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LIBRI & RIVISTE
    

   Famiglia Oggi n. 3 marzo 2000 - Home Page Adriano Pessina
Bioetica. L’uomo sperimentale
Bruno Mondadori, Milano 1999, pp. 186, L. 30.000

In un testo di carattere introduttivo e con un taglio discorsivo, non scientifico, l’autore affronta alcune fra le principali tematiche della bioetica: la modificazione del genoma, la clonazione, la procreazione assistita, l’eutanasia e la morte cerebrale. Questa trattazione è preceduta da una sezione che ricostruisce succintamente la storia, la definizione e il contesto culturale in cui si pone la bioetica.

Questa disciplina è definita come «coscienza critica della civiltà tecnologica», cioè come una riflessione eminentemente filosofica (non scientifica né teologica) sulle implicazioni morali dello sviluppoCopertina de: Bioetica. L’uomo sperimentale. tecnologico, inteso sia come sistema globale sia come insieme di prassi determinate. La prospettiva dell’autore è sostanzialmente critica, sia dell’immagine dell’uomo soggiacente all’impresa tecnologica, sia delle prospettive bioetiche prevalenti. Contrariamente a una lunga tradizione, Pessina preferisce il termine «essere umano» a quello di «persona» come fondamento del valore morale, sottolineando la centralità del corpo nella nozione di natura umana. Un criterio normativo generale non è formulato esplicitamente, perciò risulta difficile vagliare il rigore logico delle argomentazioni proposte; un ruolo importante è svolto dalla critica delle deformazioni prodotte dalla tecnologia negli eventi del nascere, generare, morire.

La scelta dei temi trattati omette alcuni ambiti rilevanti, quale quello della sperimentazione sull’uomo, cui per altro si allude nel sottotitolo. Sarebbe stata interessante, da parte di un filosofo, un’analisi critica dettagliata delle principali teorie morali attive in bioetica. È stato però preferito un approccio divulgativo, che presenta i problemi più che argomentare accuratamente una posizione. Questa scelta, però, rende agevole la lettura del volume a un pubblico non specializzato.

Roberto Mordacci

     
Cristina Beffa
Eppure è viva. I chiaroscuri della famiglia italiana
Ed. Monti, Saronno (Va) 1999, pp. 102, L. 15.000

Parafrasando Baden-Pawell, fondatore degli scouts, è ancora possibile, oggi, "giocare il gioco" della famiglia. E lo dimostra con argomentazioni e dati aggiornati, analizzando la famiglia italiana al cui interno convivono sempre più spesso anche quattro generazioni, e che vede le grandi tappe evolutive dei singoli membri frastagliate in una miriade di sotto divisioni dai contorni sfumati e sovrapposti. Lo scenario di questa realtà, inserito nella società tecnologica e complessa dei nostri giorni, è animato soprattutto dalle problematiche quotidiane affrontate da don Zega, nella fortunata rubrica "Colloqui col Padre" di Famiglia Cristiana.

Copertina de: Eppure è viva. I chiaroscuri della famiglia italiana.Morale ma mai moralista, l’autrice si sofferma particolarmente sul mondo femminile studiato a largo spettro, dove i ruoli di madre, moglie, figlia, nonna, lavoratrice, riescono a convivere, pur tra mille difficoltà, grazie anche alle conquiste sociali di questo secolo. Più in crisi e fragile emerge invece da queste pagine la figura maschile, talvolta simile più a «una vecchia madre anziché a un nuovo padre», anche se le ultime generazioni sembrano impegnarsi con maggior equilibrio sul fronte familiare.

Cristina Beffa esamina con fiducia anche il difficile e complesso mondo giovanile e i tanti problemi legati all’educazione (con un’attenzione particolare al «figlio senza fratelli»), ricordando come la famiglia, troppo spesso giudicata con severità da parenti, insegnanti, vicini di casa, persino dagli stessi figli, sia ancora ai primi posti nell’ordinamento dei valori. Il libro non trascura le coppie di fatto, i vecchi e nuovi problemi come l’infedeltà o i legami con le famiglie d’origine, il mito della felicità individuale o il doppio lavoro femminile, inquadrati nelle politiche sociali europee, con una finestra aperta su creative esperienze.

