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DALLA MATRICE SIMBOLICA

Alla radice dell’identità familiare

di Eugenia Scabini e Camillo Regalia
(ordinario di Psicologia sociale della famiglia e ricercatore)
            

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 2000 - Home Page La coppia di oggi si trova al crocevia di sfide che vanno ben oltre il buon adattamento affettivo e sociale. Nel suo vissuto quotidiano vengono alla luce processi generativi e degenerativi che ostacolano o facilitano la trasmissione dei valori etici propri della famiglia.

Fino a tutti gli anni Settanta, gran parte delle ricerche empiriche e dei contributi provenienti dalla psicologia clinica è stata guidata dall’idea secondo cui le famiglie normali erano tali in quanto non presentavano sintomi al loro interno. In questa prospettiva lo star bene di una famiglia coincideva tout court con l’assenza di patologie di uno o più dei suoi membri. I notevoli limiti di questa prospettiva hanno creato un nuovo paradigma di ricerca che ha modificato il concetto di normalità familiare, non più considerandolo in relazione a criteri negativi (mancanza di sintomi), quanto in funzione del processo di funzionamento della famiglia.

Assistiamo, così, a partire dalla fine degli anni Settanta e per tutto il decennio successivo, a un proliferare di ricerche che sono interessate a studiare i principi organizzativi, le dimensioni psicologiche e sociali che sottendono un funzionamento adeguato della famiglia. Da qui, il benessere della famiglia è fatto coincidere con il suo buon funzionamento, considerato in base alla qualità delle relazioni.

A livello teorico vengono individuate delle variabili cruciali che concorrono al benessere della famiglia: connessione e impegno dei membri, rispetto per le differenze individuali, sostegno e condivisione del potere coniugale, autorità genitoriale efficace e responsabile, stabilità e coerenza organizzativa, adattabilità, comunicazione aperta, processi adeguati di problem-solving, sistema di credenze condiviso, risorse economiche, supporto di reti psico-sociali.

Aspetto comune del lavoro di ricerca di quegli anni è il tentativo di costruire tipologie familiari, raccolte in modelli e stili di interazione coniugale funzionale e disfunzionale con l’obiettivo di ridurre la molteplicità delle variabili familiari. Al di là delle specifiche caratteristiche di ogni approccio, la visione che ne deriva è chiara nella sua essenzialità: il benessere coincide con la valutazione soggettiva che ciascun membro della famiglia dà della qualità affettiva delle interazioni con le persone appartenenti al nucleo familiare.

Grazie al contributo dei terapeuti della famiglia dei ricercatori clinici, la prospettiva sul benessere familiare si è ulteriormente arricchita. Accanto alla dimensione affettiva viene infatti messa in rilievo l’importanza della storia familiare e degli scambi tra le generazioni e la centralità che in essi assumono gli aspetti etici del funzionamento sano o della salute familiare.

L’espressione "storia familiare" si riferisce sia alle influenze che le generazioni precedenti hanno su quelle successive, sia alle influenze che le fasi precedenti del ciclo familiare hanno su quelle seguenti. Tale storia testimonia di un legame duraturo che si rinnova e che eccede le interazioni tra i membri della famiglia. È all’interno di questa storia familiare che si possono evidenziare gli impegni di lealtà che legano i membri della famiglia tra di loro, scoprire ciò che è sedimentato in norme, valori, modelli e che rappresentano l’eredità, positiva o vincolante, con cui i componenti della famiglia si devono confrontare.

Da questi brevi cenni sulle prospettive emerse nella ricerca e nella clinica, vediamo che in ambito psicologico si guarda al benessere familiare da diversi punti di vista, vuoi accentuando la qualità affettiva degli scambi tra i componenti della famiglia, vuoi mettendo in evidenza la centralità degli aspetti storici ed etici nel definire la qualità dei legami familiari.

Per giungere a una visione unitaria su ciò che qualifica il benessere familiare nei suoi diversi aspetti bisogna riflettere sulla matrice simbolica che qualifica l’identità familiare.

