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INCONTRI - IL BENESSERE VISTO DA UN MEDICO E SCRITTORE

Se il diavolo non ci mette lo zampino

di Cristina Beffa
     

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 2000 - Home Page La famiglia è un insieme di vasi comunicanti. Sostegno, recupero, aiuto passano da un membro all’altro in un gioco di circolarità delle risorse che dovrebbero riversarsi anche all’esterno. Per migliorare la società.

Il suo hobby è «cogliere le cose belle della vita che di volta in volta si presentano attorno: natura, arte, viaggi». Giorgio Conconi, milanese, medico internista a tempo pieno e narratore a tempo perso, abita in una villetta «lasciata in eredità dai genitori, dove ci sono spazi per vivere ciascuno da solo e spazi per trovarsi tutti insieme». Beatissimo fra le donne, poiché, oltre alla moglie, persona discreta, laureata in Lingue e Letterature straniere moderne alla Cattolica di Milano, in casa ci sono tre figlie: Barbara, cardiologa, Marta, architetto, Lucia, ingegnere aeronautico. Conconi è autore di volumi di Medicina, tra i quali una guida per il paziente dalla parte del paziente (Come usare bene il medico). Nei suoi libri di narrativa racconta vicende familiari in cui i protagonisti compiono cammini di autenticità pur fra problemi e difficoltà (a maggio uscirà Fuga a Praga, Paoline).

  • Come definirebbe il benessere familiare?

«Per me è "stare bene" con se stessi e con il mondo, anche se le definizioni, per loro natura, sono sempre limitate. Ovviamente questo equilibrato stare bene comporta come conseguenza, se uno se lo pone, il ben-funzionare. Quest’ultimo, senza il benessere, è ancora possibile, ma per conseguirlo è necessario tanto lavoro, maggior dispendio di energie per un rendimento minimo».

  • Il benessere di un individuo, come si relaziona al benessere del gruppo familiare?

«È ovvio che la famiglia risenta del benessere di ciascuno dei suoi componenti. Tuttavia, proprio per essere tale, la famiglia è un insieme di vasi comunicanti. Chi in un momento necessita di sostegno per ricuperare il proprio star bene l’avrà da chi lo potrà donare. Questo risponde alle caratteristiche di circolarità. Il meccanismo però dev’essere anche trasferito alla comunità esterna, perché la famiglia non può essere limitata al proprio interno. Sarebbe un clan, una famiglia in senso poco nobile. Dovrà allora contribuire al benessere degli altri. È un modo per migliorare la società».

  • Conflitti, competizione, negoziazione sono presenti in ogni famiglia, tra marito e moglie, tra fratelli, tra figli e genitori. Che cosa rappresentano per lei?

«Nell’ambito della famiglia i termini conflitti, competizione, negoziazione, tranne l’ultimo, fino a un certo punto, non mi sono graditi Copertina de: Papà va soldato.perché rappresentano dei rimedi. Se i conflitti sono inevitabili diventa ugualmente inevitabile appianarli. È uno dei modi per costruire la famiglia nel tempo. L’istituzione della famiglia infatti, come l’amore, non è un fenomeno statico, ma dinamico. Non è una situazione che dura per sempre, ma che va costruita sempre meglio negli anni. La competizione fra i vari membri può essere accettata solo come spunto di allegria, mentre è cosa auspicabile verso il mondo esterno, come bene comune della famiglia e della comunità umana. La negoziazione, solo intesa come mediazione, può essere una virtù per ripristinare il benessere quando il diavolo ci mette il suo zampino».

  • Ma certe situazioni portano comunque al fallimento.

«Ci possono essere situazioni in cui, nonostante la buona disposizione di tutti, non si riesca a ripristinare il benessere della famiglia. E questo non solo per possibili difficoltà insormontabili, ma pure per condizionamenti o interferenze esterne, anche temporanei. A volte neppure un’analisi approfondita né le corrette intenzioni possono portare alla soluzione dei problemi. È importante allora accettare con intelligenza le prove più dure. È un percorso per crescere e per capire che nessuno è immune da sconfitte né è migliore degli altri».

  • Come valuta il benessere economico?

«Nella mia famiglia il benessere economico è sempre stato secondario al benessere spirituale e a quello culturale. Copertina de: La longobarda.Pur essendo una famiglia di professionisti stimati e felici del proprio lavoro, sono convinto che non ci turberebbe più di tanto dovere, in caso di necessità, svolgere attività umili e fisicamente faticose. Sono figlio di operai e per conseguire la laurea in medicina e chirurgia con 110/lode in tempi non indulgenti né sospetti ho svolto molti lavori anche manuali. Niente di strano che ci siano momenti di mancanza di benessere economico. Sarebbe l’occasione buona per sperimentare la coesione del gruppo».

  • Che aiuto si attenderebbe dallo Stato?

«Allo Stato, la mia famiglia e io, chiediamo che non metta continuamente bastoni fra le ruote con la burocrazia esasperata, con il prelievo fiscale da rapina, con leggi limitative che tanto nuocciono alla vita di molti cittadini (vedi i miei pazienti costretti a pagarsi ticket esosi e talvolta perfino le medicine necessarie). Chiediamo anche che salvaguardi le comuni necessità dei cittadini, specie degli indigenti, dei senza lavoro e degli anziani, che usi con parsimonia e senza sperperi il ricavato delle tasse, che rappresentano soldi faticosamente sudati da tutti. Soprattutto chiediamo che nei suoi interventi nell’assistenza tenga conto delle vere necessità, e nella sanità, nella scuola e nelle imprese permetta quel pluralismo, fondato sulla giustizia, necessario al mantenimento delle fondamentali libertà della democrazia».

Visione assistenzialista dello Stato, ma molti la pensano come lui.

Cristina Beffa

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