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EDITORIALE

"Genitorialità condivisa"

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 2000 - Home Page Se l’ambiente di cura dell’infanzia è positivo procura benessere ai bambini e li prepara ad affrontare meglio il futuro. Anche le madri acquistano serenità.

Spesso i servizi per la cura dei più piccoli sono considerati risposte alle esigenze delle madri che lavorano. Questo approccio industriale implica che i bambini siano visti soprattutto come impedimenti all’eventuale lavoro femminile, e la pianificazione del numero di posti necessari negli asili potrebbe sembrare, più o meno, dello stesso ordine dell’organizzazione dei parcheggi per gli impiegati. Ma i servizi per la prima infanzia non devono essere considerati un intrattenimento forzato (stile baby-sitter) per bambini con "mamme in carriera" o lavoratrici loro malgrado. Sono, piuttosto, un investimento di grande rilevanza per il futuro dell’infanzia e della famiglia. È compito, quindi, delle politiche familiari e sociali garantire strutture in grado di sostenere i genitori nel loro desiderio e dovere di assicurare il benessere dei figli.

Questi servizi, e ci riferiamo in questo numero ai nidi d’infanzia, hanno, infatti, anche un altro e non trascurabile obiettivo, quello pedagogico-educativo. Non sono quindi una soluzione che riguarda le sole mamme lavoratrici, ma potrebbero essere, se fossero più numerosi, anche una scelta ottimale per le casalinghe che volessero comunque far crescere il figlio (soprattutto se unico) in un ambiente stimolante in cui sperimentare le fondamentali relazioni tra coetanei. L’obiettivo primario, perché queste strutture siano tali, è la creazione al suo interno di un ambiente sociale positivo, che permetta scambi sociali, contribuisca alla felicità e alla serenità dei bambini e, di conseguenza, li prepari al loro sviluppo futuro.

Potremmo, in tal caso, chiamare gli asili nido una forma di "genitorialità condivisa" del tutto simile, per certi versi, all’abitudine presente in tutte le società di affidare i figli piccoli a persone (parenti o chi altro) che affiancano i genitori nella crescita dei bambini senza, però, usurparne la funzione affettiva. Questa resta unica e irripetibile, ma può essere arricchita da esperienze che evitano alla famiglia o alla diade madre-figlio un dannoso ripiegamento in se stessa.

Infine, la preparazione professionale degli operatori che lavorano con questa fascia d’età, dove non ha ancora senso separare cura da istruzione, è di primaria importanza. La comunità deve tenere in adeguata stima e dare il giusto riconoscimento a coloro che, lavorando con meticolosità nei confronti delle generazioni future, danno un importante contributo alla qualità della società di domani e, stemperando le ansie e le paure, procurano benessere quotidiano ai bambini e alle loro mamme.

LA DIREZIONE

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