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UNA VALIDA ALTERNATIVA

"M’interessi", vieni a Quartiano

di Emanuele Brusati
(parroco di Quartiano e direttore di "M’interessi")
            

   Famiglia Oggi n. 3 marzo 2000 - Home Page Anche l’oratorio di una parrocchia può diventare una discoteca. Luogo di ballo, ma non di sballo. Chi lo gestisce, infatti, ha un progetto formativo per i giovani che lo frequentano. E l’esempio potrebbe trascinare altri.

"M'interessi" è un progetto pastorale "missionario". Suo referente è il mondo giovanile, accostato nei suoi più nuovi modi e tempi d’incontro. È nato nel Centro parrocchiale della parrocchia "San Pietro Apostolo" in Quartiano (Lodi), ma dal suo sorgere si è mosso in stretto dialogo con altre comunità parrocchiali, a prescindere dalla loro vicinanza geografica.

Il Centro parrocchiale, che durante la settimana adempie a tutte le più tradizionali funzioni di aggregazione dei parrocchiani (bambini, ragazzi, famiglie, anziani), nelle notti del fine settimana (venerdì e sabato) funziona come "discoteca" aprendosi al mondo giovanile definito "lontano" con un chiaro progetto formativo e con studiate programmazioni. È l’esatto contrario dell’improvvisazione senza contenuti e del giovanilismo patetico.

"M’interessi" si preoccupa sia di sensibilizzare le famiglie della parrocchia e del territorio, sia di formare animatori qualificati per il lavoro educativo. Tende, per sua natura, a superare il criterio della territorialità, convogliando gli sforzi degli "operatori della pastorale giovanile" verso un "nuovo mondo": quello del tempo libero del fine settimana del cosiddetto "popolo della notte".

Si vuole, in tal modo, offrire relazioni personali efficaci, quali occasioni forti d’annuncio e testimonianza, ponendosi in stato di missione concreta con tutti i giovani, anche con quelli che non frequentano chiesa e oratorio, senza pregiudizi né proposte già confezionate, ma camminando al loro fianco "gratuitamente". Offrire, inoltre, agli adolescenti-giovani la possibilità di un primo o rinnovato contatto con la "comunità cristiana" in un ambiente di vita "giovane", accogliente, ordinato, esteticamente significativo, aperto ai nuovi linguaggi e alle nuove tecnologie, flessibile nell’organizzazione degli spazi, in una parola: globale.

È necessario, quindi, offrire un luogo per l’incontro e l’esplorazione di rapporti efficaci, dove si possano coltivare amicizie, nuove relazioni, progettare incontri futuri. A questo bisogna aggiungere proposte formative nella direzione della capacità di relazionarsi in profondità e concretezza, oltre l’esteriorità (l’immagine, il "come ci si presenta") e l’immediatezza (illusoria figlia dell’essere brillanti), e promuovere percorsi di "ripresa" dei valori della vita e un nuovo modo di metterla a disposizione degli altri, condizione per la (ri)-apertura delle "domande su Dio". "M’interessi" persegue l’obiettivo di «portare la Chiesa ai giovani, prima che i giovani alla Chiesa».

Uno sguardo alla realtà

È assodato che "il gruppo" costituisce, a partire dall’adolescenza, un’esperienza fondamentale nel processo della maturazione della persona. Consente di soddisfare il bisogno d’autonomia, di protagonismo, di sperimentazione. Il passaggio dal condizionamento familiare a quello del gruppo è inevitabile: rappresenta una tappa verso l’autonomia e la formazione della propria identità.

Tuttavia, a volte, i gruppi condizionano – e in modo pesante – l’individuo. Lasciano poco spazio all’evoluzione individuale quando prevalgono il codice della banda, la chiusura autoreferenziale, il conformismo più assoluto, la diffidenza verso altri gruppi, la provocazione nei riguardi degli "esterni". Mentre dovrebbe concorrere alla formazione di codici culturali ed etici, mentre dovrebbe aprire verso il futuro, la società e gli altri, il gruppo può rinchiudersi in uno "splendido isolamento", in un’esperienza angusta, senza obiettivo alcuno di crescita e integrazione.

