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LIBRI & RIVISTE

    

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 2000 - Home Page Elisabetta Carrà Mittini
La famiglia "globale"

Ed. Franco Angeli, Milano 1999, pp. 155, L. 30.000

Il posto oggi riservato alla famiglia nella società globalizzata non è più scontato: è necessario, così, comprendere a fondo il fenomeno della globalizzazione per riscoprire l’essenza delle relazioni familiari.

Il punto di vista adottato in questo testo è quello del rischio quotidiano che costringe la famiglia a sapere rispondere a sfide sempre nuove, avvalendosi di risorse adeguate. Ferma è la convinzione che le capacità di replicare a tali sfide non è un’optional per la nostra società, perché solo nelle relazioni familiari essa stessa può ricostruire le forme dell’appartenenza societaria.

Un aspetto sicuramente interessante dell’approccio utilizzato dall’autrice è la riflessione sul carattere non esclusivamente negativo e paralizzante del rischio, che permea ormai anche la vita quotidiana: la maggior parte dei fenomeni sociali è oggi spiegabile come situazioni "a rischio", ovvero esposte a un’incertezza. A volte questa condizione sembra bloccare inesorabilmente la capacità di prendere decisioni e di progettare in modo costruttivo il futuro, altre volte mette in luceCopertina de: La famiglia "globale". capacità nascoste presenti nel gruppo familiare. Per uscire dal circolo vizioso in cui sembra essere caduta anche la famiglia – che mostra oggi un palese depotenziamento della sua capacità progettuale e generativa –, l’autrice fa ricorso alla categoria del rischio, ma attribuendole una valenza non solo negativa: lo interpreta come condizione di equilibrio tra risorse disponibili e sfide, opzioni, possibilità offerte agli attori dalla società complessa. A un’attenta osservazione, ogni situazione mostra una "potenzialità rischiosa", che può tradursi positivamente o negativamente a seconda di come si riescono a equilibrare sfide e risorse.

La famiglia, in cui si intrecciano istanze sociali e istanze individuali, è un luogo in cui il rischio tocca punte elevatissime e nel volume vengono esaminate, attraverso ricerche empiriche, le soluzioni adottate dalla famiglia nel rispondere a tre "sfide" centrali nell’esperienza familiare odierna: la transizione all’età adulta da parte dei giovani; l’organizzazione familiare delle giovani coppie con figli piccoli; la socializzazione familiare e l’associazionismo familiare.

Aspetto pregevole del volume è la capacità di portare alla luce difficoltà e fatiche che la famiglia incontra, senza mai cadere in un pessimismo cieco, nella consapevolezza che il ricercatore sociale non ha un ruolo meramente descrittivo-esplicativo, ma anche, e forse primariamente, "educativo": a lui il compito di indicare la strada perché le relazioni familiari possano continuare a essere sorgente della società del domani e fulcro della trasmissione dei valori culturali.

Per questo saranno interessati a conoscere queste ricerche sia gli operatori psico-sociali che i consulenti familiari, interrogati quotidianamente dalle famiglie allorquando stanno transitando nelle situazioni a rischio, ma anche i policy-makers, impegnati a tradurre in progetti politici questa nuova prospettiva di valorizzazione delle risorse e dei rischi familiari.

Roberta Bonini

     
Davide Lopez, Loretta Zorzi
La sapienza del sogno
Ed. Masson, Milano 1999, pp. 333, L. 45.000

Il libro si colloca al punto di intersezione di due tematiche attualmente oggetto di molte attenzioni: l’approccio autobiografico e l’analisi dei sogni, recentemente assai dibattuti in relazione al centenario della psicoanalisi. Se, infatti, la sempre crescente attenzione all’approccio autobiografico trova evidente e ovvia consonanza nella psicoanalisi, poiché un trattamento psicoanalitico implica anche una sorta di ri-narrazione della propria storia, non è invece altrettanto ovvia la capacità di integrare in questa consonanza il versante onirico, pur essendo quest’ultimo un elemento di grande importanza per la consapevolezza di sé.

