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LA FAMIGLIA NEL MONDO - DATI E RICERCHE SIGNIFICATIVI

"Senza casa" sin da piccoli

di Orsola Vetri
    

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 2000 - Home Page Aumentano i senzatetto tra i minori americani. L’Europa registra un incremento di criminalità. Il triste primato greco delle interruzioni di gravidanza. In Italia il "welfare" spende, soprattutto, per le pensioni; nuove terapie e profilassi a favore dei bambini affetti da Hiv. "Madri surrogate" all’estero.

Su 3 milioni e mezzo di statunitensi che perderanno la casa entro la fine di quest’anno, quasi la metà saranno bambini. Lo rivelano i dati di una ricerca i cui autori denunciano che essere senzatetto nell’infanzia (anche per un periodo limitato) espone le persone al rischio di diventare homeless anche da adulti. Circa il 20% dei senza casa di oggi lo sono stati anche da bambini. Rispetto al 1987, i senzatetto sono aumentati del 65%. L’attuale momento di crescita economica può essere una delle cause del fenomeno: le persone abbienti approfittano del maggiore benessere diffuso per aumentare gli affitti delle case, così, chi è già povero non ha più la possibilità di pagarsi un alloggio e finisce per strada. È stato calcolato che le famiglie povere spendono tra il 60 e il 70% del loro stipendio per pagare l’affitto. Un’altra ricerca condotta dal Centro giuridico nazionale per gli homeless ha mostrato che i bambini senza casa sono discriminati anche dalla pubblica istruzione, poiché non avendo un indirizzo non possono usufruire degli scuolabus. Inoltre la mancanza di un certificato per le vaccinazioni e spesso del certificato di nascita non consente loro di essere accettati in molte scuole.

Reati in Europa

I reati in Europa crescono; l’Italia, però, nella graduatoria assoluta si piazza all’undicesimo posto (su quindici Paesi) per il tasso di reati denunciati fra il 1987 e il 1998. In questo decennio, infatti, malgrado l’incremento del 29,9% dei reati denunciati, inferiore solo a quello registrato in Germania (+45,3%), l’Italia con 421,2 reati ogni diecimila abitanti si trova in coda alla classifica europea. Questi dati sono stati diffusi dal Censis, in occasione della presentazione dei primi risultati del progetto Peace (Prevention and Education Action against Crime in Europe) finanziato dalla Commissione europea.

Trattandosi di reati denunciati, i dati riflettono anche la maggiore propensione civica dei cittadini e una più efficace risposta dei sistemi di repressione e sanzione. La graduatoria è guidata dalla Svezia (1.345,4 reati denunciati su diecimila abitanti) e dalla Danimarca (941,6); precedono l’Italia anche il Regno Unito (834,4), l’Olanda (778,1) e la Francia (605,9); mentre la Spagna (233) rivela un’incidenza dei fenomeni criminali più bassa di quella italiana. Anche per i dati sugli omicidi, la situazione dell’Italia non cambia: i Paesi in cui ci sono più omicidi sono il Belgio (2,1 su 100.000 abitanti), la Svezia (2,1) e il Portogallo (2,1), mentre l’Italia con 1,5 delitti si colloca in una posizione intermedia. Va ricordato che nel nostro Paese gioca un ruolo determinante la criminalità organizzata cui è attribuibile circa un quarto del totale degli omicidi.

La Grecia e l’aborto

La Grecia detiene il triste primato europeo degli aborti, con 100-120 mila casi l’anno, una cifra uguale a quella delle nascite. È quanto è emerso dal congresso Salute e riproduzione tenutosi ad Atene lo scorso febbraio.

Secondo gli organizzatori, appartenenti all’associazione greca di Pianificazione familiare, il numero degli aborti è diminuito in Grecia negli ultimi anni, ma la percentuale è la più alta dell’Unione europea in rapporto alle donne in età fertile. Il 5% delle donne greche fa uso della pillola, contro il 35% della media europea, e le coppie ricorrono per lo più ai metodi tradizionali del coitus interruptus, dell’Ogino-Knaus e dei profilattici. Infine, un sondaggio, i cui dati sono stati riportati al congresso, rivela che il 24% delle giovani, tra i 15 e i 18 anni, ha detto di conoscere una coetanea che ha abortito.

Minori sieropositivi

Dalla seconda metà degli anni ’90 la percentuale di nati con infezione da Hiv, contratta dalla madre, si è abbassata, dal 20 al 4,4%, grazie alla profilassi e alle terapie adottate in Italia. Per i nati dal ’96 in poi, le chances di vita sono raddoppiate rispetto ai nati in precedenza. Il dato è del Registro italiano per l’infezione da Hiv in pediatria, costituito nel 1985 presso il dipartimento di pediatria dell’ospedale Meyer di Firenze e il dipartimento di scienze pediatriche dell’Università di Torino.

In 15 anni al Registro sono stati segnalati 5.059 bambini di cui 4.888 nati da madre sieropositiva. Sui 1.334 minori che hanno contratto l’infezione Hiv, dal 1985 a oggi, vi è stata una sopravvivenza, sino ai 14 anni, del 50%. È stato osservato che dal ’97 ad oggi è mutato il fattore di rischio materno: nel 50% dei casi prevalgono i rapporti sessuali rispetto all’uso di droghe. È un dato preoccupante che impone di non abbassare l’allarme.

Utero in affitto

Negli Stati Uniti la pratica dell’utero "per conto terzi" è comunissima, ma la giurisprudenza non ha ancora raggiunto un consenso su come regolamentare il fenomeno. Non ci sono leggi federali in proposito e la Corte Suprema si è pronunciata solo una volta sette anni fa, togliendo a una donna della California il bambino, che per nove mesi aveva portato in grembo, per affidarlo ai genitori genetici.

In Francia la Corte di Cassazione ha recentemente affermato la nullità dei contratti di affitto dell’utero e delle conseguenti adozioni. La Corte s’è pronunciata dopo che un tribunale aveva ammesso l’adozione del bambino nato da una madre "portatrice" da parte della cosiddetta "famiglia sociale", dopo l’abbandono fittizio della prima. Contro questa soluzione s’era però pronunciato il Comitato per l’etica.

In Gran Bretagna l’affitto dell’utero è consentito a condizione che non ci sia passaggio di denaro, ma per l’anagrafe la madre è quella che partorisce. Dopo la nascita, i genitori naturali, con l’assenso della madre surrogata, si rivolgono ad un giudice e ottengono di adottare il bambino. In genere la pratica si risolve in qualche mese. La madre surrogata ha diritto solamente al rimborso delle spese mediche sostenute durante la gravidanza e per il parto.
   

Spesa dello Stato nei vari settori del "welfare"

Il welfare italiano ogni anno costa allo Stato circa 500 mila miliardi, di cui oltre 300 mila se ne vanno per pagare le pensioni. È quanto risulta dal Compendio statistico italiano 1999 dell’Istat. I dati evidenziano quella che è stata definita l’anomalia italiana: una spesa sociale complessiva più bassa rispetto alla media europea all’interno della quale la spesa pensionistica rappresenta la voce nettamente prevalente. Nel ’98, infatti, lo Stato ha speso solo 103 mila miliardi per la Sanità e appena 34 mila miliardi per l’Assistenza (pensioni sociali, di guerra, di invalidità civile, assistenza sociale). All’interno della voce previdenza, inoltre, la grandissima parte della spesa resta quella per l’erogazione delle pensioni (oltre 21 milioni di trattamenti nel ’98 per un importo medio di 14 milioni mensili), mentre pochi sono i soldi destinati a strumenti come l’indennità di disoccupazione.

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