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DOSSIER - UNA PANORAMICA UTILE

DALL’AMERICA ALL’EUROPA:
I SERVIZI PER L’INFANZIA

     

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 2000 - Home Page

Nel contesto americano una famiglia può contare su diversi servizi che presentano un carattere poco sistematico, locale, decentrato, molto variabile per qualità e spesso non accessibile a tutti. Tuttavia, la domanda di cura dell’infanzia è in continuo aumento. Parallelamente, un notevole investimento viene fatto per un monitoraggio della qualità, una migliore formazione degli insegnanti e degli educatori. L’Europa non è seconda, ma ci limitiamo a presentare quanto la Commissione europea ha raccolto sull’assistenza materna nei Paesi dell’Unione, una modalità di sostegno alle famiglie per conciliare responsabilità professionali e familiari.

I LUOGHI DELL’EDUCAZIONE

INFANZIA IN AMERICA

di CHIARA BOVE
(collabora con l’Università degli Studi di Milano,
già assistente alla ricerca, Università del New Hampshire, Usa)

Offrire un quadro sufficientemente esemplificativo e chiaro della situazione dei servizi per l’infanzia americana richiede alcune premesse. La prima è che negli Stati Uniti non c’è un sistema pubblico di servizi per l’infanzia e nemmeno un accesso universale all’educazione prescolastica, nonostante l’alta percentuale di madri lavoratrici. La domanda crescente da parte delle famiglie di luoghi per la cura e l’educazione dei bambini supera la disponibilità di servizi offerti dalle scuole pubbliche e dai molti servizi pubblici e privati attualmente disponibili. La crescita della domanda da parte delle famiglie è dovuta a due fattori che recentemente hanno caratterizzato l’evoluzione della società americana: prima di tutto, l’aumento considerevole delle donne impegnate professionalmente, che ha visto un’ascesa quantitativamente rilevante negli ultimi dieci anni; secondo, i risultati di recenti ricerche che hanno portato a un maggior riconoscimento tra le famiglie e le voci politiche del valore dell’esperienza educativa prescolastica, sia per un armonioso sviluppo dei bambini, sia per il successivo successo scolastico. Più della metà delle madri americane torna a lavorare entro il compimento del primo anno d’età del bambino e l’80% dei bambini ha esperienze in contesti extrafamiliari nei primi anni di vita (Kagan, Cohen, 1997).

La seconda considerazione è che oggi nel contesto americano una famiglia ha a disposizione diverse tipologie di servizio per la cura e l’educazione dei bambini da zero a sei anni, che presentano un carattere non sistematico, locale, decentrato, molto variabile per qualità e spesso non accessibile a tutti (Kagan, Cohen, 1997). Un sistema così poco "sistematico" nella sua offerta di servizi per i bambini, diversi per forma, natura, obiettivi, curricoli, professionalità, qualità e accesso, chiede alla famiglia scelte precise e individuali, spesso limitate da considerazioni economiche e sociali.

La terza considerazione è che il costo d’accesso ai servizi, che nella maggior parte dei casi è una delle voci più incidenti nel bilancio familiare insieme alle spese per il college e l’istruzione post-secondaria dei figli, rende i servizi non sempre accessibili a tutte le famiglie. L’inserimento di un bambino in età prescolare in un servizio a tempo pieno (Child care), ad esempio, può costare dai 4.000 ai 5.000 dollari per famiglia nel caso in cui abbia un’età compresa tra i 3 e i 6 anni, fino a raggiungere cifre quasi raddoppiate per un bambino d’età inferiore (Children’s defense fund, 1997). Anche la qualità dei servizi è spesso disomogenea e molto variabile (Kagan, Cohen, 1997).

La complessità del sistema prescolastico americano è inoltre complicata dal fatto che i regolamenti per la gestione e il funzionamento dei servizi per l’infanzia sono stabiliti dai governi locali dei singoli Stati, che definiscono i criteri per la formazione e la preparazione degli insegnanti e degli educatori (non ci sono standard nazionali), il numero dei bambini utenti, il rapporto numerico educatore-bambini, le rette per l’iscrizione, lo stipendio degli operatori. Il che non facilita la scelta delle famiglie, che, per lo più, sono costrette a individuare un servizio in base alla disponibilità di posti e all’accessibilità economica (Kagan, Cohen, 1997).