Uno dei principali aspetti di originalità del libro consiste proprio in questa integrazione, operata non soltanto in senso teorico, ma anche in termini squisitamente personali. Nell’ultima sezione del libro, Lopez, Copertina de: La sapienza del sogno.maestro della psicoanalisi italiana, compone una sorta di autobiografia attraverso i propri sogni, toccando con mano ferma e delicata questioni di importanza vitale per ognuno (l’amore, la volontà di potenza, la morte, il passato e l’integrazione con il presente, la tensione tra sé e l’altro da sé). Tale modalità di utilizzare l’interpretazione dei sogni si colloca in un quadro di riferimento complessivo che gli autori propongono e che modifica in parte il cosiddetto pessimismo freudiano: il sogno non appare infatti soltanto e sempre come il rivelatore di desideri inconsci "proibiti", ma assume una funzione rigenerativa e ricostruttiva.

L’essere umano di Freud, piegato sul proprio inconscio e perennemente in conflitto con esso, si evolve dunque nella persona che alberga in sé, non soltanto demoni tenuti a freno dal super-io morale, ma altresì potenze sane che si manifestano anche sulla scena onirica.

Gabriella Mariotti

    
A.L. Berman, D.A. Jobes
Il suicidio nell’adolescenza
Ed. Scientifiche Ma.Gi, Roma 1999, pp. 382, L. 38.000

«La prevenzione del suicidio – sostengono gli autori di questo volume – è una faccenda che riguarda tutti i membri di una comunità». Il suicidio nell’adolescenza, fenomeno complesso e di soluzione non semplice, rappresenta in effetti una delle principali cause di morte in questa fascia d’età, seconda solo agli incidenti stradali (anche se certe "sfide" in situazioni ad alto rischio, come guidare a velocità elevata in stato di ebbrezza, sono talvolta interpretabili come equivalenti suicidari). A questa età, però, i tentativi di suicidio sono percentualmente più frequenti rispetto al suicidio riuscito, anche se purtroppo di anno in anno i dati statistici rilevano un aumento della frequenza e della mortalità dei tentativi di suicidio, a causa del fenomeno della recidiva, che è tipico dell’adolescenza: dopo un primo tentativo, un adolescente su due o su tre ripeterà il suo gesto, con aumento del rischio di morte.Copertina de: Il suicidio nell’adolescenza.

Diventa quindi importante riuscire a mettere a punto modelli e strategie di intervento che siano al contempo terapeutici e preventivi. Il lavoro di Berman e Jobes, che ha ricevuto tra l’altro il riconoscimento ufficiale della prestigiosa American Psychological Association, ci permette di approfondire tutti i temi che riguardano le motivazioni che possono spingere un adolescente a un tale definitivo gesto, il trattamento dei tentativi di suicidio e le linee per un significativo intervento di prevenzione.

Tutte queste aree sono trattate in modo sistematico (in questo senso il volume rappresenta un vero e proprio manuale arricchito dalla vasta bibliografia e, in appendice, da dati e considerazioni relativi alla realtà italiana) e con un’ampia esemplificazione clinica che aiuta il lettore ad addentrarsi anche negli aspetti più pratici e operativi, oltre che nei risvolti più umani.

Gianni Cambiaso

    
Mario Tortello, Marisa Pavone (a cura di)
Pedagogia dei genitori

Ed. Paravia, Torino 1999, pp. 357, L. 42.000

«Quando sei nato ho appeso il fiocco azzurro sul portone di casa, quando volevi i guanti confesso che ho pensato alle manopole, ma anche se non hai le dita in una mano ti ho comperato quelli normali. E quando fa caldo ti arrotolo le maniche della camicia, e quando me lo hai chiesto il mio cuore ti ha risposto che le dita non sarebbero cresciute».

La "carriera" di un bambino handicappato e della sua famiglia è fatta da momenti apparentemente più importanti, come l’annuncio del deficit, la diagnosi, l’ingresso a scuola, la fine della scuola, la consapevolezza del diventare adulti e della fine delle speranze di guarigione. Ma anche da tante, infinite quotidiane tappe non meno decisive come i guanti, il fiocco azzurro, l’ingresso nella sala da pranzo dell’albergo, salire sul Copertina de: Pedagogia dei genitori.vaporetto a Venezia, mettersi in costume sulla spiaggia, comperare un trenino anche se Francesco non lo userà direttamente.

