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n. 4 LUGLIO-AGOSTO 2009

Sommario

EDITORIALE
La Bibbia svela il volto di Dio e il proprio
la DIREZIONE

SERVIZI
  Parola di Dio, parola d’amore
RENZO BONETTI

Il lessico familiare nella Bibbia
PATRIZIO ROTA SCALABRINI

Leggere la Scrittura in famiglia
MARIATERESA ZATTONI, GILBERTO GILLINI

Narrare ai ragazzi la storia di Dio
STEFANO GORLA

Perché la Parola possa continuare a correre
GIACOMO PEREGO

Una via di accesso al testo biblico
VINCENZO VITALE

DOSSIER
La famiglia e la malattia cronica del bambino
SIMONE BRUNO

RUBRICHE
SOCIETÀ
La Scrittura: una parola di vita
BEPPE DEL COLLE

RICERCA
Sindrome di Down e famiglia
MICHELE SIMEONE, MARIA GRAZIA FOSCHINO, ALESSANDRO COSTANTINI, GERMANA CASTORO

CONSULENZA
Il ragazzo col cappello
ROSANNA SANTORO

POLITICHE
Il ritardo dell’Europa
PIETRO BOFFI

EDUCAZIONE
Le storie che ci aiutano
FEDERICO BATINI

MINORI
Chi sono gli aggressori
ANGELO ZAPPALÀ

BIOETICA
Le speranze della scienza
ALESSANDRA TURCHETTI

PASTORALE
Io accolgo te: un nuovo sussidio
PIETRO BOFFI

COMUNICAZIONE
Giocare con il cinema
GIOVANNA MASOBELLO

NARRATIVA / SAGGISTICA / CISF

MONDO / RIVISTE

 

CON BAMBINI E RAGAZZI

Narrare ai ragazzi la storia di Dio

di padre Stefano Gorla
(direttore Area ragazzi della Periodici San Paolo)

 

Molte esperienze di lettura della Scrittura e numerosi sussidi pensati per i più giovani si sforzano di porre al centro la voce di Dio nella consapevolezza che la sua Parola è come suggerisce l’ebraico "dabar", parola e azione composte in un’inscindibile armonia.
  

«La Parola di Dio» ricordava monsignor Bruno Forte nella sua lettera pastorale alla diocesi di Chieti-Vasto per l’anno 2006-2007 «è Dio stesso nel segno della sua parola! Essa partecipa della sua potenza: "Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata" (Isaia 55,10s)».

È su questa consapevolezza che si fondano molte delle esperienze di narrazione e lettura della Scrittura; esperienze strutturate, esperienze occasionali o occasionate, che si sforzano di porre al centro la Parola di Dio nella consapevolezza che Dio parla e che la sua Parola è una parola efficace, una parola che, come suggerisce l’ebraico dabar, è parola e azione composte in un’inscindibile armonia.

C’è un’altra consapevolezza che attiene al sentire comune di chi è affascinato dalle narrazioni: che il narrare sia connaturale all’uomo così come il respiro, il cibo o la necessità della protezione. Un istinto primordiale che crea l’uomo come animale narrante. L’esperienza mostra continuamente che uomini e donne si compiacciono nel raccontare storie. Che i bambini chiedono storie prima di addormentarsi, che gli anziani amano ripercorrere narrativamente la propria o l’altrui vita, e che ogni impresa, lavorativa, familiare, sociale chiede una storia, una narrazione.

Va da sé che non ci possono essere storie senza che qualcuno le racconti. E che le storie chiedono ascoltatori. Uomini e donne di ogni tempo hanno ascoltato, narrato ma anche creato storie, diventandone responsabili.

Sappiamo che il racconto agisce a livello di adesione esistenziale, e che le idee che vengono offerte attraverso la modalità narrativa portano con sé la possibilità di essere provate, spingono a prendere posizione intorno a quanto narrato, a mettere in luce quel dire che avvicina alle cose, all’altro. Il raccontare o il prestare orecchio alle narrazioni fa uscire da sé stessi.