Mappatura dei servizi

Vediamo quali sono i servizi per l’infanzia disponibili oggi per i bambini e le loro famiglie nella società americana. La prima distinzione necessaria per una mappatura, per quanto sintetica ed esemplificativa, dei servizi per l’infanzia e dei contesti educativi prescolastici americani rivolti ai bambini da 0 a 6 anni è quella tra servizi extrafamiliari e servizi in case private, cioè tra quelle forme di cura che vengono offerte da un centro esterno alla famiglia (Center based programs) e quelle offerte invece in una situazione abitativa privata (Family home care). Una seconda distinzione è fra i servizi a scopo di lucro e quelli non a scopo di lucro (for profit, no profit); tra quelli per i bambini d’età compresa tra zero e tre anni (infant and toddler) e quelli per i bambini più grandi di età compresa tra i tre e i sei anni (Preschooler); tra i servizi a scopo assistenziale (Child care) e quelli educativi (Preschool).

I Center based programs (letteralmente: programmi offerti in un centro) accolgono generalmente gruppi di bambini in alcuni spazi messi a disposizione da organizzazioni, dalla comunità o in locali offerti dalle scuole pubbliche, dalle aziende o in altri luoghi. Mentre alcuni di questi programmi sono in grado di accogliere un numero piuttosto consistente di bambini in età prescolare, alcune centinaia, altri hanno a disposizione solo un numero di posti molto limitato; alcuni ospitano bambini dai tre ai cinque anni, altri gruppi omogenei per età e bambini anche al di sotto dei tre anni. Alcuni offrono, inoltre, la possibilità di scegliere tra una soluzione di cura a tempo pieno o parziale.

Le famiglie che scelgono una soluzione a tempo parziale sono costituite da una madre non lavoratrice, in grado di occuparsi della cura dei figli, ma favorevole a offrire ai bambini l’opportunità di avere qualche esperienza educativa prima dell’ingresso alla scuola elementare. Il rapporto numerico bambini-adulti è generalmente inferiore nel caso di bambini piccoli (0-3), per crescere invece quando sono più grandi.

Secondo il Dipartimento dell’educazione americano, attualmente il 5,5% dei bambini d’età inferiore ai sei anni, che non frequenta un Kindergarten (forma prescolastica che accoglie i bambini dai 5 ai 6 anni per prepararli all’ingresso alla scuola elementare), frequenta uno di questi centri, tra cui 6% sono bambini piccoli (0-1 anno), 35% di tre anni e 64% di cinque anni. In genere, più alto è il livello d’istruzione della madre e più alto è il guadagno complessivo di una famiglia, più probabilità si avranno di avere i figli inseriti in uno di questi contesti.

La differenza più significativa tra Family day care e Child care center è relativa al curriculum e alla preparazione del personale. Mentre il curriculum e la formazione degli educatori e degli insegnanti che lavorano in un centro (Center based programs) sono regolamentati, questo non accade per gli asili familiari (Family child care). Mediamente, l’80% degli asili familiari non è regolamentato, paragonato al 40% dei Center based programs (Kagan, Cohen, 1997).

Di conseguenza i genitori preferiscono inserire i bambini di 3-4-5 anni in un centro dove viene offerto loro il necessario stimolo cognitivo, sociale e relazionale, mentre tendono a privilegiare gli asili nido familiari per i bambini al di sotto dei tre anni d’età.

I Family child care, Family day care o Family child care homes (letteralmente: asili familiari) comprendono tutte le forme di cura dei bambini offerte in un’abitazione privata, nella quale una figura professionale accoglie un gruppo di bambini accudendoli mentre i genitori lavorano. Per la maggior parte dei casi si tratta di un servizio a scopo di lucro, offerto individualmente dalla singola famiglia; in alcuni casi, sono invece servizi non a scopo di lucro, gestiti da organizzazioni o dalla comunità.

Questi servizi accolgono sia infant (bambini di 0-1 anno) che toddler (traballanti, cioè bambini ancora incerti nella deambulazione, quindi d’età inferiore ai tre anni). In genere ospitano gruppi di bambini misti, che possono includere bambini piccoli (0-1) fino ai cinque anni, anche con alcuni bambini in età scolare che vengono accuditi prima o dopo la scuola.

