Famiglia Oggi.

Logo San Paolo.
Sommario.

Numeri precedenti.        

Cerca nel sito.       

n. 3 MAGGIO-GIUGNO 2009

Sommario

EDITORIALE
Cogliere il cambiamento e le sue implicazioni
la DIREZIONE

SERVIZI
Promuovere una cultura del rispetto
BENEDETTO XVI

Web 2.0: nuovi scenari e nuove tendenze
STEFANO MAINETTI

Adolescenza, identità e mondo virtuale
CARLA ANTONIOTTI

Una generazione protagonista sul web
LORENZA REBUZZINI

Attivare strategie di mediazione
ALESSANDRA CARENZIO

Una risposta a desideri antichi
ANTONIO SPADARO

DOSSIER
Insegnare ed educare tra i media
DAMIANO FELINI

RUBRICHE
SOCIETÀ
Una diffusione incontrollabile
BEPPE DEL COLLE

RICERCA
Stalking: capirlo per vincerlo
ROSSELLA SEMPLICI

CONSULENZA
Orientare i disorientati
DON LORENZO FERRAROLI

POLITICHE
Intervenire per la scuola
PIETRO ALVITI

EDUCAZIONE
Saper educare alla gioia
FEDERICA MORMANDO

MINORI
Un prezioso atto d’amore
MARCO GRIFFINI

MINORI
Un nuovo modo di fare lezione
MARIA GALLELLI

BIOETICA
Uscire dal mondo virtuale
ALESSANDRA TURCHETTI

PASTORALE
Divorzio e coscienza
DON MARCO BALEANI

COMUNICAZIONE
Media e Social Network
MARCO DERIU

COMUNICAZIONE
Vita bassa, magia e insicurezza
FULVIA DEGL’INNOCENTI

NARRATIVA / SAGGISTICA / CISF

RIVISTE / MONDO

 

RICERCA / MOLESTIE

Stalking: capirlo per vincerlo

di Rossella Semplici
(psicologa)

 

Il Consiglio dei Ministri ha definitivamente approvato il Decreto legge che riconosce come reato lo "stalking", cioè l’uso reiterato di molestie assillanti compiute verso una vittima determinata. Le ultime ricerche pubblicate aiutano a individuare i comportamenti a rischio, il profilo del molestatore e le adeguate strategie di intervento.
  

Comportamenti affettuosi come le attenzioni, le gentilezze, la ricerca di vicinanza sia fisica che psicologica a volte possono essere eccessivi, assillanti e vengono vissuti dalle persone a cui sono rivolti come intrusivi e limitanti la libertà. Diventano forme di molestia e di persecuzione, di cui lo stalking è una delle espressioni. Il fenomeno ha cominciato a essere studiato negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’80 in seguito a episodi subiti da personalità famose. In Italia è stato approvato lo scorso 20 febbraio dal Consiglio dei Ministri il Decreto legge che inserisce nell’ordinamento il reato di stalking; pertanto sono previste sanzioni per gli episodi di molestie e minacce reiterate: le pene vanno da sei mesi a 4 anni; infine, verrà istituito un numero verde per le vittime (in attesa chi dovesse aver bisogno di aiuto può rivolgersi in qualsiasi momento al 15.22, numero antiviolenza donne)[1].

Negli ultimi anni sono stati condotti studi e ricerche da cui è emerso che in Italia il 21% della popolazione è vittima di stalking; la quasi totalità è donna, l’86% contro il 14% di uomini; i persecutori sono in maggioranza uomini, l’80%, contro il 20% di donne; i persecutori di entrambi i sessi sono accomunati dallo stesso grado di accanimento(2). Questi dati non fotografano la situazione reale, in quanto le percentuali sono stilate in base alle denunce e alle segnalazioni; quindi è escluso il cosiddetto "numero oscuro", costituito da coloro che subiscono e non si rivolgono né ai centri di aiuto, né, tanto meno, alle autorità competenti.

