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MATERIALI & APPUNTI - LE SCELTE DI REGGIO EMILIA

Crescere tra i coetanei

di Carla Rinaldi
(consulente scientifico di "Reggio Children")

    

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 2000 - Home Page La competenza acquisita nella città emiliana, dopo anni di studi e pratica, mostra che i luoghi in cui si esplica l’educazione e la cura della prima infanzia devono garantire continuità, consapevolezza e responsabilità. Anche per questo l’esperienza dell’asilo nido non può essere sostituita da nessun altro servizio.

Risale al 1970 l’apertura del primo nido comunale nella città di Reggio Emilia: una nuova identità che si inseriva in una realtà già ricca di esperienze educative rivolte alla prima infanzia, in particolare alla fascia tre-sei anni e quindi più capace di accogliere e ascoltare la nuova esperienza.

La rete dei nidi comunali si è andata ampliando fino a raggiungere l’attuale numero di 13. Ad essi vanno aggiungendosi altri servizi concettualizzati secondo nuovi orientamenti che provengono dal sociale e dalle cosiddette "nuove esigenze" delle famiglie: nascono così un nido autogestito dalle famiglie (inserito però in una struttura comunale già funzionante come nido e scuola dell’infanzia) e diversi nidi cooperativi.

Tutto questo per sottolineare che l’originaria esperienza – quella avviatasi circa trent’anni fa e costruita su di un substrato pedagogico, culturale e politico, orientato a cogliere il valore della educabilità, cioè dell’educare, come un valore fondante per la società reggiana – ha saputo generare non solo una rete di nidi, ma una nuova cultura pedagogica diffusa tra le famiglie e nella realtà cittadina.

Tale cultura pedagogica fa di queste istituzioni un valore ambito da molte famiglie (le domande sono state e sono in crescente aumento). I motivi sono molteplici. Innanzitutto la convinzione che il nido rappresenta non solo una risposta alle esigenze della famiglia e in particolare della donna che lavora, ma un diritto del bambino a crescere con altri bambini. È una decisione che nella nostra realtà le giovani coppie maturano a volte ancora prima di concepire il figlio; è una constatazione che molti giovani genitori fanno ogni qual volta osservano le reazioni del proprio piccolo di fronte ad altri bambini, anche quando è piccolissimo.

Questa "costruzione culturale", che dicevamo essere fortemente presente nell’humus culturale cittadino, è confermata anche da anni di osservazioni fatte dalle insegnanti e dalle pedagogiste che hanno operato e operano nel nido.

Non solo dunque la letteratura pedagogica e psicologica parla di un bambino sempre più competente e aperto alla relazione con gli altri e con il mondo fin dai primi momenti di vita; non solo i sempre più ricchi studi sul cervello e sulle modalità di apprendimento confermano un’innata predisposizione ad apprendere attraverso la relazione e la comunicazione con la realtà circostante, ma la vita quotidiana con i bambini conferma questo dato di piacere nel crescere in un gruppo, in una comunità che consenta loro di operare al meglio delle proprie potenzialità, che fornisca loro gli strumenti e il senso dell’opportunità per sfruttare al massimo le proprie capacità mentali, le proprie abilità, competenze e passioni.

La gioia di condividere

L’occhio delle insegnanti – fattosi più attento e più libero da alcuni pregiudizi che volevano il benessere del bambino fino a tre anni legato solo ed esclusivamente alla presenza della madre – ha potuto vedere e valorizzare molte altre esigenze e diritti del bambino fin dai primi mesi di vita. Si è resa così visibile e condivisibile, anche attraverso video, fotografie e diapositive, la curiosità che lega il bambino alla vita, lo stupore che lo fa interrogare sul perché e il significato delle cose, il piacere di incontrare altri, adulti e bambini, tesi con lui e per lui a fornirgli contesti, cioè realtà, dove queste domande, queste ricerche possano nascere, esprimersi e cercare risposte.

La madre, ritenuta certamente figura primaria nella formazione dell’identità e sicurezza del bambino, non trova nel nido figure sostitutive o possibili rivali, ma piuttosto interlocutorietà per sé e per il figlio, che ha diritto non solo ad una chiara e riconoscibile figura materna, ma ad altre figure adulte su cui poter esercitare le proprie capacità comunicative, desideri, emozioni e opposizioni.

