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n. 3 MAGGIO-GIUGNO 2009 EDITORIALE SERVIZI
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Stalking: capirlo per vincerlo di
Rossella Semplici Il Consiglio dei Ministri ha definitivamente approvato il Decreto legge che riconosce come reato lo "stalking", cioè l’uso reiterato di molestie assillanti compiute verso una vittima determinata. Le ultime ricerche pubblicate aiutano a individuare i comportamenti a rischio, il profilo del molestatore e le adeguate strategie di intervento. Comportamenti affettuosi come le attenzioni, le gentilezze, la ricerca di vicinanza sia fisica che psicologica a volte possono essere eccessivi, assillanti e vengono vissuti dalle persone a cui sono rivolti come intrusivi e limitanti la libertà. Diventano forme di molestia e di persecuzione, di cui lo stalking è una delle espressioni. Il fenomeno ha cominciato a essere studiato negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’80 in seguito a episodi subiti da personalità famose. In Italia è stato approvato lo scorso 20 febbraio dal Consiglio dei Ministri il Decreto legge che inserisce nell’ordinamento il reato di stalking; pertanto sono previste sanzioni per gli episodi di molestie e minacce reiterate: le pene vanno da sei mesi a 4 anni; infine, verrà istituito un numero verde per le vittime (in attesa chi dovesse aver bisogno di aiuto può rivolgersi in qualsiasi momento al 15.22, numero antiviolenza donne)[1]. Negli ultimi anni sono stati condotti studi e ricerche da cui è emerso che in Italia il 21% della popolazione è vittima di stalking; la quasi totalità è donna, l’86% contro il 14% di uomini; i persecutori sono in maggioranza uomini, l’80%, contro il 20% di donne; i persecutori di entrambi i sessi sono accomunati dallo stesso grado di accanimento(2). Questi dati non fotografano la situazione reale, in quanto le percentuali sono stilate in base alle denunce e alle segnalazioni; quindi è escluso il cosiddetto "numero oscuro", costituito da coloro che subiscono e non si rivolgono né ai centri di aiuto, né, tanto meno, alle autorità competenti. Definizione e caratteristiche L’Osservatorio Nazionale Stalking (ONS) si è occupato di identificare gli ambiti sociali in cui il fenomeno si verifica con una frequenza significativa: il 50% nella coppia (partner o ex-partner), il 5% nella famiglia (genitori, figli, fratelli), il 25% nel condominio e il restante 15% in altri contesti, quali per esempio il lavoro o gli sconosciuti(3). Etimologicamente stalking significa "fare la posta", ma vengono usate anche le espressioni "sindrome del molestatore assillante", "inseguimento ossessivo". Lo stalking è un insieme di comportamenti di sorveglianza e controllo, ripetuti e intrusivi, volti a ricercare un contatto con la vittima, che si sente infastidita, preoccupata e spaventata. Questi vissuti possono portare a modificazioni nello stile di vita e a sofferenza psichica(4). Di seguito, presentiamo alcuni dei fattori che distinguono lo stalking da altre forme di molestia:
I comportamenti di chi molesta I comportamenti dello stalker possono essere:
diretti
Spesso lo stalker adottata entrambe le tipologie di comportamento; generalmente alla prima, segue la seconda(5). Profilo dello stalker Lo stalker è una persona che presenta difficoltà nella sfera della comunicazione e della relazione; solo il 10% è affetto da una patologia psichiatrica; alcuni abusano di sostanze e/o di alcol, ma non è una caratteristica essenziale. I comportamenti messi in atto possono nascere da molteplici e differenti motivazioni. In base a queste e allo studio del profilo psicologico di numerosi stalkers sono state individuate cinque tipologie(6).
