mani degli utenti una forza nuova e dirompente di comunicare con il mondo, di poter essere creativi, di far sentire la propria voce anche in mezzo a tante. Una forza che trova naturale spinta dalla cosiddetta "generazione Y", i cui membri possono essere considerati, a pieno titolo, i paladini del nuovo web. I ragazzi nati dopo il 1982, cresciuti con il personal computer e con le più moderne tecnologie sempre a disposizione, possiedono un legame viscerale con la rete, elemento imprescindibile della loro quotidianità, e rappresentano la forza attraverso cui il cambiamento del Web 2.0 si manifesta. La generazione Y Se il fenomeno 2.0 da moda sta diventando parte della vita quotidiana e, come vedremo in seguito, anche lavorativa delle persone, è merito della generazione Y che ha saputo cavalcare e comprendere a fondo questo cambiamento e favorirne la crescita e l’espansione. La generazione cosiddetta always on, sempre connessa, presenta una modalità di consumo e utilizzo delle tecnologie profondamente differente dalle precedenti generazioni, e trova nel Web e negli strumenti 2.0 il canale e i mezzi ideali per comunicare e rapportarsi con il mondo esterno. Per questi ragazzi la rete non è più uno strumento, bensì una protesi: non solo un sistema per comunicare, intrattenersi e informarsi, ma per sviluppare la propria socialità, esprimere la propria personalità e affermare la propria individualità. Secondo una ricerca di Pew Research Center’s Internet, un ragazzo su tre legge blog quotidianamente e due ragazzi su tre accedono ogni giorno ad almeno un Social Network e utilizzano Instant Messenger per comunicare. La generazione Y non è dunque solo il simbolo del Web 2.0, ma l’emblema di una vera e propria rivoluzione tecnologica e sociale che è destinata a travolgere e rovesciare il mondo della comunicazione e dell’interazione umana. Una rivoluzione che ruota attorno ai concetti di convergenza digitale, ovvero l’unione di più strumenti in una sola interfaccia atta a erogare dati e informazioni, e pervasive computing, ovvero la capacità di far dialogare diversi dispositivi e renderli identificabili tra di loro, in modo da creare una rete di dispositivi intelligenti. I più giovani sono già dentro a questo cambiamento, con la loro innata sensibilità verso l’Ict e la loro continua rincorsa alle novità tecnologiche del mercato: sono i cosiddetti technology addicted che amano le nuove interfacce, dai touch screen all’interazione virtuale, che hanno il culto di tutto ciò che è slim, dai televisori ai device portatili, che ritengono naturale far parte di una rete sociale online e di poter essere protagonisti in rete con il proprio pensiero e i propri contenuti. Capire il nuovo Se questo è il presente si capisce come per affrontare il futuro diventi fondamentale per le generazioni meno giovani capire a fondo i nuovi meccanismi sociali e i paradigmi tecnologici che alimentano questa trasformazione. È compito prioritario colmare l’enorme gap che oggi si riscontra in termini di conoscenza e padronanza delle tecnologie per non arrivare a farsi travolgere dall’onda montante del rinnovamento. E se da una parte la conoscenza tecnologica è sempre più accessibile, un grande sforzo deve essere fatto soprattutto riguardo ai cambiamenti sociali e comportamentali che queste tecnologie portano con sé e che la generazione Y si trova ad avere nel Dna. Ma qual è la situazione in Italia del fenomeno 2.0? A dispetto di una penetrazione di Internet con un tasso di crescita costante ma ancora troppo lento rispetto ad altri Paesi europei, il Web 2.0 ha conosciuto negli ultimi tempi un vero e proprio boom. I servizi 2.0 sono cresciuti in maniera esponenziale, trainati dai Social Network, vero fenomeno di massa dello scorso anno, che ha consentito alle persone, anche meno giovani, di avvicinarsi a questo mondo e conoscerne possibilità e potenzialità. Uno studio condotto da Nielsen Online del 2008 quantifica in oltre 11 milioni gli utenti Web 2.0 in Italia (oltre il 60% della popolazione internet attiva). Questi utenti, rispetto ai navigatori tradizionali, mostrano dati di consumo della rete più elevati (27 ore e 50 minuti mensili contro le 18 ore e 36 minuti della media) e un frenetico bisogno di collegarsi assiduamente alla rete (44 collegamenti mensili contro i 29 della media). La grande crescita nell’utilizzo di Internet è quindi legata alla frequenza di navigazione e alla necessità di essere costantemente aggiornati riguardo alle attività della propria rete sociale (aggiornamenti di personal pages, commenti su blog e