In fondo, il racconto è modalità privilegiata mediante la quale si stabilisce una relazione, un incontro. Infatti, nel racconto interagiscono più storie: quella narrata, quella del narratore, quella dell’ascoltatore. Storie che possono integrarsi o respingersi, parzialmente o integralmente, ma che non portano alla neutralità, perché il racconto coinvolge, sempre.

Forte di questa dimensione antropologica, il narrare della Bibbia, e la riproposizione delle storie della Bibbia ha sempre avuto un grande fascino, divenendo terreno di sperimentazione, di esperienza, di confronto tra modalità comunicative alla ricerca di un’efficacia esistenziale.

Naturalmente il narrativo non è semplicemente ciò che rende tutto più semplice, una sorta di cavallo di troia attraverso cui mascherare contenuti ostici, ma è ciò che fa comprendere meglio la realtà secondo il punto di vista di chi ha composto il racconto; è il coinvolgimento esistenziale che rende le storie ripetibili perché la parabola di senso che vi è racchiusa è inesauribile.

Un largo accesso

«È necessario che i fedeli» suggerisce il Concilio Vaticano II «abbiano largo accesso alla Scrittura». Nella prospettiva credente questo diviene imperativo che impegna la comunità cristiana ad aprire i tesori della Parola di Dio a tutti e quindi anche a bambini, ragazzi e giovani.

Ciò mette immediatamente al centro uno sguardo sulle buone pratiche poste in atto per raggiungere l’obiettivo di un accesso ampio che sia consapevole di quanto si vuole comunicare: da una parte la conoscenza del messaggio biblico e dall’altra il suo aprire all’incontro con Dio.

La Bibbia rivela il volto di Dio all’uomo, è una lettera di Dio scritta all’uomo così come suggeriva Gregorio Magno («Che cos’altro è la Sacra Scrittura se non una lettera di Dio onnipotente alla sua creatura?»).

La Scrittura pone in atto principalmente un incontro tra persone vive e non tra persone e un libro. La Bibbia svela il volto di Dio ma, nell’esperienza credente, svela progressivamente a chi l’incontra, anche il proprio volto, l’io più profondo. Permette al lettore, scoprendo o riscoprendo i punti di vista delle persone che popolano la Scrittura, di comprendersi all’interno di una storia più ampia che è quella di Dio e del suo popolo. Una storia che narra della ricerca di Dio da parte di tanti uomini e di tante donne, giovani e anziani, bambini e ragazzi.

Uno sguardo attento

C’è un ascolto di Dio e della sua Parola che è da sviluppare oltre ogni biblicismo, oltre ogni sforzo incapace di contestualizzazione culturale; da sviluppare in un’attenzione alle persone nel rispetto della dimensione antropologica e nell’attenzione al testo nel suo senso biblico-teologico.

È riconoscibile, ai giorni nostri, una curiosità ampia intorno alla Scrittura, una ricerca di un senso che possa accompagnare e illuminare la vita. Un’attenzione che va al di là della curiosità, che diventa sguardo attento e spinge a indagare verso ciò che si percepisce come nutrimento vitale, quasi un compimento di quanto annunciato nella parola profetica: «Manderò la fame sulla terra, non la fame di pane, né la sete d’acqua, ma la fame dell’ascolto della parola di Dio» (Am 8,11).

Date queste premesse proviamo a dare uno sguardo alle esperienze che hanno articolato la Scrittura, attraverso diverse metodiche e con differenti mediazioni comunicative, per offrirla a bambini, ragazzi e giovani. Come nelle diverse esperienze si è tentato di conciliare la dimensione dell’ascolto e quella della recezione esistenziale.

Vignetta.

Buone pratiche

Lasciando per un momento a lato il problema dei linguaggi, per alcuni versi centrali nel processo, possiamo dire che ogni percorso strutturato d’educazione alla fede individua o cerca di individuare esperienze che permettono di accostare il testo biblico e di inserirlo all’interno dei cammini formativi, attraverso ambiti diversi: la dimensione del pregare con la Bibbia e del pregare la Bibbia, la conoscenza del messaggio biblico come storia di salvezza che coinvolge e il mutuare la prassi morale e testimoniale dell’esperienza biblica.