Definizione e caratteristiche

L’Osservatorio Nazionale Stalking (ONS) si è occupato di identificare gli ambiti sociali in cui il fenomeno si verifica con una frequenza significativa: il 50% nella coppia (partner o ex-partner), il 5% nella famiglia (genitori, figli, fratelli), il 25% nel condominio e il restante 15% in altri contesti, quali per esempio il lavoro o gli sconosciuti(3). Etimologicamente stalking significa "fare la posta", ma vengono usate anche le espressioni "sindrome del molestatore assillante", "inseguimento ossessivo". Lo stalking è un insieme di comportamenti di sorveglianza e controllo, ripetuti e intrusivi, volti a ricercare un contatto con la vittima, che si sente infastidita, preoccupata e spaventata. Questi vissuti possono portare a modificazioni nello stile di vita e a sofferenza psichica(4). Di seguito, presentiamo alcuni dei fattori che distinguono lo stalking da altre forme di molestia:

  • i comportamenti persecutori devono essere almeno dieci e proseguire per un minimo di 4 settimane;

  • lo stalker (l’attore della molestia) sceglie la vittima in base a un investimento ideale e affettivo fondato su una situazione relazionale che può essere reale oppure parzialmente o, addirittura, totalmente immaginata;

  • i comportamenti ripetuti e insistenti sono finalizzati al controllo, alla comunicazione, alla ricerca di contatto;

  • la vittima inizialmente percepisce tali comportamenti come fastidiosi, sgraditi e intrusivi; col passare del tempo può subentrare la preoccupazione e la paura per l’incolumità propria e altrui (familiari, amici, animali).

I comportamenti di chi molesta

I comportamenti dello stalker possono essere:

  1. indiretti: tra cui le telefonate, le lettere, gli sms, le e-mail, i graffiti, i murales e i doni;

  2. diretti, distinguibili a loro volta in due precise tipologie:

a) di controllo diretto, quali ad esempio pedinare, spiare e sorvegliare;

b) di confronto diretto, come visite sul posto di lavoro oppure a casa, minacce, violenze.

Spesso lo stalker adottata entrambe le tipologie di comportamento; generalmente alla prima, segue la seconda(5).

Profilo dello stalker

Lo stalker è una persona che presenta difficoltà nella sfera della comunicazione e della relazione; solo il 10% è affetto da una patologia psichiatrica; alcuni abusano di sostanze e/o di alcol, ma non è una caratteristica essenziale.

I comportamenti messi in atto possono nascere da molteplici e differenti motivazioni. In base a queste e allo studio del profilo psicologico di numerosi stalkers sono state individuate cinque tipologie(6).

  1. I risentiti: cercano di vendicarsi per un danno o un torto che credono di aver subito. Sono soggetti piuttosto pericolosi; possono arrivare a danneggiare la persona sia a livello sociale (soprattutto l’immagine e la reputazione), sia a livello personale (fisico e psichico).

  2. I bisognosi d’affetto: sono alla ricerca di una relazione che può riguardare la sfera dell’amicizia o dell’amore. Alcune caratteristiche della vittima, spesso analizzate in modo superficiale, vengono enfatizzate e generalizzate a tal punto da farla avvicinare o coincidere con il "partner o amico/a ideale". Il rifiuto a volte è vissuto come un attacco all’Io e quindi viene respinto; le conseguenze sono un distanziamento della percezione reale dell’altro e una possibile sostituzione della relazione effettiva con quella immaginaria.

  3. I corteggiatori incompetenti: sono in possesso di una inadeguata competenza relazionale. Ciò determina comportamenti opprimenti ed eccessivamente espliciti, che possono assumere tonalità aggressive e maleducate. La caratteristica di questa categoria è la difficoltà a perseguire i propri obiettivi relazionali per tempi lunghi; tende quindi a cambiare con frequenza le proprie vittime.

