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SPAZI, OPPORTUNITÀ, VALORI PER LA FAMIGLIA

La prima volta di mamma e papà

di Pina Tromellini
(pedagogista)
            

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 2000 - Home Page Contro i pregiudizi che ancora ostacolano l’ampliamento dei nidi, sono numerosi i vantaggi che il bimbo trae dall’incontro con altri piccoli e con gli educatori. Non sostitutivo dei nonni, ma luogo di continuità e di socializzazione.

Perché scegliere il nido? Cosa comporta per la crescita dei bambini e per i genitori, rispetto ai nonni o alla baby-sitter? Per la prima volta una famiglia con il bambino si avvia verso l’asilo nido. Distaccandosi da un privato superprotetto, per affrontare un nuovo inizio, quali pensieri, quante paure, quanti dubbi stanno dentro a tale decisione! Più consapevole e convinta, rispetto al passato, sicuramente, ma ancora carica di ansie. La madre si interroga: «Mio figlio troverà chi lo ama quanto me?». Oppure: «E se piangerà, trovandosi in un ambiente sconosciuto, ci sarà chi lo consola?».

La madre e il padre che decidono di far vivere al figlio l’esperienza del nido si debbono scontrare molto spesso con le idee dei nonni che vorrebbero (soprattutto le nonne) costituire i principali coautori dell’accudimento del nipote; con quelle di un pediatra che in certi casi incolpa il nido d’essere la causa delle prime malattie infantili e consiglia la madre di lasciare il lavoro; e di tutti quegli amici che rimandano all’arcaica immagine assistenziale degli asili Onmi (Organizzazione nazionale maternità e infanzia) rivolti in special modo all’infanzia deprivata e bisognosa di sostegno.

La madre teme d’essere giudicata non disponibile e scarsamente generosa, rischia di perdere la fiducia in se stessa come genitore. È costretta a difendere la scelta consapevole d’avere sulle spalle la responsabilità della vita del figlio e di dover convincere gli altri della diversità del contesto storico in cui il nido si trova a operare. È un momento delicato dato che nell’interiorità materna il distacco dal figlio comporta comunque sofferenza.

La famiglia che vive in un territorio, che ha maturato negli anni la credibilità verso un asilo nido rispondente alle esigenze di allevamento e di cura educante, aperto alla collaborazione e al confronto, dove i segni e le parole dei bambini sono le tracce evidenti della loro presenza, è certamente più tranquilla nell’affrontare il viaggio da casa al nido.

Non è semplice fare una lettura obiettiva sulla scelta, dato che il fenomeno è complesso e variegato: al proposito infatti esistono nel Paese realtà ricche di offerte e di stimoli, altre carenti e arretrate. La cultura dell’infanzia in Italia è dispari o, addirittura, in alcune zone non è mai nata. Le riflessioni che seguiranno pertanto avranno il merito di inquadrare problematiche generali e il demerito di una non differenziazione.

In questi anni si sono affievoliti pregiudizi e luoghi comuni grazie al fatto che riviste, giornali, pubblicistica varia hanno saputo diffondere relativamente al nido un’idea sempre più educativa; soprattutto con l’apporto di quelle poche e coraggiose regioni dove i nidi sono stati aperti, funzionano bene con il contributo degli enti locali, degli operatori e delle famiglie. Il nido è la prima scuola del bambino, non istituzione rigida e chiusa, quanto luogo che affianca la casa e la famiglia e che si connota nella dimensione della continuità e della condivisione; che non toglie il piccolo alla famiglia, ma con essa individua un itinerario qualitativo per farlo crescere bene.

Dove è nata la cultura dell’infanzia è andata avanti di pari passo la cultura della convivenza in un territorio politico, sociale, umano che utilizza le risorse per far stare a proprio agio i bambini e le famiglie, con un lungimirante occhio rivolto al futuro dei cittadini. In anni relativamente recenti si è affermata contemporaneamente un’idea di bambino e di adulto che ha modificato atteggiamenti mentali, metodologie e didattiche.

In genere, si pensava al bambino come a un oggetto debole, bisognoso unicamente di cure fisiche e di protezione, dimenticando le sue potenzialità che sono, al contrario, plurime quanto l’attitudine a vivere esperienze e incontri. Il nido è uno di questi, che collabora alla nascita psicologica di un bambino e di una bambina. Quella biologica è avvenuta molto prima, ma è quella psicologica che li avvia verso quel processo di separazione-individuazione nel quale si diventa autonomi.