Di un certo interesse sono le esperienze poste in atto da diversi movimenti ecclesiali, dove alla specificità del percorso e delle prassi pedagogiche ed educative si coniuga l’esperienza della Scrittura.

Ecco allora la quasi quarantennale esperienza dello scautismo cattolico che attraverso i campi Bibbia coniuga la lettura della Scrittura e il suo approfondimento con la dimensione del gioco, del racconto raccontato, con il mondo dei simboli e dell’esperienza. Si tratta di momenti organizzati di studio, ascolto, preghiera e celebrazione della parola di dio, immersi in una logica comunitaria di condivisione.

Esperienze simili, ma dedicate a un pubblico più giovane, le troviamo anche in alcune diocesi che offrono settimane bibliche dove, attraverso il gioco, la narrazione, la musica, la lettura drammaturgica del testo si creano veri e propri laboratori biblici per bambini e ragazzi. 

Fra le molte proposte che fanno capo all’Azione Cattolica, è nota l’esperienza de "L’Albero di Zaccheo" nata a Padova nel 2003. Uno spazio dove s’invitano i giovani (la proposta è per giovani tra i 18 e i 30 anni) a ripercorrere il proprio vissuto relazionale alla ricerca dei segni della presenza di Dio, armonizzando l’esperienza della quotidianità con quella della Scrittura, mettendo a fuoco il proprio vissuto attraverso la Parola di Dio.

Consapevoli della centralità dell’armonizzare quotidianità e Scrittura, i Vescovi del Québec, in un loro documento sulla pastorale giovanile del 2006, suggeriscono di raccontare storie bibliche ai giovani, come interpretazione-risposta alle loro domande di senso e di felicità, alle domande che attengono a ciò per cui vale la pena vivere.

Molte sono poi le esperienze di laboratori biblici dove attraverso una pluralità di linguaggi si forniscono spazi d’incontro con la Parola di Dio attraverso approcci letterari, artistici o teatrali.

La "lectio divina"

Un grande laboratorio d’incontro per ragazzi, giovani e Bibbia è certamente la pratica della lectio divina, una pratica che giunge da lontano e che ha preso nuovo slancio dopo l’autorevole consiglio dato nel capitolo VI della costituzione conciliare Dei Verbum.

Il metodo della lectio è stato codificato da un monaco certosino morto nel 1188. Il monaco si chiamava Guigo II e in una lettera inviata a un amico monaco, tale Gervasio, descrive in modo brillante questo modo di pregare la Parola che egli suggerisce e sponsorizza perché "molto semplice".

Fondamentalmente il metodo è concepito come una scala con quattro gradini o momenti successivi, inscindibilmente collegati ovvero lettura, meditazione, preghiera, contemplazione.

I quattro atti sono gradini di una scala ascendente, dice Guigo, la cui parte inferiore poggia sulla terra, ma il cui culmine penetra nei cieli. Si segnala così una traiettoria, particolarmente avvincente, che ha come partenza la lettura e come punto d’arrivo la contemplazione, che prelude alla visione definitiva di Dio. Tutta l’esperienza è saldamente ancorata al testo biblico. I quattro atti sono intimamente connessi, momenti di un unico movimento dello spirito e si condizionano a vicenda.

Guigo, a proposito dell’articolarsi dei momenti dice: «La lettura porta, se così si può dire, cibo solido alla bocca, la meditazione lo mastica e lo spezza, la preghiera ne cerca il sapore, la contemplazione è la stessa dolcezza che dà gioia e che ricrea. La lettura rimane nella scorza, la meditazione penetra nella polpa, la preghiera è nella richiesta piena di desiderio, la contemplazione nel godimento della dolcezza raggiunta».

Sussidi e linguaggi

A supporto delle diverse esperienze esiste una pletora di sussidi, principalmente cartacei, anche se non mancano materiali elettronici o multimediali, mentre sempre più le diverse piattaforme editoriali iniziano a interessarsi della Scrittura in relazione al mondo di bambini, ragazzi e giovani.