La famiglia ha nelle sue mani molte delle sorti del bambino handicappato, ma non può farcela senza una rete di aiuti, di servizi, di solidarietà, di persone interessate e disposte a incontrare, ad accompagnare, a responsabilizzare. Questi tre termini costituiscono l’asse portante del volume curato da Mario Tortello e Marisa Pavone (da decenni impegnati sul fronte dell’handicap), che raccoglie contributi di altri 14 autori nello sforzo di delineare una vera e propria "pedagogia dei genitori". Si delinea, così, un sistema famiglia all’interno dell’intreccio di altri sistemi, una vera e propria avventura, come recita il titolo di uno dei capitoli, in cui la famiglia, in linea con lo sviluppo delle riflessioni sulla community care e il lavoro di rete, viene posta in posizione centrale, là dove si intrecciano le dimensioni del rischio, del limite e dell’amore.

Andrea Pancaldi

    
Margherita Di Virgilio (a cura di)
Manuale per operatori addetti all’assistenza
Ed. Franco Angeli, Milano 1999, pp. 303, L. 38.000

Vi sono attualmente due profili professionali che affiancano le persone bisognose di supporti alla propria autonomia: l’ausiliario socio-assistenziale (nato nel 1989), dotato di riconoscimento regionale e con regolare qualifica professionale, e l’operatore tecnico addetto all’assistenza, nato in base a un regolamento nazionale del 1991.

L’ausiliario socio-assistenziale è una figura complessa: deve relazionarsi correttamente con gli assistiti e promuoverne l’autonomia, attivando un intervento di rete e occupandosi, nel contempo, dell’igiene personale dell’assistito e del suo ambiente. Necessita, inoltre, di conoscenze nel campo medico, psicologico, legislativo, riabilitativo. Il possesso di queste cognizioni ha lo scopo di permettere all’operatore di comprendere appieno i bisogni dell’assistito e di collaborare con le altre figure professionali.Copertina de: Manuale per operatori addetti all’assistenza.

È quindi necessaria una formazione capace di fornire tutte le nozioni teoriche del caso, atte a sviluppare coscienza di sé e del proprio operato, e la capacità di gestire i conflitti e le frustrazioni. Anche per quanto riguarda l’operatore tecnico addetto all’assistenza, che opera prevalentemente in strutture ospedaliere, possono essere fatte le stesse considerazioni.

È stata avanzata una proposta di legge per unificare le due figure, in sintonia sia con la legislazione vigente che con gli aumentati bisogni di assistenza qualificata. Per questo motivo nel testo si fa riferimento a un’unica figura di operatore per l’assistenza, alla cui formazione esso è destinato.

Il volume si rivolge soprattutto alle strutture che svolgono corsi di formazione, ma costituisce anche un utile strumento per l’aggiornamento degli operatori già formati e per la consultazione da parte di chi lavora in questo campo.

Anna Fassin

    
Jill Savege Scharff (a cura di)
I fondamenti della terapia familiare
Ed. Franco Angeli, Milano 1999, pp. 255, L. 48.000

Questa antologia raccoglie una serie di scritti storici di psicoanalisti americani degli anni ’50 e ’60. Le tecniche descritte sono spesso assai attuali, specie in relazione ai formati delle convocazioni: l’integrazione di lavoro individuale e familiare è oggi pratica corrente in quasi tutte le scuole.

Rispetto alla terapia familiare sistemica, che dagli anni ’70 divenne storicamente vincente, troviamo una diversa impostazione teorica, ma Copertina de: I fondamenti della terapia familiare.anche un analogo vizio di fondo: il tentativo di leggere la famiglia con ipotesi molto collettivistiche che finiscono per "personificare" la famiglia a scapito della messa a fuoco della specificità dei singoli.

Ed è così che si parla molto spesso di famiglie simbiotiche, troppo spaventate dal conflitto, intolleranti del disaccordo, che finiscono per paralizzare i processi di separazione e individuazione dei propri membri. Ipotesi che clinicamente si sono spesso dimostrate non molto utili, sia per eccesso di genericità, ma ancor più perché finiscono per essere troppo anti-genitoriali e per avallare il più classico dei peccati originali della terapia familiare: focalizzare la patologia dei genitori e non le loro risorse positive.