  4. I respinti: sono generalmente gli ex partner che desiderano ristabilire la relazione o vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscillano tra i due desideri, perseguono i loro obiettivi per lungo tempo e non si lasciano intimorire dalle reazioni negative della vittima. Questa modalità interattiva rappresenta per gli stalkers una forma di relazione che, nonostante il suo essere tormentata, appare meno dolorosa e devastante della perdita totale, percepita come intollerabile; infatti l’assenza dell’altro è vissuta, più o meno consapevolmente, come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé, della propria persona.

  5. I predatori: ambiscono ad avere rapporti sessuali con la vittima prescelta. I comportamenti più frequenti sono il pedinamento, l’appostamento e l’inseguimento. Spesso sono soggetti con disturbi nella sfera sessuale. Si tratta di una categoria poco numerosa.

I comportamenti messi in atto dallo stalker oltre a danneggiare la vittima, compromettono anche la sua salute mentale e la qualità della vita sociale. È stato rilevato che più si dilata temporalmente la persecuzione maggiori sono i danni riscontrati.

Profilo della vittima

Tutti possono diventare vittime dello stalking, ma da alcuni studi emerge che sono maggiormente a rischio alcune categorie, quali persone famose, ex partner e coloro che svolgono una professione "di aiuto": quindi medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali, avvocati, ecc. Si rilevano vittime anche tra amici, conoscenti e colleghi di lavoro; in quest’ultima situazione la vicinanza e l’affiatamento professionale possono indurre lo stalker a fraintendere le intenzioni dell’altro. Molteplici i vissuti emotivi delle vittime: la paura che gioca un ruolo importante nell’evitare di denunciare il persecutore, il senso di colpa o la responsabilità di quanto accade, alcuni credono di aver fatto qualcosa di sbagliato e di "meritare" le molestie.

Conseguenze e cambiamenti

La maggior parte delle vittime è costretta ad apportare molti cambiamenti al proprio stile di vita: vengono ridotte le uscite solitarie e si limita comunque la vita sociale, si modificano i percorsi casa-lavoro, si sostituisce il numero telefonico, e nei casi più estremi si abbandona l’attività lavorativa e si cambia città. Le conseguenze spesso riguardano oltre la vittima anche le persone care. A livello psicologico, la vittima in conseguenza del tipo di atti subiti, delle emozioni sperimentate, anche se per breve tempo, può incorrere in disturbi e patologie che rischia di conservare a lungo. I più frequenti sono irritabilità, aggressività, stati d’ansia, difficoltà di addormentamento, insonnia, incubi notturni, episodi di flashback (vissuti intrusivi che rinnovano il ricordo di situazioni particolarmente traumatiche) e il Disturbo Post Traumatico da Stress.

Nei casi più gravi la vittima si suicida o commette un omicidio. Anche a carico dei familiari della vittima si possono verificare disagi psicologici, tra cui tensione e preoccupazione.

Le strategie di difesa

Data la varietà dei comportamenti messi in atto dallo stalker, non è possibile individuare un’unica strategia di difesa:

  • evitare di negare il problema. Se si pensa di essere vittima di stalking è opportuno informarsi, comprendere i rischi, chiedere aiuto alle associazioni e alle forze dell’ordine;

  • cercare di superare alcuni degli stati emotivi legati al riconoscersi vittima: ad esempio, la vergogna, il senso di colpa, il giustificare i comportamenti dello stalker e il leggere le sue attenzioni come forme di corteggiamento;

  • essere coerenti e fermi nel rifiuto: è indispensabile "dire no" una sola volta e in modo chiaro. Altre modalità, quali, ad esempio, la restituzione di un regalo ricevuto, una telefonata con toni arrabbiati oppure una risposta negativa a una lettera sono spesso vissute dal persecutore come segnali di attenzione e quindi diventano rinforzi positivi per i suoi comportamenti. La strategia più efficace sembra essere l’indifferenza;