Non si tratta solo di sussidi legati a un’esperienza o a una metodica. Piuttosto ampia, infatti, è la produzione di volumi che propongono il testo biblico in diverse forme e per diverse fasce d’età. Nella maggioranza dei casi il testo biblico o le sue riletture è accompagnato da illustrazioni ed esiste anche un discreto quantitativo di fumetti che afferisce alla Scrittura.

Si tratta di linguaggi che si sforzano di offrire un contesto comunicativo ampio alla Parola di Dio nella consapevolezza che si possa supportare un contatto esistenziale, evocativo ed esperienziale (seppur attraverso esperienze vicarie) con la Parola di Dio. Produzioni che cercano di evitare proposte monodirezionali del testo biblico: il narrare, come abbiamo accennato, implica l’intreccio di diverse storie in cui sono strettamente coinvolti il narratore e l’ascoltatore, anche quando si è al di fuori della comunicazione interpersonale o gruppale.

Il rapporto tra Bibbia e immagini è sempre stato un rapporto complesso, per certi versi problematico ma anche ricco. La Bibbia con i suoi variegati generi letterari è piena d’immagini, di raffigurazioni plastiche che, in prima istanza, si sono confrontate con il piano della parola, detta e scritta, sono "immagini uditive".

La Bibbia con il suo mostrare e celare, esibisce un repertorio di simboli, di miti, di figure concrete, di personaggi e situazioni che formano il più ricco repertorio iconografico del pianeta, superiore a quello greco o indiano, nonostante l’esplicita proibizione solennemente proclamata nella tridimensionalità dello spazio: "Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nei cieli, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra" (Esodo 20, 4; Deuteronomio 5,8).

La Bibbia, diceva Marc Chagall, è un ricco "atlante iconografico". Eppure la scelta del silenzio iconico, come strada proposta dalla stessa Bibbia, coprirà quasi interamente l’intera esperienza culturale d’Israele e si espanderà anche all’Islam che ricorrerà, sostanzialmente, solo alle magiche strutture dell’arabesco per esprimere l’ineffabile.

La via del silenzio iconico è presente anche nel cristianesimo a fianco però d’altri percorsi. Così, se le catacombe sono piene di segni iconici e grafici, si assisterà nella storia della chiesa alla crisi iconoclasta d’Oriente o ai rigori puritani della Riforma d’Occidente.

Se Gregorio di Nissa aveva scritto: "La muta pittura parla dai muri" e il patriarca Niceforo "la vista conduce alla fede meglio che non l’udito" non mancò chi si oppose in modo radicale all’uso delle immagini e al loro utilizzo didattico-pedagogico.

Resta un testo di particolare interesse racchiuso nel canone III del quarto concilio di Costantinopoli (869-870): "Prescriviamo che davanti alla sacra icona di nostro Signore Gesù Cristo ci si prostri così come si fa davanti al libro dei santi Vangeli. Come, infatti, tutti otteniamo salvezza dalle lettere portate in esso, allo stesso modo, tutti, letterati e analfabeti, ricevono la loro parte di beneficio dall’energia iconica dei colori che sono a loro disposizione; poiché ciò che la parola annuncia e rende presenti con i suoni, lo stesso disegno annuncia e rende presente con i colori".

Questi riferimenti lontani nel tempo, sembrano essere assolutamente assorbiti dalla contemporanea proposta editoriale che fa riferimento alla Bibbia.

Le proposte a immagini

È interessante notare che le recenti edizioni del testo biblico con la nuova traduzione Cei hanno smosso il mondo dell’editoria cattolica, che messo da parte il naturale riserbo nell’accostare al testo biblico immagini se non i volumi variopinti di commento, in almeno due casi ha fornito assieme al testo biblico, immagini.

Per la Bibbia di Gerusalemme (Edb) si offrono alcune xilografie realizzate da antichi disegnatori e incisori italiani. La Bibbia proposta dall’Editrice Ancora, che traduce materiale spagnolo mutuato a sua volta dalla statunitense The Catholic Youth Bible, offre una serie di immagini (a volte molto, forse troppo, semplici) e soprattutto un gran numero di box d’approfondimento e con funzione didascalica. Nell’insieme uno strumento didattico per la catechesi, l’insegnamento della religione e adatto a un approccio che attrae e aiuta a mettere in contatto Bibbia e vita.

