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n. 1 GENNAIO-FEBBRAIO 2010 EDITORIALE SERVIZI
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SOMMARIO Definiamo onesto quel comportamento che non risponde anzitutto a istanze soggettive, personali, individuali ma risponde a un criterio di verità. Viene meno uno stile onesto se viene meno l’orizzonte della verità. Oggi è proprio questo orizzonte di verità che sta offuscandosi. Il testo tenta di ritrovare nel pensiero contemporaneo il venir meno di questa eclissi del criterio di verità a favore di posizioni relativiste. Inoltre se prevale, come di fatto prevale, una ragione solo strumentale preoccupata della fattibilità di un determinato processo senza interrogarsi sulla qualità etica di tale processo, di fatto si cancella la domanda etica e si rende irrilevante il giudizio circa l’onestà di un dato comportamento. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Le radici del diritto, facendo fede alla nozione di civiltà e alla vocazione dell’uomo al sociale, non possono prescindere dall’etica e dalla morale. Con grande probabilità, il delicato punto di sutura che mette in contatto il diritto con la morale, ambiti spesso tenuti separati, risiede nel concetto di onestà. Essa è identificabile con la condotta fedele: si basa sulla sincerità, sulla lealtà, sull’equilibrio e si riassume nell’idea di una virtù globale, risultante dalla pratica virtuosa degli altri doveri umani. Non coincide affatto con la sola osservanza: quindi non è applicata solo per paura, per calcolo, per convenienza o per rassegnazione. Ecco perché tutto il diritto, si tratti dell’ambito penale o di quello civile, necessita di essere animato dall’onestà: per scegliere il bene invece del male. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Le relazioni economiche sono possibili solo quando esiste fiducia, resa possibile dall’onestà. Nessuna forma di mercato e di interazione economica è possibile senza la scelta comune di rispettare gli impegni. Quando facciamo un acquisto abbiamo una ragionevole fiducia che ciò che compriamo corrisponda a ciò che abbiamo ordinato e che ci è stato descritto. Senza questa fiducia non acquisteremmo nulla. Il mercato funziona su un’assunzione etica: la scelta comune di rispettare i contratti. In questo senso, senza etica, l’economia non funziona, con buona pace di chi afferma il contrario. Lo dimostrano anche numerosi esempi presi dalla cronaca recente. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il rapporto tra politica e onestà può interrompersi nella prassi, ma anche a livello di pensiero. Tra le diverse e divergenti teorie, come pensare il rapporto tra politica e onestà? I due termini sono conciliabili/inconciliabili? È forse utopico pensare che l’uomo o la donna di governo (amministratore, funzionario pubblico) agisca onestamente? Come risposta, è necessario anzitutto identificare e descrivere la duplice figura del politico: quello onesto e, per contrasto, quello disonesto; successivamente evidenziare il nesso tra onestà e politica; e infine, ma non da ultimo, dare voce all’esigenza di una politica onesta che viene dal basso, dal cittadino, singolo o associato, a cominciare dalla famiglia. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il contributo tende a delineare l’onestà all’interno del legame familiare su due versanti: quello verticale genitore-figlio e figlio-genitore e quello orizzontale, come rapporto tra pari. Sul primo versante l’onestà non consiste nel libero sfogo comunicativo, nella "notizia" avulsa dal legame, ma nel prendersi cura come responsabilità; sul secondo versante, l’onestà sta nell’avere occhi per l’antecedente, cioè per la parte di non-negoziabilità del legame che non può essere soggetto a sfruttamento. Sia in un caso che nell’altro, l’onestà è un dono che accade nel "guardare negli occhi l’altro", senza ridurlo a misura della propria felicità. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il discorso sull’onestà nella pratica medica prende spunto da un fatto accaduto nel 2008, quando nella Clinica S. Rita di Milano si scoprì che alcuni medici avevano istruito degli interventi in camera operatoria, indipendentemente dal fatto che i pazienti ne avessero bisogno. Il desiderio di incrementare il proprio guadagno e il proprio potere, aveva offuscato l’obiettivo principe della cura: il bene del malato. Per scongiurare questo rischio, dieci anni prima, era stato introdotto il consenso informato: un atto sia formale che di contenuto a tutela del paziente, il quale ha diritto di ricevere tutte le necessarie informazioni a riguardo della diagnosi e della cura. |
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