Il numero dei bambini accolti è mediamente inferiore a sei per ogni educatore, anche se alcuni Stati permettono l’allargamento del gruppo a dodici. In alcuni casi il gruppo dei bambini può raggiungere anche un numero complessivo di venti bambini e, in questi casi, ci sono altre figure assistenziali che aiutano chi gestisce il servizio a rispondere adeguatamente ai bisogni di cura di tutti i bambini. Quando il gruppo dei bambini supera un determinato numero, è richiesta una licenza che varia moltissimo a seconda degli Stati. Nei casi invece in cui si accoglie un gruppo minore di bambini (6), il servizio è esente da ogni controllo o regolamento. La disponibilità di sovvenzioni statali, come cibo e materiali di gioco, ha recentemente incoraggiato molti asili familiari a mettersi in regola per usufruire di questi vantaggi.

I regolamenti di queste strutture variano notevolmente da Stato a Stato, anche se molti rimangono non regolati. Alcuni Stati richiedono a ogni persona che curi un gruppo di bambini non appartenente alla sua famiglia nella propria casa di avere una licenza e un’adeguata preparazione professionale; altri, invece, non sembrerebbero richiedere alcuna licenza per lo meno per quei casi in cui il gruppo dei bambini accolti sia contenuto approssimativamente tra un minimo di due e un massimo di dodici. In anni recenti, l’associazione nazionale per Family child care ha promosso un incremento professionale e qualitativo di tali servizi attraverso una serie di iniziative finalizzate a monitorare la formazione degli educatori e l’andamento dei servizi.

Tabella.

Negli Stati Uniti, oggi, ci sono più di 300.000 asili familiari regolamentati, mentre un numero maggiore è unregolated (non regolamentato). Insieme, accolgono circa 4 milioni di bambini. A livello nazionale, questo tipo di soluzione è molto diffuso per i bambini piccoli (0-3), anche se ospita bambini in età compresa fra i tre e i cinque anni. La famiglia utente è in genere una famiglia in cui entrambi i genitori lavorano e necessitano pertanto di un luogo per la cura dei bambini durante le ore in cui lavorano.

Esiste, poi, la "soluzione di cura in casa propria", ossia: In Home providers, quando una famiglia sceglie di affidare la cura del proprio bambino a una figura esterna al nucleo familiare che viene in casa: si tratta, in particolare, di baby sitter e ragazze alla pari (nannies) che, remunerate individualmente dalle singole famiglie, si occupano e si prendono cura dei bambini direttamente nelle loro abitazioni. Ci sono molte agenzie specializzate nella ricerca delle ragazze alla pari, che, provenienti da altri Paesi, trascorrono un determinato periodo in una famiglia americana, da cui ricevono vitto e alloggio, offrendo in cambio un aiuto per l’accudimento e l’allevamento dei bambini. Non esiste alcun regolamento statale relativo a queste soluzioni di cura; ogni famiglia è considerata responsabile della sua scelta e come "datore di lavoro" deve pagare le tasse e assicurare la giusta retribuzione e gli eventuali contributi o incentivi. I programmi per lo scambio tra i Paesi stabiliscono invece il numero massimo di ore lavorative di una ragazza alla pari e la lunghezza della loro permanenza presso la famiglia ospitante.

Tuttavia, il costo, le difficoltà e la fatica di trovare una persona adatta alle proprie esigenze e della quale ci si può fidare hanno reso questa soluzione di cura una forma marginale che copre solo il 5% della popolazione americana. Alcune famiglie stabiliscono accordi informali con parenti, vicini, amici disposti a dedicare qualche ora alla cura dei bambini. In questi casi, si tratta ovviamente di genitori non impegnati professionalmente a tempo pieno e con orari variabili e flessibili. Recentemente, l’aumento delle richieste delle famiglie di forme di cura retribuite a casa propria è legato ai costi dei servizi per l’infanzia disponibili. La mancanza di un adeguato sistema di supporto e finanziamento per le famiglie bisognose rende queste ultime le prime fruitrici di forme "informali" di cura dei bambini (Bredekamp, Copple, 1997).

Le Preschool o Nursery school accolgono generalmente i bambini 3-4-5 anni offrendo programma educativo a tempo parziale. Possono essere sia servizi gestiti da una scuola elementare pubblica nella quale sono localizzati, sia essere parte di una scuola laboratorio (1) affiliata all’università, sia essere servizi privati, autonomi e indipendenti.