Tabella: Nidi funzionanti nel comune di Reggio Emilia.

Ma ciò che si è rivelato con una forza insospettabile, grazie proprio a questa esperienza dei nidi e con i nidi, è il piacere, la gioia, la conoscenza che il bambino acquisisce nel rapporto con gli altri bambini. È difficilmente descrivibile il vantaggio, oltre che il piacere, che il bambino ricava nel giocare, pensare, discutere, litigare, gioire, amare, vivere con i coetanei. Il bambino non solo apprende, conosce con l’altro, ma apprende, conosce l’altro, e in tal modo conosce meglio se stesso come essere in relazione e apprende a fare della relazione e della comunicazione non solo una strategia di conoscenza ma un valore esistenziale.

Anche i piccolissimi, sotto l’anno di vita, mostrano grande sensibilità e interesse per i coetanei; non solo gorgheggi e sorrisi, che si fanno più intensi, ma lunghe conversazioni attraverso anche scambio di materiali, carezze, sguardi intensi e curiosi, tesi a catturare l’intenzione dell’altro, a vedere l’altro e quindi a prevederlo.

Ma tutto questo è parso possibile e vero se l’istituzione nido è capace – come abbiamo cercato di fare in questi anni a Reggio – di garantire continuità, consapevolezza e assunzione di responsabilità.

Continuità come tempo che si trascorre insieme (lo stesso gruppo di bambini, insegnanti, genitori sta insieme per due-tre anni, ogni giorno, traendo grande giovamento da questa crescita insieme nel dialogo, che affida proprio alla quotidianità la sua qualità); come progetto pedagogico (vi è un orientamento pedagogico comune all’interno dello stesso nido, dei nidi e delle scuole comunali dell’infanzia); come tensione ideale che, con strategie diverse e mutevoli negli anni, in relazione al cambiamento dell’età dei bambini e delle identità delle famiglie, cerca di realizzare il miglior benessere possibile per i tre soggetti protagonisti del nido: bambini, insegnanti, genitori.

Consapevolezza come capacità di costruire insieme le scelte, capendone il perché, quindi come partecipazione. La partecipazione delle famiglie è un elemento essenziale, cioè che definisce l’essenza stessa del nido e il benessere dei bambini. Il nido si rivela quindi come luogo di grandi opportunità anche per i genitori, che non solo partecipano alla vita del figlio al nido, ma alla definizione della qualità della vita del nido, e soprattutto alla definizione di sé come genitori.

È noto come oggi i genitori siano lasciati soli nel definirsi nella propria identità: il nido è un luogo di incontro di genitori con genitori, dove non solo figure esperte o di tecnici interloquiscono con loro, ma dove gli altri genitori, frequentati a lungo e con cui si condividono percorsi e processi, diventano interlocutori competenti. Partecipazione e consapevolezza anche delle insegnanti che, attraverso la partecipazione e ogni forma riflessiva attorno alla loro vita con i bambini e i genitori, sotto forma di aggiornamento settimanale, attuano una formazione tesa all’arricchimento della propria consapevolezza, intesa come capacità di prevedere, vedere e valutare le risultanze delle strategie, delle esperienze costruite con i bambini e le famiglie.

Ma la consapevolezza significa anche assunzione di responsabilità, cioè la capacità di riflettere anche attorno ai valori che l’educare comporta. Valori confrontati, negoziati, costruiti insieme. Il nido può rappresentare non solo un luogo di soddisfazione di bisogni, ma di costruzione di valori, di diritti vecchi e nuovi che si vogliono riconoscere ai bambini, alle famiglie, all’infanzia più in genere.

Ecco dunque che il nido ha rappresentato esso stesso, assieme alle scuole d’infanzia, un valore per la città. È lì che si è potuto creare, ampliare, consolidare la cultura cittadina attorno all’infanzia, come soggetto sociale e soggetto di diritto. I nidi dunque anche come laboratorio culturale, politico e sociale, ove riflettere sulla qualità della vita del bambino, non solo dentro al nido, ma nella società.

Ecco perchè l’esperienza dei nidi e delle scuole d’infanzia di Reggio mostra e dimostra che il nido, se concettualizzato attorno a valori e significati, consapevolezze e responsabilità condivise, non è sostituibile da nessun altro, seppur legittimo, servizio. Il nido – meglio se inserito in una rete di nidi – può essere integrato ma non sostituito. La sensazione, o meglio la certezza, è che si perderebbe non solo un servizio sociale, ma un valore sociale non altrimenti sostituibile.

