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COME E DOVE CREARE LE STRUTTURE

Una crescita straordinaria

di Giuliana Cancelli Santambrogio
(titolare dell’asilo nido "C’era una volta...", Milano)
            

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 2000 - Home Page Gli asili nella nostra società non solo risolvono i bisogni delle famiglie, ma hanno anche una funzione pedagogica. Le varie attività hanno, quindi, lo scopo preciso di condurre il bambino all’autonomia. Per dirigerli, inoltre, è necessaria molta professionalità e consapevolezza su quali siano i "veri" guadagni.

Per comprendere come funziona un nido è necessario innanzi tutto entrare nel merito di quelli che sono i molteplici scopi che il nido ha oggi nella nostra società, ma, volendo semplificare, ritengo che siano tre quelli veramente importanti.

Molte ragazze oggi studiano sino a diplomarsi o a laurearsi e, di conseguenza, quando poi "decidono" di diventare mamme, vogliono continuare a lavorare per esercitare e accrescere le proprie capacità personali e professionali, anche se ciò comporta molti sacrifici. Molte giovani donne inoltre vogliono continuare a lavorare anche per il timore di ritrovarsi poi, quando i figli saranno cresciuti, sole in casa, senza scopi, senza un proprio reddito e con scarse o nulle possibilità di rinserirsi nel mondo del lavoro. Ed ecco quindi che il nido svolge per le donne una prima importante funzione, che è quella di aiutarle a sviluppare le esigenze d’emancipazione e d’autonomia economica.

Molte altre giovani donne si trovano invece nella necessità di dover lavorare poiché sono sole o non hanno con i mariti o i compagni con cui vivono i mezzi sufficienti per crescere dei bambini. La maternità per queste donne è vissuta con ansia, perché sentono di non poter garantire ai propri figli un accudimento e un’educazione adeguati. Esse hanno bisogno di una seconda casa in cui crescere serenamente i propri figli nei primi anni di vita, senza che subiscano sin da piccoli delle diseguaglianze formative. E poiché il nido risponde appieno a questa loro necessità, svolge per le donne una seconda importante funzione: quella di servizio di solidarietà sociale, poiché le aiuta a superare le difficoltà materiali.

Ma c’è una terza funzione importante del nido, che si sta sempre più affermando, indipendentemente dalle esigenze d’emancipazione e necessità di solidarietà delle donne. Una funzione fondamentale, che dovrebbe essere già data per scontata: che è quella di luogo educativo e formativo del bambino a integrazione dei compiti propri della famiglia di trasmettere i valori culturali, estetici e morali della società.

L’asilo nido è concepito, infatti, nella società contemporanea, sempre più come struttura nella quale si svolgono attività essenziali per lo sviluppo armonico del bambino nel delicatissimo periodo del primo e secondo anno di vita. In tale periodo il bambino ha una crescita straordinaria del suo corpo e delle sue capacità mentali e deve svolgere un gran lavoro: deve sviluppare le prime ed essenziali capacità motorie, affinare le percezioni sensoriali, iniziare a educare la sfera delle emozioni e dei comportamenti in rapporto alle opportunità del mondo esterno, elaborare il pensiero. Tutti elementi costitutivi di quella che sarà la sua personalità da adulto. Per crescere e svolgere questo lavoro, il bambino ha però bisogno d’essere stimolato da molte sollecitazioni esterne, fare esperienze ricche e diversificate, avere modelli educativi di comportamento cui riferirsi.

Molto importanti sono gli stimoli che provengono dalle relazioni con gli altri bambini e con gli adulti, sia del proprio ambito familiare sia esterni. Se un bambino non riceve nei primi anni d’età sufficienti impulsi creativi, se non ha la possibilità di vivere esperienze formative diversificate, se le sue relazioni sono limitate a un mondo ristretto, sempre uguale, o per necessità dei genitori che non possono occuparsi molto di lui o al contrario per eccesso di protezione, il bambino può avere delle carenze educative e formative, delle limitazioni poi ad esprimere le sue potenzialità, delle chiusure e dei condizionamenti nelle capacità d’essere autonomo nelle proprie scelte.

Molte madri hanno bisogno di una seconda casa in cui crescere serenamente i propri figli nei primi anni di vita, senza che subiscano sin da piccoli delle diseguaglianze formative. Il nido, in tal senso, risponde appieno a questa necessità.

Poiché queste, al livello attuale delle conoscenze, sono le esigenze di crescita del bambino nei primi anni di vita, ecco allora che il nido ha nella società una funzione essenziale in quanto offre possibilità ineguagliabili di relazioni con altri coetanei e con adulti preparati a svolgere un progetto pedagogico finalizzato appunto alla crescita del bambino, in rapporto attivo con i genitori e con gli altri componenti dell’ambito familiare.