Universalmente diffusa nelle parrocchie è la «pastorale dei cerchi concentrici, che definisce i giovani in base alla loro appartenenza o vicinanza alla Chiesa. C’è un primo gruppo di fedelissimi (...). Per questi si fanno molti interventi educativi, formativi, ritiri spirituali, conferenze, convegni. C’è un secondo gruppo di giovani che sostano nelle vicinanze della Chiesa, ma vivono la vita sacramentale a fasi alterne; sono sempre in piazza della chiesa, ma entrano solo a Natale e Pasqua (...). Per questi si pensano alcune attività, senza tante pretese. C’è poi un terzo gruppo costituito dai cosiddetti "lontani": gente che non va mai in Chiesa, che fa parte di qualche banda, non si rapporta al popolo di Dio se non per i funerali degli amici del sabato sera. Per questi, tutto quello che puoi ottenere è di tenerli vicini il più possibile, fare per loro alcune attività sportive, musicali, d’intrattenimento» (Domenico Sigalini, Uscire dal cerchio, Ufficio nazionale di Pastorale giovanile).

Le parrocchie italiane, dalla popolazione giovanile piuttosto frastagliata in tanti gruppi, possono riconoscersi nella fisionomia giovanile delineata nei paragrafi precedenti. Gli oratori, ove esistono, soprattutto nel nord Italia, mentre continuano a giocare il loro ruolo d’accoglienza e formazione nell’arco della settimana, registrano un consistente vuoto di proposta nel tempo libero, soprattutto notturno, del fine settimana. Come già avvenne in anni non lontani (si ricordino le risposte ai bisogni del "tempo libero" fornite da settimane estive, campeggi, teatri e sale cinematografiche), si rende necessario costruire risposte formative a tali nuove domande, proprie del mondo giovanile, per il fine settimana.

A tutto questo può senza dubbio concorrere il patrimonio d’esperienza garantito dagli animatori che, a vario titolo, si prestano al servizio della pastorale giovanile nelle nostre parrocchie. Rafforzandone le competenze con mirati corsi di preparazione e aggiornamento, è possibile avvalersi di un volontariato giovanile e adulto d’indubbia qualità. Ovviamente nella linea di una pastorale giovanile "missionaria".

«Le nuove generazioni, volto umano della speranza, sono per la Chiesa invito a volgere lo sguardo al Signore che fa "nuove tutte le cose" (Ap 21,5), sono per tutti richiamo alla responsabilità verso il futuro (...). Smarriti di fronte al futuro, incapaci di andare oltre il frammento, chiusi in un presente che continuamente fugge» (Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi, Programma pastorale, 97/98, diocesi di Lodi), tendono ad assolutizzare l’importanza del gruppo. Esso rappresenta una soluzione funzionale al bisogno di socialità e di sostegno emotivo nel momento della transizione. L’esperienza del gruppo, pur essendo precedente e più estesa del tempo libero, fa da supporto, tutela e difesa dell’individuo nei locali, spesso anonimi, del fine settimana.

«Ragazzi, adolescenti e giovani, che vivono in una "cultura senza padre", necessitano d’itinerari che li aiutino a non limitarsi a "conservare l’esistente"» (Il Padre vi ama, Programma pastorale, 98/99, diocesi di Lodi). L’esistente, in ogni caso, continuerà a essere imprescindibile punto di partenza per cammini di formazione diversificati, proposti con sollecitudine pastorale dalla comunità cristiana. Il tempo libero del fine settimana, che assume sempre più importanza nel pianeta giovanile, esige e merita d’essere oggi considerato come risorsa formativa e non solo come problema.

La prassi pastorale è così sollecitata a passare da "pastorale dei cerchi concentrici" a "pastorale missionaria", ossia quella che non ritiene ci siano lontani o vicini, perché la vicinanza e lontananza passa nel cuore delle persone e non nelle appartenenze. Ci sono vicini tentati di trasgressione e lontani desiderosi di santità. Dio però non è lontano da nessuno.