Storicamente, le Preschool e i Kindergarten (per i bambini dai 5 a 6 anni), diffusi nel XX secolo, nascevano come servizi rivolti ai bambini delle classi medio-alte, con madri non impegnate professionalmente, per dare loro la possibilità di fare esperienze educative, di apprendimento e di crescita nella relazione con educatori professionalmente qualificati. Negli anni ’60 fu riconosciuto il valore di questi servizi anche per i bambini più poveri, che, provenendo da una condizione di svantaggio culturale o famigliare, si trovavano inevitabilmente in difficoltà anche nei contesti scolastici (Beatty, 1995).

Negli anni, la separazione concettuale che storicamente distingueva i servizi così detti di cura o assistenziali (Child care o day care, cioè quelli orientati a offrire una forma d’assistenza diurna per i bambini) da quelli più educativi (Preschool o Nursery school, con un preciso orientamento educativo) è progressivamente diminuita; oggi, questa differenza è diventata sempre meno evidente al punto che è spesso molto difficile distinguere i servizi o i centri in base al "tipo". Ad esempio, in molti Stati i Child care e le Preschool devono seguire gli stessi regolamenti; in altri i Kindergarten stanno offrendo anche un servizio Child care per la cura dei bambini; i programmi Head start stanno combinando i loro servizi con Child care centers. Tuttavia, le Preschool restano servizi per i bambini d’età compresa tra i tre e i sei anni, hanno un preciso programma educativo, un curriculum e richiedono una formazione e preparazione professionale agli educatori.

Kindergarten è un termine di derivazione tedesca che letteralmente significa "giardino d’infanzia". Il Kindergarten è un programma per i bambini dai cinque ai sei anni nato per favorire il successivo ingresso dei bambini nella scuola elementare. Durante l’anno in cui frequentano il Kindergarten i bambini vengono preparati ad affrontare con successo i percorsi scolastici successivi. Nato originariamente per accogliere i bambini delle classi più alte, venne sponsorizzato dal movimento delle donne alla fine del secolo XIX, che promuoveva una diffusione più capillare e sistematica tra gli Stati e tra le classi sociali.

Il Kindergarten negli anni è diventato una forma di educazione riconosciuta, facendo dell’educazione dei bambini a cinque anni una responsabilità pubblica. Anche se non si è ancora raggiunta una diffusione omogenea in tutti gli Stati, si va verso il riconoscimento del Kindergarten come parte del sistema scolastico pubblico.

Programmi finanziati

I programmi Head start (o programmi di intervento precoce) sono gli unici servizi per l’infanzia americani che ricevono un finanziamento dal governo stanziato a livello nazionale, sono gratuiti, rivolti alle madri che non lavorano con bambini piccoli e che vivono in condizioni di svantaggio socio-economico culturale. Pensati per accogliere e supportare le famiglie svantaggiate, i programmi Head start furono inizialmente creati per aiutare i bambini che nascevano in situazioni di svantaggio a superare la loro condizione di "deprivazione culturale".

Nati nel 1965 per contrastare gli effetti della povertà, restano ancor oggi dei programmi d’intervento precoce rivolti alle famiglie più povere (si rivolgono a quelle famiglie che vivo-no al di sotto della soglia della povertà; ad esempio, nel 1998, il livello minimo corrispondeva a un guadagno complessivo familiare di $ 13,650 l’anno per una famiglia di tre persone: Children’s defense fund, 1999, per dare loro una buona partenza scolastica, e implicitamente, per interrompere la catena che legava lo svantaggio socio-culturale delle famiglie all’insuccesso scolastico dei figli.

Offrono una forma educativa, un supporto per la crescita fisica, emozionale, sociale e cognitiva dei bambini (incluse la nutrizione e la salute) e dei genitori che vivono in condizioni di grande povertà. Ogni programma investe molto nel coinvolgimento delle famiglie e dei genitori offrendo loro un luogo dove trovare supporto, consulenza, appoggio e informazioni per una reintegrazione nel mondo sociale e professionale.

I primi programmi di intervento precoce rappresentavano indubbiamente un grosso passo in avanti affrontando un problema che fino a quel momento era stato ignorato. Fu l’inizio di una nuova consapevolezza contro la segregazione e la selezione scolastica e a favore di interventi precoci per i bambini in condizioni di svantaggio cambiando la loro vita successiva (Bruner, 1997).