In relazione a queste importanti funzioni, le educatrici del nido hanno tutte titoli di studio abilitativi e sono presenti in rapporto di una ogni cinque bambini sino al primo anno d’età e di una ogni otto per i bambini d’età superiore. Esse svolgono al nido un programma d’attività e di giochi che consentono al bambino di sviluppare gradualmente le sue potenzialità psicofisiche, di socializzare, di crescere motivato e con capacità d’essere autonomo nelle sue scelte.

Affinché tutto ciò si realizzi è necessario però che il bambino al nido si senta sicuro e sereno. I presupposti essenziali sono che stabilisca un rapporto affettivo, di fiducia con le educatrici, che questo rapporto si consolidi progressivamente e che il bambino senta propri gli spazi in cui trascorre le sue giornate: sia gli spazi in cui svolge le attività consuete del pasto, del sonno pomeridiano, del cambio e della pulizia della sua persona, sia gli spazi in cui gioca e svolge le attività educative e formative.

L’inserimento è un momento importante, fondamentale, sia per il bambino sia per i genitori, e deve quindi essere affrontato con molta cura. Per il bambino è il momento in cui inizia il rapporto affettivo con le educatrici e la conoscenza degli spazi del nido. Per i genitori è il momento in cui conoscono le educatrici e devono tranquillizzarsi sulla scelta fatta di condividere con esse i compiti d’educazione e formazione.

L’inserimento avviene perciò gradualmente. Il bambino per i primi giorni rimane al nido poche ore con la mamma o il papà; poi il tempo di permanenza è progressivamente aumentato, mentre è diminuita gradualmente la presenza dei genitori. Durante l’inserimento vi sono scambi frequenti d’informazioni tra i genitori e le educatrici per iniziare a conoscere le prime caratteristiche proprie di ciascun bambino. Gli scambi d’informazioni con i genitori proseguono durante tutto l’anno per valutare i progressi e i cambiamenti del bambino e per definire meglio i comportamenti successivi da tenere.

Il rapporto affettivo dei bambini con le educatrici e la conoscenza degli spazi del nido sono, come già detto, i presupposti fondamentali per raggiungere gli obiettivi pedagogici. Il raggiungimento di tali obiettivi, di cui sotto indichiamo i principali, si ottiene poi attraverso numerose attività che sono create in spazi raccolti e differenti del nido, utilizzando strutture e materiali diversi.

Il raggiungimento di quest’obiettivo è lo scopo principale del progetto di educazione e formazione del nido (sempre in rapporto interattivo con la famiglia). Sin dai primi mesi, il bambino è aiutato a crescere serenamente autonomo, iniziando dalle necessità del pasto, del bagno e del sonno. Progressivamente è sollecitato ad assumere ruoli autonomi anche nelle diverse attività di gioco e nelle differenti situazioni di rapporti con gli altri bambini e con gli adulti. Le ragioni fondamentali di tali interventi sono di portare il bambino ad avere fiducia in sé, per consentirgli di sviluppare le sue capacità di comportamento quale risultato dell’esperienza di socializzazione.

Il successo del lavoro delle educatrici si misura, infatti, dalle capacità che i bambini acquisiscono di entrare gradualmente in rapporto con i coetanei e con gli adulti, in modo attivo, riconoscendo e seguendo le regole di gruppo e imparando che in ogni rapporto si creano situazioni e si vivono emozioni che coinvolgono tutta la sfera dell’essere.

Nei primi mesi di vita è importante che il bambino acquisisca una buona percezione delle diverse parti del suo corpo e perfezioni le semplici tecniche del linguaggio non verbale per comunicare. La percezione delle diverse parti del corpo è un obiettivo importante affinché acquisisca poi la conoscenza dell’intera identità dell’io corporeo, mentre il perfezionamento delle semplici tecniche del linguaggio non verbale è un obiettivo essenziale affinché sviluppi la capacità di entrare sempre più in relazione e di comunicare poi con gli altri tramite parole e frasi coordinate.

Progressivamente è importante che il bambino acquisisca un buon vocabolario essenziale, e una buona pronuncia, che acquisisca la capacità di usare frasi semplici e di coordinare le frasi stesse e impari gioiosamente ad ascoltare con attenzione, a fare domande e a dare delle risposte. Con l’apprendimento del linguaggio verbale e della capacità di ascoltare, il bambino inizia a soddisfare le sue esigenze di conoscenza, di comunicare e di chiedere, diventando così sempre più autonomo.