Questo libro può per essere un’interessante occasione di riflessione sul complicato e controverso concetto di identificazione proiettiva. L’idea cioè che un genitore possa proiettare sul figlio le sue angosce o i desideri che non riesce ad accettare e inconsapevolmente spingerlo a impersonare quelle parti che lui appunto rifiuta. Un concetto che si inserisce nel filone di come un genitore possa vedere il figlio in modo distorto, avviando così una tragica sequela di misconoscimenti e fraintendimenti, dove però il ruolo attivo, e non di semplice vittima, del figlio non può certo essere perso di vista.

Matteo Selvini
   

Emilia De Rienzo, Costanza Saccoccio, Frida Tonizzo, 
Giovanni Viareggio
Storie di figli adottivi

Ed. Utet, Torino 1999, pp. 192, L. 23.000

L’arco adottivo (dall’abbandono alla situazione di stabilità offerta dalla nuova famiglia), descritto in base alle testimonianze di figli adottivi, presenta un repertorio di esempi e consigli utili alle famiglie che si preparano all’adozione e a coloro che se ne occupano nell’apparato giuridico-amministrativo.

Il testo si sofferma sulla situazione di abbandono e sulla necessaria stabilità del successivo rapporto adottivo. Qui però mostraCopertina de: Storie di figli adottivi. chiaramente di essere, più che una ricerca, un libro a tesi. E la tesi è che «se è vero che l’adozione va realizzata attraverso una procedura articolata in presenza di una realtà oggettivamente verificata, e non più recuperabile né con sostegni sociali e psicologici alla famiglia d’origine né con l’affidamento familiare, ci chiediamo come sia possibile un incontro tra una famiglia disastrata e un ragazzo che è stato allontanato da questa situazione nel suo interesse». Il testo onestamente propone anche esempi di adozioni che falliscono, ma non viene meno a sostenere una proposta politica che vuole – e in questo non ci vediamo niente di male – influenzare il legislatore, portando l’esperienza di quei genitori adottivi che credono a tutto tondo nella necessità di salvare la stabilità del rapporto giuridico-adottivo contro ogni possibilità di ritorno alla vecchia logica del sangue o contro quei gruppi (e non sarebbe fantapolitica) che sarebbero disponibili ad assecondare qualsiasi ricerca proposta dall’inquietudine di un adolescente. Non è possibile, invece, pur salvaguardando la necessità di tener ferma in linea di principio la decisione di un giudice, esaminare i casi concreti in cui sia utile rifarsi più all’istituto dell’equità che all’uniformità della norma, più agli esperti che ai giudici per trovare accomodamenti che siano, caso per caso, il meno peggio?

Gilberto Gillini
   

Annamaria Di Fabio
Counseling. Dalla teoria all’applicazione
Ed. Giunti, Firenze 1999, pp. 350, L. 42.000

Competenza di primaria importanza per il counselor si rivela la capacità di ascoltare, non tanto il significato razionale del messaggio verbale inviato, quanto il significato profondo che l’interlocutore esprime: «cosa sta provando l’altro?» piuttosto che: «cosa sta dicendo?». L’uso del colloquio come modalità di comprensione-chiarificazione in relazione ad altro soggetto, attivo e attore in prima persona, colloca l’intervento di counseling sul versante preventivo. Per questo il counselor deve essere un esperto di comunicazione e relazione in grado di facilitare il percorso di autoconsapevolezza dell’interlocutore.

Copertina de: Counseling. Dalla teoria all’applicazione.Il counseling, molto diffuso nella realtà anglo-americana, si è progressivamente affermato anche a livello europeo, in particolare come possibilità di un intervento breve, circoscritto nel tempo, e consiste «nell’abilitare il cliente a prendere una decisione riguardo a scelte di carattere personale o a problemi o difficoltà speciali che lo riguardano direttamente». Inoltre ricordiamo che counseling non significa "consigliare", ma venire in aiuto di qualcuno (dal latino, consulo), quindi offrire l’opportunità alla persona che fruisce dell’intervento di scoprire i propri schemi di pensiero e di azione, aumentando il proprio livello di consapevolezza, usando le proprie risorse, pervenendo, così, a un grado maggiore di benessere.