I programmi Head start, nati per i bambini di 3 e 4 anni, si sono oggi diversificati e accolgono anche i bambini più piccoli e i figli delle mamme che lavorano. Circa ¼ dei bambini che frequentano un programma Head start ha origini ispano-americane. Molti sono americani, altri asiatici. Il 10% dei posti disponibili è inoltre riservato a bambini con particolari bisogni (bambini portatori di handicap). Nel 1998, questi programmi accoglievano più di 822.000 bambini d’età compresa tra i due e i cinque anni (Children’s defense fund, 1999).

Early head start program, finanziato con i fondi Head start, è una forma di intervento precoce che accoglie i bambini più piccoli (0-3 anni). Offre sia un supporto allo sviluppo del bambino, sia alla famiglia in condizioni di svantaggio socio-economico culturale. Nel 1988, più del 6% dei fondi governativi per Head start finanziava i programmi di intervento con i bambini più piccoli, accogliendo fino a 35.000 bambini.

Numerose ricerche hanno accompagnato la nascita, la diffusione e l’evoluzione di questi servizi mettendo in luce gli effetti positivi delle forme di intervento precoce, sia sul livello scolastico dei bambini, sia sulla diminuzione degli episodi di violenza; altre ricerche hanno dimostrato gli effetti benefici sullo sviluppo sociale, cognitivo ed emotivo dei bambini che dimostrano un più alto livello di stima personale, di competenze sociali, di motivazione individuale e un migliore sviluppo fisico, motorio e cognitivo.

La partecipazione delle famiglie è un elemento molto importante di queste strutture. Per molti genitori, Head start è la prima possibilità che hanno di partecipare alla crescita dei figli nei contesti extrafamiliari. I genitori sono spesso presenti in questi contesti, non solo per stare con i propri bambini, ma per imparare come relazionarsi con i bambini offrendosi spesso volontari per aiutare gli educatori e gli insegnanti. Partecipano inoltre all’organizzazione, alla definizione del progetto educativo e alla gestione del servizio stesso. Ogni servizio Head start ha un consiglio interno formato da genitori e insegnanti; la metà circa sono rappresentanti dei genitori. Molti educatori sono genitori a loro volta (Children’s defense fund, 1999).

I For profit centers (letteralmente: strutture a scopo di lucro) sono centri a scopo di lucro gestiti o da uno o due individui, in alcuni casi marito e moglie (independent for profit center), o sponsorizzati a catena sull’intero territorio nazionale (for profit chain centers). Nel primo caso, ogni imprenditore gestisce mediamente pochi servizi, da un minimo di uno a un massimo di tre e tutti nella stessa zona; nel secondo, invece, si tratta di una catena di più servizi diffusi in molti Stati. Negli ultimi vent’anni, questa categoria di servizi si è diffusa enormemente ricevendo anche sovvenzioni da parte di manager, imprenditori, ditte.

La maggior parte dei centri No profit centers (letteralmente: strutture senza fini di lucro) è gestita da alcuni membri della comunità o da agenzie che, in genere, aprono tre o più centri nella stessa comunità. Fino a vent’anni fa, questi centri dipendevano dalle sovvenzioni pubbliche o dai finanziamenti umanitari e si rivolgevano alle famiglie più povere. Oggi, anche se si privilegia l’accoglienza delle famiglie meno agiate, per necessità economiche questi servizi hanno dovuto aprire a un numero maggiore di famiglie. Tra questi servizi, alcuni (Church housed centers) sono situati nei locali che la Chiesa mette a disposizione per offrire un luogo per la cura diurna dei bambini della propria comunità. Pochi coinvolgono i bambini in forme educative religiose. Molti ricevono sussidi dalla Chiesa, come ad esempio canoni d’affitto ridotti o addirittura gratuiti, mentre altri devono autofinanziarsi. Alcuni sono parte della Chiesa, mentre altri sono autonomi, senza fini di lucro, affiliati contrattualmente alla Chiesa.

Interrogativi di fondo

L'insieme di servizi pubblici e privati per la cura dei bambini negli Stati Uniti riflette l’ambivalenza culturale americana: se i servizi per l’infanzia debbano essere un servizio pubblico o privato. Alcune domande sembrano oggi caratterizzare il dibattito americano. I fondi statali devono essere investiti solo per offrire una forma di intervento precoce per i bambini che provengono da condizioni di svantaggio socio-culturale o per tutti? Tutti i bambini dovrebbero avere accesso nei servizi pubblici? La cura dei bambini deve essere gestita in servizi a scopo di lucro o senza fini di lucro? E ancora: le possibilità d’accesso a un servizio di qualità devono costantemente dipendere dallo status economico e sociale della famiglia utente?