La comunità parrocchiale vuole essere la casa accogliente per tutti i giovani, anche se ritenuta come l’ultima spiaggia, rifugio strumentale dopo che il giovane ha tentato altre strade. Essa sceglie, con coraggio, di fare proposte del tutto gratuite ai giovani, orientate cioè al loro bene e non per aumentare il numero dei praticanti e "contare" di più. Il mondo giovanile guarderà sempre con sospetto la comunità cristiana qualora coltivi secondi fini rispetto all’annuncio del Vangelo.

La comunità ritiene che «non annunciamo la fede che abbiamo, ma abbiamo la fede che annunciamo». Il Vangelo non può mai ridursi a bene da godere in solitudine. È dono da vivere con tutti, nei modi e nei tempi della vita ordinaria. Ritiene, inoltre, che il fenomeno del "tempo libero del fine settimana" suggerisca i seguenti compiti per la formazione integrale: educare al tempo libero, che sta diventando un tempo in cui la persona si sente più autentica, e su cui investe molte energie per la propria autorealizzazione; educare al presente, cioè a vivere bene la propria vita di adesso, non solo come preparazione al futuro, ma come valore a sé stante; educare all’espressività: oggi, soddisfatti per lo più i bisogni fondamentali (sussistenza e sicurezza), cresce l’attenzione ai bisogni espressivi, nella ricerca del proprio benessere psichico, oltre che fisico; educare alla corporeità, entro un equilibrato rapporto con la razionalità; educare alla relazionalità e comunicazione gratuite, di fronte a una società che ha formalizzato e burocratizzato i rapporti, ha congelato i valori della relazione "a faccia a faccia" e della comunicazione gratuita, libera da secondi fini; educare all’alterità, o attenzione al valore della persona dell’altro, come bene assoluto e inviolabile, indipendente dal grado di vicinanza parentale e/o amicale e dal ruolo occupato nella scala sociale; educare al bene comune: i giovani devono poter spendersi perché ci sia per tutti gioia di vivere.

Modalità della proposta

Linee e criteri prevedono una vera attenzione ai punti di partenza della realtà giovanile. Si intende i giovani, con i loro linguaggi e codici, con le "attenzioni" loro riservate dai mass-media, dalla pubblicità, con la loro preoccupazione per il tempo libero del fine settimana, innestata nella loro età della vita.

È necessaria una programmazione rigorosa ed efficace con gli animatori del Centro: dietro la creatività, la spontaneità e l’apparente casual, si tratta di "gestire la sorpresa" con scientificità psicopedagogica, per favorire esperienze veramente efficaci. Altra importante modalità è uno stile d’accostamento-accoglienza della realtà giovanile, "pre-occupato" non d’imporre, ma di suggerire i valori, attraverso la mediazione delle proposte offerte, delle attività programmate, degli ospiti invitati, della creatività evocativa dei simboli, dell’accurata ambientazione.

La cura dell’"ambientazione" non deve essere scontata né improvvisata, ma sempre capace di evocare i valori proposti dalla programmazione. In tale contesto si situa l’attenzione alla salute, con la regolamentazione delle bevande alcoliche e l’esclusione del fumo e la disponibilità "totale" all’accoglienza, con l’ingresso in "discoteca" sempre libero e la consumazione facoltativa.

Sobrietà ed essenzialità delle proposte-stimolo hanno, poi, lo scopo di far discutere, riflettere, o semplicemente divertire, non di "riempire la serata". È necessaria, infine, la presenza attenta e discreta degli animatori, che sono coinvolti in prima persona nelle attività e nella "gestione economica" del Centro, capaci di motivare alla partecipazione (e non alla sola fruizione) e alla corresponsabilità nei confronti del Centro stesso (il giovane non è solo ospite).

Una sintesi efficace della metodologia, che sarà utilizzata dagli animatori del Centro, è racchiusa nel noto detto di don Bosco: «Ama le cose che amano i giovani, perché i giovani si appassionino a quelle che ami tu».

Emanuele Brusati
   

NOTA

Per contattare "M’interessi": tel. 02/98.23.99.81; Emanuele Brusati: 0335/ 54.22.619; 02/98.13.274. E-mail: info@minteressi.it; brusati@minteressi.it; sito internet: www.minteressi.it. Indirizzo: "M’interessi", Parrocchia San Pietro Apostolo, 26837 Quartiano di Mulazzano (Lodi).

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