community, upload di contenuti...). Il successo di Facebook Cerchiamo allora di dare maggiore concretezza a quanto detto finora e addentriamoci nei mondo 2.0, esplorando i servizi più utilizzati e cercando di capire i motivi di tanto successo. È doveroso allora iniziare da quello che è stato il simbolo 2.0 del 2008 e che, con ogni probabilità lo sarà anche del 2009: Facebook (www.facebook.com). Con statistiche da capogiro (175 milioni di iscritti a febbraio 2009 nel mondo e 50.000 nuovo iscrizioni al giorno in Italia), Facebook è arrivato al quarto posto nella classifica dei siti più visitati al mondo. Nato come rete sociale per cercare e mettersi in contatto con vecchi compagni di scuola, oggi Facebook racchiude in sé tantissimi servizi 2.0 che calamitano l’utente nella sua esperienza sul sito: pagine personali facilmente modificabili, pubblicazione di note e pensieri, condivisione di fotografie, filmati e link. Facebook ha riscritto il modo di avere relazioni e di gestire i contatti della propria rete sociale. Inizialmente fu MySpace (www.myspace.com) a portare alla ribalta il concetto di Social Network e di personalizzazione semplice e intuitiva di una propria finestra sul mondo. Oggi MySpace, nonostante il calo di iscritti dall’avvento di Facebook, rappresenta ancora il Social Network di riferimento, vetrina in rete per le persone, gruppi musicali o artisti. Un’altra tipologia di Social Network che attualmente sta riscuotendo interesse crescente è quella del microblogging. Si tratta di un modo veloce e istantaneo per comunicare alla propria rete sociale un breve pensiero o aggiornare gli amici sul proprio status, ovvero come ci si sente oppure cosa si sta facendo in quel momento. L’esempio più eclatante è rappresentato da Twitter (www.twitter.com) che ha avuto negli ultimi tempi una rapida espansione con una crescita di 100.000 utenti ogni mese per un totale di 3 milioni di registrati. Twitter è un servizio che permette di pubblicare brevi messaggi via Sms o instant messaging. Gli aggiornamenti sono mostrati nella pagina di profilo dell’utente e sono anche mandati istantaneamente agli altri utenti che si sono registrati per riceverli. Come avevamo accennato in precedenza e come avremo modo di approfondire in seguito, il Web 2.0 invade anche la vita lavorativa delle persone. LinkedIn (www.linkedin.com) è un servizio di Social Network che permette all’utente di gestire una rete di contatti professionali allo scopo di allargare la propria rete professionale sfruttando le diverse connessioni tra gli utenti. In questo modo l’utente può facilmente mettersi in contatto con altri professionisti, trovare offerte di lavoro e sviluppare opportunità di business. Anche l’azienda trova in LinkedIn un canale preferenziale e di fiducia per ricercare potenziali candidati e allargare la propria rete di conoscenze. L’altro grande filone del Web 2.0 è rappresentato dalla condivisione. Se nei Social Network generalisti l’utente è in grado di mettere a disposizione della comunità un’ampia gamma di contenuti, esistono una serie di siti focalizzati che permettono la condivisione di particolari contenuti, dai filmati alle fotografie, dalle esperienze di viaggio alle notizie, dalla musica ai siti "preferiti". La crescita di YouTube Senza dubbio l’esempio più significativo in tal senso è rappresentato dal ben noto sito di video sharing You-Tube (www.youtube.com) che rappresenta una delle comunità più vaste della rete. Si stima che, solo negli Stati Uniti, ogni mese 70 milioni di persone vedano più di 2,5 miliardi di video su YouTube, per circa tre ore a utente. Nonostante queste cifre già impressionanti, il fenomeno è ancora in rapida crescita, sia in termini di numero di accessi, sia di numero di video caricati e scaricati giornalmente. Nel campo della fotografia, invece, è Flickr (www.flickr.com) il padrone della scena. Acquisito da Yahoo! nel 2005 per 50 milioni di dollari, Flickr è oggi il sito leader per la condivisione di fotografie: si stima che ogni minuto il database si allarghi di oltre 2.000 immagini, la maggior parte presente in album pubblici a disposizione di tutta la rete. Anche il mondo delle notizie è travolto dall’onda 2.0: esistono oggi in rete diverse forme di giornalismo partecipativo in cui sono gli stessi utenti a condividere, segnalare e votare notizie e post dalla blogosfera. Digg (www.digg.com) è forse l’esempio più famoso in questo senso. Fondato nel 2004, pubblica notizie e collegamenti proposti dagli utenti, che vengono promossi in prima pagina in base a un sistema di graduatoria