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SOMMARIO

      

   Famiglia Oggi n. 3 marzo 2000 - Home Page

DOVE NON ENTRANO GLI ADULTI
di Franco Ferrarotti

L’autore richiama la contraddizione delle società tecnicamente progredite in cui l’abbondanza delle informazioni provoca un ingorgo nel dialogo fra le generazioni. I giovani sono lasciati a se stessi in famiglie in cui entrambi i genitori lavorano in ossequio alla logica della produzione in cui il "tempo è denaro". Di fronte alla latitanza delle istanze pedagogico-formative, i giovani si ritirano nel loro "pianeta" sconosciuto, ossia nel "gruppo dei pari", che si muove in base alla "logica del branco", assorbono le regole etiche dai mass media, dai film, dai fumetti. La musica e Internet si presentano come rifugi, la discoteca come tana primordiale su cui pesa la mano criminale degli "spacciatori di morte".

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UN VERO RAPPORTO D’AMORE
di Roberto Maragliano

Tra i giovani e Internet si è venuto a concretizzare in brevissimo tempo un vero e proprio rapporto d’amore. La rete attira i giovani in quanto espressione di libertà, gioco, azzardo, ma anche come risorsa per la socializzazione e per la condivisione delle esperienze. Occorre uscire dallo schema consueto che, in sede di analisi, divide i pro e gli anti-tecnologia. Oggi il discrimine passa tra chi sta e chi non sta in Internet, e ha effetti non solo economici ma anche conoscitivi. Ne viene che chi ha esperienza di rete riesce a capire dove va il mondo e dove vanno gli stessi giovani.

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RITI E TAPPE DI AVVICINAMENTO
di Carlo Castelli e Salvatore La Mendola

Per leggere i comportamenti giovanili in discoteca e dintorni può essere usato il concetto di rischio. Solo così possiamo interpretare i riti del sabato sera come pratiche di sperimentazione del sé sconosciuto. Essendo il corpo al centro della scena rappresentata in discoteca, i protagonisti devono gestire un sé che non padroneggiano e che richiede la conoscenza dei codici della comunicazione non verbale, che nessuna agenzia di socializzazione si occupa di formare. Allora la discoteca si caratterizza come una "palestra" per sperimentare parti importanti della personalità degli individui. Descrivere le esperienze dei protagonisti e analizzare il contributo dato a quelle esperienze dall’opinione pubblica risulta indispensabile per comprendere i fenomeni in atto.

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"M’INTERESSI", VIENI A QUARTIANO
di Emanuele Brusati

Un parroco di Lodi racconta come, insieme ai suoi collaboratori, ha dato vita a un oratorio-discoteca, primo nel suo genere in Italia. Il locale si chiama "M’interessi" e si prefigge di educare a un sano divertimento tenendo saldo come obiettivo la dignità della persona, l’importanza dell’incontro personale e di alcune scelte impegnative come l’assenza del fumo e l’esclusione delle bevande superalcoliche, oltre che per l’ingresso completamente libero e la consumazione non obbligatoria.

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L’AUTOGESTIONE CHE PIACE AI GIOVANI
di Sandrone Dazieri

Contro la diffusione dell’eroina, contro gli sfratti e gli sgomberi, contro le guerre, per la liberazione dei detenuti politici o malati. Proprio i centri sociali, va ricordato, furono tra i primi, insieme con il volontariato religioso, a offrire assistenza sanitaria e ricoveri agli immigrati durante le ondate di arrivi che lasciarono impreparate le istituzioni negli anni Ottanta. Accettati e sostenuti ormai da larghi strati dell’opinione pubblica – spesso anche tra chi ne condanna l’illegalità –, i centri sociali hanno anche cambiato, in buona parte, metodi e rappresentazione.

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IL VENTAGLIO DELLE BIOGRAFIE
di Alberto Pagani

I giovani d’oggi non costituiscono più un movimento collettivo, o un soggetto politico-sociale-culturale omogeneo e unitario, ma sono dispersi in mille rivoli di attività concrete, in reti associative diffuse. Si direbbe che anche quando i giovani sono impegnati nell’associazionismo non si tratta di una presenza totalizzante, ma semmai di ricerca di significati "parziali", che contribuiscono ad aggiungere tasselli alla costruzione della loro identità. L’associazione diventa il luogo dove non sembra tanto importante ciò che si fa, quanto piuttosto il farlo insieme ad altri, dunque il canale attraverso il quale si cerca di trovare una risposta ai bisogni di identità e identificazione. I giovani mostrano tassi di partecipazione associativa più elevati degli adulti e degli anziani e sono mossi da motivazioni di tipo altruistico-relazionale che producono senso, ma a questa presenza sociale si accompagna una sorta di "invisibilità societaria".

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