Laura Santoro Ragaini

    
Loredana Paradiso
Prepararsi all’adozione
Ed. Unicopli, Milano 1999, pp. 226, L. 22.000

L’interesse di questo testo risiede nel tentativo riuscito di integrare due prospettive differenti che si intrecciano inevitabilmente quando si parla di adozione ma che non è facile integrarle: quella delle persone la cui vita sarà radicalmente cambiata dalla scelta dell’adozione e quella degli operatori che sono chiamati a preparare, sostenere e accompagnare chi intraprende questo cammino.

Le riflessioni, quindi, si rivolgono alla coppia adottiva, ripercorrendo i momenti più significativi del percorso che porterà alla nascita della famiglia adottiva; e agli operatori, individuando le diverse fasi delCopertina de: Prepararsi all’adozione. compito di valutazione, preparazione e sostegno in cui dovrà articolarsi il loro lavoro.

L’autrice mostra in modo convincente tutta la specificità del ciclo di vita della famiglia adottiva che non può essere semplicemente ricostruito a partire da quello della famiglia biologica, sia per l’attenzione che dev’essere rivolta alle fasi precedenti la scelta adottiva, sia per la specificità dei compiti di sviluppo che caratterizzeranno il ciclo di vita della nuova famiglia. Se infatti da questo momento le fasi si susseguono, come nella famiglia biologica, in relazione al percorso di crescita del bambino, i compiti di sviluppo propri di ciascuna sono determinati dai legami e dalle interazioni che generano l’integrazione della storia familiare del bambino con quella della coppia.

Il compito più significativo della genitorialità adottiva è dato proprio dall’integrazione di prospettive diverse, che hanno profonde implicazioni sia sul piano individuale che su quello familiare: l’incontro adottivo si realizza tra persone che avevano un legame relazionale precedente da cui si sviluppa un altro rapporto, senza tuttavia eliminare l’esperienza passata.

Elena Monetti

    
S. Minuchin, L. Wai-Jung, G. Simon
Lavorare con le famiglie
Ed. Franco Angeli, Milano 1999, pp. 268, L. 48.000

Questo lavoro si divide in due parti. La prima ("Famiglie e terapia familiare") offre un quadro sintetico della storia e dell’attuale stato dell’arte della terapia familiare, secondo la prospettiva della "terapia interventista", nella quale Minuchin e collaboratori si collocano, a partire dalle assunzioni che ebbero origine nella terapia familiare "strutturale". Vengono così ridescritti e precisati i concetti di joining, di modulazione, di rappresentazione, e valorizzata l’ottica socio-economica ed etnico-antropologica, da sempre cavallo di battaglia di Minuchin.Copertina de: Lavorare con le famiglie.

La seconda parte ("Storie di supervisione") offre gli spunti più interessanti per l’approfondimento. Le esperienze di supervisione, oltre che descrivere con vivacità la tecnica della terapia familiare, riportano l’esperienza del terapeuta che non può che utilizzare se stesso, al di là delle tecniche e della teoria assimilata nel tempo. Troviamo qui i racconti dell’avventura, del fascino e della fatica di un percorso formativo in cui la storia e le caratteristiche personali di ciascun terapeuta si incontrano con quelle di ciascuna famiglia: il cambiamento è possibile solo quando viene rintracciato il ponte che dal mondo emozionale e cognitivo di quel professionista porta al cuore e ai significati di quella famiglia. In particolare, l’articolo di Wai-Jung Lee trasmette tutta la passione che un terapeuta può provare alle prese con se stesso, con il desiderio d’essere utile alla famiglia di cui si sta occupando, con chi ha scelto come "guida" dell’avventura formativa.

La trama degli apprendimenti degli allievi si intreccia con la loro storia personale, professionale e familiare, oltre che con quella del loro maestro: l’ordito che ne deriva è la traccia che porta le famiglie a utilizzare le loro risorse per un’esistenza di minore sofferenza.

Maria Pia Rubino

    
Gian Maria Comolli, Italo Monticelli (a cura di)
Manuale di pastorale sanitaria
Ed. Camilliane, Torino 1999, pp. 373, L. 39.000

Il volume riporta le lezioni tenute nel corso biennale di pastorale sanitaria organizzato dall’Ufficio per la pastorale della sanità della diocesi di Milano.