La matrice simbolica è formata dalle qualità relazionali basilari della famiglia, sia sul versante affettivo che etico. La famiglia infatti è il luogo per eccellenza del legame affettivo e il luogo di responsabilità conferita e assunta. Le qualità etico-affettive costituiscono la struttura portante, sia della relazione di coppia (il coniugale) sia della relazione genitori-figli (il parentale). Di conseguenza, il benessere di una famiglia coincide innanzitutto con la sua capacità di rispettare e promuovere nella relazione tra i coniugi e le generazioni la matrice simbolica propria del familiare.

La dialettica tra aspetti affettivi ed etici assume caratteristiche peculiari in relazione al contesto sociale e al clima culturale: sappiamo che nella nostra società si è verificato un progressivo indebolimento del valore attribuito alla dimensione etica e una parallela valorizzazione della dimensione affettiva. Ciò è soprattutto evidente nelle relazioni coniugali odierne, nelle quali l’aspetto etico, rappresentato dalla dimensione del patto, tende a essere messo sullo sfondo rispetto agli aspetti affettivi, spesso intesi in senso debole come "sentimenti".

La coppia odierna tende a farsi norma a se stessa: essa si fa regola e misura, prescindendo culturalmente dal riferimento alle generazioni precedenti, ma queste, svuotate di senso e forza pubblica, esercitano una profonda influenza attraverso i mandati e le lealtà che legano psichicamente le generazioni. Quindi emerge come cruciale la dimensione etica, che pare assente se si presta attenzione solo all’immaginario di una coppia tutta protesa al raggiungimento dell’intimità, alla vivibilità garantita degli affetti, piuttosto che a mantenere viva una tradizione familiare.

Eugenia Scabini.
Eugenia Scabini.

Le transizioni familiari

Le qualità simboliche della identità familiare emergono in maniera evidente in alcune fasi, in particolare nei momenti di transizione forte che qualificano il ciclo di vita di una famiglia. La vita di ogni famiglia è infatti scandita da tappe cruciali e da transizioni che riguardano i singoli componenti e le diverse generazioni. Ogni transizione è un passaggio da una condizione data a una condizione nuova che ripropone ai famigliari la necessità di rielaborare le relazioni che hanno instaurato e di dare loro nuovi significati alla luce delle mutate condizioni.

Le transizioni sono in genere innescate da eventi specifici (quali, ad esempio, matrimoni, nascite, adozioni; morti, separazioni, malattie), che provocano una crisi nella organizzazione familiare, modificano equilibri consolidati e spingono i componenti della famiglia a trovare una nuova organizzazione delle relazioni che sia adeguata alla nuova situazione. Ogni transizione porta con sé una quota di incertezza, ambiguità e rischio e rappresenta una sfida che la famiglia deve accettare e affrontare.

In questa prospettiva il concetto di benessere familiare acquista un’ulteriore connotazione, venendo a coincidere non tanto con un generico stare bene, quanto con la capacità della famiglia di affrontare le transizioni. Centrale in questa ottica è la capacità della famiglia di riconoscere, utilizzare e organizzare le risorse e i valori disponibili nei singoli individui, nel sistema familiare e nel contesto sociale per affrontare i compiti di sviluppo che consentono un superamento positivo della transizione e l’acquisizione e l’esercizio effettivo di competenze relative ai nuovi ruoli e alle nuove relazioni.

Per comprendere appieno se una transizione è riuscita non è però sufficiente fermarsi a questo livello.

Il criterio per giudicare se una transizione è realmente superata va ricercato nei processi di trasmissione tra le generazioni e, nello specifico, nel tipo di passaggio di consegne tra le generazioni. Ogni transizione familiare tocca infatti non solo il nucleo coinvolto, ma anche le generazioni passate e future.

In linea generale, possiamo dire che il benessere familiare è l’esito di uno scambio adeguato tra le generazioni che si manifesta soprattutto nei momenti di transizione e di passaggio. In tali frangenti, quanto più le generazioni sono capaci di mettere in atto un processo equilibrato di differenziazione-individuazione tanto più saranno in grado di superare gli ostacoli della transizione e avranno quindi maggiore opportunità di incrementare il senso complessivo del benessere familiare.