Interessante, ed esplicitamente offerto a bambini e ragazzi, è il testo integrale dei quattro Vangeli (I quattro Vangeli, San Paolo). Alla novità del testo, finalmente integrale, proposto a bambini e ragazzi, si affianca un impianto grafico e iconografico che rende le pagine evangeliche accattivanti. Il testo è supportato da inserti e box, note e approfondimenti, che accompagnano il lettore aiutandolo ad accostarsi al Vangelo e a penetrarne i significati. Alla fine di ogni Vangelo si offrono schede di lavoro e attività utili per genitori, educatori e catechisti.

Spesso i racconti biblici sono narrati con modalità singolari per andare incontro a speciali esigenze. Si tratta di lavori di particolare complessità, almeno nell’impianto e nella prospettiva, perché devono essere rispettosi dell’ascoltatore-lettore da una parte e del testo biblico dall’altra.

In questa direzione, per esempio, si segnala il volume di Bob Hartman e Krisztina Kallai Nagy (La nuova Bibbia dei bambini, San Paolo, traduzione di Marina Rullo) dove si selezionano alcuni racconti biblici, proposti per essere letti ad alta voce. Una riscrittura vivace che cerca di favorire il dialogo tra chi racconta e chi ascolta le storie bibliche e che, nella parte finale del volume, offre alcune semplici indicazioni per la partecipazione attiva dei bambini alla narrazione.

Per i più piccoli

Parecchie sono le edizioni per i più piccoli. Con qualche attenzione cartotecnica troviamo fra gli altri I primi passi nella Bibbia di Bethan James e Yorgos Sgouros (nella coedizione di Edizioni Messaggero Padova e Elledici), con una selezione di otto episodi e personaggi tratti dall’Antico Testamento e nove tratti dal Nuovo, accompagnati da illustrazioni deliziose. Oppure il volume centrato sul Nuovo Testamento, La storia di Gesù, narrata da Leena Lane con le illustrazioni di Jan Lewis per la De Agostini. Narrazioni semplici ma non banali, che ripercorrono gli episodi e la parabola di Gesù.

Particolarmente attento alla dimensione estetica e alla metrica delle narrazioni è il volume di Giusi Quarenghi e Michele Ferri, Salmi per voce di bambino (San Paolo) dove si presenta una selezione di salmi illustrati con gusto e raffinatezza, riletti per bambini. Singolare lavoro di rilettura è anche quello compiuto da Silvia Giacomoni che racconta l’Antico Testamento nel suo La nuova Bibbia Salani. L’Antico Testamento (Edizioni Salani), una rilettura moderna del cammino di fede del popolo di Dio. Un lavoro di scrittura che avvicina al lettore le pagine di un passato remoto, riuscendo a rendere contemporanee e particolarmente incisive per il nostro tempo le vicende raccontate dalla Bibbia.

Se i volumi sono molti, e va da sé di diverso valore, interessanti sono anche alcune pagine dal tenore biblico proposte da periodici per bambini e ragazzi.

Su Mondo Erre, è don Valerio Bocci che racconta in modo assolutamente efficace e spigliato le parabole evangeliche nella rubrica: Un mondo di parabole. Mentre su il Giornalino si propone la rubrica Il Vangelo nelle tue mani curata da don Remigio Menegatti e Raffaella Zardoni, dove attraverso un gioco di rimandi e d’approfondimenti si presentano brani evangelici, fornendo strumenti per la lettura e la comprensione del testo biblico. Infine, per i più piccoli, per i bambini della scuola d’infanzia, sul mensile GBaby vengono offerti stralci di Vangelo nella rubrica Gesù risponde dove, utilizzando un linguaggio adeguato, si stimola la loro interazione anche grazie a immagini evangeliche da colorare.

Sono tutti questi sussidi e strategie, per avvicinare alla Bibbia, che vivono nella logica del seminatore evangelico, che semina largamente, su diversi tipi di terreno, nell’attesa di cogliere i frutti.

Stefano Gorla








 

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