non gerarchico basato sulla valutazione degli altri utenti della comunità. In Italia sono nati recentemente servizi simili (Wikio e Oknotizie di Virgilio) che stanno conoscendo un discreto successo. Per il tempo libero esistono numerosissimi servizi utili. Ne segnaliamo uno che sta rivoluzionando il settore del turismo: TripAdvisor (www.tripadvisor.it). Conta ormai 9 milioni di iscritti e oltre 20 milioni di recensioni raccolte, permette agli utenti di inviare giudizi e opinioni su hotel e aziende ricettive di ogni Paese influenzando così le scelte degli altri viaggiatori. Le strutture alberghiere devono ormai fare i conti con una realtà in cui il giudizio degli utenti è più importante del prezzo: una vera rivoluzione che si ripercuote sul modello di offerta di tante aziende ora più attente nella cura del cliente e nel dialogo costruttivo per la preparazione di una vacanza migliore e su misura. Chiudiamo questa breve panoramica con il caso forse più famoso ed emblematico sulla partecipazione e collaborazione finalizzata a incrementare la conoscenza comune: Wikipedia (www.wikipedia.org) che è un’enciclopedia online, multilingue, a contenuto libero, redatta in modo collaborativo da volontari di tutto il pianeta. Ogni utente contribuisce all’inserimento di nuove voci o alla modifica di quelle esistenti. Pubblicato in oltre 180 lingue con 10 milioni di voci e oltre 34 milioni di pagine, frequentato da 11 milioni di utenti registrati e visitato da 60 milioni di persone ogni giorno, Wikipedia è considerata a buon diritto l’enciclopedia più autorevole esistente, proprio per il suo modello di apertura alle persone. Ogni voce risulta sempre essere aggiornata e i contenuti non corretti sono segnalati e immediatamente sistemati dalle persone comuni. Il modello adottato da Wikipedia è stato tanto rivoluzionario da indurre la storica Enciclopedia Britannica ad adottare un simile approccio che prevede la possibilità di contribuzione dei propri utenti (valutati però da un pool di esperti prima della pubblicazione). Il Web 2.0 non si limita tuttavia all’ambito privato: negli ultimi tempi si è potuto osservare come i confini del fenomeno si siano allargati fino a invadere la sfera professionale dell’individuo. Ciò è dovuto principalmente alla conoscenza e all’utilizzo sempre maggiore di certi strumenti da parte delle persone che si aspettano di poter replicare sul lavoro ciò che già nella vita quotidiana semplifica le loro attività e favorisce le relazioni con la propria rete sociale. Molte aziende hanno così iniziato a guardare con interesse un fenomeno per molti da ritenersi ancora confinato esclusivamente all’ambito privato, e alcune di esse hanno intrapreso una strategia di adozione di logiche 2.0 con l’obiettivo di soddisfare i bisogni emergenti del nuovo lavoratore in termini di comunicazione, collaborazione e, soprattutto, scambio di conoscenza. L’introduzione in azienda di strumenti quali Social Network, instant messaging, wiki, blog e Voip abilita non solo un cambiamento tecnologico, ma anche un’importante rivoluzione a livello organizzativo. Il cambiamento in atto porta infatti a ripensare il sistema informativo andando verso un modello costruito attorno alla persona, con l’obiettivo di creare uno spazio di lavoro virtuale, sempre raggiungibile dal lavoratore e in cui a quest’ultimo sia lasciata ampia libertà. Altrettanto profondi sono i cambiamenti a livello organizzativo: emerge infatti un nuovo modello d’impresa più snello e aperto. Gli strumenti 2.0, democratici per definizione, tendono infatti ad appiattire l’organizzazione mettendo sullo stesso piano diverse figure aziendali e favorendo idee e innovazioni provenienti dal basso. Nasce da questi presupposti allora un nuovo concetto di impresa, meno gerarchica, più meritocratica e centrata sull’individuo: l’Enterprise 2.0. Come abbiamo visto il fenomeno del Web 2.0 non è solo una moda, né una frivolezza adatta solo a ragazzini e "smanettoni": le sue implicazioni sono molto profonde e condizionano il modo in cui ci relazioniamo, produciamo e scambiamo informazioni e conoscenza, arrivando a modificare il modo di lavorare delle aziende. Un fenomeno di questa portata è importante comprenderlo, per evitare di accentuare il gap con le nuove generazioni e per coglierne le enormi potenzialità nella vita di ogni giorno. Per farlo non c’è modo migliore che provarlo concretamente: tutte le diffidenze e lo scetticismo che potremmo forse dimostrare saranno senz’altro solo un ricordo. Stefano
Mainetti
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