Questa concezione di benessere trova un’emblematica esemplificazione in un passaggio cruciale della vita familiare, la transizione alla genitorialità. Nella società contemporanea diventare genitori rappresenta un fondamentale rito di passaggio all’età adulta. Da un lato esso segnala un ulteriore momento nel percorso di individuazione dei figli, dall’altro pone le premesse per un ulteriore riequilibrio del rapporto tra le generazioni, per il superamento dei confini gerarchici tra i genitori e i figli.

Generalmente si considera riuscita questa transizione nella misura in cui i genitori riescono a inserire in modo adeguato il figlio nella loro vita di coppia e riescono a educarlo bene, promuovendo e sostenendo la costruzione della sua identità.

In una prospettiva intergenerazionale questa visione si articola e arricchisce con ulteriori elementi. La possibilità di portare a termine l’obiettivo della transizione si realizza se i neo-genitori acquisiscono la propria identità genitoriale in connessione e continuità con quella delle generazioni precedenti. In questo processo, che risente dei fattori culturali che possono definire in maniera diversa la quota di autonomia della coppia e del nuovo nucleo da quelli precedenti, vengono a mutare i significati legati alla nascita di un figlio. In quanto espressione di una storia familiare, egli non rappresenta solo una fonte di realizzazione a livello personale e di coppia, ma assume il significato di nuova generazione che si collega con le generazioni passate, anche non più presenti sulla scena del mondo, e ne rappresenta il futuro.

Ciò significa che l’esito positivo della transizione, e sua conclusione simbolica, si ha perciò non solo quando i genitori riescono ad allevare ed educare bene il loro figlio, ma quando tale evento consente al figlio e ai genitori di accedere e di trarre alimento dal patrimonio valoriale delle due stirpi, materna e paterna.

I risultati di una ricerca

I dati di una ricerca condotta allo scopo di analizzare la quantità e la qualità degli scambi, che caratterizzano il legame tra generazioni familiari adulte, àncorano a dati empirici queste riflessioni e mostrano come la transizione alla genitorialità rappresenti realmente una sfida per le generazioni che vedono presenti in maniera cruciale non solo i nuovi genitori, ma anche le loro famiglie di origine (1).

Sulla base dei dati raccolti è stata costruita una tipologia dei giovani genitori, che ha messo in luce profili diversi in relazione al legame con i propri genitori (cfr. tabella sopra).

Dal punto di vista della qualità dei legami due sono gli assi che sono risultati cruciali: la forza del legame coniugale e il processo di scambio con le famiglie di origine. Come si evidenzia nel profilo delle coppie "legate ai genitori", laddove i giovani genitori sono eredi di una storia familiare positiva, di supporti ricevuti dai genitori nel passato e di una vicinanza rinnovata nel presente, il legame e l’impegno nella relazione coniugale risultano fonte di soddisfazione e sembrano rappresentare una ulteriore risorsa per la riuscita della transizione alla genitorialità.

In modo speculare, possiamo vedere che nella tipologia delle "coppie in crisi" le difficoltà sperimentate sul versante coniugale sono legate a un problematico scambio tra le generazioni: nell’educazione dei figli la testimonianza delle proprie famiglie di origine pare avere poca importanza, come poi del tutto privi di forza appaiono i valori ricevuti dai genitori, tanto che essi non verranno trasmessi alla generazione successiva. Al disagio relazionale della coppia pare corrispondere una posizione di discontinuità se non di rottura con le generazioni precedenti.

Come già detto, noi riteniamo che una transizione sia riuscita nella misura cui consente sia di mantenere la continuità tra le generazioni sia di impegnare ulteriormente la coppia in un personale progetto di trasformazione della storia familiare. Da questo punto di vista altri dati della ricerca pongono alcuni interrogativi sull’effettivo successo di questa transizione. In particolare ci sembra di poter evidenziare un aspetto rischioso nello sbilanciamento del legame tra le generazioni, tra l’asse femminile e quello maschile. Soprattutto nelle coppie "dipendenti dai genitori" e in quelle "distanti dai genitori", le donne possono contare su un numero più consistente di risorse relazionali rispetto ai loro giovani mariti. Questi ultimi hanno una percezione complessivamente meno positiva delle relazioni con i propri genitori, e in particolare della relazione con il proprio padre, e sembrano particolarmente in difficoltà a cogliere e a fare proprie le risorse della loro storia familiare.