Il nido ben funzionante è un terreno etico di cura verso il mondo dell’infanzia, esplica l’attitudine della disponibilità verso gli altri, costruisce sentimenti di solidarietà e di impegno per i piccoli che hanno bisogno di attenzione e aiuto.

Il bambino è un individuo forte fin dalla nascita, capace di costruirsi un itinerario personale di conoscenze e relazioni in quanto sa entrare da protagonista nei rapporti e negli scambi con i coetanei; è in grado di formulare domande e ipotesi rispetto a quanto gli accade intorno; è un grande tessitore di storie. Osserviamo che succede a un gruppo di lattanti, ad esempio, nell’angolo del tappeto morbido sul quale sono disseminati oggetti di vario tipo: quante annotazioni e che mondo affascinante di linguaggi! C’è chi si avvicina all’oggetto e lo allunga all’altro; c’è chi lo soppesa e lo guarda attentamente; chi lo lancia per capire quello che succederà; chi lo mette in bocca o lo annusa per conoscerlo. C’è il bambino che fa rotolare un giocattolo e attende che l’adulto glielo riavvicini. Ci sono bambini che restano in attesa e altri che si buttano nell’avventura. Alcuni sorridono, uno piange, l’altro compie lallazioni ripetute, un altro gattona. Il bambino e la bambina moltiplicano i gesti e le posture in una ricchezza evolutiva che cambia continuamente e che affascina un adulto attento.

Fin da piccolissimi i bambini rivelano un’originalità e una diversità individuale che li rende unici e irripetibili. Alla luce di queste consapevolezze, il ruolo dell’adulto (genitore o educatore) ha assunto competenza e qualità, rimanendo un interlocutore fondamentale sul piano educativo e cognitivo: non più collocato di fronte al bambino per dirigerlo quanto osservatore, di fianco a un protagonista; animatore e sostenitore di occasioni che favoriscono il bambino. Un adulto che lo rispetta come individuo originale e con una logica tutta sua, con capacità che lo rendono artefice della propria conoscenza e soggetto attivo nella costruzione dei saperi.

Quando una madre e un padre decidono oggi di portare il loro figlio al nido non è esclusivamente per necessità di un sostegno al lavoro familiare, anche se questa permane come una delle motivazioni principali.

Nel genitore è cresciuta la consapevolezza che nel nido, rispetto alla casa, il bambino trova stimoli, spazi, oggetti adeguati a lui; vive in un luogo pensato, attrezzato, qualificato per il suo benessere fisico e psicologico. Nel nido il bambino e la bambina incontrano gli amici, i fratelli, i cugini, gli adulti che la famiglia ristretta (nelle persone e negli spazi) non ha al proprio interno: il nido come terreno di socialità, di relazioni non sostitutive della famiglia, ma spazio umano di condivisioni e scambi educativi.

I genitori entrano e percorrono il nido, rispettosi dei tempi e delle regole di una comunità così delicata e complessa, diventando a loro volta attivi nelle occasioni che il nido offre: colloqui quotidiani nel momento dell’entrare e dell’uscire, incontri di sezione per parlare dei bambini e delle loro scoperte, consiglio di gestione per organizzare concretamente il presente e il futuro del nido, intrattenimenti festivi, serate di lavoro, incontri con esperti su tematiche scelte dai genitori, visite e aggiornamenti con altri nidi. In questa dimensione sociale il genitore matura gradualmente una visione dell’infanzia come fase affascinante di crescita che ha l’esigenza prima di tutto di essere rispettata, ascoltata, amata da un adulto che capisce di dover sapere ed entrare dentro per comprendere.

Su comode poltrone

L'asilo nido ha una valenza educativa sia per il figlio che per il genitore; pensato anche perché alla famiglia venga offerto uno spazio apposito nel quale, se vuole, permane da sola o insieme ad altre famiglie. Nell’angolo attrezzato con poltrone e cuscini morbidi ci sono riviste e documenti informativi, libri che trattano dell’infanzia, pubblicazioni create negli anni dal nido: qui il genitore si documenta, confronta. È piacevole fermarsi a trascrivere impressioni o domande nel quaderno dei genitori che va dal nido a casa e viceversa, dove ognuno dedica un po’ di sé ai bambini, scrivendo fiabe immaginate, poesie, ninnenanne da trasmettere all’infanzia.