Carla Rinaldi
   

IL PEDAGOGISTA DI CORREGGIO

Loris Malaguzzi nasce nel 1920 a Correggio. Giovane insegnante elementare subito dopo la Liberazione, avvia un’intensa attività educativa parallela, animando otto asili del popolo autogestiti; alcuni di questi servizi vivranno fino al 1967, anno della loro municipalizzazione. Nel 1950 fonda il Centro Medico psico-pedagogico comunale, ove lavorerà per oltre vent’anni, e dirige la Scuola Convitto Rinascita per reduci e partigiani. Diventa consulente del ministero della Pubblica Istruzione, direttore delle riviste Zerosei e Bambini. Nel 1980 fonda a Reggio Emilia ilLoris Malaguzzi. Gruppo nazionale Nidi-Infanzia. Spesso in viaggio per l’Europa e gli Stati Uniti, promuove una filosofia dell’educazione innovativa, creativa, capace di valorizzare quel patrimonio che si esplica nei cosiddetti "cento linguaggi dei bambini".

Nel 1991, una giuria di esperti internazionale, attraverso la rivista statunitense Newsweek, identifica nella scuola comunale dell’infanzia Diana di Reggio Emilia l’istituzione all’avanguardia nel mondo rispetto all’educazione dei bambini; a questo riconoscimento fa seguito nel 1992 il prestigioso Premio Lego (Danimarca), mentre nel 1993 Malaguzzi riceve a Chicago il Premio Kohl. L’anno successivo vengono assegnati alla sua memoria il Premio H.C. Andersen e un attestato internazionale del Mais (Mediterranean Association of International Schools): Malaguzzi, infatti, muore improvvisamente il 30 gennaio 1994.

   

"REGGIO CHILDREN"

Il Comune di Reggio Emilia comincia ad istituire la propria rete di servizi educativi fin dal 1963 con la creazione delle prime Scuole dell’infanzia, alle quali si aggiungono, a partire dal 1970, gli Asili nido. Dal 1967/68 inizia anche ad accogliere le richieste di municipalizzazione di tutte quelle scuole che fin dall’immediato dopoguerra sono sorte per iniziativa popolare, dando vita così ad una rete di servizi educativi sotto la guida del professore Loris Malaguzzi, che orienta e anima l’esperienza fino al 1994.

Tale esperienza costituisce da anni un riferimento di intensa vitalità che, con ininterrotta progressione, è oggetto di interesse, studio e confronto da parte di insegnanti, pedagogisti, ricercatori, amministratori provenienti da tutta Italia e da ogni parte del mondo. Per rispondere alle innumerevoli richieste di visita e di scambio, il Comune di Reggio Emilia, nell’impossibilità strutturale di farvi fronte in prima persona, promuove, a partire da un’idea di Loris Malaguzzi, la costituzione di una società a capitale pubblico-privato che ne possa supportare l’azione. Nel 1994 nasce così "Reggio Children" - Centro internazionale per la difesa e lo sviluppo dei diritti e delle potenzialità delle bambine e dei bambini. Questa società si occupa della valorizzazione e diffusione del patrimonio teorico-pratico sviluppato nei Nidi e nelle Scuole dell’infanzia di Reggio Emilia: gestione degli scambi internazionali (che dal 1994 ad oggi hanno portato in visita a Reggio più di 4.500 persone), gestione della Mostra I cento linguaggi dei bambini (attualmente la versione nord-americana è esposta a Oakland, California, mentre quella europea durante il 2000 percorrerà diverse regioni della Gran Bretagna), organizzazione di seminari e incontri di studio sull’esperienza reggiana in Italia e all’estero, edizioni di pubblicazioni e audiovisivi (già tradotti in molte lingue); della formazione di insegnanti e operatori, attraverso corsi di breve e lungo periodo; della promozione di progetti di ricerca sull’infanzia e l’educazione, in collaborazione con università, Centri di ricerca, Fondazioni e Ministeri nazionali e internazionali.

Per informazioni: telefono 0522/45.54.16; 
e mail
info@reggiochildren.it

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