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n. 1 GENNAIO-FEBBRAIO 2010 EDITORIALE SERVIZI
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EDITORIALE Senza
lealtà e fiducia La Direzione "Occorrre
leggere le implicazioni dell’onestà nel quotidiano delle aule di
tribunale, nella macro economia, nei corridoi dei supermercati, nelle
corsie degli ospedali, nelle stanze della politica e in quelle delle
nostre case" «L'onestà», lamentava Giovenale, «è lodata da tutti, ma muore di freddo». Quel che ci proponevamo pensando a questo numero della rivista era riacciuffarla dal gelido oblio in cui, ancor più nei tempi recenti, è stata relegata, per riportarla, non per mera celebrazione, in primo piano. Consci della scelta controcorrente, volevamo metterla al posto d’onore di un tavolo di riflessione che, grazie ai profondi e tutt’altro che scontati contributi, si è rivelato capace di declinarla nei tanti ambiti in cui è agita e ancor più di frequente negletta. Perché il discorso non rimanesse confinato agli alti orizzonti dei valori e delle verità (collocazione nobile ma a rischio di diventare l’alibi perfetto per tanti politici, grati di poter continuare ad applicarsi a una prassi ben diversa) occorreva leggerne le implicazioni nel quotidiano delle aule di tribunale, nella macro economia, nei corridoi dei supermercati, nelle corsie degli ospedali, nelle stanze della politica e in quelle delle nostre case. Con buona pace del sarcastico Isaac Asimov che spiegava come «la disumanità del computer sta nel fatto che, una volta programmato e messo in funzione, si comporta in maniera perfettamente onesta», i contributi che seguono non si limitano a lamentare come oggi si sia offuscato l’orizzonte della verità, e quindi di conseguenza quello dell’onestà, ma raccontano spazi di vita in cui è proprio l’onestà a rendere possibili le relazioni tra gli uomini, economiche, professionali, familiari che siano. La recente crisi finanziaria mostra a chiare lettere che, come scrive Riccardo Moro, «le relazioni economiche sono possibili solo quando esiste fiducia, resa possibile dall’onestà» perché nessuna forma di mercato e di interazione economica funziona realmente senza un’etica e senza la scelta comune di rispettare gli impegni. Ma quest’affermazione è traducibile per tutti gli altri ambiti della vita in cui si gioca il futuro della società, come quelli politici e giudiziari, ma anche della persona, come accade accanto al letto di un malato o più semplicemente quando un padre racconta la vita a un figlio. E questo - tra padri e figli - potrebbe essere il primo livello in cui cominciare a soffiare vita su un valore oggi non solo dimenticato, ma troppo spesso, in nome del "furbo che vince", persino deriso. La direzione |
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