Per aiutare le persone ad aiutarsi l’operatore deve prevedere tre fasi in sequenza e il cui rispetto strutturale è garanzia di efficienza. Buona parte dei capitoli centrali è dedicata, infatti, alla relazione di aiuto nelle sue dinamiche e nella preparazione occorrente per un valido counselor. L’ultima parte è dedicata al counseling di gruppo e a quello negli enti locali, in ambito sanitario, scolastico e aziendale.

Franca Pansini
   

Armando Savignano
Bioetica delle virtù. Il soggetto e la comunità
Ed. Guida,
Napoli 1999, pp. 128, L. 17.500

Questa raccolta di saggi si confronta criticamente con diverse prospettive teoriche del dibattito bioetico. Il primo contributo presenta la prospettiva delle virtù, centrata sul carattere morale del soggetto agente e spesso adottata in funzione critica dell’impersonalismo delle teorie basate su principi, doveri e diritti. L’autore affronta poi l’etica narrativa e l’etica della cura, le prospettive legate alla filosofia della medicina e all’antropologia medica, l’etica ambientale, l’etica del discorso di Apel e la filosofia della liberazione di Dussel.Copertina de: Bioetica delle virtù. Il soggetto e la comunità Il volume non ha perciò un carattere sistematico, ma fa emergere alcune tematiche meno frequentate e accenna ad alcuni problemi fondativi.

Il punto di raccordo delle varie trattazioni sembra essere la preferenza per gli approcci non deduttivistici alle questioni morali. L’esigenza di fondo è quella di collegare la centralità del ruolo della virtù con la fondazione trascendentale e metafisica dell’etica, per evitare una deriva sociologistica cui paiono esposte alcune delle teorie presentate. L’elemento decisivo riguarda la comunicazione, cioè il fatto che «se si accetta di argomentare è perché l’altro è persona, e non all’inverso»: rifiutare per principio di argomentare la propria posizione costituisce o una scelta che prelude alla violenza (che giustifica l’autodifesa) o una condizione di estraneità alla comunicazione, che per coerenza dovrebbe condurre al completo silenzio. Si può quindi riassumere la tesi normativa con le parole di Apel: «Tutti gli esseri capaci di comunicazione linguistica devono essere riconosciuti come persone, posto che in ogni loro azione ed espressione essi sono interlocutori virtuali, e la giustificazione illimitata del pensiero non può rinunziare a un interlocutore e a nessun contributo virtuale alla discussione».

Roberto Mordacci

    
Di seguito segnaliamo gli articoli pubblicati sul tema Benessere in famiglia. Le riviste sono consultabili presso il Centro documentazione del Centro internazionale studi famiglia.