Da questo punto di vista assume nuova luce il fenomeno più volte rilevato della perifericità della figura paterna nella educazione dei propri figli. Tale difficoltà ha anche radici lontane, ed è probabile che sia collegata ad una minore forza di trasmissione progettuale lungo le generazioni maschili.

All’opposto, il noto fenomeno di una forte dominanza dell’asse femminile viene ulteriormente rinforzato dalla presenza di risorse familiari su cui le giovani donne possono contare.

L’importanza che per la donna assume il legame con i genitori può avere però anche risvolti negativi. Non va trascurato, infatti, che quando la positività del rapporto con i genitori viene meno, come nel profilo delle coppie in crisi, sia soprattutto la donna a risentirne in maniera particolarmente evidente con effetti negativi anche sul piano coniugale. Ciò sembra confermare quanto le donne vivano i rapporti familiari secondo uno schema di coerenza relazionale, mentre gli uomini più facilmente possono mantenere almeno parzialmente isolate le relazioni coniugali dalle relazioni intergenerazionali.

In ogni caso, quando la trasmissione tra le generazioni avviene in modo positivo solo per l’asse femminile, anche a fronte di indici di funzionamento complessivamente positivi, nella coppia il successo della transizione alla genitorialità non può essere dato per scontato. È il caso delle coppie che abbiamo definito come dipendenti, nelle quali si nota un blocco nella trasmissione dei valori.

I membri della coppia già alle prese con non sempre facili processi di negoziazione della reciprocità coniugale si trovano così in una posizione diversa nel delicato processo di differenziazione dalla famiglia di origine.

E ciò è un ulteriore elemento di difficoltà nell’assunzione congiunta del compito della genitorialità, obiettivo della transizione.

Oggi perciò la coppia e la giovane famiglia si trovano al crocevia di una sfida esigente che va ben al di là dell’obiettivo di perseguire un buon adattamento affettivo e sociale. Nella giovane famiglia vengono portati alla luce i processi generativi e/o degenerativi che attraversano le generazioni e che facilitano od ostacolano la trasmissione della qualità etico-affettiva propria del familiare.

È questa sostanza simbolica, in ultima analisi, l’elemento specifico del benessere familiare e la risorsa per la salute della stessa società.

Eugenia Scabini e Camillo Regalia
     

BIBLIOGRAFIA
  1. Cigoli V., Il corpo familiare, Franco Angeli, Milano 1992.
  2. Cigoli V., Psicologia della separazione e del divorzio, Il Mulino, Bologna 1998.
  3. Cigoli V., Transizioni familiari, in E. Scabini, P. Donati (a cura di), Nuovo lessico familiare, Vita e Pensiero, Milano 1995.
  4. Scabini E., Psicologia sociale della famiglia, Bollati-Boringhieri, Torino 1995.
  5. Scabini E., Affrontare l’ultima transizione: le relazioni familiari alla prova, in E. Scabini, P. Donati (a cura di), Tempo e transizioni familiari, Studi interdisciplinari sulla famiglia, n. 13, Vita e Pensiero, Milano 1994. 
  6. Walsh F., Concettualizzazioni del funzionamento della famiglia normale, in F. Walsh (a cura di), Ciclo vitale e dinamiche familiari, F. Angeli, Milano 1995.

NOTA

La ricerca, condotta nel 1998 dal Centro studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano, ha visto coinvolte 242 giovani coppie di genitori, il cui marito aveva un’età compresa tra i 25 e 35 anni, e 242 coppie della generazione precedente, genitori di una delle due coppie giovani. Ogni soggetto ha compilato un questionario strutturato di carattere psicosociale, che indagava diversi aspetti sia della relazione intergenerazionale che del legame di coppia. (torna al testo)

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