Le quattro sezioni analizzate sono: "biblico-teologica", in cui si evidenzia come Cristo si è posto nei confronti dell’uomo sofferente; "pastorale", dove si analizza la visione cristiana della sofferenza; "psico-sociologica", in cui l’attenzione è rivolta ai soggetti e ai luoghi della sanità evidenziando due bisogni: quello della visione globale della persona sofferente e quello dell’umanizzazione delle varie strutture; "etica", in cui l’attenzione è posta sulle varie sfide del mondo della salute.Copertina de: Manuale di pastorale sanitaria

Questo interessante volume è una risposta al documento dei vescovi italiani dal titolo Evangelizzazione e testimonianza della carità, dove si afferma: «Negli ospedali e nelle case di cura, dove la carità si misura con il ministero della sofferenza, e dove più alto è il costo di ogni mancanza alla dignità della persona umana, occorre promuovere la formazione morale e spirituale degli operatori sanitari».

Il cardinale Carlo Maria Martini, nella presentazione, dice: «Questo manuale è un altro importante contributo ed è stato preparato nel desiderio che la presenza religiosa in ospedale sia sempre più competente e rispondente ai bisogni spirituali, psicologici ed esistenziali dell’uomo sofferente del 2000».

A conclusione della sua presentazione, il cardinale riporta una frase del santo medico Giuseppe Moscati: «Pensate che i vostri infermi hanno soprattutto un’anima a cui dovete sapervi avvicinare, e che dovete avvicinare a Dio; pensate che vi incombe l’obbligo di amore allo studio perché solo così potete adempiere al grande mandato di soccorrere le infelicità».

Antonio Casera

    
AA.VV.
L’educatore auto(bio)grafo
Ed. Unicopli, Milano 1999, pp. 236, L. 30.000

Il metodo delle "storie di vita" ha conquistato in questi ultimi anni un’ampia attenzione in tutte le scienze sociali. È considerato una modalità conoscitiva essenziale e insostituibile, soprattutto quando ai corsi di vita delle persone sono opportunamente riconosciuti i chiaroscuri e la molteplicità.

Nella ricerca e nella pratica educativa, il metodo delle storie di vita è diventato un modello che, oltre ad avere intenti conoscitivi, ha anche possibilità di crescita, di riposizionamento del soggetto nel proprio mondo cognitivo, affettivo e relazionale.

Copertina de: L’educatore auto(bio)grafo.La narrazione di sé consente nuove scommesse sul futuro, e questo partendo dalla "scoperta" delle aspirazioni, delle risorse, degli impedimenti compresi nella propria storia. In particolare, diventa essenziale per i soggetti collocati ai "margini" della storia collettiva incontrare ambiti in cui la propria storia possa essere "cercata", stimolata e accolta, e in cui lo sguardo orientato su di sé possa stimolare nuovi apprendimenti spendibili in nuovi progetti di vita.

Il libro curato da Duccio Demetrio colloca il metodo autobiografico in quell’educazione di frontiera in cui il disagio grave incontra operatori specializzati. Infatti, proprio agli educatori il libro si rivolge fornendo la cornice teorica del metodo autobiografico e alcune situazioni "limite", in cui si rivela stimolatore di cambiamento e autoapprendimento: senza dimora, prostituzione, disabilità, tossicodipendenza.

L’autobiografia, però, non è solo possibilità di apprendimento per gli "utenti", ma anche nel percorso formativo e professionale degli educatori. Gli autori sottolineano le potenzialità formative e "professionalizzanti" del metodo narrativo, visto che la relazione educativa è un incontro tra due persone, storie, tra due narrazioni.

Sergio Tramma
   

Eugenio Borgna
Noi siamo un colloquio
Ed. Feltrinelli, Milano 1999, pp. 228, L. 30.000

In questo volume, utilizzando gli strumenti concettuali della fenomenologia, l’autore torna a presentarci le tematiche che gli sono più care – quelle legate a una visione antropologica e complessa della psichiatria –, facendoci cogliere gli aspetti più intimamente umani delle differenti forme della sofferenza mentale.

Borgna ci accompagna nella visitazione dei disturbi psicologici a partire da un esame delle loro radici (delle cause), tuttora oscure. I motivi interpersonali, sociali e biologici mostrano quanto sia difficile giungere a conclusioni certe sul (sui) perché si sviluppi la sofferenza psichiatrica, fino a quando non ci sarà maggior chiarezza sull’enigma della relazione fra mente (anima) e corpo.