Le varie attività

Le attività che si sviluppano al nido sono numerose, alcune sono svolte normalmente, mentre altre più specificatamente. Tra le attività che si svolgono normalmente, molto importanti sono: fare giochi di movimento e imitazione, recitare filastrocche, raccontare storie, cantare, ascoltare e fare musica, usare i travestimenti e fare animazioni. Tra quelle più specifiche, molto importanti sono le grafico-pittoriche e la manipolazione di materiali plastici. Le attività sono svolte ovviamente con intensità differenti secondo l’età del bambino.

I progressi che il bambino compie nel primo anno di vita sono fondamentali per l’acquisizione della consapevolezza dell’io-corporeo e per il suo sviluppo psicomotorio. Le attività svolte per i bambini di questa fascia d’età sono sostanzialmente di stimolazione e si svolgono in diversi momenti della giornata, tra i quali molto importanti sono quelli del pasto, del cambio e del sonno. Tali attività sono volte a stimolare le capacità di guardare, di udire, di toccare, di parlare e progressivamente la capacità di muoversi negli spazi del nido nei diversi momenti della giornata.

Attraverso le attività proposte, il bambino passa da una capacità di presa riflessa della mano a quella di rilasciare, a quella di raccogliere oggetti, a quella di passarli da una mano all’altra e acquisisce inoltre le capacità di coordinamento occhio-mano: impara, infatti, a far rotolare una palla in modo direzionale o a ricevere una palla fatta rotolare verso di lui, a costruire torri e ad abbatterle, a ritrovare oggetti che sono nascosti in sua presenza, a vuotare e a riempire contenitori, a vedere la propria immagine nello specchio, ad allontanarsi e ad avvicinarsi.

In questa fascia d’età sono molto importanti le fasi dal rotolamento al gattonamento e, tramite strutture a diverse altezze, la possibilità d’autoelevarsi e di deambulare con appoggi sino ai primi passi. Per sviluppare nel bambino le varie fasi di crescita fino all’anno si svolgono anche numerose attività di comunicazione con la voce, il canto e la musica. Al termine di questa fase della crescita, il bambino incomincia a tracciare i primi segni sul foglio battendo e premendo la punta della matita o dei pastelloni a cera sino ai primi "scarabocchi".

Nel corso delle attività per i bambini da uno a due anni si fa uso di numerosi materiali sonori e tattili e degli oggetti che consentono seriazioni di vario tipo. A questi si aggiunge a poco a poco l’utilizzo di materiali plasmabili come la pasta di farina, i colori-dita, i pastelloni a cera, la pittura con le mani e materiali che consentano giochi e sensazioni come l’acqua.

Sono introdotti poi i lavori e i giochi di gruppo con i bambini più grandi per utilizzare le capacità imitative dei più piccoli e portarli gradualmente a utilizzare materiali più difficili (e, al contempo, stimolare il senso di responsabilità dei più grandi verso chi ha bisogno di una mano).

S’inizia a questo punto a fare tanti giochi imitativi della vita quotidiana, affinché siano compresi meglio i ruoli e diventino più consueti (la casa, la famiglia, il ristorante, il parrucchiere, il dottore). Le educatrici approfondiscono anche il lavoro sull’uso della voce e sull’educazione ai suoni (silenzio, suono alto, basso, lento, veloce, diverse provenienze), alla musica e al movimento, sia guidato sia libero.

Dai due ai tre anni si sviluppano ulteriormente le attività già iniziate nei primi due anni. Si disegna con i pastelli a cera, le matite colorate, i gessi e s’inizia a dipingere con i pennelli, svolgendo un vero e proprio lavoro sul colore. Si comincia a usare le forbici prima per il ritaglio, poi per il collage. Si utilizzano il travestimento, il trucco, la recitazione e il gioco dei burattini quali momenti importanti per rappresentare la realtà e la fantasia e superare le timidezze. Un’ultima annotazione importante: pur non escludendo l’uso di giocattoli già fatti, le educatrici impiegano il più possibile i materiali e gli oggetti che consentono ai bambini di inventarsi i giochi del proprio mondo creativo.

Il nido svolge nella società contemporanea un‘attività pedagogica fondamentale per la crescita del bambino nei primi anni di vita, in rapporto interattivo con la famiglia (che ha la funzione di trasmettere i valori culturali, estetici e morali della società, nella loro pluralità), e risponde essenzialmente a due esigenze importanti delle donne, legate alla necessità di poter proseguire a lavorare quando diventano mamme: l’esigenza di emancipazione e d’autonomia economica e/o quella di solidarietà sociale. Da tali ruoli, che il nido svolge, nasce una domanda sempre crescente di posti da parte dei genitori e spinge, di conseguenza, le amministrazioni pubbliche e l’iniziativa privata alla creazione di nuove strutture e alla loro diffusione sul territorio nazionale.