La documentazione del nido (sui pannelli, nelle pubblicazioni), piena di segni dei bambini, rende visibile il tempo e la giornata, i modi e le strategie dell’apprendere, permettendo così alla famiglia di venire a conoscenza delle tappe di sviluppo del figlio o della figlia, degli apprendimenti quotidiani, della routine che nel nido sono importantissime. Osservare, ad esempio, che cosa avviene nel momento del pranzo rassicura il genitore e gli fa cogliere l’educatività del momento: le relazioni, l’uso degli strumenti, le posture, le microstorie che avvengono in questo momento (così nel cambio, nel bagno, nell’addormentamento e altro) e le piccole autonomie che si conquistano giorno dopo giorno.

Nel primo periodo di inserimento al nido le ansie si moltiplicano per il bambino, per la madre, per l’educatrice. La madre si interroga sulla positività o meno del distacco che per lei sarà sempre prematuro; nel bambino si concretizza l’angoscia dell’estraneo e della perdita; l’insegnante si chiede se sarà in grado di accogliere bene questa nuova famiglia e se sarà a sua volta accettata. La vita di ognuno è un continuo dire addio a qualcosa e a qualcuno per conquistare il livello successivo. Crescere è faticoso e si impara gradatamente, in rapporto all’età, senza violentare l’identità in formazione, facendo molta attenzione ai tempi e ai ritmi di ciascuno.

Gli operatori del nido sanno che l’inserimento è un momento delicato e che da qui nascono i rapporti futuri: ogni anno infatti si preparano con molta serietà e attenzione all’avvenimento, affidando strumenti interpretativi e strategie per individualizzare le relazioni e adeguare i pensieri alle singole storie familiari. La qualità professionale degli educatori è una garanzia perché il benessere del bambino si realizzi e la famiglia trovi nel nido un luogo in cui non solo si è accettati, ma si è indispensabili al recupero di storie e di informazioni idonee alla comprensione.

La formazione e l’aggiornamento sono gli strumenti che forniscono idee, motivazioni e contenuti per il progetto di lavoro che si vuole mettere in cantiere. Il progetto è l’anima del nido, nasce dai bambini, dal loro contesto, dal come sono in grado di esprimere se stessi. Quali sono i modi per valutare l’intelligenza di un bambino da 0 a 3 anni? Intelligenza intesa come capacità di risolvere i problemi di una pluralità di direzioni, dato che, lo afferma H. Gardner, per ciascun individuo occorre fare riferimento almeno a sette intelligenze e ½ (l’intelligenza linguistica, matematica, musicale, spaziale, fisiocinestetica, interpersonale, intrapersonale, spirituale).

Risultati evidenti

È necessario che l’adulto crei nel nido un ambiente che permetta la pluralità degli "incontri" e dei "trafficanti", per osservare gli interessi del bambino e le sue intelligenze: quando la motivazione principale che sottende gli indici di qualità è affidata all’aggiornamento e alla verifica professionale continua, i risultati sono evidenti: la qualità richiama qualità in un intreccio che diventa sempre più rispondente alle esigenze dei bambini, delle famiglie, della società.

Lo strumento dell’osservazione avvicina, penetra, interpreta; fa emergere l’anonimato e rende l’occasionalità maggiormente pensata e riflettuta. Le scritture osservative rappresentano delle annotazioni analitiche che aiutano l’interpretazione, fanno emergere il disagio e permettono di valorizzare il singolo bambino. Sotto questo punto di vista la famiglia si rassicura: il bambino non rimane celato o anonimo nel gruppo; al contrario l’identità individuale e le freschezze degli accadimenti singoli sono i contenuti allettanti delle microstorie che accadono.

Il bambino nel nido ha un proprio contenitore ove collocare le cose, ha un contrassegno per contraddistinguere gli oggetti personali, ha un lettino personalizzato con il suo pupazzo, ha un cassetto ove collocare l’oggetto d’amore, ha un posto personale a tavola, magari vicino all’amico del cuore. Grande rispetto quindi per l’identità singola, per il nome di ognuno, per come ci si pone di fronte alle esperienze, con quelle caratteristiche e quei gesti che rendono singolari le persone. Il nido ha tra gli obiettivi principali quello della socializzazione, ma altresì quello di fare emergere l’individualità di ciascuno.

Dal 1971 a oggi, attraverso un itinerario pensato e modificato nel tempo, confrontato e discusso dalle famiglie, dalle forze politiche, dagli insegnanti, dagli enti locali, l’asilo nido è diventato uno scrigno di valori, da confermare e rafforzare per il bambino e la bambina di oggi e per il ragazzo e la ragazza di domani.