I bisognosi d’affetto I corteggiatori incompetenti: I respinti I predatori I comportamenti messi in atto dallo stalker oltre a danneggiare la vittima, compromettono anche la sua salute mentale e la qualità della vita sociale. È stato rilevato che più si dilata temporalmente la persecuzione maggiori sono i danni riscontrati. Profilo della vittima Tutti possono diventare vittime dello stalking, ma da alcuni studi emerge che sono maggiormente a rischio alcune categorie, quali persone famose, ex partner e coloro che svolgono una professione "di aiuto": quindi medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali, avvocati, ecc. Si rilevano vittime anche tra amici, conoscenti e colleghi di lavoro; in quest’ultima situazione la vicinanza e l’affiatamento professionale possono indurre lo stalker a fraintendere le intenzioni dell’altro. Molteplici i vissuti emotivi delle vittime: la paura che gioca un ruolo importante nell’evitare di denunciare il persecutore, il senso di colpa o la responsabilità di quanto accade, alcuni credono di aver fatto qualcosa di sbagliato e di "meritare" le molestie. Conseguenze e cambiamenti La maggior parte delle vittime è costretta ad apportare molti cambiamenti al proprio stile di vita: vengono ridotte le uscite solitarie e si limita comunque la vita sociale, si modificano i percorsi casa-lavoro, si sostituisce il numero telefonico, e nei casi più estremi si abbandona l’attività lavorativa e si cambia città. Le conseguenze spesso riguardano oltre la vittima anche le persone care. A livello psicologico, la vittima in conseguenza del tipo di atti subiti, delle emozioni sperimentate, anche se per breve tempo, può incorrere in disturbi e patologie che rischia di conservare a lungo. I più frequenti sono irritabilità, aggressività, stati d’ansia, difficoltà di addormentamento, insonnia, incubi notturni, episodi di flashback (vissuti intrusivi che rinnovano il ricordo di situazioni particolarmente traumatiche) e il Disturbo Post Traumatico da Stress. Nei casi più gravi la vittima si suicida o commette un omicidio. Anche a carico dei familiari della vittima si possono verificare disagi psicologici, tra cui tensione e preoccupazione. Le strategie di difesa Data la varietà dei comportamenti messi in atto dallo stalker, non è possibile individuare un’unica strategia di difesa:
Il Decreto legge è un passo importante perché tutela maggiormente le vittime e dà più strumenti alle forze dell’ordine. Ma ciò non è sufficiente: è necessario occuparsi anche degli stalkers, in modo da ridurre il rischio di reiterazione di condotte inadeguate. L’investimento maggiore va effettuato per creare un clima socio-culturale che renda difficile il verificarsi del fenomeno. Molte la vie da percorrere. Una è quella di far spazio all’alfabetizzazione emozionale(7) che permette di identificare, dare un nome, comunicare e quindi condividere emozioni, affetti, pulsioni. La mancanza di conoscenza e consapevolezza del proprio mondo emotivo porta a un’incompleta conoscenza di sé stessi, quindi a una minor capacità di governare la propria vita. Un’altra strada è uno stile educativo condiviso dalle diverse istituzioni che si occupano di bambini e giovani. Le divergenze e le conflittualità a volte non permettono di vedere le loro difficoltà e quindi vengono privati, più o meno consapevolmente, dell’aiuto e del conforto di cui avrebbero bisogno. In queste situazioni vivono spersi in un mondo che non li capisce e impedisce loro di capirsi, si sentono trasparenti e soli. L’educazione deve comprendere gli aspetti relativi sia alla sfera affettiva, che normativo-etica; la presenza equilibrata di entrambi permette al bambino e al giovane di sentirsi amato, protetto, compreso e al tempo stesso promuove il riconoscimento dell’importanza dei valori spirituali, etici e conoscitivi, fondamentali per dare senso alla vita e facilitare l’interiorizzare di regole e norme. Sostanzialmente si sedimenta il senso di coerenza tra i valori della sfera cognitivo-affettiva e l’agire nel privato e nel pubblico. È però indispensabile impastare l’educazione di amore come sosteneva Don Bosco, del quale è molto attuale e pregnante l’esortazione: «bisogna amare questi giovani e mostrare loro di farlo». L’amore permette a ciascuno di amare e di essere amato, di essere riconosciuto e accolto con le proprie debolezze, limiti e difetti. L’amore fa desiderare di compartecipare al divenire di circostanze, situazioni, eventi, di crearli passo dopo passo. È così che la vita supera la sopravvivenza, quella del non senso, dell’insensibilità, della morte strisciante: «mangi pane e non stai in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi un fiore e il suo profumo non arriva all’anima»(8). È così che la vita liberata schiude nuovi scenari di umanità. Rossella Semplici
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