Copertina de: Noi siamo un colloquio.In ciò Borgna ci fa toccare con mano quanto sarebbe rischioso (riduttivo, deformante) il costringere la spiegazione dei fenomeni psichiatrici dentro descrizioni e definizioni semplici, basate solo su alcuni aspetti della natura dell’uomo (quelli biologici e di comportamento), trascurando la complessità e la soggettività della costruzione della condizione umana.

Per questo, prima di affrontare le tematiche strettamente psicopatologiche, l’autore analizza categorie psicologiche (tristezza, memoria, percezione del tempo), la cui conoscenza è indispensabile per la comprensione della vita mentale. Guida poi il lettore nella conoscenza delle più significative esperienze psicopatologiche: nevrotica, tossicomanica, depressiva, schizofrenica. Ce le mostra nel loro aspetto di esperienze particolari e disturbate, ma non estranee alle strutture universali dello stare in relazione (in dialogo) con gli altri.

Il libro si chiude con una sezione dedicata alle cure (ospedale, comunità, farmacoterapia e psicoterapia), e al tema del consenso alle cure. Qui il discorso di Borgna chiarisce in modo definitivo come non si possa tentare di dare sollievo al dolore psicologico privilegiando ideologicamente solo alcuni tipi di approccio e intervento. Egli propone che ogni risorsa e strumento della psichiatria siano utilizzati in modo sensibile e articolato, in modo che l’intervento terapeutico abbia le sue radici, trovi il suo significato e costruisca la propria efficacia nella dimensione di un reale incontro con la persona sofferente.

Il libro rappresenta un’alternativa alla gran parte delle attuali pubblicazioni psichiatriche divulgative: semplificanti, piene di facili "ricette" per il benessere e tese a proporre un uso disinvolto dei farmaci come comoda scorciatoia per la serenità. Confrontando lo spessore del contributo di Borgna con l’inconsistenza culturale e scientifica di quelle altre pubblicazioni, viene da sperare che il volume, rigoroso ma rivolto non solo agli specialisti, sia letto da chi desidera essere davvero informato sulle realtà psichiatriche. Penso non solo alle persone interessate sul piano culturale, ma soprattutto a chi è direttamente in contatto con la sofferenza psichiatrica – pazienti, familiari, operatori – e sente la necessità di comprenderla in modo profondo.

Saverio Ruberti
   

Anna De Santi, Michele Gallucci, Paolo Rigliano (a cura di)
Il dolce morire
Ed. Carocci, Roma 1999, pp. 161, L. 26.000

"Dolce morire" è la traduzione letterale di eutanasia. Eppure, la relazione d’aiuto che si esprime in cure palliative è proprio il contrario dell’eutanasia, che nel significato corrente si riferisce alla scelta di eliminare il morente. La diffusione delle cure palliative non evita la crescente richiesta di eutanasia.

Uno dei motivi di tale crescita è proprio la colpa di omissione da parte dei sanitari, che trascurano il trattamento dei sintomi dolorosi e i bisogni psicologici dei malati affetti da malattie inguaribili. La medicina palliativa è nata per colmare tale lacuna.

Copertina de: Il dolce morire.Dobbiamo a un progetto di esperti, attivi da anni nell’ambito delle cure palliative, questa presentazione sintetica dell’"arte di curare il morente". L’approccio interdisciplinare comprende sia le dimensioni mediche, sia quelle afferenti alle medical humanities: sociologia (la morte nella società attuale), psicologia (il lutto e le strategie di elaborazione), bioetica (con attenzione all’eutanasia).

Gli autori sono consapevoli della complessità di coniugare l’efficienza medica con le esigenze dell’umanizzazione. Viene messa in chiara evidenza la responsabilità personale nelle scelte di fine vita («Davanti a un paziente che muore, un medico sarà sempre solo, con il peso e il valore di domande terribili che, tuttavia, ritrovano un senso e un conforto nella coscienza di aver tentato e provato, di fronte alla morte e alla malattia, tutto il possibile, nel rispetto della volontà e della dignità della persona»). Non è quindi un libro di ricette, con l’illusione che il morire possa essere reso "dolce".

Tuttavia il confronto avviato con quest’opera lascia sperare che medici, infermieri e cittadini possano parlare la stessa lingua quando decidono sulla fine della vita.

Sandro Spinsanti

    
Di seguito segnaliamo gli articoli pubblicati sul tema Giovani e discoteca e consultabili presso il Centro documentazione del Centro internazionale studi famiglia (Cisf).