Che cosa è un valore se non un principio prezioso che avvia, conduce, guida le azioni umane, verso obiettivi autentici e duraturi? In fondo, per essere veramente tale, il valore va sperimentato nello spazio della convivenza, in seguito acquisirà un significato ampio e compartecipe. Un corredo spirituale da consegnare, insieme alle immagini e ai pensieri come eredità da trasmettere. Un patrimonio morale che permette di organizzare il domani con maggiore fiducia, costituito da alcune parole, capisaldi che aprono qualsiasi porta e costituiscono validi sostegni quali futuro, educare, apprendere, memoria, valori.

Sono concetti che ne racchiudono altri e che accrescono riflessioni e obiettivi. Sono mattoni di fine fattura che contribuiscono a far sì che la costruzione diventi resistente e duratura nel tempo; pezzi di energia e di saperi che costituiscono la base dell’agire, non lasciato al caso, che altrimenti diventa disorientante caos interiore. Il futuro è inconoscibile perché deve ancora accadere, e le incognite gravono sui singoli individui. Se il domani è preoccupante, l’oggi ancora di più.

Le numerose trasformazioni e i pressanti cambiamenti epocali costringono a un ripensamento profondo. Le mutazioni influiscono sulla sfera familiare e sociale, su quella filosofica ed etica, affettiva e relazionale. Occorre ripensare all’essere donne e uomini in un mondo privo di confini per edificare una convivenza civile, entro la quale ritrovarsi e orientarsi; per arricchirsi di un patrimonio morale che o è di qualità o altrimenti non serve a nulla, se non si vuole rimanere ai margini delle trasformazioni.

L’ascolto efficace

La prima domanda che nel nido ci si pone è su quale famiglia si possa contare in questa fase di cambiamento? In quale direzione va l’educazione dei minori? Come edificare insieme a loro un vivere pieno, dignitoso, intelligente che conta e lascia un segno per sé e per gli altri? La consapevolezza dell’educare è al nido la finalità principale per apprendere: un fare e un progettare che lasciano spazio a chi deve crescere, fornendogli terreno e risorse per acquisire autonomia, per avventurarsi nella ricerca che conquista i campi della conoscenza. Con l’autorevolezza di un adulto che non insegna, ma è modello, esempio e riferimento; educare quindi dando fiducia, con una presenza costante di adulti che non dirigono o impongono. Grazie a questa disponibilità, il bambino sperimenta e ha voglia di progredire e di sapere. Il nido e la famiglia sono una ricchezza avvincente e produttiva per andare incontro al futuro.

Nell’asilo nido il valore della partecipazione come condivisione si esplicita nella realtà quotidiana. Il progetto educativo partecipato dal gruppo degli educatori si concretizza nei diversi incontri con i genitori, nella documentazione dei processi attuati dal bambino sul piano cognitivo, espressivo, affettivo e negli scambi che avvengono quotidianamente con la famiglia.

Partecipare nel senso di collaborare, concorrere è un atteggiamento mentale che nell’epoca contemporanea si sta affievolendo a causa di un egocentrismo onnipotente e pervasivo. Credere e mettere in pratica tale valore significa attribuire importanza all’altro e mette in gioco sinergie costruttive. Non è semplice collaborare in una comunità in cui predominano la competizione, la voglia di primeggiare con furbizia sul vicino.

La difficoltà da superare, e nella prima scuola del bambino in parte ci si è riusciti, è l’individualismo che non considera l’altro come una parte essenziale del dialogo, che conduce infine alla solitudine. Se la storia di ognuno è costituita da pieni e da vuoti, è necessario aggrapparsi maggiormente ai vuoti per costruire delle relazioni. Il vuoto è una rinuncia per ottenere qualcosa d’altro; è la libertà di scegliere di andare al nido della figlia a incontrare ad esempio altri genitori; è il tempo della partecipazione collaborativa e non dell’efficienza.

Il valore dell’ascolto si misura e matura nel nido, dà all’accoglienza la consistenza di una reciprocità che costruisce le relazioni tra grandi e piccini, che per realizzarsi hanno bisogno di spazi adeguati e strutturati, perché i bambini tra loro si sentano liberi di scegliere e gli adulti trovino all’interno la motivazione ad esserci e contare. Saper ascoltare un bambino o un adulto non è un dono di natura. È un atteggiamento del cuore e della mente, dei sensi e delle emozioni, del dentro e del fuori di cui è composto ogni individuo. L’ascolto non è un atto dipendente esclusivamente dalla capacità uditiva che dilata i suoni e le parole, circoscritto in una parte dell’identità sensoriale. Ascoltare coinvolge l’attività cerebrale, entra negli occhi e nella testa, provoca percezione, piaceri e dolori, produce immagini per poi ritornare a ritroso, lasciando segni di indicibile consistenza. I suoni e le parole penetrano nel corpo e nell’interiorità, suscitando molteplici sentimenti. Colpiscono l’emisfero dell’affettività e nello stesso tempo favoriscono e arricchiscono il pensiero razionale.