RIVISTE ITALIANE

  • Acocella Giuseppa, Dalla povertà alle povertà, Oggidomani anziani, 1997, n. 4, pp. 91-98.
  • Ambrosini Maurizio, Le sfide della cittadinanza. Ripensare le politiche sociali nell’epoca della globalizzazione economica, Politiche sociali e servizi, 1996, n. 1, pp. 7-24.
  • Atella Vincenzo, Caiumi Antonella, Perali Federico, Riccometro e povertà familiare: strumento efficace?, La famiglia, 1998, n. 192, pp. 21-35.
  • Bellini Eva, Umanizzazione: aspetti architettonici e ambientali, Prospettive sociali e sanitarie, 1996, n. 9, 15 maggio, pp. 7-14.
  • Benassi David, Mingione Enzo, Povertà, esclusione sociale e riforma del welfare in Italia, Prospettive sociali e sanitarie, 1998, n. 17, pp. 1-6.
  • Casale Enrico, La povertà in Italia nel 1996, Aggiornamenti sociali, 1997, n. 12, pp. 917-920.
  • Cendon Paolo, Quali sono i soggetti deboli? Appunti per un dibattito, Minori giustizia, 1996, n. 2, pp. 111-126.
  • Censis, Diseguaglianze consumi e redditi in Italia. L’altra faccia dello sviluppo, Censis. Note e commenti, 1996, n. 4-5, pp. 3-68.
  • Collicelli Carla (a cura di), Benessere, povertà, disagio sociale, Censis. Note e commenti, 1995, n. 1-2, pp. 39-46.
  • Commissione povertà, La povertà in Italia nel 1997, La famiglia, 1998, n. 192, pp. 83-90.
  • Decreto legislativo, Disposizioni sul reddito minimo di inserimento, Prospettive assistenziali, 1998, n. 123, pp. 23-26.
  • Di Nicola Paola (a cura di), Famiglia e politiche di welfare, Sociologia e politiche sociali, 1998, n. 3, pp. 5-222.
  • Dragosei Laura, Il reddito minimo, Rivista del volontariato, 1998, n. 4, pp. 7-8.
  • Femminis Stefano, La situazione dell’Italia. Sintesi del Rapporto Istat 1995, Aggiornamenti sociali, 1996, n. 7-8, pp. 575-588.
  • Fontana Stefano, Parenti Joan (a cura di), La famiglia e l’economia nel futuro della società, La società, 1997, n. 1, pp. 27-258.
  • Gorrieri Ermanno, Uguaglianza: una parola in disuso, Prospettive sociali e sanitarie, 1999, n. 10, pp. 1-3.
  • Iard, La povertà urbana, Vivereoggi, 1996, n. 2, pp. 25-43.
  • Mucciconi Iole, Povertà familiare e reddito minimo d’inserimento, La famiglia, 1998, n. 190, pp. 63-66.
  • Onofri Paolo, Mosconi Franco, Gandolfi Maria Elisabetta, Equo e compatibile. Il nuovo stato sociale, Il regno, Attualità, 1997, n. 12, pp. 367-377.
  • Salati Meri, Forme di disuguaglianza nel sistema scolastico italiano, Aggiornamenti sociali, 1998, n. 1, pp. 59-68.
  • Salvini Giampaolo, La povertà in Italia nel 1997, La Civiltà Cattolica, 1998, n. 3561, pp. 287-291.
  • Saraceno Chiara, La povertà in Italia, Prospettive sociali e sanitarie, 1996, n. 15, pp. 1-6.
  • Simone Michele, La povertà in Italia nel 1998, La Civiltà Cattolica, 1999, n. 3481, pp. 425-432.
  • Valle Annachiara, Aurighi Stefano, Poveri per sempre?, Rivista del volontariato, 1998, n. 9, pp. 14-18.

        
RIVISTE STRANIERE

  • Caputo Richard, Economic Well-being in a Youth Cohort, Families in Society, 1998, n. 1, pp. 83-92.
  • DeFrain John, Strong Families Around the World, Family Matters, 1999, n. 53, pp. 6-13.
  • Fincham Frank, Lin-field Kenneth, A New Look at Marital Quality: Can Spouses Feel Positive and Negative About Their Marriage?, Journal of Family Psychology, 1997, n. 4, pp. 489-502.
  • Glezer Helen, Wolcott Ilene, Work and Family Life, Family Matters, 1999, n. 52, pp. 69-74.
  • Gohm Carol e al., Culture Parental, Conflict Parental, Marital Status and the Subjective Wellbeing of Young Adults, Journal of Marriage and the Family, 1998, n. 2, pp. 319-334.
  • Stack Steven, Eshleman J. Ross, Marital Status and Happiness: A 17-Nation Study, Journal of Marriage and the Family, 1998, n. 2, pp. 527-536.
  • Voydanoff Patricia, Donnelly Brenda W., Parents’ Risk and Protective Factors as Predictors of Parental Well-being and Behavior, Journal of Marriage and the Family, 1998, n. 2, pp. 344-355.
  • Wan Choi K., Jaccard James, Ramey Sharon L., The Relationship Between Social Support and Life Satisfaction as a Function of Family Structure, Journal of Marriage and the Family, 1996, n. 2, pp. 502-513.
  • Weston Ruth, Factors Contributing to Personal Well-being, Family Matters, 1999, n. 52, pp. 54-60.
  • Weston Ruth, Hughes Jody, Family Forms, Family Well-being, Family Matters, 1999, n. 53, pp. 14-20.
  • Wolcott Ilene, Strong Families and Satisfying Marriages, Family Matters, 1999, n. 53, pp. 21-30.
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