Per aprire un nido è necessario avere molta professionalità, non basta sentire amore per i bambini. Si deve essere disposti a svolgere un lavoro con tante responsabilità, che richiede molti sacrifici, espone a tanti rischi, poiché i bimbi sono piccoli e nei loro primi anni di crescita e formazione.

Innanzi tutto va detto che l’attività di nido non può essere fatta per perseguire obiettivi di facili redditi. È un’attività i cui guadagni sono speciali. Derivano dalla consapevolezza di aiutare un bambino nella crescita straordinaria che ha nei suoi primi anni di vita. E questa consapevolezza ha un grande valore: penso che anche i maggiori artisti non siano così capaci di esprimere nelle loro opere le sensazioni che i bambini provano ed esprimono quando fanno una nuova conquista nel loro sviluppo, e che le educatrici hanno modo di vedere.

In ogni caso, una questione essenziale da affrontare è se avrà un’utenza sufficiente a garantire lo svolgimento di un esercizio amministrativo positivo. È necessario pertanto delimitare attorno al luogo in cui s’intende aprire un nido "l’area di gravitazione dell’utenza", tenendo conto che un’esigenza importante dei genitori è di portare il bambino in sedi non lontane da casa o dal posto di lavoro: non lontane più di qualche minuto a piedi o in macchina. Per cui è necessario che la zona sia densamente abitata e/o ricca di aziende con molti addetti. Si deve rilevare poi quali altri nidi pubblici e privati sono già attivi in zona e se la loro capienza è sufficiente a soddisfare la domanda di posti. Operare in situazioni di competitività è necessario e sicuramente positivo, ma non più di tanto a mio parere per l’attività di nido, che deve essere svolta con molta professionalità in sé e per sé, indipendentemente dalla concorrenza: i genitori, e soltanto loro, sono la controparte che valuta il lavoro che viene svolto al nido e ne decreta il successo o la chiusura. Avere difficoltà di reddito per mancanza di un’utenza sufficiente o per troppa concorrenza non è sicuramente positivo per l’attività di nido, i cui costi devono rimanere fissi e la cui retta di iscrizione non può essere definita con molta elasticità.

La sede del nido deve avere molti requisiti (oltre a quelli naturalmente di sicurezza e d’igiene dettati dalla legge). Un presupposto essenziale, infatti, per fare un buon lavoro pedagogico è che negli spazi del nido il bambino si senta sicuro e sereno: sia negli spazi in cui svolge le attività quotidiane del pasto, del sonno pomeridiano, del cambio e della pulizia della sua persona, sia in quelli in cui gioca e svolge le attività educative e formative. Meglio di tutto, per aprire un nido, è scegliere una sede con locali molto ampi, uno da tenere per i momenti d’attività collettive e gli altri da suddividere, con pareti divisorie leggere interne, in spazi separati in cui svolgere le attività specifiche per gruppi di bambini di differente età.

Il nido deve avere una cucina interna per preparare pasti adatti, secondo menù che variano giornalmente, nell’arco almeno di una settimana e delle differenti stagioni, definiti con esperti dietologi: la cucina consente di servire oltretutto pasti caldi, appena preparati, cucinati anche per i bambini che hanno particolari esigenze. Affrontate e risolte le questioni sopra indicate, si devono evidentemente avviare le procedure amministrative presso gli uffici pubblici competenti: dell’amministrazione provinciale e dell’Asl di zona e degli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni per l’agibilità della sede individuata all’esercizio di nido.

Aperto il nido, si deve affrontare con i genitori una questione importante. Quella dell’orario di entrata e uscita dal nido e del rispetto di tale orario: poiché la possibilità di portare e venire a prendere il bambino in momenti differenti della giornata (salvo ragioni particolari) nuoce allo svolgimento sereno delle attività pedagogiche del nido. Nuoce quindi al bambino stesso e inoltre agli altri bambini. Cos’altro c’è da dire: molto altro indubbiamente, ma le cose essenziali mi pare siano quelle sopra accennate. Manca se si vuole un auspicio: che si stabiliscano rapporti di collaborazione tra le istituzioni pubbliche e quelle private e tra le educatrici dei nidi, e anche delle scuole materne, se non altro della stessa area amministrativa pubblica.

Giuliana Cancelli Santambrogio    

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