Nell’asilo nido c’è una ricchezza aperta in cui l’altro si addentra. Lo spazio viene attraversato dalle voci e dalle parole che formano una barriera difensiva, rispetto a quello che succede al di là. Quando l’immedesimarsi in un dialogo è forte, tutto quello che accade attorno si affievolisce, dato che l’intensità della partecipazione si concentra nel rapporto. Lo spazio nido allora diventa intimo, ristretto, protetto anche in una situazione di caos circostante. Il territorio dell’ascolto può essere costruito artificialmente, nella forma di un cerchio comunicativo, nel quale ognuno individua la giusta vicinanza per trovarsi a proprio agio. In questa dimensione i bambini, gli operatori, i genitori sono coprotagonisti della loro storia.

L’asilo nido è un luogo d’incontro di saperi e di professionalità e contribuisce a rafforzare un’autentica cultura dell’infanzia; non alternativo alla famiglia, ai nonni, figure indispensabili nella storia individuale o agli altri adulti che in qualche momento della giornata si prendono a cuore i piccoli. L’importante è che il bambino e la bambina vivano in famiglia esperienze affettive valide, tempi di stare insieme idonei alla loro crescita, con genitori che hanno ancora voglia di perdere un po’ del loro tempo con i figli. La consapevolezza che il mondo è ampio, aperto e in esso si possono conquistare spazi e avventure, vicino, di fianco, senza perdere i riferimenti principali, è una risorsa per tutti e in special modo per chi sta crescendo. Il nido pertanto, se risponde agli indici di qualità che sono stati elencati, è un terreno etico di cura e di attenzione verso il mondo dell’infanzia, nel senso che esplica l’attitudine fondamentale di disponibilità nei confronti degli altri, costruisce sentimenti di solidarietà e di impegno verso chi, essendo piccolo e indifeso, ha bisogno di soccorso e di cura.

E che cosa significa avere cura di un bambino e della sua famiglia? Essere solleciti, conoscendo la loro realtà di provenienza, le esperienze vissute e i loro bisogni, con quel senso di responsabilità che pone l’accento più sulle connessioni che sulle separazioni, in quanto dà priorità più ai rapporti con gli altri che ai diritti dei singoli individui.

Pina Tromellini
   

GENOVA VISTA DAI BIMBI

Poco verde, troppo traffico, molta voglia di partecipare. La vita da bambini in una grande città viene giudicata dai mini-cittadini genovesi che a gran voce chiedono di partecipare alle decisioni (l’87,3%). È il primo risultato del sondaggio che Comune e Legambiente hanno svolto tra 9.500 alunni delle scuole materne, elementari e medie inferiori. Dalle risposte emerge che «gli orchi del 2000 sono le automobili (troppe per l’86%), il trasporto pubblico con i bus troppo affollati (per il 65,6%), il poco verde (per il 52,8% i parchi sono pochi e lontani), l’aria inquinata per il 66,8%. Mentre la sicurezza, che ossessiona gli adulti, è vista come un problema secondario.

Spietatamente critici quando si parla di traffico e smog, i bambini hanno però una visione ottimista della vita: solo il 3,6% dice di vivere male. Sicurezza: si sente sempre sicuro il 29,8%, sicuro in luoghi conosciuti il 41,6%, mai sicuro il 26%. Qualità della vita: vive bene il 46,7%, così-così il 43%, male il 3,6%. I mezzi pubblici sono troppo pieni per il 65,6%, comodi per il 18,6%, scomodi per il 12,1%. I parchi sono pochi e lontani da casa per il 52,8%, sufficienti ma lontani per il 23,7%, molti e vicini per il 20,8%. Le strade sono chiassose per il 54,9%, caotiche per il 31,5%, tranquille per il 10,8%. Le auto sono troppe per il 57,5%,invadenti per il 29,1%, innocue per il 10,4%. L’aria è inquinata per il 66,8%, puzzolente 19,2%, pulita 19,2%.

Genova, dunque, piace ai suoi cittadini più piccoli «nonostante tutto», come affermano i ricercatori di Legambiente: «I bambini sanno benissimo – ha detto Marco Veirana – vogliono impegnarsi per restituire a Genova la dignità che merita: è per questo che chiedono più partecipazione e maggiori attenzioni per la salvaguardia dell’ambiente».

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