RIVISTE ITALIANE

  • Agnoletto Dela (e al.), Valutare la prevenzione del disagio giovanile, Prospettive sociali e sanitarie, n. 2, 1996, pp. 1-21.
  • Andreoli Vittorino, Sfidare le regole per affermarsi, Famiglia oggi, n. 3, 1995, pp. 19-22. 
  • Baldascini Luigi, L’adolescente tra dipendenze e patologie, Terapia familiare, n. 47, 1995, pp. 19-33.
  • Bassi Gianni, Zamburlin Rosanna, Martello Maria, In classe con Freud, Vivereoggi, n. 2, 1999, pp. 52-57.
  • Boccianti Nicola, Fenu Maria Antonietta, Da un figlio non collaborativo al setting per la coppia, Psicobiettivo, n. 1, 1997, pp. 105-117.
  • Brustia Piera, De Piccoli Norma, Percorsi identitari ed empowerment sociale, Animazione sociale, n. 10, 1996, pp. 63-74.
  • Caffarelli Enzo, De Dominicis Alessandra (a cura di), Insegnanti grigi e cuccioli a colori, Il delfino, n. 3, 1997, pp. 20-44.
  • Capellini Lidia Luciana, Generazione al bivio, Vivereoggi, n. 5, 1996, pp. 20-24.
  • Caprara Gian Vittorio, Addio, alunni crudeli, Psicologia contemporanea, n. 138, 1996, pp. 44-48.
  • Carmarlinghi Roberto, Galimberti Umberto, Garelli Franco, Melucci Alberto, I crocevia inesistenti nei percorsi dei giovani, Animazione sociale, n. 4, 1997, pp. 26-59.
  • Cicchelli Vincenzo (e al.), Giovani e ambiente sociale: sfide e risorse, Studi interdisciplinari sulla famiglia, n. 16, 1997, pp. 245-361.
  • Cisem, Non è mai troppo tardi, Vivereoggi, n. 8, 1997, pp. 21-63.
  • Croci Linda, Parola di sopravvissuta, Famiglia oggi, n. 2, 1998, pp. 39-42.
  • De Ambrogio Ugo, Disagio giovanile, prevenzione e promozione dei servizi, Prospettive sociali e sanitarie, n. 7, 1995, pp. 7-13.
  • Delpiano Mario, Preadolescenti: disagio e comunità ecclesiale, Note di pastorale giovanile, n. 3, 1996, pp. 45-61.
  • De Pieri Severino, Famiglia e scuola: causa e cura del disagio, Note di pastorale giovanile, n. 2, 1995, pp. 99-109.
  • De Pieri Severino (e al.), Il caso adolescenza. Nuovi interrogativi per gli educatori, Note di pastorale giovanile, n. 8, 1997, pp. 7-56.
  • De Rosa Emilia, La devianza sociale in adolescenza. Alcune riflessioni psicodinamiche, Rassegna di servizio sociale, n. 4, 1995, pp. 69-83.
  • De Vita Loriana (e al.), Lo studente a rischio: diagnosi e interventi di recupero, Tuttogiovani notizie, n. 39, luglio-settembre, 1995, pp. 5-45.
  • De Vito Enrico (e al.), I servizi pubblici per l’adolescenza, Adolescenza, vol. 9, n. 1, 1998, pp. 1-133.
  • Di Pietro Maria Luisa, L’educazione alla salute in adolescenza: strategie di intervento e risposte individuali, Medicina e morale, n. 5, 1997, pp. 861-884.
  • Foà Dario, Tammasi Rosanna (e al.), I centri di informazione e consulenza: rapporto tra scuola e territorio, Marginalità e società, n. 30, 1995, pp. 7-83.
  • Fonzi Ada (a cura di), Il disagio giovanile: programmi di ricerca e di intervento, Età evolutiva, n. 53, 1996, pp. 69-112.
  • Giori Franco, Lancini Matteo, Provantini Katia, Viaggio senza ritorno, Vivereoggi, n. 5, 1999, pp. 25-40.
  • Gorietti Paolo (a cura di), Giovani inquieti, Il delfino, n. 3, 1998, pp. 7-22.
  • Guidi Alessandro, Ritrovare l’adolescente nello scolaro, Animazione sociale, n. 3, 1995, pp. 83-88.
  • Istat, La condizione dei minori in Italia, Tuttogiovani notizie, n. 37, 1995, pp. 48-54.
  • Kahn Pierre, Dinamiche relazionali all’interno del contesto scolastico, Psicobiettivo, n. 1, 1999, pp. 85-98.
  • Manna V. (e al.), I nuovi volti del disagio adolescenziale: prospettive di prevenzione sociale, Difesa sociale, n. 1, 1999, pp. 83-97.
  • Marocco Muttini Chiara, Zuffanti Franca, Crisi adolescenziale e migrazione, Orientamenti pedagogici, n. 4, 1999, pp. 723-738.
  • Matini Claudia, Adolescenza e assunzione di rischi, Animazione sociale, n. 2, 1998, pp. 12-24.
  • Mion Renato, Pirolli Carla, Giovani e società: 1990-1995. Cinque anni di bibliografia selezionata sulla condizione giovanile in Italia e nel mondo, Tuttogiovani notizie, numero 44, 1996, pp. 5-95.
  • Moro Alfredo Carlo, Minori, città e disagio, Il bambino incompiuto, n. 3-4, 1995, pp. 5-16.
  • Panzeri Fulvio, Un salto fuori dal cerchio, Famiglia oggi, n. 2, 1998, pp. 33-38.
  • Petilli Stefano, Disagio giovanile: politiche di prevenzione e di intervento sociale, Famiglia e minori, n. 10, 1995, pp. 17-28.
  • Pilleri Senatore Roberta, Tondo Leonardo, Silvetti Francesco, I disturbi della condotta, Psicologia contemporanea, n. 127, 1995, pp. 50-57.
  • Pittaluga Marisa (e al.), Dispersione scolastica e antisocialità minorile, Adolescenza, n. 2, 1998, pp. 137-207.
  • Polacek Klement, Traiettorie dello sviluppo umano. Adattamento e disadattamento, Orientamenti pedagogici, n. 2, 1998, pp. 277-301.
  • Pollo Mario, Tra due disagi, Il delfino, n. 2, 1998, pp. 56-59.
  • Ronzi Ada, Caprara Gian Vittorio (a cura di), Abilità prosociali e prevenzione del rischio, Età evolutiva, n. 60, 1998, pp. 77-116.
  • Valtancoli Angela, Selvi Andrea, Pazzagli Adolfo, Disadattamento adolescenziale: fattori di rischio psicologici e ambientali in una prospettiva evolutiva, Adolescenza, n. 1, 1999, pp. 74-93.