  • per ridurre il rischio di aggressioni è utile evitare abitudini prevedibili, privilegiare orari e luoghi affollati, farsi accompagnare da altre persone;

  • in caso di molestie telefoniche chiedere una seconda linea, lasciando la vecchia solo per il molestatore. Cambiare numero potrebbe essere una frustrazione in grado di aumentare la motivazione dello stalker a perpetuare i suoi comportamenti;

  • raccogliere e annotare le molestie subite; sono prove indispensabili per chiedere l’intervento delle forze dell’ordine e per agire a livello legale;

  • in situazione di reale pericolo non esitare e recarsi dalle forze dell’ordine, evitare di tornare a casa o andare da amici.

Il Decreto legge è un passo importante perché tutela maggiormente le vittime e dà più strumenti alle forze dell’ordine. Ma ciò non è sufficiente: è necessario occuparsi anche degli stalkers, in modo da ridurre il rischio di reiterazione di condotte inadeguate. L’investimento maggiore va effettuato per creare un clima socio-culturale che renda difficile il verificarsi del fenomeno.

Molte la vie da percorrere. Una è quella di far spazio all’alfabetizzazione emozionale(7) che permette di identificare, dare un nome, comunicare e quindi condividere emozioni, affetti, pulsioni. La mancanza di conoscenza e consapevolezza del proprio mondo emotivo porta a un’incompleta conoscenza di sé stessi, quindi a una minor capacità di governare la propria vita.

Un’altra strada è uno stile educativo condiviso dalle diverse istituzioni che si occupano di bambini e giovani. Le divergenze e le conflittualità a volte non permettono di vedere le loro difficoltà e quindi vengono privati, più o meno consapevolmente, dell’aiuto e del conforto di cui avrebbero bisogno. In queste situazioni vivono spersi in un mondo che non li capisce e impedisce loro di capirsi, si sentono trasparenti e soli. L’educazione deve comprendere gli aspetti relativi sia alla sfera affettiva, che normativo-etica; la presenza equilibrata di entrambi permette al bambino e al giovane di sentirsi amato, protetto, compreso e al tempo stesso promuove il riconoscimento dell’importanza dei valori spirituali, etici e conoscitivi, fondamentali per dare senso alla vita e facilitare l’interiorizzare di regole e norme. Sostanzialmente si sedimenta il senso di coerenza tra i valori della sfera cognitivo-affettiva e l’agire nel privato e nel pubblico.

È però indispensabile impastare l’educazione di amore come sosteneva Don Bosco, del quale è molto attuale e pregnante l’esortazione: «bisogna amare questi giovani e mostrare loro di farlo».

L’amore permette a ciascuno di amare e di essere amato, di essere riconosciuto e accolto con le proprie debolezze, limiti e difetti. L’amore fa desiderare di compartecipare al divenire di circostanze, situazioni, eventi, di crearli passo dopo passo. È così che la vita supera la sopravvivenza, quella del non senso, dell’insensibilità, della morte strisciante: «mangi pane e non stai in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi un fiore e il suo profumo non arriva all’anima»(8). È così che la vita liberata schiude nuovi scenari di umanità.

Rossella Semplici

    
BIBLIOGRAFIA

  • La Hee F., "Stalking: a Perennial Concern", in West Indian Medical Journal, 52 (3), 2003, pp. 186-187.

  • Meloy J.R., Boyd C., "Female Stalkers and Their Victims", in Journal of the American Academy of Psychiatry & the Law, 31(2), (2003), pp. 211-219.

  • Aramini M., "Lo Stalking: aspetti psicologici e fenomenologici" in Gulotta G., Pezzati S., Sessualità, diritto, processo, Giuffrè, 2002, pp. 495-539.








 

Your browser doesn't support java1.1 or java is not enabled!

 

Famiglia Oggi n. 3 maggio/giugno 2009 - Home Page