Questi e altri interrogativi accompagnano oggi le riflessioni sui servizi per l’infanzia, supportate da esiti di ricerca che ribadiscono l’importanza di un servizio di qualità per i bambini e le loro famiglie. In un contesto così complesso come quello americano, storicamente recente e articolato tra molteplici culture e background culturali così diversi uno dall’altro, il problema della cura dei bambini piccoli e dell’educazione prescolastica rimane un tema vivo e importante dal momento che ogni giorno 13 milioni di bambini d’età inferiore ai sei anni vengono accompagnati dai genitori in un servizio extrafamiliare (Kagan, Cohen, 1997).

Da più parti si auspica allora un continuo investimento nella direzione della qualità, della professionalità degli educatori e degli insegnanti, del coinvolgimento e della partecipazione delle famiglie, di un maggior controllo e regolamentazione statale dei servizi esistenti, di ulteriori finanziamenti pubblici e di un accesso meno selettivo e più omogeneo nei servizi esistenti. Il futuro dei bambini rappresenta, come sempre, un tema importante che deve iniziare dall’attenzione ai loro primi anni di vita.

Chiara Bove
    

I clienti, questi s-conosciuti

Torino lancia un progetto pilota nella lotta contro la prostituzione: un servizio di ascolto e di consulenza per i clienti delle prostitute. Si chiama Parliamone insieme ed è la prima iniziativa di questo tipo avviata in Italia. Il servizio, affidato all’Associazione Punto Familia, è stato promosso e parzialmente sovvenzionato dal Comune di Torino per arginare il fenomeno della prostituzione.

Chi frequenta le prostitute e desidera riflettere sul proprio comportamento, può telefonare al numero 011/43.30.388 per dialogare con un’équipe di operatori qualificati e appositamente formati. La linea telefonica, attiva dalla fine di novembre, è operante nei giorni: lunedì dalle 12.30 alle 14.30, mercoledì dalle 18 alle 20, venerdì dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 18 alle 20. Dopo il colloquio telefonico, il servizio Parliamone insieme offre ai clienti l’opportunità di incontrare gratuitamente psicologi e sessuologi presso la sede dell’associazione. A tutti è garantita la massima riservatezza. Per far conoscere al pubblico l’iniziativa, l’agenzia di pubblicità Atmosfera ha realizzato una campagna pubblicitaria il cui leit-motiv recita: «i clienti delle prostitute: questi s-conosciuti».

Per informazioni: Associazione Punto Familia, tel. 011/44.75.906 - fax. 011/44.78.125.

   

BIBLIOGRAFIA
  • Beatty B., Preschool Education in America, Yale University Press, New York 1995.
  • Bruner J., The Culture of Education, Harvard University Press, 1996.
  • Bredekamp S., Copple C., (a cura di), Developmentally Appropriate Practice in early childhood programs, "National Association of Education of Young Children", Washington D. C., 1997.
  • Kagan S.L., Cohen N.E., Not By Chance. Creating an Early Care and Education System for America’s Children", "Abridged Report, The Quality 2000 Iniziative", 1997.
  • Scarr S., American Child Care Today, in "American Psychologist", vol. 53, n. 2, pp. 95-108, 1998.
  • The State of America’s Children, Year Book, 1997. Children’s defense fund, 1997; Children’s defense fund, 1998; Children’s defense fund, 1999.

   
NOTA

1 Negli Usa ci sono anche le cosiddette "Scuole laboratorio" affiliate alle università. Si tratta di contesti di ricerca e formazione per gli educatori e gli insegnanti che frequentano l’università e, nello stesso tempo, servizi per la cura dei bambini dall’infanzia all’età scolare. Generalmente, ospitano i figli dei professori, degli studenti e di tutti coloro che lavorano nel Campus universitario. Il livello di qualità di queste strutture è alto e molto controllato: come luogo di ricerca e formazione, si promuovono investimenti significativi a livello formativo per gli educatori e gli insegnanti. Una scuola laboratorio, ad esempio, può offrire svariate tipologie di servizio, come un Child care (cura diurna dei bambini da 0 a 3 anni), una Preschool (cura a tempo parziale dei bimbi di 3-6 anni) e un Kindergarten (per bambini di 5-6 anni). (torna al testo)

Segue: La figura dell'assietente materna in Europa

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