        
RIVISTE STRANIERE

  • Bessant Judith, Watts Rob (e al.), Adolescents’ Perceptions of Self, Work and Future, Family Matters, n. 49, 1998, pp. 4-46.
  • Da Fonseca Vitor, Exclusao escolar como proceso de exclusao social: algumas reflexoes sociolólogicas sobre as dificuldades de aprendizagem, Infância e juventude, n. 3, 1999, pp. 70-88.
  • Eckersley Richard, Rising Psychological Problems among Young People, Family Matters, n. 50, 1999, pp. 50-52.
  • Liddle Howard A. (a cura di), Family-Based Treatment for Adolescent Problem Behaviors, Journal of Family Psychology, n. 1, 1996, pp. 3-44.
  • Luster Tom, Small Stephen A., Sexual Abuse History and Problems in Adolescence: Exploring the Effects of Moderating Variables, Journal of Marriage and the Family, n. 1, 1997, pp. 131-142.
  • Naudin Odile, L’adole-scent ses parents et leur depression, L’ecole des parents, n. 6, 1995, pp. 59-62.
  • Raymond Marie-Therese, Consideracoes acerca das perturbacoes do pensamento dos adolescentes, Infância e juventude, n. 1, 1999, pp. 9-112.
  • Sarmento Manuel Jacinto, Percursos de exclusao e de inclusao social das geraçoes jovens, Infância e juventude, n. 2, 1999, pp. 47-67.
  • Scheer Scott D., Unger Donald G., Russian Adolescents in the Era of Emergent Democracy: The Role of Family Environment in Substance Use and Depression, Family Relations, n. 3, 1998, pp. 297-303.
  • Tang Shengming, Repeated Home Leaving Behavior of American Youth, Journal of Comparative Family Studies, n. 1, 1997, pp. 147-159.
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